Posts tagged ‘Crocefisso’

dicembre 13, 2009

Sacerdoti stranieri? No grazie

“Sacerdoti stranieri? No grazie». A dire la sua sui sacerdoti non italiani alla guida delle parrocchie è il vicesindaco Gentilini, che si giustifica così: «Finirebbero per essere semplici funzionari ecclesiastici – dice Gentilini – Il parroco invece deve conoscere la sua gente».

Tutto questo viene detto mentre svela il crocifisso di ferro nel giardino di palazzo Rinaldi, opera da lui voluta dopo la polemica sul simbolo sacro nata dopo la sentenza di Strasburgo.

Dichiarazioni fatte a margine della cerimonia quelle di Gentilini. «Giudico negativa la carenza di sacerdoti – premette il vicesindaco – Quando un parroco deve gestire più parrocchie, non si radica nel territorio. Devono conoscere i loro cittadini». Cosa che, secondo Gentilini, non può fare un super-parroco né tantomeno un sacerdote di origine straniera, figure sempre più diffuse in zone come Genova e Firenze e che talvolta, con la loro presenza, «tamponano» la crisi di vocazioni dei nostri connazionali.

«Gli stranieri non conoscono le tradizioni», dice il prosindaco. Sopra di lui si erge il crocifisso in ferro battuto opera di Claudio Rottin, artista di Carbonera, voluto dal vicesindaco dopo la sentenza del Parlamento europeo che vieterebbe la presenza del simbolo cristiano nelle classi e contro cui la Lega ha combattuto un’aspra battaglia.
«Riaffermiamo così la nostra cristianità» dice Gentilini. Alla cerimonia mancano rappresentanti del clero. Il crocifisso è stato messo nel giardino di palazzo Rinaldi in tutta fretta, prima di Natale, e pare senza particolari autorizzazioni o richieste.

All’ombra della croce Gentilini si lascia andare anche a un commento sul probabile nuovo vescovo di Treviso, il francescano Gianfranco Agostino Gardin. «Sono contento – dice -. Spero introduca uno spirito innovativo, ma senza disconoscere la tradizione. E poi la chiesa deve guadagnarsi la simpatia dei giovani».

Chi a sinistra si illude di poter dialogare con questa gente è servito. Il razzismo e la xenofobia sono il tessuto connettivo della lega e del PDL.Fermiamoli finchè siamo in tempo. Il crocefisso per la lega è solo un’icona dietro cui nascondersi. I cattolici non hanno bisogno di simboli ma di fede.

dicembre 3, 2009

La lega è razzista, ma al sud non scherzano.

Un bambolotto di colore, alto circa un metro, senza abiti, infilzato come un crocifisso sulle sbarre del cancello del Cam, il Contemporary Art Museum di Casoria. E’ questo lo spettacolo inquietante che si sono trovati di fronte stasera il direttore del museo Antonio Manfredi e i suoi collaboratori, arrivati per gli ultimi ritocchi all’allestimento della grande mostra “AfriCam” dedicata all’arte contemporanea africana, che apre il 5 dicembre. Con loro c’erano anche due artisti arrivati per l’occasione per esporre i loro lavori, il ganese Narku Thompson Nii e l’egiziano Mohamed Alaa, che sono rimati impressionati.

“E’ stato un chiaro gesto intimidatorio. E’ stato un gesto di razzismo vero e proprio. E’ stato comunque uno shock, perché è vero che noi siamo abituati come museo a Casoria a stare sempre in lotta per sopravvivere, ma nell’arte non ci aspetteremmo mai azioni di questo tipo che testimoniano una volontà razzista. Nell’arte non pensiamo mai alle ghettizzazioni, noi vogliamo stare al di sopra di queste diversità. L’obiettivo della mostra infatti è di mostrare che anche in situazioni di difficoltà la cultura vince, permane e dà la forza per andare avanti. Tutte le opere in mostra vogliono raccontare che l’Africa non è solo fatta di immigrati disperati, ma ci sono anche artisti e intellettuali. Che magari fanno sculture con la carta riciclata dalla spazzatura, o che lavorano in atelier-baracche. Ma portano colori straordinari in posti fatti di nulla e cenere. L’arte dell’Africa aiuta l’immagine dell’Africa”.

Pensavo che i mali fra nord e sud si dividessero equamente. Al nord  la Lega e a noi la Camorra. Purtroppo la stupidità non ha confini. I napoletani  svengono di fronte al sangue di S. Gennaro che si scioglie e poi ammazzano i neri per strada. I napoletani veri cristiani stanno per eleggere un uomo accusato di essere contiguo alla camorra presidente delle regione. Quei napoletani, che non sono veri cristiani non si vergognano di questi comportamenti. Questa gente sta vendendo il nostro futuro in cambio dei trenta denari di promesse. Dov’è la pietà, la solidarietà, la fratellanza?

Napoletani brava gente.

novembre 14, 2009

La tradizione del crocefisso.

paladini volontari, schierati con questo Vaticano, ripropongono ossessivamente l’idea di un Crocifisso come motivo dominante di una tradizione, e non si rendono conto di svilire i principi portanti della Fede.

Elemento di una tradizione come l’antica “saga del pesce azzurro” che si pratica nel periodo estivo per attirare turisti; come la “saga del fungo porcino” della Sila; come il Palio di Siena; come la regata storica di Venezia o come il più noto carnevale.

Tradizione  che si vorrebbe far risalire e decorrere da quel fatidico giorno nel quale Gesù venne sacrificato, ma così non è.

I primi cristiani non avrebbero mai esaltato la croce, perché punizione per gli schiavi e i servi; ne utilizzarono il simbolo solo intorno al VI secolo, ma senza l’immagine di Cristo; chi avrebbe osato crocifiggere Gesù una seconda volta ? Intorno all’anno 1.000 cominciano a comparire affreschi che descrivono una croce, con accanto un agnello sacrificale; più avanti di qualche decennio comparirà l’immagine di Gesù, ma non inchiodato nella croce, bensì accanto alla croce, in abiti splendenti, ma non ancora raffiguranti la Resurrezione, vero simbolo del cristianesimo: l’immagine di un vittorioso che aveva sconfitto la morte.

Due sono i momenti salienti del mistero cristiano: la croce che si assimila  all’ultima cena e la Resurrezione che si assimila all’Eucarestia  in quella medesima cena che diventerà la prima cena del popolo cristiano.

Fu l’ultima cena ebraica di Gesù  e, con l’Eucarestia, la prima cena cristiana.

“Fate questo in memoria di me!” fu l’invito rivolto a tutte le genti.

Ma la croce presto acquistò un significato mutevole e, spesso, contraddittorio.     

Il monachesimo esaltò la croce penitente, mentre il Vaticano ne fece il simbolo bellicoso delle crociate, quindi il braccio armato della Fede che in nome di Cristo accendeva i roghi dell’Inquisizione.

La persecuzione degli ebrei fu una costante drammatica, che avrà il suo epigono nella “soluzione finale di Hitler”. Gli ebrei vennero indicati  come deicidi e come tali puniti.

Ma un malcelato pudore impediva di ricordare che Gesù era ebreo. I pittori asserviti al potere vaticano dipingevano i loro crocifissi con un pudico drappo sui fianchi; volevano rispettare l’immagine di Gesù e risparmiare l’onta dell’ultima umiliazione, o volevano nascondere quel segno della circoncisione che ricordava al mondo l’origine ebraica di Gesù ?

Non c’è risposta plausibile, c’è la certezza storica che la croce divenne simbolo di una vendetta postuma che un ebreo avrebbe consumato contro il suo popolo.

Ci vorrà Giovanni XXIII per dirimere una plurisecolare controversia e cancellare quella condanna al popolo ebraico.

Oggi la medesima croce viene presentata ed esaltata come il fondamento delle radici cristiane, ma limitatamente all’Europa, come se il diritto di amare e credere in Cristo fosse un monopolio di questo occidente, che, pure, si è servito della croce per le più inimmaginabili  crudeltà.

In quella croce c’è un uomo, un ebreo, figlio di Dio, che ha voluto, per sua scelta patire i più drammatici momenti che uomo possa subire, ma per esaltarsi nella Resurrezione, esaltando l’uomo e nell’uomo tutti gli uomini, chiamati dall’insegnamento di Cristo.

Ora è diventato un suppellettile da scrivere nell’elenco delle dotazioni di un’aula, oppure un elemento antropologico distintivo di una razza, mortificando e rinnegando lo spirito stesso del sacrificio di Cristo, che nell’ultimo anelito di vita perdonò i suoi carnefici “perché non sanno quello che fanno”

novembre 6, 2009

A scuola senza crocefisso.

Come Cattolico ritengo che la discussione sul crocefisso nelle aule delle scuole pubbliche sia una di quelle cose fatte per contarsi. Cioè per vedere chi sta da una parte e chi dall’altra. E’ la storia di sempre se non ti schieri per condannare la sentenza della Corte di Giustizia della comunità Europea sei un comunista, un senza Dio ed anche un pessimo padre. Io non credo che togliere la Croce dalle scuole serva a tutelare i bambini di altre fedi.  Semplicemente i bambini se ne fregano se alla parete c’è il Crocefisso o meno. L’unico che ha interesse al Crocefisso è Benedetto XVI e  il ministro La Russa. Il nostro dovrebbe essere uno stato laico indifferente ai simboli ed invece i simboli servono per catalogare tutto e tutti. Con il simbolo c’è l’appartenenza a una tribù e la protezione. In questa maniera si creano le fazioni armate l’una contro l’altra e tutti contro la comunità Europea, che non fa male. Tolleranza, solidarietà, tradizioni positive sono morte, restano i pretesti per combattersi e per dimostrare sempre e comunque chi è il più forte.  Io il crocefisso preferisco averlo in camera da letto e trovarlo in Chiesa.

Come cattolico mi fa tristezza vedere un ex picchiatore fascista che si erge a paladino dei miei presunti diritti violati.