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agosto 21, 2013

IL DIFETTO STA NEL MANICO.

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di FELICE BESOSTRI

Il voto sulla decadenza di Berlusconi sarà un voto politico, non una scelta giuridica tra diverse interpretazioni. Giusto o sbagliato – e a mia avviso è sbagliato- è la scelta della nostra Costituzione e discende direttamente dall’art. 66 Cost.,” Art. 66. Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità”.

Una scelta che in origine aveva una forte motivazione di tutela dei parlamentari, per proteggerli dall’assolutismo regio e da una magistratura asservita al potere esecutivi, ma allora i parlamentari erano individui non espressione di partiti o di gruppi parlamentari: non che fossero migliori, quando alla Camera dei Comuni c’era un ufficio dal quale passavano i deputati per riscuotere il compenso per il loro voto conforme ai desideri del Governo. Semplicemente non c’era una logica politica nel loro comportamento.

I membri del PdL  hanno fatto un uso arbitrario dell’art. 66 Cost. In occasione della 14° legislatura non convalidando 14 deputati delle opposizioni in spregio al diritto, come anche vi fu un uso illegale da parte di tutti per lasciar fuori i radicali dal Senato nel 2006.

Non solo  il potere del Parlamento con accordo trasversale di decidere sui suoi membri è stato esteso complice la magistratura ordinaria e amministrativa persino alle operazioni elettorali preparatorie, comprese l’ammissione o esclusione di liste e candidati. Un governo Berlusconi non diede attuazione ad un precisa delega del Parlamento di affidare alla giustizia amministrativa i ricorsi contro le operazioni elettorali preparatorie decisa con l’art. 44 della L. 69/2009. Una grave decisione passata sotto silenzio, anche dei giuristi democratici, che vedono attentati alla Costituzione un giorno sì ed uno no.  Siamo un paese che ha legalizzato un colpo di Stato, complici le leggi elettorali maggioritarie Una maggioranza artificiale come quella del porcellum consente ad una minoranza politica, trasformata in maggioranza parlamentare di modificare la legge elettorale: nulla teoricamente impedisce di dare un  premio di maggioranza del 70%, cioè tale da poter cambiare la Costituzione senza neppure un referendum confermativo. Pochi sano o fanno finta di non sapere che una legge elettorale incostituzionale non è impugnabile prima delle elezioni e dopo competenti ad esaminare i ricorsi sono le Camere elette con la legge incostituzionale Uno scandalo unico in Europa e nel più assoluto silenzio delle forze politiche tutte e dei costituzionalisti.

Si parla spesso di contrasti tra magistratura e politica, ma non della loro alleanza contro i diritti deli elettori e delle elettrici, che rappresentano il popolo, unico detentore della sovranità secondo l’art. 1 della Costituzione. Il meccanismo di protezione giudiziale del potere politico è stato rotto  grazie alla Corte di Cassazione con l’ordinanza 12060 del 21 marzo-17 maggio 2013 e all’acribia di un pugno di cittadini elettori. Per rimediare bisogna rompere alcuni tabù come il  divieto di ricorso diretto alla Corte Costituzionale e come in Germania assegnare l’ultima parola alla Corte Costituzionale sulle decisioni del Parlamento in termini di convalida degli eletti.

Nei  tempi ristretti a disposizione a Berlusconi si applicano le norme vigenti e quindi il voto in Giunta delle Elezioni e in Senato sarà una decisione politica, nel bene e nel male. I suoi supporter stanno blaterando di ricorsi alla Corte Europea dei diritti dell’uomo ignorando che i rappresentanti del Governo italiano presso la Corte nominati dal Governo Berlusconi hanno sostenuto la tesi dell’inammissibilità dei ricorsi  11583/08 e altri 16, tra cui il 35953/08, presentato dagli stessi cittadini che avevano impugnato le elezioni del 2008: La convenzione Europea di Diritti dell’Uomo tutela i diritti civili e non quelli politici. Forse la Nemesi esiste.

20 agosto 2013.