Posts tagged ‘deforestazione’

agosto 22, 2012

faremo la fine dei Maya!

Non molto tempo fa elogiavamo le tecniche di risparmio idrico dei Maya, improntate al recupero delle acque piovane in immensi bacini di raccolta, grazie allo sfruttamento della pendenza delle pavimentazioni di strade e piazze ed a letti filtranti in quarzo naturale per la depurazione.

Un risparmio all’ultima goccia che permise ai Maya di sopravvivere a periodi di siccità ricorrenti, riuscendo a sostenere la crescita della popolazione per oltre 1.500 anni. Nonostante tutti gli sforzi, furono proprio i cambiamenti climatici, però, ad avere la meglio, portando all’estinzione della civiltà Maya, ne parlavamo qui. Ma oggi si scopre che la siccità non fece tutto da sola, perché fu aggravata da una mutata gestione delle risorse ambientali dei Maya, prima attenta e parsimoniosa, poi incauta e devastante. Che furono i Maya la causa della fine del loro mondo, lo rivela un recente studio pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters, a firma di Benjamin Cook, dell’Earth Observatory della Columbia University.

Continua a leggere: Siccità e deforestazione: così finì il mondo Maya, così finirà il nostro

marzo 24, 2012

Sos Amazzonia, un milione e 400mila firme per salvarla.

Sos Amazzonia, campagna Greenpeace Sos Amazzonia, campagna Greenpeace
Parte ‘Save the Amazon’ la nuova campagna di Greenpeace per aiutare il popolo brasiliano a salvare l’Amazzonia. Nel corso di un evento tenuto a Manaus a bordo della nave Rainbow Warrior, Greenpeace si è unita alla società civile brasiliana per chiedere una legge Deforestazione Zero in Brasile contro le modifiche al Codice Forestale che il Congresso è pronto ad approvare. Obiettivo: raccogliere 1,4 milioni di firme di cittadini brasiliani da consegnare al Governo. L’evento, che celebra l’avvio della campagna a livello mondiale, è anche il punto di partenza di una spedizione che, dal cuore dell’Amazzonia, arriverà a Rio de Janeiro. Il viaggio della Rainbow Warrior in Brasile precede di tre mesi la Conferenza Onu sullo Sviluppo Sostenibile di Rio de Janeiro, dal 20 al 22 giugno. Nel corso della spedizione, oltre alla raccolta delle firme, Greenpeace documenterà i crimini forestali e mostrerà le soluzioni sostenibili a disposizione per salvare l’Amazzonia. “Il Brasile, sesta potenza economica a livello globale – spiega Kumi Naidoo, Direttore Esecutivo di Greenpeace International a bordo della Rainbow Warrior – deve essere la dimostrazione che è possibile lo sviluppo sostenibile senza distruggere preziose foreste”. “Per farlo – afferma Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia – è necessario che la Presidente Dilma Roussef e il Congresso Brasiliano si rendano conto dell’ errore che commetterebbero approvando il Nuovo Codice Forestale”. Il bacino amazzonico si estende su circa 6,5 milioni di chilometri quadrati in nove Paesi (Brasile, Colombia, Ecuador, Guyana, Guyana Francese, Perù, Suriname e Venezuela), e costituisce il 5% della superficie della Terra. Ospita circa un quinto del volume totale di acqua dolce a livello globale. Alcuni studi recenti indicano che l’Amazzonia ospita 40.000 specie di piante, 427 mammiferi, 1.294 uccelli, 378 rettili, 426 anfibi e 3.000 specie di pesci. Fino a ora un’area pari a 700 mila km2 è stata distrutta, un’area pari a più del doppio la superficie della Polonia
marzo 15, 2012

CNR: la deforestazione rallenta, ma è cauto ottimismo.

rallenta la deforestazione

Per gli scienziati il dato è da prendere con cauto ottimismo: la tendenza alla deforestazione rallenta. Lo rendono noto gli studiosi del Dipartimento terra e ambiente (Dta) del CNR.

L’ottimismo viene definito cauto da Enrico Brugnoli, direttore del Dta-Cnr che spiega:

Il tasso di deforestazione nel 2000-2010 è sceso a 13 milioni di ettari l’anno. Quello del decennio precedente era di 16 milioni di ettari. Inoltre, nei paesi in via di sviluppo si procede sempre più a rimboschimenti su larga scala, sia per recuperare terreni deforestati sia per occuparne di incolti, spesso scarsamente vocati alla pratica agricola. Una forte spinta in questa direzione arriva dalle aree industrializzate che, per adempiere agli impegni sottoscritti con il protocollo di Kyoto, acquisiscono crediti di carbonio nei paesi in via di sviluppo attraverso riforestazioni di vaste aree.

marzo 14, 2012

Livelli CO2 atmosfera massimi in 800.000 anni.

Livelli CO2 atmosfera massimi in 800.000 anni Livelli CO2 atmosfera massimi in 800.000 anni

I livelli di gas serra nell’atmosfera terrestre sono ormai i piu’ alti da quando l’uomo moderno si e’ evoluto, 800 mila anni fa, mentre le temperature di superficie continuano a salire. Sono i nuovi allarmanti dati dell’approfondito rapporto ‘Stato del clima 2012′ compilato dall’Ente australiano di ricerca Csiro e dall’Ufficio di Meteorologia e diffuso oggi. Secondo il rapporto il clima corrente ”non puo’ essere spiegato dalla sola variabilita’ naturale” e le emissioni risultanti dall’attivita’ umana – uso di combustibili fossili, deforestazione e agricoltura – svolgono un ruolo sempre piu’ diretto nel condizionare le temperature. I livelli di CO2 nell’atmosfera hanno raggiunto 390 parti per milione nel 2011, il piu’ alto livello in 800 mila anni, e sono avviati a superare le 400 parti per milione entro cinque anni.

febbraio 22, 2012

Foreste tropicali piu’ alte del previsto.

AMBIENTE: FORESTE TROPICALI PIU' ALTE DEL PREVISTO 

Le foreste tropicali della Terra sono piu’ alte del previsto. Lo ha scoperto l”occhio laser’ del satellite IceSat della Nasa, che ha mappato tutte le aree verdi del pianeta in uno studio descritto sul Journal of Geophysical Research – Biogeosciences.

Per creare la mappa, che ha una risoluzione spaziale di un chilometro e i cui dati sono stati validati con misurazioni a terra in 70 siti, sono stati necessari piu’ di 2,5 milioni di dimpulsi laser ben calibrati, di cui e’ stato misurato il tempo di ritorno nello spazio per stabilire l’altezza. La ricerca ha scoperto che, in generale, l’altezza delle foreste diminuisce all’aumentare dell’altitudine, ed e’ piu’ alta a basse latitudini. Normalmente gli alberi molto alti si trovano solo nella fascia tropicale, dove sono risultati piu’ alti di quanto stimato in precedenza, con l’eccezione dell’Australia e della Nuova Zelanda dove crescono le piante di eucalyptus che possono arrivare a 40 metri.

febbraio 6, 2012

Il picco del legno.

deforestazione picco legno

Lo sfruttamento delle foreste tropicali, ai ritmi attuali, è insostenibile. Ad ipotizzare un picco del legno, seguito da un declino inarrestabile, è un recente studio condotto dall’Australian National University, pubblicato sulla rivista Biological Conservation.

Philip Shearman, una delle firme, spiega che nelle Filippine ed in Thailandia la produzione è già in calo. Anche lo sfruttamento forestale definito sostenibile di sostenibile a conti fatti ha ben poco. Gli autori hanno analizzato il caso delle Isole Salomone, emblematico di uno sfruttamento selvaggio delle foreste. Scrivono i ricercatori:

Il tempo necessario a una foresta tropicale per ripristinare biomassa, volume del legno e biodiversità è stato stimato in diversi modi, e varia da 45 a 500 anni, ma gli alberi più grandi possono avere età comprese tra qualche decennio e mille anni. Questo fa capire quanto i cicli applicati di solito di 30-35 anni siano insufficienti.

Continua a leggere: Dopo il picco del petrolio, il picco del legno

gennaio 26, 2012

La caduta dei giganti, gli alberi più grandi del mondo in rapido declino.

albero grande

Un rapido declino, quello che sta interessando gli alberi più grandi del mondo. Siccità, malattie, incendi, specie invasive, inquinamento, deforestazione e difficoltà di adattamento ai cambiamenti climatici. Queste le principali cause del fenomeno individuate da William Laurance, docente alla James Cook University di Cairns, in Australia, in un recente studio pubblicato su New Scientist.

La costruzione di nuove strade ed infrastrutture energetiche spesso isola i giganti in parchi e piccole oasi protette, una solitudine ed un confino che li espone maggiormente all’attacco di tempeste, escursioni termiche estreme e parassiti. Spiega Lawrence:

La frammentazione delle foreste sta colpendo in misura maggiore i grandi alberi. Gli alberi che vivono ai margini dei boschi muoiono più in fretta e tra questi il declino maggiore si osserva proprio tra gli alberi più alti.

dicembre 22, 2010

Deforestazione non cessa l’allarme per la diminuzione delle foreste

Alla vigilia del 2011, Anno Onu delle foreste, non cessa l’allarme deforestazione, nonostante alcuni segnali positivi. Secondo gli ultimi dati, dal 2000 ad oggi ogni anno il Pianeta ha registrato una diminuzione del patrimonio foreste equivalente all’area di un paese come il Costarica. L’area verde oggi copre il 31% della superficie globale, ma interventi di riforestazione e la naturale espansione in alcuni paesi sono riusciti in una piccola parte a ridurre la perdita netta: si parla di circa 13 milioni di ettari perduti o convertiti ad altro uso negli ultimi dieci anni, rispetto ai 16 milioni del decennio precedente. Per questo anche nei negoziati Onu sul clima pesano la riforestazione nei paesi in via di sviluppo, la salvaguardia dei polmoni verdi rimasti, ma anche misure che portino beneficio alle popolazioni indigene.

 Deforestazione e degrado delle foreste sono responsabili di circa il 17% delle emissioni di gas serra a livello globale. Alberi e vegetazione sono infatti fra i principali serbatoi di carbonio: circa 289 Gigatonnellate. Il carbonio immagazzinato nella biomassa forestale, nel legno ed erba secca, è maggiore di tutto quello presente nell’atmosfera.

novembre 30, 2010

Conferenza di Cancun 2010: le richieste delle associazioni ai grandi del mondo.

 
cancunCancun, atto II. È iniziata ieri la maratona messicana, il vertice Onu in cui si cercherà una soluzione definitiva al problema dei cambiamenti climatici. Risposte chiare e accordi vincolanti, questo è il miglior auspicio, condiviso anche dalle associazioni ambientaliste, tra cui Greenpeace e il WWF, che sperano che il vertice possa apportare una ventata di novità e soprattutto certezze.

Greenpeace. Emissioni, investimenti, foreste e accordo post Kyoto. Queste le richieste di Greenpeace ai 190 rappresentati riuniti a Cancun, secondo cui è necessario adottare un piano d’azione che possa risolvere le principali questioni ambientali. I  Paesi industrializzati devono impegnarsi a ridurne una quantità tra il 25 e il 40% entro il 2020 rispetto al 1990, a prescindere dalle future politiche dei Paesi emergenti. Misura necessaria se si vorrà mantener fede agli impegni assunti a Copenaghen lo scorso anno, ossia contenere l’aumento della temperatura media entro i 2°C. Oggi, secondo Greenpeace, tale limite non può essere rispettato con i tagli previsti dall’Unione europea e da altri Paesi.

2. Maggiori investimenti. La maggiore responsabilità della questione va affidata ai Paesi ricchi, che secondo l’associazione, dovranno farsi carico di gran parte degli investimenti richiesti per de-carbonizzare l’economia e mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici sui Paesi poveri. A tal fine, Greenpeace suggerisce l’istituizione di un Fondo per il Clima gestito dall’Onu, alimentato ad esempio da una tassa sulle emissioni aeree e navali.

3. Un accordo quadro per le foreste e chi le abita. Altro nodo fondamentale è l’approvazione definitiva del sistema REDD (Riduzione delle emissioni dalla deforestazione e degradazione) attraverso il quale contabilizzare e premiare la mancata deforestazione degli ultimi polmoni verdi del Pianeta. In concomitanza, Greenpeace suggerisce l’istituzione di un Fondo Onu col compito di salvaguardare gli habitat e le popolazioni indigene che da sempre abitano le foreste primarie.

4. Accordi vincolanti post Kyoto. Greenpeace chiede di creare i presupposti per un nuovo accordo, da raggiungere entro il prossimo vertice di Durban nel 2011.

ottobre 3, 2010

Colin Finlay: fotografo e ambientalista.

Catturare in uno scatto i disastri climatici, i cambiamenti negli equilibri degli ecosistemi terrestri, la fame in Africa, l’inquinamento, la deforestazione.
Riuscire a rappresentare con delle foto vivide e terribilmente reali tutto quello che sta accadendo oggi nel mondo.
Ci riesce alla perfezione Colin Finlay, fotografo ormai celebre in tutto il mondo, da sempre impegnato in campagne a favore delle cause ambientali.
Persino la regina Elisabetta è una sua devota ammiratrice e segue con interesse i suoi lavori e presto verrà insignito del titolo di cavaliere per il merito di aver saputo portare alle masse i problemi del riscaldamento terrestre e dei mutamenti climatici.

Con i suoi scatti Finlay riesce infatti a fare molto di più di mille discorsi retorici pronunciati al G8 o sui giornali, riesce ad arrivare all’anima sensibilizzando le coscienze con immagini che non possono non scuotere l’umanità, risvegliando ai problemi ambientali e sviluppando il senso civico.
La foto sopra è una chiara testimonianza dell’abilità di Finlay di colpire con pochi scatti l’immaginario collettivo: potenza dell’arte al servizio dell’ecologia.