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Maggio 27, 2022

Democristiani scomodi.

Di Beppe Sarno

Fiorentino Sullo fu  padre costituente e fu, fra le altre cose importanti che fece, autore di un progetto di riforma della legge edilizia rivoluzionario che prevedeva l’esproprio generalizzato e preventivo di tutte le aree edificabili e che trovò nel suo partito acerrimi nemici che fecero fallire il progetto. Sullo fu ministro dei Lavori Pubblici, ministro della Pubblica Istruzione, ministro per la Ricerca Scientifica e ministro per l’Attuazione delle Regioni. Fiorentino Sullo fu anche uno dei componenti di spicco della corrente  politica interna alla DC chiamata “Base”. Assieme a Sullo vi fu un gruppo di politici irpini che furono  fra i maggiori interpreti nazionali di questa forte corrente che furono esponenti di spicco della “Base” fra cui spiccarono per intelligenza politica e spirito d’iniziativa Ciriaco De Mita e  Gerardo Bianco.

De Mita e Bianco nel 1953 aderirono al progetto di Giovanni Marcora di costituire una nuova corrente all’interno della DC definita rivoluzionaria. Negli anni cinquanta i giovani cattolici che risposero all’appello di Marcora rifacendosi alla tensione ideale del partito che fu di De Gasperi diedero voce all’iniziativa attraverso due  giornali la “Base” e “Prospettive”. Questi due giornali hanno rappresentato uno dei momenti più impegnati di autocritica all’interno della DC. De Mita e Bianco furono  fra i principali esponenti di questa nuova corrente. “La crisi del partito si è espressa dal 1948 ad oggi soprattutto in una diminuita capacità del partito di essere l’espressione esclusiva  sul piano politico dell’intero mondo cattolico. Ciò non deve però indurre ad una forma di malinteso interclassismo tendete al corporativismo dove l’azione politica sul terreno economico-sociale si svilisce nella pura ricerca di equilibrio statico come componente elle forze in movimento. L’azione politica non è stasi ma lotta: è superamento delle posizioni acquisite, non accomodamento di esse.” Questo veniva scritto nel 1954. Dall’ottobre del 1953 al luglio del 1954 si consumò la crisi del degasperismo. Fu proprio il vuoto politico che si creò,  che portò alla nascita del giornale “La Base” ed alla nascita della omonima corrente. Dallo scacco elettorale subito dalla Dc sulla cd. “legge truffa “venne fuori la crisi del partito sui problemi del rapporto della Dc con il mondo cattolico, l’interpretazione dell’interclassismo, e l’azione politica come lotta e questo fu un elemento di divisione con La Pira che invece era molto legato alla gerarchia ecclesiastica. I democristiani scomodi come De Mita e Bianco usarono il giornale per mettere in evidenza la frattura operatasi all’interno della Dc. “ il maggior errore commesso nel passato dalla classe dirigente cattolica e stato quello di non avere avuto fiducia nel contributo attivo politico della base cattolica, ridotta a puro strumento elettorale….. le esigenze sociali dell’operaio, del contadino, dell’impiegato, dell’intellettuale cattolico in quanto uomini che vivono a contatto con questa realtà storica e con le insufficienze che da esso sprigionano non possono essere diverse dalle esigenze che spingono il contadino, l’operaio, intellettuale non cattolico ad abbracciare il comunismo.” ( Numero zero de “La Base”) ma che cosa significava base cattolica?  Con la “Base” nasceva un nuovo integralismo con gli stessi problemi irrisolti,  ma con la volontà di metterli sul tavolo senza rinchiudersi in una posizione integralista. “ O si rinuncia a costruire un reale partito democratico e si punta a un movimento di unità nazionale, al fine di utilizzare in modo indiscriminato le masse cattoliche che le forze nazionali di destra per un giuoco reazionario, oppure si rifiuta questo gioco e si vuole realmente contribuire alla soluzione di gravi problemi che travagliano la società italiana, ed occorre allora fare del partito un’autentica forza popolare, impegnata in una politica di rinnovamento democratico”(Quaderno de “La Base” primavera del 1954.) Con queste dichiarazioni, di fatto si apriva un dialogo a sinistra. Ma bisognava fare i conti con l’integralismo che aveva forti perplessità nei confronti dell’apertura a sinistra. “ Se Il dibattito sull’apertura potrà essere condotto, come ci auguriamo, anche su queste colonne, dovremo tener distinti i tre aspetti fondamentali dello stesso problema: quello teologico morale, quello ideologico di partito, quello strettamente politico” (“La base”1° novembre 1953) sul giornale della corrente della “La Base” ci cominciava a ragionare di rapporti con i comunisti e con i socialisti in una prospettiva storica che rifiutava la visione sturziana dei rischi di un’apertura a sinistra. Quei democristiani scomodi di cui De Mita fu elemento di spicco fecero un grosso sforzo di rinnovamento pur  avendo limiti politici e ideologici e sui rapporti con i due partiti della sinistra si aprì una frattura fra i due: de Mita credeva al dialogo con i comunisti Bianco era più vicino ai socialisti. Finita l’esperienza de “La Base” come giornale nacque la rivista ”Prospettive.” il giornale ebbe breve vita. Nnasceva dopo di Congresso di Napoli e la corrente “Iniziativa democratica” voleva imporre le sue idee  vagamente ispirate ad idee di sinistra.” Prospettive” Proponeva l’apertura ai socialisti come alternativa al centrismo, il rinnovamento dello Stato e l’incontro fra i bisogni del proletariato con il ceto medio e gli intellettuali. anche l’esperienza di “Prospettive” finì con una chiusura d’ autorità da parte della direzione democristiana.  Rileggere l’esperienza politica di quei democristiani scomodi ci deve servire a fare un bilancio politico-culturale e a delle riflessioni sulla nostra classe politica.

In primo luogo si avverte la mancanza in Italia di un partito popolare che non può essere riconosciuto Nell’attuale PD. In secondo luogo è che i problemi come l’impegno sociale, la programmazione, l’industrializzazione, la partecipazione statale nelle industrie oggi più che mai necessaria. Tutti i temi trattati nelle due riviste e oggetto del dibattito politico che i democristiani scomodi fecero all’interno della corrente di base della DC sono stati in parte dimenticati e volutamente accantonati in nome di un liberismo che usa lo Stato come strumento di potere a vantaggio di pochi. Quei democristiani scomodi di cui Sullo, Ciriaco De Mita, Gerardo Bianco  furono fra i principali interpreti danno viva la sensazione della grande debolezza politico-culturale del nostro paese e della sua classe politica attuale. L’ultima considerazione che si può fare e che  i cattolici veramente impegnati ascoltando i messaggi Di Papa Francesco se ne facciano  interpreti considerando  la possibilità di impegnarsi a costruire quel partito popolare come fu la DC, per costruire una reale alternativa alla situazione attuale per ritornare al messaggio scritto dai padri costituenti nella nostra Costituzione in cui confluirono diverse forze politiche con diversa ispirazione politica ed ideale, tutte passate attraverso il doloroso momento della liberazione dal giogo fascista e che avevano condiviso la galera, l’esilio, il confino.

dicembre 24, 2011

A volte ritornano.

Un De Mita di nuovo in Parlamento nella Seconda, anzi forse Terza Repubblica? Dello stesso ceppo di Ciriaco, storico esponente della Democrazia cristiana e della Prima Repubblica? Niente è impossibile, specie in certe famiglie in cui la politica sembra tramandarsi a mo’ di dna.
E così a Montecitorio potrebbe arrivare presto Giuseppe De Mita, il nipote di Ciriaco, figlio del fratello.
L’eventuale ritorno della dinastia di Nusco sugli scranni della Camera è legato a un risiko incrociato che coinvolge la Provincia di Caserta e anche la Regione Campania. Ecco qual è il giro. Succede che il presidente della Provincia di Caserta, Domenico Zinzi, come annunciato ufficialmente nei giorni scorsi dal leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, potrebbe presto presentare le dimissioni da parlamentare. Il suo posto tocca appunto a Giuseppe De Mita, nipote di cotanto zio Ciriaco. Giuseppe però, da poche settimane, è vicepresidente della giunta regionale, nonch´ assessore regionale al Turismo, della squadra del presidente Pdl della Campania, Stefano Caldoro. Naturalmente, in caso di trasloco a Montecitorio, De Mita andrà sostituito. E ovviamente, considerato che l’Udc è una grande famiglia, il posto dovrebbe andare non solo al partito, ma proprio a un fedelissimo di Zinzi, il quasi dimissionario presidente della Provincia di Caserta che innesca tutto il cambio di caselle. In pole position per la nomina ad assessore, infatti, è Angelo Consoli, che proprio a Zinzi è considerato molto vicino.
Il completamento del risiko però, almeno sul fronte del rimpasto della giunta di Palazzo San Giacomo, non è così automatico. Sembra infatti che prima di decidere comunque cosa fare si preferisca attendere le decisioni della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera nei confronti del coordinatore campano del Pdl, Nicola Cosentino. La decisione della giunta, qualche giorno fa, è stata rinviata al prossimo 10 gennaio. Insomma, poche settimane e il quadro potrebbe essere completato.

Maggio 12, 2010

Giunta regionale Campania: Caldoro al rush finale.

Due o tre assessorati: questo è il dilemma. Oggi infatti è fissato a Roma un delicato confronto tra i vertici nazionali del Pdl e dell’Unione di Centro per discutere del caso Campania. Al tavolo ci saranno gli azzurri Nicola Cosentino e Mario Landolfi e i centristi Lorenzo Cesa e Ciriaco De Mita. Da questo appuntamento si decideranno le sorti della nuova Giunta. L’Udc chiede tre assessorati, il Pdl è pronto a cederne solo due. Senza accordo l’Udc potrebbe decidere di appoggiare dall’esterno l’esecutivo. Alla fine il punto di incontro potrebbe essere trovato sulla base di due assessorati di peso e la vicepresidenza del Consiglio regionale. Per quanto riguarda i nomi circolano sempre quelli di Giuseppe De Mita, Sergio Barile e Pasquale Sommese. Sommese fra i citati è colui che ha i maggiori problemi dovendo risolvere l’incompatibilità “imposta” da Caldoro tra la carica di consigliere e di assessore regionale. Questa rimane un limite invalicabile. A nulla è servito neanche l’incontro di ieri tra Cosentino, Landolfi e il governatore.
Sicuro appare invece il rettore dell’Università di Napoli Federico II Guido Trombetti (Università e ricerca) insieme all’assessore provinciale salernitano Giovanni Romano (ambiente) e al presidente della Facoltà di Ingegneria della Federico II Edoardo Cosenza (Lavori pubblici).
Nel Pdl anche i consiglieri Ermanno Russo e Antonia Ruggiero dovranno consegnare le proprie dimissioni, se decideranno di entrare nella giunta regionale. Gli altri papabili a un posto nell’esecutivo sono orientati verso altri incarichi: Paolo Romano alla presidenza del Consiglio regionale, Fulvio Martusciello alla guida del gruppo.
Intanto mentre con il Ministero dell’Economia si lavora per l’individuazione dell’assessore al Bilancio (si parla di un giovane docente universitario), per la Sanità si fanno i nomi di alcuni parlamentari come Raffaele Calabrò e Marcello Taglialatela. Vicini a Palazzo Santa Lucia sono anche Maurizio Iapicca e Sergio Vetrella.
Per quanto riguarda gli altri nomi rimangono accreditati quelli di Carmen Verderosa, dell’assessore provinciale salernitano, Ernesto Sica e dell’ex consigliere regionale Antonio Lubritto.
I Popolari-Udeur se dovessero avere un assessorato sono orientati a puntare sull’esponente provinciale di Napoli Severino Nappi. La lista Per Caldoro presidente propone invece Salvatore Ronghi o in alternativa il sindaco di Camposano Gavino Nuzzo.

Maggio 11, 2010

REGIONE LIGURIA: PRESENTATA GIUNTA, ALL’IDV LA PRESIDENZA

  Il presidente della Giunta Claudio Burlando ha presentato la Giunta e il programma di legislatura. Il dibattito si terra’ nella prima seduta del Consiglio regionale dopo la presentazione del nuovo esecutivo. Le deleghe a porti e logistica rimangono al presidente Burlando che ha tenuto per se’ anche le competenze relative a pianificazione, controllo strategico, partecipazioni regionali, affari istituzionali, legislativi e legali, coordinamento relazioni internazionali e programmi comunitari, rapporti con il governo e l’Unione europea, informazione e comunicazione istituzionale, semplificazione normativa e amministrativa, informatica, coordinamento attivita’ di protezione civile. La vicepresidenza e un assessorato sono stati affidati all’Italia dei Valori, sei assessorati al Partito Democratico, uno all’Udc, uno al Pdci-Federazione della Sinistra, uno alla lista civica per Burlando, uno a una indipendente. Tre gli assessori uscenti riconfermati: Renzo Guccinelli (Pd), confermato assessore allo Sviluppo economico, industria, commercio, commercio equo e solidale, artigianato, tutela dei consumatori, ricerca e innovazione tecnologica, energia; Claudio Montaldo (Pd), confermato alla Salute, politiche della sicurezza dei cittadini; Giovanni Enrico Vesco (Pdci – Federazione Sinistra), confermato alle Politiche attive del lavoro e dell’occupazione, politiche dell’immigrazione e dell’emigrazione, trasporti. A Marylin Fusco (Idv) va la vicepresidenza e le competenze su Pianificazione territoriale e urbanistica. Gli altri assessori sono: Giovanni Barbagallo (Pd) Agricoltura, floricoltura, pesca (marittima) e acquacoltura; Angelo Berlangeri (Lista Civica per Burlando) Turismo, cultura, spettacolo; Giovanni Boitano (Udc) Politiche abitative ed edilizia, lavori pubblici; Renata Briano (Indipendente) Ambiente e sviluppo sostenibile, attivita’ di protezione civile, caccia e pesca acque interne, altra economia e stili di vita consapevoli; Gabriele Cascino (Idv) Sport e tempo libero, organizzazione e personale; Ezio Chiesa (Pd) Infrastrutture; Lorena Rambaudi (Pd) Politiche sociali, terzo settore, cooperazione allo sviluppo, politiche giovanili, pari opportunita’; Sergio Rossetti (Pd) Risorse finanziarie e controlli, patrimonio e amministrazione generale, istruzione, formazione, universita’. 

La maglia nera, a questo punto, va alla regione Campania che per una serie di veti incrociati non riescere a trovare il consenso necessario per varare la nuova giunta. Si parla  di appoggio esterno da parte del partito di Casini e De Mita.

aprile 30, 2010

Giunta regionale Campania: tensione tra De Mita e Caldoro.

 
 
E’ braccio di ferro tra Pdl e Udc per la costruzione della nuova giunta regionale. L’Udc chiede tre assessorati e un incarico istituzionale, ossia la vicepresidenza della Giunta o la presidenza del Consiglio regionale, ma il Pdl non intende trattare a queste condizioni. Caldoro sarebbe intenzionato ad assegnare infatti allo scudocrociato non più di due assessorati o in alternativa un assessorato più la vicepresidenza della Regione.
Nervi tesi dunque a via Santa Brigida dove il partito guidato da De Mita potrebbe alla fine decidere anche di non entrare nella nuova Giunta di Palazzo Santa Lucia. Alla base del dissidio ci sarebbe sia il peso che l’Udc rivendica in virtù del proprio risultato elettorale sia l’orientamento del neo governatore di formare una squadra di tecnici ed esterni osteggiato dai consiglieri dell’Udc. In quest’ultimo caso, a dir la verità i mal di pancia sarebbero più generalizzati. Riguarderebbero infatti tanto il centrista Pasquale Sommese ma anche gli azzurri Fulvio Martusciello ed Ermanno Russo.
Per quanto riguarda in nomi, negli ultimi giorni avanza quello del rettore della Federico II di Napoli Guido Trombetti, che non lascerà la guida dell’Ateneo e sarebbe gradito a Ciriaco De Mita. Sicuri appaiono l’assessore provinciale di Salerno, Giovanni Romano, cui dovrebbe andare la delega all’Ambiente, e il preside della Facoltà di Ingegneria dell’Università Federico II di Napoli, Edoardo Cosenza. In pole, come detto, ci sarebbe anche i consigliere regionale Martusciello e Ermanno Russo.
Da risolvere ancora la questione della rappresentanza femminile. Tra i nomi in lizza c’è anche quello dell’ex leader dei giovani industriali campani, Carmen Verderosa
aprile 14, 2010

Caldoro: primi passi per formare la giunta regionale campana

In attesa che la commissione elettorale presso la Corte di Appello di Napoli concluda il lavoro di verifica degli scrutini in base anche ai ricorsi presentati da diverse liste, il neo governatore Stefano Caldoro è al lavoro per trovare un accordo in maggioranza sulla composizione del nuovo esecutivo regionale della Campania. Con tutta probabilità, la commissione dovrebbe pronunciarsi entro mercoledì prossimo. Sono due i nomi irpini in pole per un posto nella giunta di palazzo Santa Lucia. Si tratta di Antonia Ruggiero, prima eletta nel Pdl in Irpinia, e dell’attuale vice presidente dell’amministrazione provinciale Giuseppe De Mita. La nomina della Ruggiero consentirebbe l’ingresso in consiglio di Generoso Cusano, primo dei non eletti. Se questo è l’inizio figuriamoci il resto. Non conosciamo i meriti della Ruggiero e men che mai quelli di Giuseppe De Mita, che oltre al cognome non sembra avere altro da dare. Se poi in giunta entrerà anche Franco D’ercole non ci resta che piangere. A questo punto anche il pluricondannato Conte merita un posto in giunta, almeno la Camorra sta tranquilla.

febbraio 16, 2010

Elezioni regionali Campania 2010: chiuso l’accordo UDC-PDL

Sembrerebbe definitivamente concluso l’accordo fra UDC e PDL sulle elezioni regionali in Campania.”Il Pdl riconosce all’Udc l’indicazione del vertice della provincia di Caserta, in un quadro di condivisione complessiva a partire dal candidato presidente e all’accordo politico e di programma”. Una nota diffusa al termine di un vertice romano tra Pdl e Udc sancisce l’alleanza tra i due partiti in Campania. Lo riferisce in un dispaccio, l’Agi, agenzia giornalistica italiana. Un’altra conferma arriva anche dall’Adnkronos che riporta il comunicato del coordinamento regionale del Pdl. ”Si e’ riunito questa mattina il coordinamento regionale del Pdl – si legge nella una nota – che ha deciso, in merito alle alleanze: si esprime la volonta’ di un accordo con l’Udc di coerenza con le recenti competizioni elettorali che hanno determinato la vittoria nelle province di Napoli, Salerno ed Avellino”.  Per essere sicuri però è preferibile attendere la conferma  ufficiale di De Mita. In ogni caso, anche se sul piano elettorale non aiuta è un bene che il partito che, grazie a uno dei suoi uomini di maggior prestigio: l’On.le De Mita, ha maggiormente contribuito al dissesto finanziario della Regione Campania se ne vada con la destra. Se il centrosinistra vince non dovrà fare più i conti con il sultano di Nusco.

febbraio 9, 2010

De Luca: “Votate me o la Regione va ai clan”

 

La Campania è davanti a un “bivio drammatico”: “rinnovare profondamente o consegnare la Regione ai clan”. Dichiarazioni pesante, quelle lanciate nel corso di un’intervista al quotidiano Il Riformista Vincenzo De Luca, candidato governatore del centrosinistra. De Luca fa un appello anche agli elettori di destra, “a tutte le persone perbene” – dice, a votare “quelle forze impegnate con coerenza contro la camorra”. Quanto all’apporto di Bassolino alla campagna elettorale, De Luca si è detto convinto che “ognuno farà la sua parte”. “Sono contro chi lo ha omaggiato e adesso fa lo sciacallo” – ha concluso. Come si può non condividere l’allarme di De Luca. I cittadini campani sono di fronte ad una scelta drammatica. La criminalità organizzata farà di tutto per far vincere la destra, con cui ha più di una contiguità. Dobbiamo combattere con tutte le nostre forze per fare in modo che questo non avvenga. L’on.le De Mita che continua a chiamare De Luca sceriffo deve riflettere attentamente prima di consegnarsi  senza condizioni alla camorra. In questa situazione non c’è machiavellismo che tenga, perché il primo imperativo e mettre in condizione la camorra di non impadronirsi della regione.

febbraio 8, 2010

De Luca: il problema politico della Campania.

Pubblichiamo un’intervista del 2007 di De Luca del candidato alla Presidenza della Regione Campania. NOI SPERIAMO CHE FINALMENTE CIRIACO DE MITA VADA IN PENSIONE:NON SE NE PUO’.

febbraio 7, 2010

Quando si parla di coerenza.