Posts tagged ‘depressione’

maggio 12, 2012

Depressione post-parto: un test del sangue per rilevarne il rischio.

Scoprire, con un semplice del , il rischio di cadere nella spirale della : una condizione che colpisce circa una neomamma su 7, e che nelle forme più gravi può anche assumere i contorni della psicosi.

 

Al test del futuro sta lavorando il team di Dimitris Grammatopoulos, della Warwick Medical School inglese, che ha presentato i risultati del suo gruppo all’International Congress of Endocrinology in corso a Firenze.
Lo studio – descritto sul ‘Daily Mail’ – ha coinvolto un gruppo di 200 donne seguite prima e dopo il parto, e ha permesso di scoprire che il pericolo di sviluppare la ‘baby-blues’ è in qualche modo scritto nel Dna: le donne predisposte alla – hanno concluso gli autori – sembrano avere maggiori probabilità di presentare nel proprio corredo genetico particolari varianti di 2 geni ‘interruttori’ cruciali nella risposta allo stress, poiché regolano la produzione di 2 recettori che a loro volta controllano l’attività dell’asse ipotalamo-ipofisario.

marzo 24, 2012

Oppioidi e cervello: rivelata la struttura del legame.

Determinata per la prima volta la  di due tra i più importanti per gli , i cosiddetti “mu” e “kappa”, coinvolti rispettivamente nella mediazione delle sensazioni di piacere e dolore e nella regolazione dell’umore e delle esperienze psicotiche. La scoperta apre le porte alla progettazione di farmaci più sicuri ed efficaci per il trattamento del dolore, delle dipendenze e di diversi disturbi psichiatrici.

Per la prima volta è stata determinata la di due umani per gli , molecole presenti sulla superficie delle cellule cerebrali che si legano agli e sono coinvolte in modo essenziale negli stati di piacere, dolore, , , psicosi e altre ancora. Le nuove dettagliate informazioni sulla di questi – pubblicate in due articoli apparsi su “Nature” – su cui agiscono innumerevoli sostanze, dall’ agli anestetici ospedalieri, apre la strada alla progettazione di farmaci più sicuri ed efficaci.

Fra i molteplici sottotipi di degli presenti nel cervello umano – che concorrono tutti insieme in una sinfonia di attività non ancora pienamente compresa – si distinguono per importanza i mu, delta, kappa e /orfanina FQ.

marzo 2, 2012

La qualità del sonno migliora con l’età.

Un nuovo studio statunitense sfata il mito secondo il quale invecchiando diminuiscono la qualita’ del e il tempo trascorso a dormire.

 

La ricerca ha coinvolto oltre 150mila adulti, constatando che la qualita’ soggettiva del sembra addirittura migliorare nel corso della vita, con un numero minore di lamentele provenienti proprio dalle persone sopra gli ottanta anni d’eta’. ”Questa volta la credenza popolare ha fallito”, ha spiegato Michael Grandner, autore principale dello studio dell’Universita’ della Pennsylvania pubblicato sulla rivista Sleep.

gennaio 27, 2012

Come si adatta il cervello allo stress.

Come si adatta il allo ? A rispondere, una nuova ricerca del Weizmann Institute of Science in Israele pubblicata da Cell Press sulla rivista Neuron, che rivela tesi pioneristiche su un nuovo meccanismo di adattamento allo per una migliore comprensione del perche’ l’esposizione prolungata e ripetuta alla tensione psico-fisica porti a disturbi d’ansia e .

 

Piu’ stimoli stressanti provocano il rilascio dell’ormone corticotropina (CRH) dai neuroni nel . Seguono generalmente rapidi cambiamenti nell’espressione genica di CRH.
La regolazione dell’attivita’ di CRH e’ fondamentale per l’adattamento cerebrale allo . In tal senso le anomalie sono, infatti, collegate a molteplici patologie psichiatriche.
“Nonostante la ricchezza di informazioni riguardanti il ruolo fisiologico di CRH nel mediare la risposta allo , i meccanismi molecolari che regolano l’espressione del gene CRH, e di conseguen za la sintesi di CRH, sono rimasti sostanzialmente poco chiari sinora”, ha spiegato l’autore dello studio Gil Levkowitz, docente dal Weizmann Institute of Science. “Nel nostro studio – ha continuato – abbiamo identificato un percorso nuovo di segnalazione intracellulare che controlla l’espressione del gene CRH indotta dallo ”.

ottobre 3, 2011

Ictus: anche quelli di lieve entità possono essere portatori di gravi conseguenze.

Anche se apparentemente privi di conseguenze, lievi possono provocare disturbi nascosti, tra cui la , disturbi della vista e difficolta’ a pensare.

 

E’ quanto emerge da uno studio presentato oggi al Canadian Stroke Congress. Lo studio prevede nuove linee guida per il trattamento e la gestione di lievi, che rappresentano i due terzi di tutti gli e di solito comportano una degenza di 1-5 giorni. Annie Rochette, ricercatore presso l’Universita’ di Montreal, ha intervistato insieme al suo team 200 persone in Quebec, Ontario e Alberta entro le prime sei settimane dall’.

settembre 25, 2010

Allarme depressione: riguarda un italiano su quattro.

Una diagnosi precoce può significare la salvezza per molti depressi ed il primo che può accorgersi dell’insorgere della malattia è il medico di famiglia, in costante contatto con i cittadini. Proprio per questo la SIF, Società Italiana di Farmacologia, insieme alla SIP, Società Italiana di Psichiatria, e alla SIMG, Società Italiana di Medicina Generale, ha realizzato la prima ricerca in grado di fornire uno strumento diagnostico pratico a disposizione del medico di medicina generale. A partire dal mese di aprile 2007 e fino alla scorsa primavera, 160 ambulatori di medici di medicina generale hanno avuto a disposizione per la prima volta uno strumento pratico elaborato da tutti gli specialisti per comprendere la percezione della qualità di vita da parte di 1.600 pazienti a rischio depressione. Si tratta di un questionario relativo a umore, sintomi somatici e terapie, farmacologiche e non. Dalla capacità di movimento alla cura della persona, dalle attività abituali ai fastidi, dalla tristezza agli scoramenti ed alla visione del futuro, dall’analisi degli errori commessi nella vita al grado di soddisfazione raggiunta, dai sensi di colpa alle delusioni.
“Questo lavoro conferma che la diagnosi precoce permette di proteggere il cervello da danni morfologici irrimediabili, come la totale atrofizzazione dei neuroni, estremamente grave e difficilmente recuperabile” – afferma il professor Giovanni Biggio, Presidente della SINPF, Società Italiana di Neuropsicofarmacologia – “Purtroppo risulta molto difficile riconoscere i sintomi della malattia, i quali, molto spesso, non vengono collegati al mal di vivere”.(liquidarea)

marzo 23, 2010

La solitudine fa male al cuore

solitudineRicercatori dell’University of Chicago, hanno scoperto una relazione tra ipertensione e solitudine.

In un campione di 229 volontari tra i 50 e i 68 anni, gli scienziati americani hanno infatti rintracciato un legame diretto – e indipendente rispetto ad altri fattori di rischio come indice di massa corporea, consumo di alcol e sigarette, storia clinica del paziente – tra l’aumento della pressione nei vasi sanguigni e il senso di depressione e stress dovuto all’isolamento sociale.
I partecipanti al test sono stati monitorati per 5 anni e hanno dimostrato che chi tra gli intervistati sottoscriveva affermazioni quali “Le mie relazioni interpersonali sono superficiali” o “Non mi sento in sintonia con la gente intorno a me” presentava livelli di ipertensione più alti in media di 14,4 punti.(takareblog)