Posts tagged ‘Corte di Giustizia europea’

gennaio 15, 2015

La Corte imperiale dell’Europa è una minaccia per tutte le nostre democrazie.

Il destino politico dell’Ue non dovrebbe essere deciso barcollando di crisi in crisi verso un’unione sovrana per la quale nessun cittadino ha mai votato
La Corte di giustizia europea ha sancito la supremazia giuridica sullo stato sovrano della Germania, e quindi sulla Gran Bretagna, la Francia Altro…

luglio 3, 2013

Fotovoltaico, via alle detrazioni: lo precisa l’Agenzia delle Entrate

Una circolare dell’Agenzia delle Entrate sulle detrazioni per i pannelli fotovoltaici: nessun obbligo di partita Iva

Fotovoltaico, via alle detrazioni: lo precisa l'Agenzia delle Entrate

Via libera dell’Agenzia delle Entrate alle detrazioni d’imposta per i pannelli fotovoltaici installati sui tetti, anche se questa può essere configurata come attività economica: la circolare, che ottempera ad una sentenza della Corte di Giustizia europea sulla legittimità della detrazione Iva sull’installazione di un impianto fotovoltaico residenziale, riporta anche che non sarà necessaria alcuna partita Iva.

Il caso giuridico, arrivato in Europa lo scorso anno, riguardava un cittadino austriaco che aveva installato un impianto fotovoltaico sul tetto di casa, impianto che non prevedeva lo stoccaggio dell’energia prodotta, che veniva dunque immessa nella rete elettrica.

In virtù di ciò la Corte ha deciso che la produzione energetica di quell’impianto poteva essere considerata un’attività economica esercitata al fine di ricavarne introiti con continuità (non sorge tutti i giorni, il sole?).

Tuttavia, ha stabilito la Corte, non rientra tra le attività economiche di impresa o professionali e non va imposta da parte dello Stato, pertanto, l’apertura di alcuna partita Iva; nella sua circolare di oggi l’Agenzia delle Entrate recepisce in toto la sentenza dell’Alta Corte, sottolineando l’accesso alle detrazioni fiscali senza obbligo di aprire alcuna partita Iva (cosa che farebbe supporre un’attività di tipo imprenditoriale o professionale).

La detrazione dell’Iva si aggiungerà alla possibilità delle detrazioni Irpef.

marzo 17, 2013

Rifiuti Roma, Ue deferisce Italia a Corte Giustizia.

(Archivio)(Archivio)

ROMA – La Commissione europea rinvia l’Italia alla Corte di Giustizia europea a causa della ”situazione del trattamento dei rifiuti nella Regione Lazio”. E per il ministro dell’Ambiente Corrado Clini e’ un risultato ”inevitabile” dopo ”le opposizioni al decreto del 3 gennaio” che disponeva il conferimento dei rifiuti di Roma negli impianti del Lazio che hanno capienza inutilizzata. Opposizioni che, ricorda Clini, ”in vario modo convergono verso l’unica ‘abituale conclusione per Roma’ a vantaggio del conferimento in discarica” Il ministro ha comunque scritto al commissario europeo Janez Potocnik assicurando l’impegno dell’Italia, ”anche grazie alla collaborazione con la nuova amministrazione della Regione e con il Comune di Roma, a completare il programma per allineare la capitale d’Italia agli standard previsti dalle direttive europee e dalle leggi nazionali entro i tempi previsti e comunque prima che la Corte assuma la sua decisione”. Per Clini, comunque, sono ”urgenti raccolta differenziata e recupero”.

ottobre 24, 2012

Rifiuti: Ue deferisce Italia a Corte e chiede multa.( e non pigliatevela con Napoli!)

Ue deferisce Italia a corte e chiede multa Ue deferisce Italia a corte e chiede multa

La Commissione Europea ha chiesto alla Corte di giustizia di condannare l’Italia ad una multa di 56 milioni di euro per il mancato rispetto della sentenza con cui il nostro Paese era stato già riconosciuto colpevole per centinaia di discariche illegali e omessi controlli nella gestione dei rifiuti.

Su proposta del commissario per l’Ambiente Janez Potocnik, si legge in una nota, l’Esecutivo europeo ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia Ue per il mancato rispetto di quanto già stabilito in materia di gestione delle discariche e dei rifiuti dalla stessa Corte con una sentenza dell’aprile 2007. “I problemi sussistono ancora in quasi tutte le regioni italiane – si legge nella nota – e le misure in vigore non sono sufficienti per risolvere il problema a lungo termine”. La Commissione Europea con la decisione odierna sollecita quindi l’Italia ad agire “urgentemente” per bonificare centinaia di discariche illegali e incontrollate di rifiuti. In particolare le discariche da bonificare, secondo Bruxelles sono ancora 255, di cui 16 contenenti rifiuti pericolosi.

agosto 23, 2012

Quel simpaticone di Prodi.

Romano Prodi è stato condannato dalla Corte di Giustizia Europea per azioni compiute quando era Presidente della Commissione e nessuno dei media importanti nazionali, sia della carta stampata che soprattutto della TV, sempre pronti a guardare nel letto dei politici, ne ha fatto cenno? Queste le motivazioni di condanna espresse dalla Corte a carico del Prof. Prodi: 1 – aver fornito al Parlamento Europeo notizie false e non documentate; 2 – aver emesso comunicati che mettevano in dubbio l’onorabilità di alti dirigenti che non si erano sottomessi alle sue imposizioni; 3 – aver tentato di ostacolare la giustizia. I fatti che hanno portato alla condanna risalgono al 2002-2003 e si riferiscono a una contorta vicenda relativa all’Eurostat, innescata dalla lettera di una funzionaria che si riteneva discriminata. L’inchiesta è iniziata per capire se tali irregolarità fossero state effettuate su iniziativa di dirigenti o addirittura dallo stesso responsabile della Commissione, Prodi.

gennaio 11, 2012

Rifiuti Campania, Corte Strasburgo condanna Italia.

Rifiuti,Corte Strasburgo condanna Italia Rifiuti,Corte Strasburgo condanna Italia

Lo Stato italiano, a partire dal 1994, non è stato capace di gestire adeguatamente l’emergenza rifiuti in Campania ed è stato condannato per questo dalla Corte dei Diritti dell’uomo di Strasburgo sulla base di un ricorso presentato da 18 cittadini di Somma Vesuviana.

La Corte ha riconosciuto la violazione del diritto alla salvaguardia della vita privata e familiare: lo Stato cioé non può costringere i suoi abitanti a vivere tra i rifiuti. Non é stato però riconosciuto il danno alla salute.

dicembre 23, 2011

Ue, trasporto aereo: le aziende pagheranno per le emissioni di CO2

Voli soggetti all'acquisto dei certificati di emissione

La Corte di Giustizia Europea ha stabilito ieri che rientrano nel Sistema di Scambio delle Emissioni europeo ETS anche le compagnie aeree del trasporto commerciale (le trovate qui); incluse quelle di Paesi extraeuropei che usano gli aeroporti dell’Unione per le partenze e gli arrivi dei loro veivoli. Sostanzialmente viene rispettato il principio cardine per cui: chi più inquina più paga.

Scrive il WWF:

La decisione presa oggi dalla più alta corte dell’UE conferma che l’innovativa legge europea per ridurre le emissioni dei voli internazionali è perfettamente compatibile con il diritto internazionale, non infrange la sovranità di altre nazioni e si distingue dagli oneri e tasse già soggetti alle limitazioni da parte di altri trattati” ha detto la coalizione internazionale di 6 gruppi ambientalisti composta dal WWF insieme a tre organizzazioni statunitensi (Center for Biological Diversity, Earthjustice, e Environmental Defense Fund) e gruppi europei (Aviation Environment Federation, Transport & Environment, e WWF-UK), che hanno preso parte al processo come parte a sostegno della difesa.

Ma perché si è arrivati alla sentenza della Corte di Giustizia Europea? Facciamo un passo indietro fino al 2003 quando nel sistema di scambio di quote di emissione non rientravano le compagnie aeree, incluse poi dalla Direttiva 2008/101 che impone dal 1° gennaio 2012 l’acquisto e la vendita delle Quote anche per le compagnie di Paesi terzi che transitano in partenza o arrivo in aeroporti europei.

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marzo 7, 2011

Caccia: corte UE condanna la Sardegna.

 La LIPU-BirdLife Italia all’indomani della sentenza con cui la Corte di Giustizia europea ha condannato la Regione Sardegna per aver concesso deroghe di caccia in modo diverso da quanto previsto dalla direttiva Uccelli.

Si tratta allora di un nuovo caso-scuola, perché la deroga messa in atto dalla Sardegna e duramente condannata dalla Corte è una prassi utilizzata in molte altre regioni italiane: si grida genericamente al danno ma non lo si individua né quantifica, e soprattutto si ignora completamente che possono esistere soluzioni ben più efficaci dell’abbattimento degli animali.

E’ giunto il momento di dire basta ai trucchetti di quel mondo venatorio che continua a premere perché si violino le regole e si cacci più di quanto è possibile. Il Governo intervenga, a cominciare dall’impugnazione dalla nuova truffa in vista proprio nella Regione Sardegna, dove è stata approvata una legge sulle deroghe clamorosamente illegittima, perché priva della previsione del parere ISPRA. Una legge che, nel bizzarro progetto di qualcuno, dovrebbe addirittura consentire, magari per danni all’agricoltura, la caccia ai tordi a febbraio, per i quali invece l’attività venatoria deve aver termine entro e non oltre il mese di dicembre.

marzo 10, 2010

Ancora sulla rada di Augusta

La Corte di Giustizia europea si è pronunciata in merito all’eclatante caso di inquinamento della Rada di Augusta ribadendo il principio che “chi ha inquinato deve pagare”. A molti la decisione della Corte potrà sembrare banale, ma in realtà la triste storia di quello specchio di mare dimostra che non lo è.

Che la Rada di Augusta sia inquinata lo si sa da sempre: il polo petrolchimico la avvelena dagli anni cinquanta e, a partire dai primi anni ottanta si sono iniziate a vedere le prime conseguenze drammatiche con un aumento, totalmente fuori dalle statistiche regionali e nazionali, delle malformazioni nei neonati venuti al mondo negli ospedali di quel pezzo di provincia di Siracusa.

Questo aumento delle malformazioni creò allarme tra la popolazione e alcune denunce alla Procura della Repubblica che (nel 2001, decisamente troppi anni dopo) iniziò a lavorare a quella che fù chiamata “Operazione Mar Rosso”. Tale operazione è magistralmente sintetizzata nel Dossier Mercurio e impianti Cloro Soda di Legambiente, datato 2007:

E’ del gennaio 2003 l’indagine giudiziaria più clamorosa sull’area industriale di Priolo, l’“Operazione Mar Rosso” condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dalla Procura di Siracusa. In quell’occasione furono arrestati 17 tra dirigenti e dipendenti dello stabilimento ex Enichem (ora Syndial), tra i quali il precedente e l’allora direttore, l’ex vicedirettore e i responsabili di numerosi settori aziendali, insieme al funzionario della Provincia preposto al controllo della gestione dei rifiuti speciali prodotti nell’area industriale. Il principale capo di imputazione contestato dalla Procura è stato il delitto ambientale previsto dall’articolo 53 bis del Ronchi (oggi art. 260 del Codice ambientale), per aver costituito una «associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di ingenti quantità di rifiuti pericolosi contenenti mercurio». Il mercurio, secondo l’accusa, veniva scaricato nei tombini delle condotte di raccolta delle acque piovane e da lì finiva in mare. Un’altra via per liberarsi illegalmente dei rifiuti – secondo la Procura – era quella della falsa classificazione e dei falsi certificati di analisi: in questo caso lo smaltimento avveniva in discariche autorizzate, ma non idonee a raccogliere quel genere di rifiuti. L’indagine, coordinata dal Sostituto procuratore della Repubblica Maurizio Musco, è stata resa possibile grazie anche alle intercettazioni telefoniche e ambientali compiute anche all’interno del petrolchimico. Dopo il sequestro giudiziario e un lungo stop l’impianto è ripartito con una sola delle tre linee per essere poi fermato definitivamente nel novembre 2005.

marzo 9, 2010

la Corte di Giustizia Ue condanna i petrolieri nel Petrolchimico di Augusta:

 Chi inquina paga. E’ questa la conclusione della Corte di Giustizia europea a proposito dei ricorsi presentati da Raffinerie Mediterranee (ERG) SpA, Polimeri Europa SpA, Syndial SpA e ENI SpA. Le sentenze sono state pubblicte oggi e sono la C-380/08, C-379-08 e la C-378-08. L’inquinamento del polo petrolchimico di Priolo-Melilli-Augusta risale agli anni ‘60 da quando cioè un territorio che sarebbe dovuto essere a vocazione naturalmente turistica è stato brutalmente riconvertito in industria pesante con la numerosa presenza e avvicendamento di imprese del settore degli idrocarburi e petrolchimico. Le autorità amministrative italiane hanno imposto alle imprese che si trovano lungo La Rada di Augusta di disinquinare i siti avendo dichiarato il territorio di Priolo «sito di interesse nazionale a fini di bonifica». Le imprese coinvolte hanno presentato ricorso e il TAR della Sicilia ha rinviato la decisione alla Corte di Giustizia europea. Oggi le sentenze che stabiliscono il principio per cui chi inquina paga. Era ora.