Posts tagged ‘Craxi’

febbraio 12, 2015

La profezia si avvera.

dicembre 31, 2014

Meditate gente! Meditate!

…”Ciò che si profila è ormai un’Europa in preda alla disoccupazione e alla conflittualità sociale, mentre le riserve, le preoccupazioni, le prese d’atto realistiche si stanno levando in diversi paesi che si apprestano a prendere le distanze da un progetto congeniato in modo non più corrispondente alla concreta realtà delle economie e agli squilibri sociali che non possono essere facilmente calpe Altro…

marzo 13, 2014

Craxi, Berlinguer e la sinistra.

Sono passati 30 anni dalla prematura scomparsa di Enrico Berlinguer e 14 dalla altrettanto prematura scomparsa di Craxi. Io quest’anno commemorerò il tentennale della scomparsa di Riccardo Lombardi ed il 90 anniversario dell’assassinio di Matteotti. Ma non mi unirò alla commemorazione di Berlinguer. Non lo farò fino a quando i dirigenti postcomunisti non diranno le cose che hanno detto  BFabrizioarca e Nichi Vendola. Vale a dire che la storia del Psi dal 1976 in poi non può essere ridotta a “romanzo criminale” ma che anzi ha contenuto la ultima e profonda elaborazione culturale ed ideologica fatta dalla sinistra italiana. Poi vanno fatte le critiche che vanno fatte a Craxi, legittimamente , ma non buttando insieme bambino ed acqua sporca. E le critiche sono critiche politiche e concernono la gestione del partito (come ben hanno messo in rilievo Rino Formica e Giorgio Ruffolo) che poi ha prodotto una condizione per la quale il PSI si trovò disarmato quando montò quella ondata antipolitica che ha poi prodotto il disastro della II Repubblica . E che fu abilmente guidata da poteri forti interni ed internazionali. Beninteso anche con Berlnguer occorre far attenzione a non buttare insieme acqua sporca e bambino. In lui vi sono aspetti positivi ma anche regressioni e ricadute verso forme di settarismo ed integralismo che non hanno giovato alla sinistra , e si sono esposte a strumentalizzazioni postume (ma qui Berlinguer non c’entra) da parte di personaggi che poi. la storia ha dimostrato essere un pulpito inaffidabile per fare lezioni di morale ad altri. Insomma il manicheismo da II Repubblica per cui Craxi era un gangster e Berlinguer una sorta di Padre Pio non esiste. Del resto credo che lo stesso Berlinguer si rivolta nella tomba nell’essere strumentalizzato da un Travaglio, ad esempio. Naturalmente, pur se non parteciperò alle celebrazioni, personalmente resta in me un profondo senso di ammirazione per una figura che comunque merita rispetto e deferenza, pur nel dissenso su temi importanti. Vedete la critica al pensiero di Berlinguer non fu fatta solo da Craxi. Lombardi, Mancini e Giolitti erano altrettanto critici. Anzi quest’ultimo fu più profondo di Craxi nel criticare il concetto di III Via che si fondava su basi molto fragili e dava adito a elementi di ambiguità seri. Sul piano ideologico , dal mio punto di vista, ebbe certamente ragione il gruppo dirigente socialista del congresso di Torino del 1978 (Craxi, Giolitti, Lombardi, Signorile) rispetto a Berlinguer sul tema dell’Eurosocialismo e della critica radicale al socialismo reale. Pur evidenziando la necessità di andare oltre le esperienze socialdemocratiche tradizionali (Lombardi soprattutto) questo oltrepassamento era tutto all’interno della cultura del socialismo democratico e della contestazione delle stesse radici ideologiche del comunismo del 900 (e non solo della sua prassi) poichè anche in quelle radici si celava il presupposto della evoluzione totalitaria del comunismo reale. Insomma per Berlinguer l’URSS era un paese socialista “con tratti illiberali”. ERa un passo in avanti rispetto a Togliatti (che però appartiene ad altra epoca) ma restava in mezzo al guado. I socialisti ritenevano invece che l’URSS non era un paese socialista, perchè non è possibile un socialismo senza democrazia (lo diceva già Kautsky nel 1919 – non è poi una cosa nuova) e quindi un socialismo tra tratti illiberali era un non senso. La critica dei socialisti non era affatto rivolta contro Marx (qui si fece grande confusione) ma contro Lenin e le sue derivazioni dallo stalinismo al togliattismo. C’è tutta una grande tradizione di marxismo socialista democratico (che è molto più profonda delle teorie schematiche di Lenin e Trotzky) e che comprende il già citato Kautsky, l’austromaxismo di Hilferding, Bauer, Adler, del belga Vanderverlde, di Mondolfo, Turati, Saragat, Basso in Italia. Una tradizione che il Psi del dopo 1976 rivalorizzò. Insieme a Rosselli, Capitini. Per evidenziare che a sinistra non c’era il solo pensiero unico gramsciano-togliattiano. Le egemonie serie non si costruiscono per esclusione degli altri. Berlinguer fece una importante affermazione circa la natura pluralista del socialismo (un passo decisamente più avanzato delle “vie nazionali” di Togliatti) ma mantenne il modello di centralismo democratico del partito che contraddiceva il resto. Proprio Riccardo Lombardi disse che il punto di discrimine fondamentale tra socialisti e comunisti non era la dialettica riforme-rivoluzione , ma la concezione del partito depositario di una filosofia della storia. E quindi delle chiavi della verità. Per cui il partito non è uno strumento, così come lo è nel socialismo democratico, ma diviene quasi una entità mistico-metafisica. il “corpo mistico della Chiesa” di San Paolo laicizzato. Una entità a cui sottomettersi pena di essere un “individualista piccolo borghese” . Una entità che ha i suoi sacerdoti, l’apparato. Certo poi Berlinguer cercò di spostare questa caratteristica dal piano ideologico a quello morale-antropologico, la “diversità comunista”. Ma l’integralismo resta. NOn sappiamo se Berlnguer avesse o meno , in seguito, modificato questa posizione. Certo i suoi epigoni hanno utilizzato spesso il concetto di “diversità” come sacchi di sabbia a protezione di se stessi e della loro progressiva tendenza all’autoreferenzialità gestita in modo sempre più opportunistico e trasformista. Per cui si cambia spesso nome ma i dirigenti e l’apparato restano quelli. Fino a causare la liquidazione della sinistra. Quando il soggetto precede il progetto e si emancipa anche dalla sua rappresentanza sociale, si cade nel politicismo più negativo ed in una concezione manovriera della politica atta a conservare il potere. Punto. Natualmente la sinistra di oggi ha bisogno invece di recuperare progetto di trasformazione sociale ed idealità su cui costruire la rappresentanza sociale del mondo del lavoro, dei più deboli di tutti coloro che soffroni diseguaglianze ed esclusione. Ed evitare che si ricreino nomenclature autoreferenziali ….che degradano la politica. Ma di questo ne abbiamo parlato a lungo quando abbiamo affrontato il tema del recupero di una soggettività socialista.

Giuseppe Giudice

marzo 4, 2014

Ci tocca difendere anche Craxi

Ritorno su un argomento (ma cercherò di essere il più sintetico possibile) che ho spesso affrontato. Perchè un socialista di radici lombardiane è stato spesso costretto a difendere Craxi. Nichi Vendola ha recentemente affermato che la storia del PSI dal 1976 in poi è spesso stata trattata alla stregua di un “romanzo criminale” e ciò è profondamente ingiusto, ha aggiunto. Fabrizio Barca ha detto che quella del PSI del primo Craxi è stata la ultima grande elaborazione culturale fatta a sinistra. Un parere nettamente diverso da quelli della “società civile” che hanno promosso la lista pro-Tsipras (povero Tsipras) in particolare i Curzio Maltese (un modesto scrivano che in altre epoche storiche avrebbe pulito i cessi dei giornali) , le Barbar Spinelli e dulcis in fundo Paolo Flores d’Arcais (qualcuno dice che è pure jettatore) che in verità fu prima un ultras craxiano per poi diventare dipietrista, ingroista , paragnosta ecc ecc. E’ gente da poco che però ha la potenza mediatica di “Repubblica” alle spalle. Ma la riduzione di Craxi a puro fenomeno criminale è stato funzionale ad un preciso disegno politico: quello dell’Ulivo che avrebbe dovuto rinnovare il sogno berlingueriano del “compromesso storico”. Non a caso Berlinguer e Moro sono le due icone del PD (poi forse REnzi vorrà sostituirli con la sua statua). Noi laburisti sostenemmo D’alema (facemmo un errore mortale ) perchè pensavamo che potesse contrapporsi all’asse Prodi-Veltroni che esplicitamente proponeva l’Ulivo Mondiale (Renzi ci è arrivato con grande ritardo) in sostituzione della Internazionale Socialista. Ma D’alema era ancora peggio di loro, perchè doppio , viscido e sfuggente (come del resto lo sono i peggiori prodotti di una certa logica burocratica). E’ inutile che mi soffermi sui guai da costoro provocati: li abbiamo sotto i ns occhi. Insomma l’antisocialismo era ciò che giustificava l’asse deleterio post-Pci e post-Dc. A sinistra (soprattutto i soloni del Manifesto) tutti si sciacquano la bocca con Marx . Ma spesso di Marx non hanno capito un cazzo. Perchè se si applicassero gli strumenti forniti dall’analisi marxiana alla fondazione della II Repubblica , ci renderemmo tutti conto che Craxi è stato liquidato dai poteri forti per eliminare quello che più si opponeva alle privatizzazioni made in Goldman Sachs e quello che era più scettico su Maastricht (a differenza di Amato e De Michelis). Sulle sue pesanti responsabilità su una gestione del partito che ha fatto grossi danni mi sono soffermato più volte (ma chi oggi dei ledaer attuali può dare lezioni di etica politica a qualcuno?). Però Craxi fu molto coraggioso in politica estera (e questo coraggio l’ha pagato) e fu un difensore della economia mista e dell’intervento pubblico in economia. Giorgio Ruffolo amava dire: “io sono stato un critico di Craxi ma non un suo antagonosta”. Per dire che c’erano delle intuizioni serie e condivisibili nella sua politica, ma accompagnata da una gestione per partito condannabilissima. E comunque Craxi è un gigante rispetto ai nani odierni.

Giuseppe Giudice

ottobre 15, 2013

Anche i cani nel loro piccolo si incazzano!

ottobre 15, 2013

Fuori gli extracomunitari dall’Italia.

agosto 21, 2013

Togliatti e la sinistra.

 https://i2.wp.com/www.epdlp.com/fotos/mondolfo.jpg   Il togliattismo è stato una grande tragedia per la sinistra italiana. Non tanto per la politica quanto per cultura politica. Un marxismo all’italiana tutto rivolto alla giustificazione della esistenza di una nomenclatura e tutta rivolta al giustificazionismo storico anche delle cose peggiori. Il togliattismo ha oscurato Mondolfo che è stato uno degli interpreti più creativi di Marx (ed ha insegnato molto a Gramsci) , ha oscurato Rosselli e tanti altri. Togliatti vedeva Lombardi come il fumo negli occhi. E’ assurdo che oggi vi sia gente come Prospero che cerchi surrettiziamente di recuperarlo. Certo su queste basi non si costruisce alcuna sinistra credibile, anzi si alimenta l’antipolitica. Lombardi e Foa erano definiti gli anti-togliatti ed io sono fiero di essere seguace di questi due socialisti democratici e libertari. Se c’è un merito della prima fase (e sottolineo prima fase) della segreteria Craxi è la rivalutazione di questo patrimonio immenso della sinistra italiana oscurata da togliattismo e berlinguerismo.

Giuseppe Giudice

agosto 20, 2013

Nessuna sinistra è possibile senza i socialisti.

Per ricostruire la sinistra italiana occorre ribaltare e contestare apertamente la vulgata berlingeriana secondo la quale l’unica sinistra in Italia , dopo il 1976 , era il PCI. E che lo stesso Psi anteriore a quella data sia stato qualcosa che non ha prodotto nulla di significativo. Come se lo Statuto dei Lavoratori o la nazionalizzazione dell’energia elettrica non fossero stati enormente più significativi di ciò che produsse la politica di Berlinguer. Ma anche dopo il 1976 , nella prima fase della segreteria CRaxi (1976-81), vi fu uno straordinario lavoro di elaborazione politica e culturale (nella mia esperienza politica diretta non ho mai assistito a nulla di simile) che si svolse sulle colonne di Mndoperiaio. Fu il più generoso tentativo di rinnovare profondamente la sinistra italiana e si poneva in piena continuità ideale (anche se in un contesto storico mutato) rispetto al primo revisionismo socialista (fondamentale) di LOmbardi e Giolitt…Continua a leggere

Del compagno Giuseppe Giudice.

agosto 20, 2013

Ripartire dal Midas?

DEDICATO A TUTTI QUELLI CHE SONO ALLO SBANDO, RIPARTIRE  DAL MIDAS.
luglio 27, 2013

Verso il naufragio del PD

 

    https://quadernisocialisti.files.wordpress.com/2013/07/8e07a-naufragium.jpg Forse con gli ultimi avvenimenti il Pd ha dimostrato di essere al passo con l’indecenza dei comportamenti generati dall’avvento della seconda repubblica. Volendo analizzare  quello che in casa PD e in area governativa è successo negli ultimi giorni  va osservato che la crisi del centrosinistra trova le sue radici nel  processo sostanzialmente mistificatorio della II° Repubblica.  La sinistra che doveva nascere dopo “mani pulite” era concepita  come la somma  di un postcomunismo senza identità ed un pezzo di ex DC che aveva individuato nell’Ulivo una scialuppa di salvataggio e di sopravvivenza politica.

Questo schema apparentemente funzionale agli avvenimenti  non avrebbe potuto mai produrre grandi progetti politici ma solo il piccolo cabotaggio del tirare a campare, mentre l’Italia viveva un processo di regressione involutiva mai registrata nella storia repubblicana.

A sinistra del Pd  ci sono stati fatti effimeri e sbagliati. Si è oscillato tra la sacra unione delle sinistre cosiddette radicali, ma in realtà archeologiche, seppellite dalla storia e la proposizione di una sorta di ulivismo di sinistra (Rodotà, De Gregorio) improduttivo ed evanescente.

La mistificazione che diede vita all’Ulivo si fondava su un elemento preciso: la demonizzazione e l’espulsione della tradizione socialista, ovvero dell’unica tradizione della sinistra italiana che aveva retto alle dure repliche della storia (come diceva Nenni), anche scontando la degenerazione politico-organizzativa del Psi anni 80 (ma le degenerazioni successive sono state ancora più gravi).

Iil PD, nonostante ormai sia all’impazzimento, reggerà fino a quando in campo ci sarà Berlusconi. Le conseguenze della deflagrazione, ormai imminente, sono inimmaginabili, ma certamente produrrà  uno scombussolamento generale del sistema politico generale. I socialisti non possono aspettare senza far nulla, né tantomeno continuare a navigare su una nave che va verso il naufragio. Purtroppo però le risorse politiche e culturali a sinistra del PD sono scarse. Per questi motivi SeL ed un Psi (libero da Nencini) dovrebbero  iniziare a ragionare insieme. Questa è l’unica strada per evitare  un nuovo Arcobaleno che occulterebbe ancor più le debolezze del PD e gli garantirebbe una ingiusta e dannosa sopravvivenza, condannando per altro verso il PSI a rimanere un satellite inerte del PD.

Beppe Sarno