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ottobre 19, 2009

Fratello Fidel

Helder Camara nasce a Fortaleza nel Nord-Est del Brasile il 7 febbraio 1909, era un prete . E’ stato uno dei personaggi più famosi dell’America latina soprattutto negli anni sessanta. Ordinato sacerdote, all’età di soli 22 anni, esattamente il 15 agosto del 1931, si formò alla vita pastorale con i giovani studenti di Rio de Janeiro, ma soprattutto con il mondo delle favelas locali. Progressista grande amico di Paolo VI, si dice che sia stato l’ispiratore della “Populorum progressio” la lettera enciclica di Paolo VI, che parla della fame, della miseria dell’ignoranza.
Fu sempre a fianco degli ultimi, costituì la Crociata di San Sebastiano per lavorare a fianco del popolo delle favelas. Fondò il “Banco da Providencia”, per prestiti alle persone in difficoltà, i cui utili servirono a sostenere servizi di vario genere: sanità, ambiente, istruzione, trasporti, orientamento professionale, assistenza giuridica, disoccupazione. La presenza di Don Helder al Concilio Vaticano II fu tra le più operose: fu uno dei promotori del gruppo della “Chiesa dei poveri”, una cinquantina di vescovi dei cinque continenti che nell’ambito del Concilio si riunirono per riflettere sul rapporto tra Cristo e i poveri e la necessità per la Chiesa di conformarsi al Cristo povero, liberandosi da ogni compromesso terreno.
Nominato vescovo di Olinda in Brasile si immerse profondamente nel lavoro pastorale della sua poverissima diocesi. Di fronte alla dittatura che salì al potere con un colpo di stato pochi giorni prima della sua nomina, il 1° aprile del 1964, ebbe sempre un atteggiamento di ferma denuncia, soprattutto verso la pratica della tortura, delle sparizioni e degli omicidi politici, tanto in patria quanto nei paesi visitati. Si attirò così l’inimicizia di molti ed una serie di minacce di morte. Concretamente, in Brasile denunciò il sistema capitalista e la politica economica delle grandi multinazionali.
Diverse sono le battaglie, dentro e fuori i confini nazionali, che gli procurarono una serie d’incomprensioni all’interno della stessa Chiesa. Ricordare Don Helder significa ricordare un Concilio incompiuto, il debito mai estinto verso i poveri, tanti ideali traditi, e quel confronto radicale con il Cristo povero e crocifisso che, al di là dei discorsi ufficiali, nessuno dei grandi e dei capi religiosi vuole affrontare fino in fondo. Don Helder soleva dire : «quando davo da mangiare ai poveri dicevano che ero un santo, da quando ho iniziato a chiedermi: “perché ci sono i poveri?” mi hanno dato del comunista».