Posts tagged ‘covid 19’

Maggio 1, 2020

Buon primo maggio!

di Beppe Sarno.

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Buon primo maggio! Forse. Io non me la sento di fare questo augurio perchè a causa delle restrizioni necessarie al contenimento della pandemia da Covid-19, quest’anno le piazze del mondo, in occasione del Primo maggio, saranno vuote e silenziose.

A piazza San Giovanni a Roma non ci sarà il concerto e la piazza testimone di tanti eventi sarà prigioniera del silenzio testimone per i pochi passanti della sconfitta di questa società egoista e ottusa.

D’altra parte in numerosi paesi dove la ricorrenza della festa del lavoro è formalmente riconosciuta, i diritti fondamentali non godono di altrettanta tutela e già negli anni passati ha subito forti misure repressive.

In Italia assistiamo da anni impotenti ad un attacco sistematico ai diritti dei lavoratori; l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori  è stato abolito non solo per il suo contenuto concreto ma anche e soprattutto perchè  esso era la rappresentazione legale della dignità dei lavoratori anche nel posto di lavoro.

la sinistra, i socialisti, i sindacati non sono riusciti  ad evitare questa sconfitta perchè la forza delle multinazionali e il ricatto di un Europa sempre più matrigna hanno avuto la meglio rispetto a quei pochi che hanno provato ad impedire questo disegno reazionario.

Diceva Maurizio landini “Credo che la decisione del Presidente del Consiglio e del Governo di modificare l’Art. 18, risponda a un’idea sbagliata in cui si pensa che per uscire da questa crisi bisogna lasciare fare alle imprese quello che ritengono più opportuno, compresa la libertà di licenziare.” e così è stato.

Quest’idea sbagliata, come la definiva Landini, ha preso il sopravvento ed ha vinto ogni resistenza. I decreti sicurezza del governo dei 5 stelle e della lega nati per contrastare l’immigrazione clandestina rappresentano un’ulteriore sfida nei confronti dei lavoratori ed un’ulteriore riduzione dei diritti.

La Finlandia quest’anno ha rinunciato a dare la caccia alle balene, ma nel mondo, dalle nazioni più evolute fino ai regimi più oppressivi non si ferma la corsa alla mortificazione del mondo del lavoro cosicché le coscienze dei lavoratori son sempre più fiaccate ed ognun vive il proprio personale dramma senza più voglia di condividerlo con altri e di lottare e  difendersi per affermare il principio che i diritti conquistati con anni di lotta sono inviolabili.

“Pietà l’è morta” recita una canzone e con essa la solidarietà.

Aspettiamo con ansia i prestiti dalla BCE, dal Mes in qualunque forma essi arrivino, dimenticando che questi soldi prima o poi bisognerà restituirli e questa restituzione sarà contrassegnata da ulteriori sacrifici e da ulteriori riduzione di diritti

Il primo maggio 1947 i contadini siciliani si radunarono a Portella della Ginestra per celebrare la festa del lavoro. il calzolaio Giacomo Schiro segretario della sezione socialista di Piana,diede inizio al suo discorso “Compagni lavoratori siamo qui riuniti per festeggiare il primo maggio festa dei lavoratori” fu l’incipit, ma  il discorso fu interrotto da raffiche di mitra che lasciarono per terra decine di morti. Dalle dieci e trenta del mattino per dieci interminabili minuti fu un susseguirsi di spari e di morti.

L’assemblea costituente a seguito di quel drammatico evento votò una risoluzione presentata da Pietro Nenni in cui nel condannare l’eccidio di Portella della Ginestra  in cui si invitava la nazione a trovare ” nella legalità democratica l’inderogabile limite di ogni pubblica manifestazione”.

Gli operai metalmeccanici della Lombardia offrirono mezz’ora di salario i favore delle famiglie delle vittime, fu proclamato un sciopero generale di protesta a partire dal tre maggio. Tutti i lavoratori italiani si unirono allo sdegno ed al dolore.

Ad  primo maggio nato sotto il segno dell’aggressione ai diritti dei lavoratori fu data una risposta univoca dalla classe politica e dai lavoratori.

La solidarietà della classe operaia, dei lavoratori tutti diede in quell’episodio un prova di forza  che fu un monito e indicò quale fosse la strada da seguire per ricostruire l’Italia distrutta da venti anni di nazifascismo.

Fu quello stesso spirito che animò le lotte operaie degli anni sessanta dove ad una risposta padronale che trovò nella Fiat di Valletta la punta di diamante  si rispose con  una dura lotta che chiedeva e pretendeva il riconoscimento del valore e della dignità del lavoro negata da salari troppo bassi, da gerarchie e divisioni tra operai, tecnici, impiegati, da una ferrea disciplina di fabbrica e da un altrettanto ferreo controllo della produttività.

Fu quella lotta come lo era stata la risposta alla strage dei Portella della Ginestra che portò all’affermarsi dei diritti dei lavoratori che troverà il suo approdo, nel 1970, nello Statuto dei diritti dei lavoratori, ma a cui non si sarebbe arrivati senza lo choc determinante della rivolta operaia del 1969.

Allo statuto dei lavoratori fece seguito il riconoscimento di altri diritti  fondamentali, la normativa sulla tutela della maternità, le prime regolamentazioni del mercato del lavoro, le regole sugli affitti e sulle case pubbliche.

Io credo che oggi come allora bisognerebbe ritrovare quel vigore e quella vitalità che allora consentì ai lavoratori di diventare e restare per decenni un protagonista della vita sociale e politica del Paese. Senza questo protagonismo senza questa rinnovata voglia di lottare il primo maggio sarà sempre più svuotato del senso sacro che  il sacrificio di migliaia di lavoratori gli aveva dato.

Aspettare soluzioni date non potrà che condurci che a nuove forme di dittatura mascherate da una parvenza di democrazia.

 

 

aprile 28, 2020

Vaccino coronavirus, buone notizie: potrebbe arrivare in autunno

 

Vaccino coronavirus, buone notizie: potrebbe arrivare in autunno

Le ricerche sono iniziate con i test sulle scimmie avviati circa un mese fa, su una specie di macachi con un DNA molto simile al nostro. Da qualche giorno la sperimentazione dell’antidoto è iniziata anche sugli uomini.

Incrociando i dati delle due ricerche, il team dell’Università britannica potrà rompere il silenzio e pubblicare i risultati di quella che al momento sembra essere la più avanzata ricerca per il vaccino anti COVID-19.

Vaccino per il coronavirus: quando sarà disponibile

I ricercatori si dicono molto ottimisti e secondo le prime indiscrezioni la produzione del vaccino su larga scala potrebbe iniziare già a settembre, rendendo disponibili milioni di dosi in autunno. Il potenziale antidoto è nato da una collaborazione italo-britannica tra la Advent-IRBM, una piccola azienda di bioingegneria, situata a Pomezia, alle porte di Roma e il Jenner Institute dell’università di Oxford.

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Il vaccino è stato realizzato utilizzando una tecnologia già sperimentata in passato su altri coronavirus, e diversamente dagli altri tipi di antidoti non conterrà esattamente l’agente patogeno responsabile della COVID-19 ma solamente una parte del suo genoma inserito in un altro virus del tutto innocuo per l’uomo.

Anche una ragazza italiana tra le “cavie”

Tra le prime persone a testare il vaccino per il coronavirus c’è anche una ragazza italiana di 32 anni. Elisa Granato è una ricercatrice di zoologia dell’università di Oxford ed è stata la seconda persona a sottoporsi alla sperimentazione. La sua iniezione è stata trasmessa in diretta TV dalla BBC.

La ragazza è stata da subito investita da una grande ondata di popolarità sui social, e soprattutto su twitter dove ha fatto sapere che:

“Finora sto benissimo, l’intero team sta facendo un lavoro eccellente monitorando e sostenendo tutti i partecipanti. Il vaccino non contiene proprio il COVID-19 c’è solo una piccola parte inserito in un virus differente e non nocivo. In questo modo si evita che possa propagarsi, ma può potenzialmente attivare il sistema immunitario e proteggerci così dalla COVID-19”.

La ricercatrice rassicura tutti i follower aggiungendo che: “Non verrò infettata di proposito col COVID-19, lo studio punta alla produzione di anticorpi, al di là degli eventuali effetti collaterali, e alla copertura immunitaria nel mondo reale nei prossimi mesi“.

aprile 25, 2020

Intervista a Carmelo Barbagallo Segretario confederale UIL x Critica Sociale

Intervista a Carmelo Barbagallo Segretario confederale UIL x Critica Sociale

di Beppe Sarno

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 1)Il lavoro è fondamento della nostra società come sarà possibile difenderlo dopo la crisi del coronavirus in cui molte imprese non riapriranno mettendo per strada migliaia di famiglie?

R)Il lavoro è alla base della nostra Costituzione ed è l’unica ricchezza di cui disponiamo per risollevare il Paese. Lo si è visto chiaramente anche in questa tragica vicenda del Covid-19, che ha sconvolto la nostra quotidianità e ha stroncato la vita di migliaia di nostri concittadini. È solo grazie al lavoro, talvolta eroico, di tante categorie di lavoratori se stiamo evitando il tracollo. E sono tanti anche coloro che, con le innovative tipologie contrattuali, stanno continuando a dare il proprio contributo anche dalle proprie case. Il lavoro resta il pilastro per la crescita del Paese. Faremo di tutto, dunque, per evitare che si perda questo patrimonio, che i lavoratori restino senza la propria attività e senza garanzie e che chiudano le imprese. Pertanto, dovranno essere messi in campo, per tutto il tempo necessario, gli ammortizzatori sociali necessari ad assicurare una continuità di reddito, ma anche una prospettiva di ripresa produttiva, indispensabile per rilanciare il Paese. Noi crediamo che quella che stiamo affrontando sia una guerra, del tutto insolita, ma pur sempre una guerra. Dunque, sarà necessario approntare un sistema economico coerente con uno scenario post bellico. Sono convinto che il nostro Paese abbia le potenzialità per vivere una stagione di ricostruzione, come accadde negli anni Cinquanta e Sessanta. In questo quadro, sarà necessario definire anche un nuovo modello fiscale che privilegi il lavoro e che riduca le tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati. Se infatti, queste categorie avranno le risorse necessarie per acquistare i beni e i servizi prodotti dalle nostre imprese, anche queste ultime potranno dare continuità alla loro attività.

2)Non crede che manca un progetto di ripresa economica che possa effettivamente rilanciare l’economia italiana?

R)Premesso che l’obiettivo prioritario, ora, è quello di uscire, tutti insieme, da questa drammatica situazione di emergenza sanitaria ed anche economica, ribadisco un convincimento e una proposta che sosteniamo da anni. Noi pensiamo che la leva più efficace per risollevare l’economia sia quella degli investimenti pubblici e privati in infrastrutture materiali e immateriali. Tutte le altre opzioni rischiano di essere solo dei palliativi. Questa impostazione vale per tutto il Paese, ma in particolare per il nostro Sud, che deve trasformare le proprie potenzialità in un’opportunità di crescita a vantaggio dell’intera nazione. A questo proposito, vorrei ricordare che il periodo in cui il gap tra Nord e Sud si è maggiormente ridotto è stato quello in cui ha operato la Cassa per il Mezzogiorno. Poi, emersero fenomeni di corruttela e decisero di porre fine a quell’esperienza. Purtroppo, però, hanno eliminato lo strumento, ma la corruzione è rimasta. Non sono un nostalgico di quella fase, ma penso che si debba provare a rilanciare una sorta di Cassa per il Mezzogiorno 4.0 . Lo si chiami come si vuole, l’importante è che si attivi un piano di interventi straordinari che ridia slancio all’economia del Sud e del Paese. In questo quadro, è fondamentale utilizzare, sino all’ultimo centesimo, i finanziamenti che ci pervengono dall’Unione europea. Oggi, purtroppo, molta parte di quelle risorse vengono perdute: è inaccettabile. Ecco perché, a più riprese, abbiamo proposto di commissariare ad acta le Regioni che non provvedono ad attivare i relativi progetti e che, dunque, non spendono quei soldi che vengono poi stornati agli altri Paesi europei.

3)È possibile ora riprendere la lotta per il ripristino dellarticolo 18?

R)Le battaglie fatte in questi ultimi anni hanno impedito che fosse smantellato del tutto il sistema dei diritti conquistati nel corso dei decenni. Siamo riusciti a porre un argine a uno sfrenato liberismo espresso, in particolare, da alcune multinazionali che scorrazzano nel mondo, facendo il bello e il cattivo tempo. Ma, purtroppo, la lotta è davvero impari. Lo stesso articolo 18, anche se fosse reintrodotto nella sua formulazione originaria, non sarebbe sufficiente a fermare le dismissioni di massa operate da quelle multinazionali. Contro i rischi di licenziamenti collettivi, oggi servono strumenti ancora più incisivi. Ad esempio, a chi volesse trasferire all’estero la propria produzione, bisognerebbe richiedere la restituzione di tutti gli aiuti economici ottenuti a qualsiasi livello: bisogna, insomma, colpirli nel portafoglio e nei loro interessi.

 

4)Il nostro sistema sanitario ha retto e i medici e tutto il personale sanitario hanno dimostrato un’efficienza per molti inaspettata, non crede che da ora in poi bisogna ripensare ad un modello di sanità pubblico diverso?

R)Nonostante le enormi difficoltà e alcune contraddizioni, il nostro sistema sanitario nazionale ha risposto con eccezionale efficacia. Medici e infermieri si sono prodigati al limite dell’eroismo, pagando anche con la propria vita il loro servizio. Quando questa pandemia sarà sconfitta, nulla potrà più essere come prima. Bisognerà  battersi perché prevalga davvero l’idea di una visione sociale dell’economia. Che non ci siano più tagli indiscriminati alla sanità, al welfare, all’assistenza. Non solo. Tutti quei lavoratori che vengono indicati come eroi ogni volta che si verificano eventi che li vedono protagonisti, dai vigili del fuoco alle Forze dell’ordine, dai medici agli infermieri, non potranno essere ringraziati semplicemente con una pacca sulla spalla e poi dimenticati. Si pone, cioè, una questione complessiva di valorizzazione del lavoro. Ecco perché chiederemo, per via contrattuale, condizioni economiche decisamente più gratificanti per i lavoratori dipendenti che meritano questi riconoscimenti in vita e non solo a futura memoria.

 

5)Qual è il suo giudizio sul fenomeno degli anziani lasciati morire nelle case per anziani?

R)È un fatto di una gravità inaudita. Confidiamo nell’operato della Magistratura per fare piena luce su questa tragedia. Gli anziani sono la parte più debole della popolazione e, in questa vicenda, sono stati i più colpiti. Dal punto di vista psicologico, ciò rappresenta un peso spesso difficile da gestire. Già di per sé la loro condizione genera incertezze e, talvolta, paure. Peraltro, moltissimi hanno assegni pensionistici ai limiti della sussistenza. Ecco perché avevo proposto di sospendere la rata mensile dell’eventuale “quinto” della pensione: può essere un segnale di tranquillità che vale la pena mettere in campo, senza particolari costi aggiuntivi. In questo periodo sono stati previsti aiuti per così tante categorie che sarebbe un’ingiustizia non estenderli anche ai pensionati, veri e propri “ammortizzatori sociali” del Paese, spesso pronti a intervenire per dare un piccolo sostegno ai propri familiari in difficoltà. La battaglia contro il virus e, poi, per la ripresa dell’economia, la si vince tutti insieme, restando uniti e non creando dannose contrapposizioni che non avrebbero alcun senso.

 6)Molti propongono un’Italexit: per il suo sindacato può essere una soluzione?

R)Per entrare in Europa, abbiamo fatto mille sacrifici: non vorrei che fossimo costretti a  farne il doppio per uscirne. Non è questa l’Europa che vogliamo consegnare ai nostri figli. Ma per cambiarla, bisogna starci dentro. Dobbiamo costruire un’Europa sociale, del lavoro, dei diritti e per lo sviluppo e sconfiggere la politica del rigore che ha messo in difficoltà tutti gli Stati membri, in particolare il nostro Paese. Questa è l’unica strada da seguire per rinverdire il sogno dei nostri Padri fondatori dell’Europa e per dare una prospettiva di crescita al vecchio Continente e, dunque, ai nostri figli e nipoti.

 

7)Infine, in questi giorni Papa Francesco ha dato indicazione precise, ha detto infatti “ Forse è giunto il momento di pensare a una forma di retribuzione universale di base che riconosca e dia dignità ai nobili e insostituibili compiti che svolgete; un salario che sia in grado di garantire e realizzare quello slogan così umano e cristiano: nessun lavoratore senza diritti”. Cosa ne pensa?

R)Quando fu eletto Papa Francesco, disse che avrebbe voluto una Chiesa povera per i poveri. E allora pensai: i poveri aumenteranno. Così è stato. Nel mondo, i ricchi sono diventati sempre più ricchi e i poveri sempre più numerosi e poveri. Non c’è dubbio, dunque, che è necessario recuperare l’esperienza del welfare state in forme sempre più rinnovate e, dunque, anche con sostegni al reddito che consentano di salvaguardare la dignità delle persone. C’è però da mettere in atto una politica che provi a risolvere il problema alla radice, preventivamente: bisogna evitare cioè che le persone diventino povere. E questo è possibile – e qui ci ripetiamo – solo si valorizza e si crea lavoro con forme di investimento pubblico e privato e con una più equa redistribuzione della ricchezza, agendo sulla leva fiscale.

 

 

 

 

 

 

 

 

aprile 25, 2020

25 aprile: tricolore all’ambasciata Iraq

‘Solidarietà a Paese amico,al fianco Italia in lotta a Covid-19’

(ANSA) – ROMA, 25 APR – Nell’ambito dell’Iniziativa Araba di Solidarietà con l’Italia nella lotta contro il Covid-19, lanciata dal Consiglio degli Ambasciatori Arabi all’inizio di aprile, e in solidarietà con le celebrazioni per la Festa della Liberazione italiana del 25 aprile, l’Ambasciata della Repubblica dell’Iraq a Roma illumina la propria sede con i colori della bandiera italiana per “esprimere – sottolinea in una nota – i sentimenti di solidarietà con il Paese amico e la profondità delle ottime relazioni che legano il popolo iracheno e quello italiano, ed in segno di apprezzamento allo spirito di pazienza e di determinazione espressa dal popolo italiano nell’affrontare la pandemia”.
“L’Iraq resta a fianco dell’Italia, ne condivide i dolori, ed è solidale con il suo popolo amico”, sottolinea nella nota l’Ambasciatrice Safia Taleb Al-Souhail.

aprile 24, 2020

Pazienza zero!

“Pazienza zero”: il Primo Maggio un grande corteo telematico attraverserà l’Italia

Il Primo Maggio un grande corteo attraverserà tutta la Penisola con lo slogan “Pazienza zero”. In tempi di distanziamento sociale sarà un corteo telematico ma non per questo meno carico di forza e di rabbia: una diretta live no-stop, sui siti e sui social delle organizzazioni promotrici, racconterà le lotte, le denunce e le iniziative di solidarietà – intervallate dai contributi dal mondo della musica – che fanno intravedere la nascita di un’altra società.

Non stiamo infatti morendo solo di Covid-19 né la crisi mondiale è frutto unicamente del coronavirus. Affiora ovunque la consapevolezza che il sistema economico e sociale occidentale non sia in grado di proteggere la società umana da una crisi con queste caratteristiche e che sia arrivato il momento di intraprendere un altro cammino. La diffusione del virus ha solo messo in evidenza l’accaparramento delle risorse nelle mani di pochi, che oggi è diventato insopportabile perché mette a repentaglio la nostra stessa sopravvivenza.

L’assenza di sicurezza sui posti di lavoro, lo smantellamento della sanità pubblica, l’impreparazione alle emergenze testimoniano che tutto è sacrificato alla competitività delle imprese sui mercati mondiali.

Le morti sul lavoro, le morti in mare dei migranti, le morti degli anziani nelle RSA, le morti degli operatori sanitari di base e ospedalieri, dimostrano che è stato ucciso il diritto alla sicurezza ed alla salute e che l’articolo 32 della Costituzione viene subordinato agli interessi delle aziende.

La cinica fretta dei padroni a riaprire tutte le attività e la mancanza dei dispositivi di protezione producono una sequela continua di omicidi che non sono dovuti alla diffusione del virus ma alla responsabilità precisa di chi, di fronte ad una emergenza di enormi proporzioni, continua a mettere i profitti ed il valore dei titoli azionari davanti agli interessi della collettività.

L’aumento delle disuguaglianze sociali, l’enorme diffusione della povertà, l’allargamento della precarietà e del lavoro povero, il moltiplicarsi delle mille forme di lavoro atipico, autonomo e a partita iva, sfruttato, impoverito e senza tutele, l’accrescersi delle disparità di genere, sono il frutto delle controriforme del mercato del lavoro varate in questi anni. La diffusione del virus ha solo messo in evidenza l’accaparramento delle risorse nelle mani di pochi, che oggi è diventato insopportabile perché mette a repentaglio la nostra stessa sopravvivenza.

Il distanziamento sociale è oggi una necessità per fermare il contagio. Ma c’è il forte rischio che diventi un’arma per chiuderci la bocca ed impedire l’esplodere della protesta. Nei rinnovati divieti a scioperare si intravede già una voglia di disciplinare il paese. Un bavaglio alla voce di milioni di lavoratori che vogliono il rispetto del diritto alla salute, al reddito, alla democrazia.

I popoli potrebbero aver esaurito la pazienza. Mentre il pensiero unico si sgretola, l’austerità fortemente voluta dall’Unione Europea entra in crisi e le ricette neoliberiste vengono rimesse in discussione, sta forse scoccando l’ora di un nuovo inizio. Difendere la vita e la salute del pianeta e di chi lo abita sono il nuovo imperativo della solidarietà internazionalista.

Facciamo del Primo Maggio il punto limite della nostra pazienza. La fine della nostra pazienza è un dispositivo di protezione di massa.

aprile 24, 2020

Coronavirus: Ok Protocollo sicurezza lavoro integrato

Intesa parti sociali con governo. Stop per chi non applica le regole

Ok all’aggiornamento del Protocollo condiviso sulle misure per il contrasto al Covid-19 negli ambienti di lavoro, sottoscritto il 14 marzo, che viene così “integrato” in vista della fase due. Dopo un confronto andato avanti tutta la notte, le parti sociali hanno raggiunto l’intesa, alla presenza della ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo.

Implementate le misure per il rientro, dai dispositivi di protezione alle sanificazioni, dallo smart working alle postazioni distanziate. Prevista anche la sospensione temporanea per le imprese che non applicano le regole.

La certificazione medica di “avvenuta negativizzazione” per il rientro dei lavoratori già risultati positivi al Covid-19; l’utilizzo delle mascherine chirurgiche per tutti i lavoratori che condividono spazi comuni; la sanificazione straordinaria degli ambienti alla riapertura nelle situazioni più a rischio; la rimodulazione degli spazi di lavoro e delle postazioni, distanziate, oltre alla previsione di orari differenziati. Sono i punti principali, si apprende, inseriti nel “Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” sottoscritto il 14 marzo 2020 e oggi integrato. E, ancora, il ricorso allo smart working da “favorire” anche nella fase di riattivazione del lavoro con il supporto del datore di lavoro (assistenza nell’uso delle apparecchiature, modulazione dei tempi di lavoro e delle pause).

Il “lungo confronto” con le parti sociali “si è concluso in modo proficuo e positivo. Un confronto dal quale, in vista dell’avvio della fase 2, la tutela della salute di tutti i lavoratori, la bussola che ci ha sempre guidati, esce ulteriormente rafforzata”, ha detto la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo. E’ “un ulteriore passo avanti per garantire alle nostre imprese di ripartire”, afferma.

È stato “un confronto lungo, andato avanti per tutta la notte, che si è concluso in modo proficuo e positivo. Un confronto dal quale, in vista dell’avvio della fase 2, la tutela della salute di tutti i lavoratori, la bussola che ci ha sempre guidati, esce ulteriormente rafforzata. Questo era il nostro obiettivo iniziale e lo abbiamo nuovamente centrato”, sottolinea la ministra. “Ancora una volta, Governo e parti sociali si sono dimostrati attenti alla sicurezza dei lavoratori e, più in generale, dei cittadini. Un ulteriore passo avanti – conclude – per garantire alle nostre imprese di ripartire”.

 

Il Protocollo potrebbe essere allegato al prossimo Dpcm, secondo quanto riferiscono alcune fonti delle stesse parti sociali che hanno partecipato al lungo incontro che ha portato all’ok con la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo.

“Un accordo positivo, utile, che mantiene la salute e la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini la prima condizione per la ripresa dell’attività produttiva. Abbiamo fatto passi in avanti e ora dobbiamo dare gambe alla sicurezza dei lavoratori e alla ripresa produttiva”, ha detto il leader della Cgil, Maurizio Landini. “L’intesa – prosegue – verrà recepita in un dispositivo normativo. Questo ci consentirà di avere certezza ed esigibilità delle regole concordate”.

aprile 24, 2020

Iniettare disinfettanti e candeggina per sconfiggere il COVID-19, la folle proposta di Trump.

Secondo il presidente americano Donald Trump una possibile strategia per contrastare il Covid-19 potrebbe essere quella testare l’esposizione massiccia a raggi ultravioletti, oppure di fare iniezioni di disinfettanti e di candeggina.

Mentre continua a salire negli Usa il bilancio delle vittime del coronavirus, con l’ultimo aggiornamento che parla di quasi 50mila morti, Trump fa supposizioni ben lontane da quelle scientifiche suggerendo una linea tutta sua e invitando i suoi cittadini a ‘prendere il sole’. ‘‘Vedo che il disinfettante lo distrugge in un minuto. Un minuto. Non c’è un modo di fare qualcosa di simile, iniettandolo? Sarebbe interessante verificarlo. Non sono un dottore. Ma sono una persona che ha una buona conoscenza”, ha detto Trump nel corso del briefing quotidiano sul Covid-19, riportato dalla BBC.

Alla dichiarazione di Trump sono seguite decine di critiche di medici e scienziati che hanno definito le parole del presidente come pericolose e irresponsabili.

“Potremmo colpire il corpo con un gran numero di ultravioletti o una luce molto potente. Lo testeremo, no? E poi ho proposto di portare quella luce dentro il corpo: si può fare, attraverso la pelle. O in altri modi. Lo testerete, giusto? Mi sembra interessante. Inoltre vedo che il disinfettante uccide il virus in un minuto. Un minuto. C’è un modo per fare qualcosa del genere all’interno dei pazienti, con un’iniezione o una specie di pulizia? Perché arrivi nei polmoni, lo sperimenteremo, mi sembra interessante”, ha continuato Trump nella sua proposta.

Le idee del presidente, già durante il briefing, sono state respinte da un medico presente che ha sottolineato che i disinfettanti sono sostanze pericolose e possono essere velenose se ingerite. Ma non solo, anche l’esposizione secondo il medico, può essere nociva per pelle, occhi e sistema respiratorio.

aprile 23, 2020

Coronavirus Italia: la notizia che fa sperare per la prima volta

 Violetta Silvestri

Coronavirus Italia: la notizia che fa sperare per la prima volta

Coronavirus in Italia: quali novità dal bollettino di oggi, 23 aprile? I numeri appena annunciati dalla Protezione Civile sono rincuoranti rispetto agli altri giorni.

Il Paese aspetta con ansia l’allentamento delle misure restrittive che daranno il via alla tanto attesa Fase 2. Mentre non sono ancora chiare date e modalità della, seppure prudente, ripartenza, i dati aggiornati su contagidecessi e guarigioni cominciano a fornire segni di speranza.

Nello specifico, la Protezione Civile ha comunicato una notizia che desta ottimismo più del solito: riguarda il rapporto tra guariti e contagiati. Cosa è successo di nuovo in Italia sul fronte coronavirus?

Numeri sul coronavirus in Italia: perché c’è cauto ottimismo?

L’ottimismo è prudente, ma c’è e lo ha affermato proprio Borrelli nella conferenza stampa sugli aggiornamenti riguardanti il virus in Italia.

Oggi, 23 aprile, si segnalano 2.646 nuovi contagi (ieri erano 3.370), per un totale di 106.848 persone attualmente positive (851 in meno rispetto al 22 aprile). I decessi giornalieri sono 464 (+27 in 24 ore) e in totale sono morte 25.549 persone per COVID-19.

La notizia positiva è riferita ai guariti: sono 3.033 quelli registrati oggi, che sommati agli altri portano le persone non più affette da coronavirus e in buona salute a 57.576.

Il record della giornata sta in questi ultimi numeri: per la prima volta da quando è iniziata l’epidemia in Italia i guariti superano i contagiati.

Il commento di Borrelli è stato esplicitamente ottimista: “i numeri sono particolarmente confortanti: il numero di dimessi e guariti supera il numero di nuovi casi nel Paese”

Anche il presidente del Consiglio Superiore di SanitàFranco Locatelli ha voluto offrire uno scenario che fa ben sperare:

“Oggi è il quarto giorno consecutivo in cui il numero di soggetti positivi è in calo ed è rimarchevole. A far corso dal 5 di aprile, con la sola eccezione di una giornata, c’è stata una riduzione del numero di pazienti ricoverati e a far corso dal 3 di aprile costantemente ogni giorno c’è stata una riduzione del numero di pazienti ricoverati in terapia intensiva.”

La prudenza, però, resta la parola d’ordine. Per questo, Locatelli ha voluto sottolineare che in questo momento e nella Fase 2 l’apertura delle scuole sarebbe rischiosa. Così come ha appoggiato Conte sulla cautela a maggio: non potrà esserci il “libera tutti”.

aprile 22, 2020

Carceri: evitare una strage annunciata.

di Beppe Sarno

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L’emergenza carceraria ormai non fa più notizia, eppure le carceri italiane per quanto emerge dai dati del Ministero della Giustizia, al 29 febbraio (dato più aggiornato) in Italia i detenuti erano 61.230, a fronte di una capienza regolamentare delle carceri pari a 50.931 posti.

In altre parole, dove dovrebbero stare 100 persone lo Stato italiano ne ha confinate 120. Le ribellioni di questi giorni,  peraltro a fronte di misure restrittive più stringenti per evitare il contagio da coronavirus hanno messo in evidenza la fragilità di questo sistema e la precarietà di una situazione insostenibile.

Il 15 marzo 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha redatto delle linee guida applicabili in ambiente detentivo allo scopo di prevenire la diffusione del coronavirus.

Tra queste raccomandazioni innanzitutto quella di osservare la distanza fisica di un metro. Ma è possibile questo nelle nostre carceri?

Il governo dal canto suo ignora il problema prevedendo misure per i  carcerati nel  decreto del 17 marzo che è stato  da più parti criticato perchè  dimostra l’assoluta indifferenza della nostra classe politica ad un problema così grave.

Sono stati vietati ai carcerati i colloqui con i familiari e  prevede la detenzione domiciliare per chi debba scontare una pena o un residuo di pena fino a 18 mesi. Secondo calcoli fatti  saranno poco meno di tremila i beneficiari di questa misura.

Mentre la politica si divide  la magistratura cerca di affrontare il problema  e tentare di risolvere l’emergenza carceraria utilizzando le norme esistenti.

Il primo aprile, il procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi, dopo una riunione via web con i Pg di tutta Italia, ha sottoscritto un documento di 19 pagine che, sfruttando le leggi attualmente in vigore, tenta di affrontare il surplus di detenuti chiusi nelle patrie galere che, per oggettiva mancanza di spazio, non possono rispettare le regole anti Covid-19 ovviamente obbligatorie per tutti gli italiani. La parola chiave con cui si chiude il testo è “detenzione domiciliare semplice”, indicata come la strada maestra da seguire.

Il documento parte  dalla constatazione semplice che per affrontare l’urgenza del coronavirus servono misure di effettiva emergenza.

 

L’ex PM Giuseppe Cascini, ex pubblico ministero a Roma, oggi consigliere al Csm propone che escano dalle carceri al più presto tutti coloro che devono scontare ancora tre anni di pena. E che non entri neppure in cella chi è stato condannato a 4 anni ed è in attesa dell’esecuzione.

la magistratura ordinaria ha immediatamente risposto con atti concreti adottando una serie di misure volte a scongiurare l’emergenza sanitaria in corso.

Vale la pena di sottolineare la decisone del tribunale di Sorveglianza di Milano che con ordinanza n. 2206 del 31 marzo 2020 ribaltando la decisone del tribunale di sorveglianza di Pavia annullava la decisone di rigetto di applicazione della detenzione domiciliare  nei confronti di un detenuto, con fine pena al 24 novembre 2020 condannato per reati gravi.

Per il magistrato di Pavia la detenzione in carcere non era incompatibile con l’epidemia da coronavirus. Beato lui!

Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ribaltava la decisione del Giudice di Sorveglianza di Pavia e disponeva il differimento della pena nella forma della detenzione domiciliare fino al suo termine. Nel motivare il provvedimento il Presidente del Tribunale di Sorveglianza stabiliva che “non è possibile fronteggiare l’emergenza così drammaticamente insorta: il virus corre più veloce di qualunque decisone, che, alle condizioni date,è certo perverrebbe fuori tempo massimo.”

Il diritto alla salute posto come una dei cardini della nostra Carta Costituzionale è stato considerato in questa decisione meritevole di tutela prevalente rispetto ad ogni altra considerazione, mettendo in secondo piano le istanze sociali correlate alla pericolosità del detenuto.
l’Unione delle Camere penali e l’Associazione dei docenti di diritto penale ha dichiarato che servono “ulteriori misure di rapida applicazione che portino la popolazione detenuta al di sotto della capienza regolamentare effettivamente disponibile“. (10.000 in meno)

le indicazioni di Cascini se inserite in un contesto normativo, magari nella legge di conversione del dl 17 marzo  dimostrerebbe una solidarietà che i detenuti nella situazione attuale, e non solo, meritano, quindi la proposta  per evitare una strage annunciata deve essere  che tutti coloro che devono scontare ancora tre anni di pena possano scontare la pena residua nella forma di detenzione domiciliare e chi è stato condannato a 4 anni ed è in attesa dell’esecuzione non entri neppure in carcere applicando anche a questi la misura del differimento della pena nella forma della detenzione domiciliare fino al suo termine o mediante l’affidamento ai servizi sociali.

aprile 22, 2020

Giornata della Terra 2020: il clima e la covid

La Giornata della Terra 2020 deve fare i conti con la covid. Finita l’emergenza, i timori per l’economia metteranno in secondo piano il dibattito sul clima?

Earth Day 2020: la Terra e il suo sgradito ospite

Il 22 aprile si celebra il 50° anniversario della Giornata della Terra. Un appuntamento che quest’anno, in molti Paesi del mondo, si terrà perlopiù con iniziative in streaming a causa della CoViD-19: i programmi della giornata sono su Earth Day Italy e #OnePeopleOnePlanet.

Al momento la covid è la maggiore sfida per i governi di tutto il mondo, e il punto è proprio questo: se nel breve periodo l’obiettivo è sconfiggere il coronavirus SARS-CoV-2, non ci si deve dimenticare di uno dei maggiori problemi della nosta epoca, la crisi climatica. Il tema dell’Earth Day 2020 è agire per il clima, ed è proprio ciò che gli esperti del Programma di Valutazione degli schemi di Certificazione Forestale italiano (PEFC) temono non accadrà, superata l’emergenza sanitaria, e per questo sottolineano l’importanza di tutelare l’ambiente e le foreste e di vegliare sull’operato dei Governi, che, preoccupati di far ripartire l’economia, potrebbero rendere più flessibili le leggi a tutela dell’ambiente.

DEFORESTAZIONE… Secondo le stime della FAO (Food and Agriculture Organization), tra il 2010 e il 2015 il mondo ha perso in media 6,5 milioni di ettari di foreste l’anno (65.000 km quadrati, quasi tre volte la Lombardia). Tra le principali cause imputabili all’umanità spiccano zootecnia, agricoltura intensiva, conversione di foreste in piantagioni e utilizzo del legname. «Il legno è la materia prima per antonomasia dello sviluppo sostenibile», afferma Maria Cristina D’Orlando, presidente di PEFC Italia. «Deve però provenire da una gestione sostenibile delle foreste, non dalla loro distruzione.»

 

… E CORONAVIRUS. Coronavirus e deforestazione, epidemie ed estinzioni, sono fenomeni interconnessi. La distruzione delle grandi foreste e la compravendita e il consumo di specie animali selvatiche favoriscono la diffusione di virus zoonotici, che possono cioè passare da animale a uomo, come il coronavirus SARS-CoV-2.