Posts tagged ‘Corte costituzionale’

luglio 29, 2018

Ladri di democrazia

Beppe Grillo si domanda “che cos’è la democrazia quando meno del 50% va a votare?” gli fa eco il presidente dell’Associazione Rousseau, Davide Casaleggio, che sostiene “il superamento della democrazia rappresentativa è inevitabile”, poi il tragicomico Grillo aggiunge “oggi sono le minoranze che gestiscono i Paesi” e “probabilmente la democrazia deve essere sostituita con qualcos’altro, magari con un’estrazione casuale”. Queste parole non sono constatazioni ma un programma politico e Grillo ha dimostrato, purtroppo, che i suoi programmi riesce a realizzarli. Un programma non meno pericoloso delle esternazioni e dei comportamenti di Matteo Salvini ministro della malavita.
Perchè questo accade? e perchè queste parole e questi progetti debbono essere presi molto seriamente da chi crede ancore nel bene della democrazia?
La democrazia è un dono prezioso che ci hanno consegnato i nostri padri e i nostri nonni opponendosi al fascismo e cacciando i nazifascisti e la monarchia dall’Italia. Ci hanno regalato la Repubblica, la Costituzione, detta anche la legge delle leggi. Tutto questo oggi viene messo in discussione.
Chi ha a cuore le sorti del nostro sistema democratico ha il dovere di interrogarsi a seconda delle proprie origini culturali e politiche in modi molto diversi e contradditori ma con lo scopo di impedire questa pericolosa deriva. Ci sono in questi momenti drammatici due grandi protagonisti: da una parte il paese, cioè la gente comune confusa e indebolita da una crisi economica senza fine che si dibatte nei problemi di ogni giorno che si trincera dietro la promesse di avere un reddito senza lavoro, con la paura del diverso sia esso rom, extracomunitario e perchè no omosessuale. C’è poi la classe politica che cerca di orientare il cammino del paese secondo le proprie strategie e i propri programmi. Una classe politica priva di unità politica e legata dal servilismo verso i cd. poteri forti interni ed esterni per niente interessata al bene comune. Oggi in Italia non esiste un vuoto temporaneo di potere, ma un vuoto ideologico e politico assai più pauroso e oscuro. Questo vuoto va colmato. ma come e con chi? Purtroppo il paese reale è oggi incapace, senza più riferimenti certi, di prefigurare e di preordinare da solo il proprio futuro e si dibatte fra la paura e la conseguente richiesta di ordine poliziesco di caccia al diverso, cosicché i migliori frutti di questa retorica li sta raccogliendo il qualunquismo dei cinque stelle e la peggiore e più retorica reazione di destra.
I partiti, o quello che ne resta, giunti al limite della inefficienza ideologica ed operativa non sono più in grado di proporre al paese un progetto politico serio ed accettabile, ripetendo in modo stanco e monotono le ricette imposte da una burocrazia europea senza anima e senza consapevolezza dei problemi reali. Partiti ormai ridotti a stracci di quello che furono non solo non sono in grado di proporre riforme teoriche ed astratte, ma neppure una gestione positiva dell’ordinario della nostra società. Si vive alla giornata.
Al vuoto di potere governativo ed amministrativo si somma il vuoto ideologico e politico al quale ha fatto sempre seguito nella storia un mutamento di regime con la conseguente perdita di libertà.
Ci si illude che l’uomo solo al comando possa risolvere il problema. L’Italia si è illusa con Berlusconi e la sua rivoluzione liberale, con il risultato che abbiamo visto, poi si è affidata a Monti ed alla sua ricetta di austerità, a Letta e il suo perbenismo, a Renzi il rottamatore e adesso a Salvini e di Maio. Illusione dannosa e pericolosa che ricopiano il periodo di inefficienza e di inconsistenza politica che precedette il 28 ottobre 1922 anche se il fascismo di oggi è ancora soltanto strisciante. Non nascondiamoci, perchè l’Aventino non ha mai portato fortuna.
Eppure prove di democrazia ne abbiamo dato in questi anni, malgrado tutto. Abbiamo vinto senza capi e senza partiti la lotta per l’acqua bene comune, abbiamo sconfitto il referendum antidemocratico di Renzi, gli eroici abitanti della Val di Susa son ancora li a combattere, il movimento No tap vive e resiste, la lotta degli avvocati democratici ha fatto dichiarare anticostituzionali ben due leggi elettorali ed esistono tante sacche di resistenza democratica che non si arrendono al conformismo dilagante. per non parlare di Roberto Saviano che dice no al ministro della malavita e a tutti quegli oscuri eroi che salvano vita in mare di tanti disperati che fuggono arrivando in un paese che non li vuole se non come schiavo o manodopera a basso costo.
In un paese dove l’amministrazione è tutto e dove l’opposizione senza potere non conta nulla, le situazioni precipitano rapidamente e il contagio della mentalità reazionaria che cova in molti ambienti democraticamente immaturi, può infettare, come di è visto, in poco tempo largi strati della polizia, della magistratura, e della opinione pubblica drogata dai mass media, che si dimostra piccola e timorosa e perciò reazionaria. Sono fenomeni a sviluppo veloce e i sintomi più preoccupanti stanno davanti ai nostri occhi. Tutto questo sta dietro alle parole di grillo ed alle iniziative di Salvini.
Ma non tutto è perduto l’Italia può cambiare strada che ha a cuore la democrazia deve trovare la forza di parlare, oggi non si può fare altro. Basta promesse che non si possono mantenere, ma cominciamo a parlar ad aprire un dibattito sulla democrazia e sul suo insostituibile valore. Anche non andare a votare è l’ esercizio di un diritto. Esiste ancora una massa con la quale si può dialogare, che crede ancora che lottando si può invertire la rotta di questa orribile deriva, senza proporre programmi ma costruendo insieme un dibattito politico che trova da solo le soluzioni e fa le scelte miglior in funzione de bene comune, laddove questo non è un ideale astratto ma la soluzione collettiva degli interessi particolari. Se per esempio proponiamo ai giovani, invece di fare promesse irrealizzabili, di riscoprire la mutualità e proponiamo a questi di rimboccarsi le maniche e a costruire da soli il proprio futuro, senza fuggire ma trovando nelle proprie radici gli strumenti per inventare il lavoro ed un salario. Se diciamo che il reddito di cittadinanza è un inganno perchè dividendo il salario dal lavoro si fanno gli interessi del capitale che così con una mancetta mette a tacere tanta gente che invece potrebbe ribellarsi.
C’è una massa di giovani che dal 2008 ha vissuto la crisi economica e questa crisi è pesata sulla loro pelle, scorticandola, amareggiandoli, umiliandoli. Questi giovani in parte fuggono all’estero, in parte fanno lavori sottopagati, in parte vivono alla giornata sostenuti dalle famiglie finchè possono. Questi giovani non hanno conosciuto la politica, non sanno chi sia Moro, Saragat, Pertini, e perchè no Almirante. Questi giovani che vivono di nulla hanno bisogno di capire. Con questi giovani noi che abbiamo a cuore la democrazia dobbiamo parlare, raccontare le nostre storie, le lotte dei nostri genitori per costruire e difendere la democrazia, parlare di diritti, spiegare che la nostra Costituzione dice che siamo una repubblica democratica fondata sul lavoro. Diventiamo partigiani della democrazia e dei diritti e andiamo a dirlo nelle scuole, nelle fabbriche, nelle strade. Se faremo questo ci accorgeremo con sorpresa quanto gente è disposta ad ascoltarci ed a fare qualcosa per cambiare l’attuale situazione politica. Difendiamo la democrazia ed impediamo a Grillo a Salvini ed ai loro scherani di rubarci il ben più prezioso che abbiamo.
Beppe Sarno

luglio 27, 2013

Ma i ricchi quando piangono?

Stop al prelievo sulle pensioni d’oro: Inps restituisce le trattenute.

L’Inps dovrà restituire le trattenute sulle pensioni sopra i 90mila euro. Si tratta di circa 40 milioni di euro annui. L’annuncio arriva in seguito alla sentenza della Consulta che ha dichiarato l’illegittimità della normativa che ha istituito, dal primo agosto 2011 al 31 dicembre 2014, un contributo di perequazione sulle pensioni d’oro. Stop, quindi, al contributo e al via la restituzione dell’importo precedentemente trattenuto. La norma che è stata dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale prevedeva che, a decorrere dal primo agosto 2011 e fino al 31 dicembre 2014, i trattamenti pensionistici, corrisposti da enti gestori di forme di previdenza obbligatorie i cui importi fossero superiori a 90mila euro lori annui, dovessero essere assoggettati a un contributo di perequazione pari al 5% della parte eccedente l’importo fino a 150mila euro, al 10% per la parte eccedente 150mila euro e al 15% per la parte eccedente 200mila euro. Ma questa norma è stata, appunto, giudicata dalla Consulta in contrasto con gli articoli 3 e 53 della Costituzione.

luglio 3, 2013

Nello scontro con Fiat, la Consulta dà ragione alla Fiom.


Con una sentenza destinata a entrare nella storia, la Corte Costituzionale dichiara incostituzionale l’art.19 dello Statuto dei lavoratori nella parte che consente la rappresentanza sindacale ai soli sindacati firmatari del…
ROMA (WSI) – La Consulta dà ragione alla Fiom. Con una sentenza “storica”, la Corte costituzionale ha dichiarato ogVisualizza altro

Mag 18, 2013

Ore contate per il porcellum.

https://i1.wp.com/www.baresinelmondo.it/wp-content/uploads/2013/01/Besotri-Felice.jpg

La Corte di Cassazione, Sez. I  Civile ha fatto proprie le  censure ci costituzionalità di 27 cittadini elettori patrocinati dagli avvocati Bozzi e Tani  in un giudizio che prendeva le mosse dalle sentenze n. 15 e 16 del 2008 della Corte Costituzionale, dove le censure erano già state sollevate dall’Avv. Felice Besostri nel  febbraio del 2008.
L’avv. Besostri, già componente della commisioni affari costituzionali del Senato, è lo stesso che ha discusso il ricorso davanti alla Cassazione lo scorso 21 Marzo. “Si sarebbe potuti arrivare prima a questo traguardo – ha sottolineato Besostri – se i giudici amministrativi avessero rimesso alla Corte nei ricorsi contro le elezioni del 2008 e se il Tribunale e la Corte d’Appello di Milano non si fossero, illegittimamente, sostituiti alla Corte Costituzionale”.
Un pensiero va anche ai mezzi di comunicazione che hanno ignorato le vicende per ben 5 anni.
agosto 20, 2012

Qualcosa non torna.

Gustavo Zagrebelsky, “Principi e voti“, 2005:

L’accusa più pesante, infamante e delegittimante che può rivolgersi a una Corte costituzionale, come in genere a ogni soggetto chiamato a svolgere compiti neutrali di garanzia nell’interesse di tutti, è di agire o avere agito politicamente; accusa molto più grave di quella di sbagliare o di avere sbagliato nel decidere.

Marco Travaglio, 14 agosto 2012:

Mentre noi comuni mortali, per contestare una sentenza sgradita, non abbiamo altra arma che impugnarla in appello e in Cassazione, lorsignori (Napolitano, Monti, il potere, etc., ndr) si rivolgono direttamente alla Corte costituzionale, cioè a giudici nominati dalla politica: oseranno mai dare torto al Presidente e al Governo, innescando gravi “scontri istituzionali”?

Sia chiaro, questo post rappresenta solo un piccolo spunto, in una vicenda enorme, complessa, in cui fatico a schierarmi. Ma da queste parole potremmo dedurre che Zagrebelsky, Presidente emerito di Corte Costituzionale, ha appena firmato l’appello di un giornalista che ha “gravemente, pensantemente infamato e delegittimato” la Corte Costituzionale di questo paese, dopo averla giustamente difesa per anni, con Berlusconi al potere.
giugno 7, 2011

La Corte costituzionale da il via libera al referendum.

La Consulta dopo tre ore di camerca di consiglio ha approvato il quesito così come riformulato dalla Cassazione. Ieri il neo presidente Quaranta aveva anticipato: “Non possiamo cancellarlo”. Il presidente emerito Mirabelli: “No alle polemiche”. Napolitano: “Voto? Sono un elettore che fa sempre il suo dovere”

giugno 6, 2011

Quaranta: «Il referendum non si può bloccare»

Quaranta piccola

La decisione ufficiale non è ancora stata presa, ma il neoeletto presidente della Consulta, Alfonso Quaranta, ha dichiarato: «Personalmente ritengo di no. Questa materia è all’esame della camera di consiglio, ascolteremo le parti e agiremo con rapidità. Decideremo domani o al massimo dopo domani». Domani mattina la corte costituzionale si ritirerà in camera di consiglio per decidere se ammettere il quesito referendario sul nucleare riscritto dalla Cassazione dopo le modifiche legislative del decreto Omnibus.

Mag 17, 2011

Nucleare, la Consulta ribadisce: ci vuole il consenso delle Regioni.

graffiti sulle torri di raffreddamento delle centrali nucleari

Dopo il ricorso della Regione Toscana, Puglia e Provincia autonoma di Trento con lasentenza n. 165 del 12 maggio la Consulta chiarisce e fissa che in materia di energia il Governo non può imporre le centrali nucleari in un territorio senza aver prima ottenuto il consenso della Regione. Anzi per la verità demolisce una parte dei decreti legge (Misure urgenti in materia di energia 8 luglio 2010, n. 105 e Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini1 luglio 2009, n. 78).

L’aspetto interessante di questa sentenza, rispetto a quella emanata qualche mese fa è che qui viene ribadito che nel caso di mancata intesa tra Governo e Regione il Governo non può bypassare la Regione nominando un Commissario con poteri straordinari che sarebbe stato poi l’interlocutore al posto dell’amministrazione regionale. La motivazione è da ricercarsi nell’art.120 della Costituzione in quanto mancherebbe il rispetto del principio:

di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione.

aprile 16, 2011

Processo Rubygate arriva un’altra legge ad personam.

E’ abbastanza facile, questa volta, bloccare di nuovo il processo Ruby, visto che su di esso la Camera ha acconsentito ad adire la Corte Costituzionale per un conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato: basta stabilire che tutti i processi su cui pende un conflittodi attribuzione devono rimanere congelati fino a decisione della Corte. Tutto su Libero.

EMENDAMENTI – Attualmente infatti la possibilità di chiedere l’interruzione del processo è rimessa al collegio giudicante, che valuta autonomamente se sia più opportuno aspettare la decisione della Corte Costituzionale: se il processo andasse avanti e poi la Corte decidesse per la carenza di giurisdizione, l’intera vicenda giudiziale dovrebbe essere ricominciata da capo. Con l’emendamento della maggioranza, la sospensione del processo diventa automatica.

Un’interrogazione parlamentare urgente al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, per sollecitare l’invio degli ispettori alla procura di Milano. Non solo. In Parlamento è pronta anche l’introduzione, sotto forma di emendamento al disegno di legge sul “processo lungo” in discussione al Senato, della sospensione automatica del dibattimento nel caso in cui su di esso sia in corso un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato.

aprile 5, 2011

Il conflitto di attribuzione non sospende il processo.

Il conflitto di attribuzione consiste in situazioni di contrasto tra organi dello Stato e tra Stato e Regioni e tra le Regioni, più precisamente, tra organi competenti a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartengono.

Il conflitto di attribuzione può essere positivo se i soggetti in conflitto affermano entrambi la propria competenza sulla materia, oppure negativo se entrambi i soggetti affermano la propria incompetenza.

Il conflitto può investire situazioni in corso, cioè già verificatesi, oppure può precedere il verificarsi di situazioni concrete, discutendosi così di situazioni future possibili nel verificarsi.

Sui conflitti di attribuzione (in base all’art. 37 della legge 87/1953) decide la Corte Costituzionale, anche se nel caso in cui il conflitto interessi anche un organo giurisdizionale la competenza della Corte Costituzionale è controversa.

La votazione di oggi però non sospenderà il processo in corso a Mialno contro Berlusconi perchè pur  ritenendo la Camera dei deputati il reato di concussione contestato al premier (che è accusato anche di prostituzione minorile) di competenza ministeriale, la Consulta, cioè la Corte Costituzionale,  si dovrebbe prima esprimere sull’ammissibilità del conflitto. E, qualora fosse dichiarato ammissibile, poi la Corte dovrebbe entrare nel merito della decisione.

In precedenti casi simili, però,  i processi non si sono fermati né per attendere la decisione sull’ammissibilità, né durante l’attesa del giudizio di merito sul conflitto di attribuzione. Nel secondo caso il processo si arresterebbe in attesa della pronuncia sul merito, soltanto prima della sentenza.