Posts tagged ‘costituzione italiana’

giugno 4, 2021

Una rivoluzione promessa!

Di Hugo Girone

Per ben due volte Platone dovette scontrarsi con la realtà nel suo tentativo di costruire la città ideale. Una prima volta andò a Siracusa e fu venduto come schiavo e la seconda volta dovette darsela a gambe per salvarsi.

Tommaso Campanella che sognava la Città Celeste, dovette scontare 27 anni di carcere e Thomas Muntzer  in nome della “Nuova Gerusalemme” fu decapitato per ordine di  Filippo d’Assia, detto “il buono”. Karl Marx cambiò prospettiva e invece di sognare improbabili stati ideali, diede agli intellettuali il gravoso compito di cambiare il mondo, non di interpretarlo. (Tesi su Feuerbach,12) , perché “il razionale è reale” ed è l’azione rivoluzionaria che rende reale il razionale.

In Marcuse l’intellettuale riceve ascolto dalle masse e ne diventa forza trainante. Mannehim afferma che “le utopie sono spesso verità premature”. Infine Calamandrei definisce la nostra Carta Costituzionale “una rivoluzione promessa”. Abbiamo potuto constare che “l’uomo nuovo” promesso dal comunismo non è mai nato ed il paradiso comunista si è rivelato una truffa. L’isola immaginaria che Tommaso Moro descriveva non si è realizzata in terra e Stalin lo ha clamorosamente smentito facendo diventare quel sogno un incubo.

I Padri Costituenti delinearono le linee di uno Stato in cui libertà, democrazia e solidarietà trovassero piena attuazione.  Più volte abbiamo assistito al tentativo di modificare la Costituzione, più volte il tentativo è stato infruttuoso ma alcune pesanti bordate la Costituzione ha dovuto sopportarle. Come mai questa svolta autoritaria? Il liberismo non sopporta la democrazia, la finanza mondiale ha altri disegni. Nel 2013 era scritto in un documento della J.P. Morgan le costituzioni europee, nate dall’esperienza della lotta al fascismo, mostrano una forte influenza delle idee socialiste“. Liberatevi delle vostre costituzioni, ci chiede la finanza internazionale.

Che fare? Tendere a rendere universale l’esperienza della “Comune di Parigi” o più semplicemente e più concretamente attestarsi nella difesa dei valori costituzionali scritti in quella carta che Calamandrei chiamava “Rivoluzione Promessa?” La Comune di Parigi durò due mesi e dieci giorni e si concluse in un bagno di sangue e Parigi non era la Francia. La nostra Costituzione invece è stata scritta con il sangue dei martiri del fascismo a partire da Giacomo Matteotti ed è ancora lì.

Il reale è razionale diceva Karl Marx  ed è da qui che dobbiamo partire. Difendere i valori scritti nella nostra Costituzione antifascista e democratica significa difendere i diritti dei cittadini. Non ci illudiamo: la democrazia scritta nella Costituzione è ben lungi dall’essere concretamente attuata; nella fabbriche nei posti di lavoro non è mai entrata la democrazia. Anche quella che potremmo definire democrazia politica tende ad indebolirsi in maniera sempre più evidente attraverso gli strumenti che di volta in volta vengono messi in campo dal legislatore di turno perché debbono solo servire a  ridurre le minoranze all’impotenza. Diceva Ferrero (in Potere 1947) “nelle democrazie l’opposizione è un organo della sovranità popolare altrettanto vitale quanto il governo. Sopprimere l’opposizione significa sopprimere la sovranità del popolo.” Per ben due volte la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionali le leggi elettorali vigenti. Non è costituzionalmente corretta la legge per l’elezione de membri del Parlamento Europeo, non sono costituzionali buona parte delle leggi elettorali regionali che prevedendo soglie di sbarramento altissime combinate con abnormi premi di maggioranza  e queste leggi rendono le opposizioni inesistenti. Quel  cinquantuno per cento che vince sulla base delle leggi elettorali vigenti, cancella il restante 49 per cento. Se poi si considera che un buon cinquanta per cento non si reca a votare quel cinquantuno percento diventa poco più di un quarto.

Ecco come la democrazia in cui il popolo è sovrano, attraverso i  meccanismi  che il legislatore mette in campo per renderla operante fa scomparire il popolo sostituendo a questo una massa facilmente manipolabile.

Quod principi placuit, legis habet vigorem” diceva Ulpiano.

La riduzione dei parlamentari imporrà al legislatore di mettere mano alla legislazione elettorale al fine di un adeguamento dei collegi elettorali al numero ridotto dei candidati da eleggere.

Costantino Mortati in seno all’Assemblea Costituente propose di affermare nella costituzione il principio della rappresentanza proporzionale perché “ si tratta di vedere se e in quanto i principi elettorali influiscano sul funzionamento della Costituzione” e poi “la proporzionale costituisce un freno allo strapotere della maggioranza ed influisce anche, in senso positivo sulla stabilità governativa; infine che sussiste l’esigenza di coordinare le norme per l’elezione della prima e della seconda camera così da armonizzare le due rappresentanze.” Eliminare la proporzionale dalla Costituzione secondo Tosato “ porterebbe a dedurre che laddove non vi sia il sistema proporzionale, non sia nemmeno democrazia.” Antonio Giolitti all’epoca comunista affermò “Abbiamo proposto il sistema proporzionale come quello che riteniamo più idoneo e adeguato allo sviluppo della democrazia moderna”  e ancora “voglio ricordare la garanzia che il sistema elettorale costituisce per i diritti delle minoranze in particolare per il loro diritto ad essere rappresentate nel Parlamento e ad avere quell’influenza che corrisponde al loro peso e alla loro entità nella vita politica del paese.”  Togliatti che aveva le idee chiare in proposito di elezioni assunse una posizione ambigua e nel  feeling con  la Monarchia pasticciò una discutibile mediazione facendo cadere l’opzione  proporzionale  in Costituzione dando spazio alla destra liberalconservatrice. L’idea del proporzionale non nasce con Mortati. Infatti il sistema elettorale proporzionale è stato applicato per la prima volta, nel 1899, in Belgio. Nel 1907 fu adottato dal Il Regno svedese. Nel medesimo periodo ha trovato applicazione in alcuni Cantoni svizzeri e, nel 1914, venne adottato in Germania, limitatamente alle ventisei grandi circoscrizioni urbane.

In Italia il sistema elettorale proporzionale fu adottato nel 1919. Questa prima esperienza si dimostrò breve e tormentata. Il proporzionalismo venne abolito nel 1923 dalla Legge Acerbo.

In Italia, la dottrina proporzionalista della “giusta rappresentanza” fu inizialmente divulgata dall’Associazione per lo studio della rappresentanza proporzionale, fondata, il 16 maggio 1872, da esponenti del mondo liberalconservatore. Del Comitato promotore facevano parte, tra gli altri, Una rivoluzione promessa!e Attilio Murialti. Successivamente il proporzionalismo “partitico” fu sostenuto dall’’Associazione Proporzionalista, fondata a Milano nel 1911 da socialista Alessandro Schiavi, socialista. L’Associazione era diretta, oltre che dallo stesso Alessandro Schiavi, da Filippo Turati e Emilio Caldara, dai cattolici Filippo Meda, Leone Scolari, Stefano Cavazzoni e dal radicale Arnaldo Agnelli.

l’Associazione Proporzionalista Milanese affermava tra l’altro  “La Rappresentanza Proporzionale deve essere prima di tutto una rappresentanza per partiti che, adeguando l’origine alla funzione del deputato, garantisca il carattere politico dell’elezione e trasformi organicamente l’atomismo inorganico ed apolitico del localismo elettorale. Topografia politica e non politica topografica“.

Luigi Sturzo in un famoso articolo del 1925 dal titolo “La proporzionale risorgerà” affermò che “ Ecco perché nei popoli a struttura politica complessa, è necessario un regime elettorale che lasci al suffragio universale, la limpidezza della sua caratteristica e l’influsso della sua dinamica, e insieme dia la possibilità di un incanalamento delle varie forze discordi, su risultati politiche, rispondenti a diffusi stati di coscienza, di cultura e di interessi. Di qui la necessità della proporzionale ormai comune in tutta l’Europa Centrale.” Pietro Gobetti dedicò un intero numero del suo giornale “La Rivoluzione Liberale” alla causa proporzionalista.  Affermò Gobetti nel 1923  “Voglio la proporzionale come strumento rivoluzionario di formazione delle nuove classi dirigenti.” Ed anche “la proporzionale obbliga gli individui a battersi per una idea, vuole che gli interessi si organizzino, che l’economia sia elaborata dalla politica“.

Non c’è da illudersi la legge elettorale che verrà conterrà poco o nulla di proporzionale e molto di maggioritario ed  uninominale. Evidentemente, il sistema proporzionale è refrattario, non è utilizzabile contro la democrazia. Il difetto del proporzionale per i nostri governanti è quello di dare voce a tutti perché tende ad essere quanto più aderente al numero dei voti espressi. La natura del proporzionale implica uno sforzo affinché tutte le forze in campo presenti fra gli elettori possano trovare sbocco politico e una adeguata rappresentanza. È quindi la tecnica per tradurre il numero dei voti espressi dagli elettori in un numero proporzionale di eletti. Per essere rappresentato, un gruppo politico  deve raggiungere soltanto un numero minimo di voti. Se si pretende che la rappresentanza sia espressione delle opinioni individuali liberamente espresse e non già di una entità territoriale, di un ceto o di uno stato; se si desidera che il soggetto dell’atto elettorale siano gli elettori, suddivisi secondo le opinioni e non già appartenenti a un territorio arbitrariamente circoscritto; il proporzionalismo è il solo sistema elettorale in grado di supportare un tale diritto.  Quindi non illudiamoci la sinistra divisa e frammentata com’è,  assisterà impotente allo scempio della democrazia che Berlusconi, Monti, Letta, Renzi e infine Draghi hanno messo in atto giorno per giorno negli ultimi trent’anni. Le politiche antidemocratiche consentiranno ad uomini politici espressione della finanza internazionale di mantenere il proprio potere  privando le persone dei diritti civili e dei diritti economici, del diritto di scegliere il proprio destino. La legge Acerbo fu il primo passo del primo governo Mussolini non a caso scrutinio di lista con premio di maggioranza, poi il 17 gennaio 1925 legge elettorale uninominale con un turno. Il 17 maggio 1928 fu poi la volta della legge elettorale plebiscitaria ed infine nel 1924 e nel 34 gli elettori votarono per il listone predisposto dal Magnifico Duce.

Non c’è da stare tranquilli!

giugno 27, 2012

Il lavoro non è un diritto. Parola di Ministro.

 

Il Ministro del Lavoro Fornero, intervistata dal Wall Street Journal:

Il lavoro non è un diritto, deve essere guadagnato, anche attraverso il sacrificio.

Costituzione Italiana, su cui il Ministro ha giurato solo qualche mese fa:

ARTICOLO 4 (prima parte) – La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

giugno 15, 2010

Possibile rimedio

Dittatura e Costituzione non vanno d’accordo.
Per questo la Costituzione è l’unica arma che abbiamo contro il piccolo duce ed i suoi ormai quotidiani attacchi alla libertà di espressione.

aprile 25, 2010

25 aprile: auguri compagni.

Caro presidente Napolitano io proprio non ce la faccio a condividere la festa della liberazione con La Russa,Berlusconi, Tremonti, Bossi e tutta quella cricca di ladri e assassini. Auguri presidente, auguri compagni è la nostra festa. E’ la festa dei partigiani, di chi nonha mai smesso di lottare per la democrazia, per la libertà per gli ideali dei nostri padri che hanno costruito la Repubblica democratica fondata sul Lavoro.

aprile 13, 2010

Amauri diventa italiano.

Il giocatore della Juventus Amauri ha acquisito  la cittadinanza italiana dopo aver giurato su quello che resta della Costituzione.

gennaio 14, 2010

Heil Bossi.

Dei fatti di Rosarno non se ne parla quasi più. Un po’ per gli avvenimenti drammatici di Haiti, un po’ per gli onnipresenti problemi di Berlusconi, ma molto per la sostanziale indifferenza della gente ai problemi che non li toccano direttamente. Bisogna invece parlarne, perché i fatti di Rosarno, come quelli di Castelvolturno sono destinati a ripetersi.  Esiste un diffuso razzismo in Italia, determinato in parte dalle difficoltà obbiettive dell’incontro con persone di mentalità cultura e religione diverse ai quali non si è stati capaci di dare una risposta in termini concreti di accoglienza. Dall’altra fondamentale è stato il comportamento assolutamente prevaricatore    di persone e amministratori, specialmente del Nord Italia che, sobillati dalla Lega Nord hanno creato e creano ogni giorno oggettive condizioni di contrasto con quelli che loro considerano diversi. Se la sono presa  con i meridionali, i rom, i romeni, i negri, i comunisti. L’Italia ha due cancri che se non estirpati la distruggeranno in maniera irreversibile: la lega Nord e la Criminalità organizzata. Partiti come fenomeni localistici si sono diffusi in tutto il territorio nazionale e le ideologie che si nascondono dietro queste organizzazioni stanno avvelenando la democrazia come una peste. Che fare?

La lega è un partito fascista ed i suoi capi violano la legge ogni giorno con pensieri, parole e comportamenti. Va contrastata con tutte le armi che la democrazia ci consente. La Lega ed suoi seguaci non sono un fenomeno folcloristico. I leghisti non perdono occasione per aggredire verbalmente e non solo  gli extracomunitari. La lega ha fatto promulgare leggi razziali contrarie a tutte le convenzioni internazionali sui diritti degli uomini. Per la lega ogni straniero è nemico e come tale va trattato. Che cos’è il pacchetto sicurezza se non una legge che introduce un principio razzista? Questo perseguitare senza tregua e senza vergogna gli immigrati proprio come al tempo delle leggi razziali che cos’è? Un esempio di democrazia? Certamente no!

Vi ricordate di Salvini della Lega che esigeva  che nei metrò di Milano i posti a sedere fossero  riservati ai lombardi. Come si sarebbero riconosciuti  i lombardi? Dagli insulti agli immigrati? Dalla violenza per farli alzare?

E che dire di tutti gli amministratori leghisti che ogni giorno promuovono iniziative contro i diversi?
 E che dire  delle centinaia di naufraghi disperati, compresi  donne e bambini,  lasciati in mare per giorni e notti al largo delle coste italiane.
Atti indegni di questo tipo, come le aggressioni e i linciaggi, tendono a ripetersi in questa Italia. Che dire dei respingimenti in mare ad opera della gloriosa Marina Militare italiana che  obbedendo agli ordini barbari e disumani del ministro della Paura Maroni li ha rimandati in Libia, dove sono andati a morire, per esecuzione, per inedia nei campi profughi del deserto, per schiavitù (lavoro forzato senza paga), per l’abbandono in aree prive di tutto, in violazione della Costituzione italiana e della Carta dei Diritti dell’Uomo, come a suo tempo ha scritto con sdegno L’Osservatore Romano.

Bisogna resistere contro la Lega e la deriva fascista del nostro governo, bisogna combattere con tutte le armi che la democrazie ci consente e non sottovalutare più niente. Lo abbiamo fatto per troppo tempo ed è venuto il momento di fermarli prima che sia troppo tardi.