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maggio 10, 2020

ALDO MORO: UN’OPPORTUNITA’ NEGATA ALL’ITALIA

di Alfonso Bruno

Il 9 Maggio 1978 veniva ucciso Aldo Moro dopo 55 giorni di prigionia dalla Brigate Rosse.
Il movente del rapimento e la successiva esecuzione dello statista hanno rivelato una verità negata grazie ai risultati di una commissione d’inchiesta parlamentare.
I terroristi rossi ebbero un ruolo strumentale in una trama oscura che li superava.

Poteri extranazionali all’epoca della Guerra Fredda non potevano tollerare l’alternanza o l’alleanza al governo tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano di una potenza industriale come l’Italia.
Quella di Moro può essere considerata, a giusto titolo, una vita e una morte per la democrazia. All’Assemblea Costituente, usciti dalle rovine della guerra, Moro dimostrò il suo positivo contributo teso ad evitare l’apologia di posizioni retrograde ed antiprogressiste. I lavori nella sede più vivace dell’elaborazione intellettuale costituente mostrarono il senso della dialettica personale, il valore del diritto e la funzione educativa e pedagogica che la Costituzione, nella visione morotea, Con la sua attività di intellettuale e politico, Moro esplicò, nel corso dei lavori costituenti, le sue concezioni filosofiche, basate sulla rivendicazione dei diritti dell’uomo e su una concezione democratica e personalista dello Stato; egli, ideando un nuovo progetto di società e condannando gli errori del fascismo, proclamò la condanna della violenza, la diffidenza per la vecchia tradizione burocratica, la convergenza ideologica delle concezioni solidaristiche, cristiane, socialiste e marxiste, per una Costituzione non di compromesso, ma che assumesse la funzione storica di rispecchiare l’incontro di principi e valori tutelanti la persona umana e le comunità intermedie, con il riconoscimento di sfere intangibili di diritti.
La cultura classica, la filosofia, il diritto e lo studio accurato del pensiero di San Tommaso e degli autori appartenenti alla corrente del personalismo cattolico, come Maritain, permisero a Moro di realizzare una vera e propria teoria politica prospettante la separazione della persona umana dallo Stato, senza provocare fratture e conflitti, andando a creare così un meccanismo di prassi politica che vedesse al centro del processo democratico proprio l’uomo, cui sarebbe stata finalmente restituita la sua identità sociale e politica, spoglia dalla precedente condizione di sottomissione. Nella riflessione morotea, in buona sostanza, la Costituzione doveva avere una funzione ambiziosa perché, attraverso la sua attuazione, sarebbe stata possibile l’esplicazione della dignità umana e sociale. Affrontare il tema della persona umana e della sua dignità significava ripristinare l’idea di una società che facesse del pluralismo sociale il suo punto di forza, eliminando definitivamente quella visione dell’uomo sottomesso allo Stato, il quale non avrebbe operato arbitrariamente ma avrebbe esercitato le proprie competenze, assolvendo così ad una ben precisa funzione, ossia quella di garantire la libertà e la giustizia, la personalità e la socialità, nel complesso, appunto, i diritti inalienabili sanciti dalla Carta Costituzionale.
In questa direzione, Moro mosse la ricerca degli orientamenti di civiltà presenti nella coscienza del popolo italiano, sostenendo il dialogo, il confronto e la mediazione tra le diverse forze politiche, nell’ottica di una visione di solidarietà e fratellanza che potesse favorire la soluzione di ogni tipo di contrasto: “Non è importante che pensiamo le stesse cose, che immaginiamo e speriamo lo stesso identico destino, ma è invece straordinariamente importante che, ferma la fede di ciascuno nel proprio originale contributo per la salvezza dell’uomo e del mondo, tutti abbiano il proprio libero respiro, tutti il proprio spazio intangibile nel quale vivere la propria esperienza di rinnovamento e di verità, tutti collegati l’uno all’altro nella comune accettazione di essenziali ragioni di libertà, di rispetto e di dialogo”.
avrebbe esercitato nei confronti del popolo italiano.
Oggi la nostra classe politica potrebbe trovare nella riscoperta del pensiero di Aldo Moro un valido contributo di dibattito nel progresso.
La fede e la spiritualità animarono in Aldo Moro la convinzione che, oltre le barriere della politica, esistessero le sorgenti da cui essa prendeva vita motivando l’uomo politico, investito di una così grande responsabilità, a realizzare obiettivi di alta moralità ed eticità per il bene comune.

Fra AMAB

maggio 18, 2013

Povero Gianfranco.

   Omnibus Notte, La7. Si parla di Imu. E l’ex ministro e deputato Pdl Gianfranco Rotondi piange miseria. E non è la prima volta. Dopo 14 anni di carriera parlamentare, ed uno tsunami di benefit, sconti, agevolazioni, ed un fisso da 12 mila euro netti al mese. Si inserisce nella categoria “gente povera“, altroché “casta“, come dicono al Corriere, “noi parlamentari apparteniamo alla categoria degli italiani meno abbienti“. Il bello è che su twitter, non appena riporto tali dichiarazioni, l’onorevole Rotondi mi bacchetta seccato: “Dove avrei detto che sono poco abbiente? Nel mio caso non è vero. Hai sicuramente capito male“. Ecco il video.

maggio 6, 2013

A volte muoiono.

Giulio Andreotti si è spento oggi nella sua abitazione romana alle 12 e 25. Il ‘Divo Giulio’ aveva 94 anni, essendo nato il 14 gennaio del 1919. Per tutto il male che ha fatto all’Italia non posso dire di essere dispiacituo, tutt’altro. Solo un sentimento di umana pietà.

Berlusconi farà la stessa fine prima o poi. Spero soltanto dopo aver scontato la galera per tutti i reati di cui è accusato. Non potrà sempre farla franca.