Posts tagged ‘CSM’

settembre 13, 2012

IL SILENZIO E’ LORO.

Le parole di ingroia non sono ben viste dal CSM,
il cui presidente è – ricordiamolo – Napolitano.
In Italia le uniche parole permesse,
alla faccia della democrazia,
sono quelle che non danno fastidio a nessuno.
Telecronache calcistiche, sfuriate di critici d’arte pazzoidi
e idiozie da reality shows.
Ma il silenzio è anche il grande amico di tutte le mafie.
gennaio 24, 2012

Ingroia inopportuno.

E’ stata “inopportuna” la partecipazione del magistrato palermitano Antonio Ingroia al congresso dei Comunisti italiani a Rimini il 30 ottobre dell’anno scorso, ma dato che si è trattato di “un fatto episodico” il caso va archiviato. E’ l’indicazione della Prima commissione del Consiglio superiore della magistratura, chiamata a pronunciarsi in vista della decisione definitiva del plenum dell’organo di autogoverno delle toghe. Il “richiamo” a Ingroia è passato con il voto a favore dei consiglieri del Pdl, ma anche con il sì del rappresentante laico del Pd Guido Calvi.“La mia è stata intenzionalmente un’affermazione forte, provocatoria”, aveva spiegato Ingroia in risposta alle polemiche. “Evidentemente definirsi ‘partigiano della Costituzione’ è diventata una bestemmia”.
Il Pd fa lingua in bocca col PDL sulla pelle di una persona seria.

aprile 27, 2010

Napolitano: i magistrati facciano autocritica

 Napolitano  

Occorre adoperarsi per recuperare l’apprezzamento e il sostegno dei cittadini. E a tal fine la magistratura non può sottrarsi ad una seria riflessione critica su se stessa, ma deve proporsi le necessarie autocorrezioni, rifuggendo da visioni autoreferenziali”. Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è rivolto ai magistrati in tirocinio incontrati stamattina al Quirinale. Ansa). Questi magistrati comunisti sono incorregibili, pretendono di applicare la legge e magari di processare chiunque, persino il Presidente del Consiglio. Roba da pazzi!

novembre 12, 2009

Lo chiamano processo veloce,

ma è l’impunità per il Duce di Arcore

I l cosiddetto patto sulla giustizia fra Berlusconi e Fini si è risolto con una trovata che assomiglia tanto al coniglio tirato fuori dal cappello del prestigiatore. Niente prescrizione breve, ci assicura il Presidente della Camera. L’accordo raggiunto in casa Pdl non comporterà un taglio della prescrizione, per favorire i soliti noti, ma riguarda l’accelerazione del processo penale.
Se fosse vero, ci troveremmo di fronte ad un rivoluzionario mutamento delle linee di tendenza in materia di giustizia e processo penale che hanno visto, a partire dal 2001, un florilegio di leggi e leggine che hanno ulteriormente rallentato la macchina del processo penale, aggravando il lavoro degli uffici giudiziari, mentre contemporaneamente si riducevano gli stanziamenti e le risorse effettive (per es. lasciando scoperti gli organici).
Se a ciò si aggiunge che la prescrizione breve è stata già introdotta nel 2005 con la legge ex Cirielli che ha determinato una generale diminuzione dei termini di prescrizione, salvo per gli imputati recidivi, non dobbiamo stupirci se una fetta rilevante di procedimenti penali non giunge alla sua naturale conclusione, perché i reati vengono cancellati dalla prescrizione.
In questo modo si verifica un duplice effetto negativo. Viene sprecata una risorsa costosa per la collettività (qual è appunto il processo penale) e si allarga l’area dell’impunità.
A coloro che parlano di accelerazione del processo, bisogna ricordare che questa tendenza a rendere più gravoso il funzionamento del processo penale è proseguita anche nella attuale legislatura. Il disegno di legge del Ministro Alfano sulle intercettazioni (la cui discussione è in corso al Senato, dopo essere stato approvato dalla Camera) è stato criticato sotto molteplici profili, perché toglie dalla cassetta degli attrezzi degli inquirenti strumenti di indagine fondamentali per l’accertamento della verità e perché imbavaglia i giornalisti. Però, sotto il profilo funzionale, si tratta di una riforma che rallenta ancor di più il processo penale, anziché accelerarlo, come è stato rilevato dal Consiglio Superiore della Magistratura in quel parere che è tanto dispiaciuto ai gerarchi del Pdl. Il Csm ha denunziato una scelta procedurale particolarmente irrazionale, quale la sottrazione del potere di autorizzare le intercettazioni al Gip (Giudice delle indagini preliminari, presente in ogni Tribunale), per concentrarlo nella mani del tribunale distrettuale (cioè del capoluogo di Regione) in composizione collegiale, osservando che: «per alcuni tribunali distrettuali di minori dimensioni la disciplina attuale delle incompatibilità, congiunta con l’attribuzione del potere autorizzatorio ad un organo collegiale diverso dal Gip, determinerebbe il pericoloso approssimarsi di quel limite di saturazione oltre il quale si verifica la materiale impossibilità di celebrare i processi». (di Domenico Gallo – Liberazione)