Posts tagged ‘debito pubblico’

novembre 27, 2013

Le quattro vecchie fallacie della nuova Grande Depressione.

Skidelsky

di Robert Skidelsky da skidelskyr.com

Il periodo iniziato nel 2008 ha prodotto un’abbondante raccolta di fallacie economiche riciclate, soprattutto sulle labbra dei leader politici. Ecco le mie quattro preferite.

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ottobre 24, 2013

Gli effetti perversi del consolidamento fiscale.

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Il consolidamento fiscale (aumento di imposte più tagli della spesa del governo) ha l’effetto di fare aumentare, anziché diminuire, il rapporto debito pubblico/Pil

di Domenico Nuti da Sbilanciamoci.info

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ottobre 15, 2013

Come schifo questa donna.

  Ricordate il prelievo forzoso sui conti correnti dei ciprioti imposto dalla troika (Ue, Bce, Fmi) per evitare il default dell’isola lo scorso marzo?

Chi deteneva più di 100mila euro dovette versare obbligatoriamente una percentuale di circa il 38% allo Stato. Dopo la decisione, tanto si era parlato di un precedente pericoloso, di un modello Cipro che poteva essere esportato negli altri Stati dell’Unione europea sull’orlo della bancarotta.

Bene ora il Fondo monetario internazionale – organizzazione formata da 186 paesi per promuovere la stabilità e la cooperazione monetaria internazionale – lo chiede esplicitamente: il prelievo forzoso diventi una norma da applicare a tutti i conti correnti dei 15 Paesi dell’eurozona.

Secondo il Wall Street Journal la richiesta sarebbe contenuta in un report dal titolo Monitor delle finanze pubbliche. E ci sarebbe già anche la percentuale del prelievo coercitivo, il 10%.

Scrive il quotidiano economico-finanziario statunitense:

Per porre rimedio all’esperimento fallimentare della moneta unica il Fondo monetario internazionale ha aperto alla possibilità che le autorità europee impongano un prelievo forzoso del 10% sui conti correnti di 15 paesi dell’area euro. Tanto ci vorrebbe, secondo i calcoli degli economisti, per riportare il debito sovrano del blocco ai livelli pre-crisi.

Provvedimento che come prima conseguenza provocherebbe una fuga di capitali dalle banche europee. IL WSJ prosegue:

Il concetto è semplice piuttosto che appesantire il carico fiscale delle imprese e far scendere ancora di più le buste paga, perché non andare a toccare i capitali dormienti?

Sì, con i cittadini che ancora una volta pagherebbero il prezzo di politiche dissennate sia interne che europee. Quello che interessa al Fmi, si legge nel rapporto, è che:

le misure drastiche non hanno avuto i risultati attesi e che non hanno portato a una riduzione del debito pubblico.

Quindi il prelievo forzoso diventa una necessità per far tornare il livello del debito pubblico sui livelli precedenti alla crisi.

Appunto attraverso:

un tasso di prelievo alto (10%) dei risparmi netti positivi dei nuclei familiari di 15 paesi della zona euro.

Il Fondo chiede a Unione europea e Bce di prendere in considerazione l’ipotesi perché le alternative per ridurre il debito pubblico non sono molte e questa nuova tassa sul patrimonio aggredirebbe il problema più della proposta moratoria delle passività o del ricorso all’inflazione per uscire dalla crisi, come avvenne nei Settanta dopo gli shock petroliferi. Inflazione che com’è noto colpisce in modo sproporzionato le fasce di reddito e di consumo più basse.

ottobre 6, 2013

Il dietrofront dei liberisti.

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Ha sorpreso molti un articolo del professor Ugo Arrigo pubblicato alcuni giorni fa sul blog dell’Istituto Bruno Leoni (già Chicago blog). La sorpresa iniziava già dal titolo: “Sono i 70 miliardi di Pil in meno che fanno sforare i conti pubblici”. Il pezzo era improntato ad un’analisi che risulta davvero nuova per il think tank liberista: secondo Arrigo, l’Italia si è comportata benissimo nel gestire la spesa pubblica; se il debito è aumentato e non si riesce a tenere il deficit sotto il 3%, ciò è dovuto al crollo del denominatore, cioè il PIL, crollo a sua volta determinato proprio dall’austerità. Si tratta della stessa identica analisi che gli economisti keynesiani hanno ripetuto ovunque negli ultimi anni, parlando di “self-defeating austerity”, l’austerità controproducente che, per tenere a bada i conti, in realtà ha l’effetto opposto di rendere insostenibile il debito pubblico.

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settembre 10, 2013

Debito pubblico insostenibile? Non certo per colpa nostra

Notizia sensazionale: il debito pubblico italiano non è più ripagabile, perché ormai supera i 2.000 miliardi di euro, oltre il 130% del Pil. Per assorbirlo, l’Italia dovrebbe fare due cose, entrambe estreme: non fare più deficit (assoluto pareggio di bilancio: parità tra spesa pubblica e introito fiscale) e in più varare, per molti anni, uVisualizza altro

agosto 12, 2013

L’austerità aumenta il debito pubblico.

https://i0.wp.com/www.signoraggio.it/wp-content/uploads/2013/07/48b1934c732bf504aff4c0e04253cdc6_L.jpg  Un vero miracolo dell’imbecillità economica dei reazionari che guidano l’Unione europea. Dopo oltre tre anni di austerità imposta a pugni e calci a tutti gli stati dell’eurozona, Eurostat rivela che quasi tutti i paesi hanno visto aumentare il debito pubblico, alla faccia dei tagli alla spesa pubblica che tutti hanno compiuto.

Quelli che stavano male vanno sempre peggio, a cominciare dall’Italia che – tra un taglio lineare e una spending review – ha fatto segnare un nuovo record nel primo trimestre del 2013. Secondo Eurostat, il rapporto debito/Pil ha raggiunto quota 130,3%, contro il 127% dell’ultimo trimestre del 2012 e il 123,8% del primo trimestre dello scorso anno. In cifre assolute, il debito pubblico italiano nei primi tre mesi del 2013 è stato di 2.034.763 miliardi. La Grecia guida la classifica: 160,5%.

Ma la stessa cosa avviene in tutti i paesi, anche in quelli considerati “virtuosi”, Secondo Eurostat alla fine del primo trimestre dell’anno il rapporto tra debito e Pil é salito in media al 92,2%, dal 90,6% della fine del 2012, per i 17 Paesi dell’eurozona. Nella Ue a 27, invece, il debito/Pil alla fine di marzo ammontava all’85,9% in crescita rispetto a fine dicembre (85,2%). Rispetto al primo trimestre dello scorso anno il rapporto debito/Pil é cresciuto sia nell’Eurozona (88,2%) che nella Ue (83,3%). Dunquel le politiche messe in atto finora permettono risultati opposti a quelli dichiarati.

Fonte: http://www.contropiano.org

giugno 5, 2013

La leggenda dello stato spendaccione.

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Pieter Bruegel il Vecchio, “Proverbi fiamminghi” (part.), 1559 – Gemäldegalerie, Berlino

La spesa pubblica italiana annua per cittadino, al netto degli interessi, è inferiore di oltre 2mila euro rispetto alla spesa media dell’area euro. Il problema del nostro debito pubblico, dunque, non deriva da un “eccesso” di spesa. Per questo concentrarsi solo sul modo in cui effettuare tagli rischia di lasciare pericolosamente nell’ombra le cause di fondo dei problemi italiani.

di Riccardo Realfonzo e Stefano Perri, da Il Sole 24 Ore, 3 giugno 2013

maggio 4, 2013

Di cosa parliamo quando parliamo di IMU.

imu

Quattro miliardi. Il 2 per mille del debito pubblico. Il 2,5 per mille del PIL. Il 5 per mille della spesa pubblica. Poco più dell’8 per mille (oh… vi ricorda qualcosa?) delle entrate fiscali. Il 4,6% della spesa per interessi. Poco più di un sesto dell’intero gettito dell’IMU. E’ questo ciò di cui parliamo quando parliamo di IMU sulla prima casa.
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aprile 19, 2013

Il debito pubblico deprime la crescita? Il clamoroso errore di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff.

Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff

Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff

Siti e blog di economia non parlano d’altro. Un famoso paper di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, tra i più citati negli ultimi anni, nel quale si evidenziava l’esistenza di una correlazione tra un alto rapporto debito/PIL (maggiore del 90%) e la bassa crescita, è inficiato da gravi problemi metodologici e addirittura da un banale errore nel foglio di calcolo, tanto che su twitter si parla di #excelgate. Eppure, anche sulla base di questo studio, è stata giustificata l’austerità, il pareggio di bilancio e il “rimettere a posto i conti”, al di qua e al di là dell’Atlantico.

di Paolo Zacchia per Keynes Blog

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marzo 12, 2013

Uno nuovo studio del FMI conferma: l’austerità fa crescere il debito pubblico.

IMF Greece Financial Crisis

Non è bastato il mea culpa del capo economista del FMI Olivier Blanchard che, prima del World Economic Outlook 2012 e poi con un apposito working paper aveva spiegato che l’austerità è controproducente perché deprime l’economia.

Ora un nuovo studio pubblicato dal Fondo Monetario Internazionale e intitolato “La sfida della riduzione del debito durante il consolidamento fiscale” punta il dito sulla crescita del debito pubblico nei paesi che tentano di “stringere la cinghia”.

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