Posts tagged ‘demenza’

agosto 14, 2013

Demenza: il test dei personaggi famosi per conoscere l’effettiva incidenza che abbiamo

Demenza: il test dei personaggi famosi per conoscere l’effettiva incidenza che abbiamo
giugno 5, 2013

Anestesia totale: negli anziani aumenta rischio demenza.

L’esposizione all’ generale (o ) aumenta il rischio di negli anziani del trentacinque per cento, secondo una nuova presentata all’Euroanaesthesia, il congresso annuale della Societa’ Europea di Anestesiologia (ESA). anestesia2 Anestesia totale: negli anziani aumenta rischio demenza

ANESTHES 300x258 Anestesia totale: negli anziani aumenta rischio demenzaLa e’ stata condotta da Francois Sztark dell’Universita’ di Bordeaux ed ha dimostrato che la disfunzione cognitiva postoperatoria e’ associabile allo sviluppo di nel tempo. Una correlazione dovuta ad un meccanismo patologico comune attraverso il peptide beta amiloide. “I nostri risultati – ha spiegato Sztark – hanno rilevato un aumento del rischio di insorgenza di diversi anni dopo l’ generale nei pazienti anziani (eta’ media settantacinque anni). Di qui emerge la necessita’ di riconoscere in tempo il pericolo di disfunzione cognitiva postoperatoria per una migliore gestione perioperatoria dei pazienti over 65″.

gennaio 9, 2013

I farmaci per la pressione alta riducono il rischio Alzheimer

I farmaci per la pressione alta riducono il rischio Alzheimer

Una buona notizia, i farmaci per la pressione alta riducono il rischio Alzheimer. Un dato confortante visto che l’ipertensione, potrebbe provocare infarto o ictus, ma è ritenuta anche una possibile causa di gravi poblemi al cervello, fra questi la perdita di memoria, la difficoltà di concentrazione e, in generale, un deficit cognitivo, come demenza o Alzheimer.Continua a leggere

novembre 27, 2012

Alzheimer: sperimentazione nuova terapia su esemplari murini.

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05:58 pm | Il morbo di Alzheimer e’ una delle piu’ comuni cause di demenza. L’accumulo di specifiche proteine anormali, incluso il beta-amiloide, nel cervello dei pazienti gioca un ruolo centrale…

27 novembre 2012 / Leggi tutto

novembre 4, 2012

Alzheimer: spegnere un enzima riduce il rischio e allevia sintomi.

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01:46 pm | Lo studio per ora è stato condotto solo sui topi, ma i ricercatori sono speranzosi: è stato infatti scoperto un nuovo interruttore molecolare in grado di migliorare, se…

3 novembre 2012 / Leggi tutto »

luglio 21, 2012

Alzheimer: scoperto un legame con i grassi nel sangue.

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01:49 am | Nuovi passi avanti nella comprensione dell’Alzheimer, la malattia neurodegenerativa che colpisce circa 36 milioni di persone in tutto il mondo: secondo uno studio pubblicato su Neurology da un…

21 luglio 2012 / Leggi tutto »

giugno 23, 2012

Demenza: la teoria dei Prioni alle sue origini biologiche.

Stanley Prusiner, che nel 1997 vinse il Nobel per la medicina grazie alla scoperta dei , propone una nuova spiegazione sull’origine di , Parkinson, e altre malattie degenerative del sistema nervoso. I diversi gruppi di aggregati proteici che si evidenziano nel sistema nervoso dei soggetti colpiti da queste patologie sarebbero da imputare tutti ai , le proteine ripiegate in modo anomalo già note per causare la malattia di Kreutzfeld-Jakob e il morbo della mucca pazza .

Le prove accumulate negli ultimi anni sono sufficienti per ipotizzare un ruolo unificante dei nelle malattie degenerative del sistema nervoso: lo afferma sulle pagine di “Science” Stanley Prusiner, dell’Istituto per le malattie degenerative e del Dipartimento di neurologia dell’Università della California, che nel 1997 fu insignito del premio Nobel per la medicina appunto per la sua scoperta dei .

Secondo Prusiner, molte malattie degenerative, tra cui , Parkinson, la SLA e la malattia di Kreutzfeld-Jakob, hanno in comune due caratteristiche importanti: la prima è che nell’ottanta per cento dei casi si presentano in modo sporadico (ossia non legato a familiarità); la seconda è che le rispettive forme ereditarie mostrano un’insorgenza tardiva, benché le proteine mutate che le caratterizzano siano espresse già nella fase embrionale, il che fa ipotizzare che esista qualche tipo di evento che le rende patogene con l’avanzare dell’età.

giugno 20, 2012

La ricerca scopre una proteina, che favorisce la demenza.

C’e’ una , la , dietro le demenze . Lo ha dimostrato uno studio studio – promosso dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.Da) e finanziato dalla Regione Lombardia, che ha coinvolto 400 pazienti (200 con il tumore del seno, 200 con ) che da un lato conferma di una relazione diretta tra e frontotemporale, nella quale le alterazioni della si associano a mutazioni genetiche provocando la malattia, dall’altro giunge ad una esclusione, anche se parziale, per quanto riguarda il carcinoma mammario. I risultati hanno confermato come questa condizione di sia particolarmente diffusa in Lombardia, Regione nella quale numerose famiglie sembrano avere ereditato nel corso dei secoli il medesimo difetto genetico ”in ’: circa il 20% di tutte le demenze. Una condizione non riscontrata in altre zone d’Italia.

ottobre 6, 2011

Demenza: diversi tipi, diverse tracce nel liquido cerebrospinale per individuare quale tipo.

Riuscire a differenziare tra varie forme di e’ cruciale per la messa a punto di strategie terapeutiche adeguate.

 

Alcuni ricercatori della Sahlgrenska Academy dell’Universita’ di Goteborg hanno scoperto che questo tipo di malattie lasciano numerose ‘impronte digitali’ nel , aprendo la strada a diagnosi piu’ affidabili. Le due forme piu’ comuni di sono la malattia di e la vascolare.

ottobre 4, 2011

Stress: aumenta i livelli dei cortisteroidi che danneggiano i tessuti cerebrali

Provocano l’aumento dei livelli dei corticosteoridi, gli ormoni coinvolti nelle risposte allo , che a loro volta risultano tossici per i tessuti cerebrali se permangono a livelli elevati per lunghi periodi: per questo situazioni prolungate di possono ”restringere” il cervello e aumentare il rischio di sviluppare la .

E’ quanto affermano gli studiosi dell’Albert Einstein College of Medicine di New York guidati da Byram Karasu. La ricerca prese il via quando, dopo l’attacco alle Torri Gemelle di New York del 2001, i medici rilevarono nei dirigenti di Wall Street affetti da sindrome da post traumatico una diminuzione nella dimensione dell’, l’area cerebrale coinvolta nella formazione dei ricordi.