Posts tagged ‘corriere della sera’

aprile 29, 2020

“Sulla Cina troppe ambiguità”… de che?

di Carlo Formenti

Complice il tempo vuoto associato al lockdown vissuto a Milano, condizione che mi induce alla passività produttiva (a mille chilometri dalla mia casa di Lecce dove ho lasciato i libri, gli appunti e il computer in cui sono memorizzati la maggior parte dei miei lavori non posso leggere tutto ciò che mi serve, né tantomeno scrivere testi che vadano al di là di qualche post) da qualche settimana dedico quasi tutti giorni un paio d’ore alla lettura del Corriere della Sera che, assieme al Sole 24 Ore, è fonte preziosa di informazioni sulle reali intenzioni di chi comanda in questo Paese (sia pure per procura dei veri padroni, che stanno a Washington e Berlino). Queste letture mi ispirano alcuni dei lunghi post che leggete da qualche settimana su questa pagina. Spesso fra i commenti trovo quelli che sentenziano che non è il caso di perdere tempo ad analizzare nei dettagli certe posizioni perché “si sa”, “che altro ti vuoi aspettare da questa gente”, e via di questo passo. Ma sono atteggiamenti profondamente sbagliati, che Gramsci avrebbe duramente bacchettato come ottusi luoghi comuni : compito prioritario di chi si dice comunista è tenersi accuratamente aggiornato sugli umori, le trame, i progetti, pensieri e parole dell’avversario di classe che, se rispondono sempre agli stessi interessi, mutano in base a contingenze ed esigenze tattiche, perché l’egemonia si basa anche e soprattutto su questa “flessibilità mentale” del nemico, maturata in secoli di dominio, alla quale non ci si oppone con ottuse formulette ideologiche. Esaurito il pistolotto, passo all’analisi del numero di oggi, particolarmente ricco di spunti.
Dopo un fuoco di sbarramento di decine di articoli che preparavano il terreno all’attacco frontale contro il pericolo giallo, il foglio lombardo cala il pezzo da Novanta, ospitando il fondo a firma di Paolo Mieli, re dei sessantottini pentiti, riciclatosi, dopo avere esaurito il compito di direttore, come mediocre storico (Indro Montanelli, ancorché a sua volta dilettante in questo mestiere, aveva tempra ben diversa). “Sulla Cina troppe ambiguità”, recita il titolo del pezzo, che esordisce citando la voce del padrone, cioè quel New York Times che, pur essendo “uno dei quotidiani più ostili a Trump” (come se ciò rappresentasse una garanzia di “obiettività” e distanza dagli interessi geostrategici americani) accusa la Cina di “condurre una campagna di controinformazione globale per sviare le accuse legate allo scoppio della pandemia”. Il nodo del pezzo riguarda il fatto che la Ue, annota gongolante Mieli, dopo qualche incertezza iniziale, sembra decisa a schierarsi docilmente al fianco di Washington (il boss dev’essere rispettato e obbedito anche quando alla guida c’è un folle come Trump) nel chiedere alla Cina trasparenza e onestà (richiesta che avanzata da governi occidentali che hanno a loro volta manipolato cifre, nascosto la verità, ritardato interventi causando decina di migliaia di morti, suona francamente ridicola). Dopodiché il nostro passa a stigmatizzare la posizione “ambigua” del nostro Paese che, traviato dai Di Battista di turno (l’attacco ai cinque stelle fa il paio con quello del TG2 dell’altro giorno, in cui un delirante ex ambasciatore fascistoide li ha praticamente accusati di essere succubi di Xi Jinping) strizza l’occhio al celeste impero mentre vede nella Germania la “nostra peggiore nemica”. Conclusione: basta con questi tentennamenti è venuta l’ora di “far intendere ai nostri cugini (!!??) europei che, quando verrà il momento di premere su Pechino per far definitivamente luce sulle origini sulle origini del virus, l’Italia non si tirerà indietro cercando rifugio nelle consuete e ben note ambiguità”. Certo Mieli non è ambiguo: ci richiama seccamente al ruolo predefinito di arlecchino servitore di due padroni (Washington e Berlino). Ruolo storico che tre quarti di secolo fa ci ha visti servire Berlino prima della sconfitta, poi Washington, mentre oggi – secondo Mieli – dovrebbe indurci a servire entrambi contemporaneamente. Evidentemente, assai più della vicenda coronavirus, qui è in gioco la “lesa maestà” dell’accordo italiano con la Cina sulla via della seta, che ha irritato entrambi i padroni, ma soprattutto è in gioco il tentativo dell’Occidente neoliberista di sfruttare la crisi del coronavirus per scatenare la guerra fredda (e più avanti forse peggio) contro un competitor economico e politico che minaccia la sua secolare egemonia. Non a caso, sotto lo sproloquio di Mieli, troviamo in taglio basso un articolo del Segretario generale della Nato che rivendica di averci offerto molti più aiuti (disinteressati!!??) di quelli (interessati) che ci ha offerto la Cina. Complottismo? Sì, come quelli di Giulietto Chiesa, uno degli ultimi (se non l’ultimo) giornalista non prezzolato di questo Paese che vanta ormai uno dei sistemi informativi più asserviti del pianeta, venuto a mancare poco fa (a pagina 20 Antonio Ferrari ne traccia un profilo che ne riconosce ampiamente i meriti limitandosi a definire comoplottista la sua tesi sull’autoattentato americano delle Torri Gemelle, ma il titolista sceglie di evidenziare solo quella critica di poche righe titolando “Giulietto Chiesa, dalla critiche all’URSS al complottismo”). Chiudo segnalando un’intervista al politologo americano Ian Bremmer (pag 14) in cui questi riconosce esplicitamente che è in gioco la sopravvivenza stessa del capitalismo (“dobbiamo porci domande essenziali sulla sostenibilità del capitalismo basato sul libero mercato in una democrazia rappresentativa”). Come si vede per lorsignori il rischio è immenso, ecco perché sfoderano artigli sempre più affilati.

 

marzo 22, 2020

Sul corpo di Matteotti, le falsità di Vespa

di MARIO GIANFRATE

La tesi riproposta dal giornalista era stata denunciata in passato dallo storico Caretti

Nuovo tentativo di distorcere la verità storica sull’assassinio di Giacomo Matteotti, deputato e segretario del Partito Socialista Unitario, ucciso dalla Ceka, un’organizzazione criminale alle dirette dipendenze di Mussolini, di cui era capo Amerigo Dumini. Matteotti, in un discorso alla Camera nella seduta del 30 aprile 1924, aveva accusato senza mezzi termini e con un discorso che la stampa fascista definì “provocatorio” i brogli e le violenze con cui il fascismo aveva vinto le elezioni. Nella seduta fissata per l’11 giugno, si era sparsa voce che avrebbe fatto un intervento accusando Mussolini di aver presentato un bilancio fasullo ma, soprattutto, avrebbe denunciato un giro di tangenti legate all’affare Sinclair, la società petrolifera americana che, per ottenere il monopolio dello sfruttamento del petrolio in Italia, aveva elargito “mazzette” al Re e al fratello di Mussolini, Arnaldo, direttore del Popolo d’Italia.

Il 10 giugno, però, giorno prima della prevista seduta parlamentare, Matteotti è rapito e assassinato dagli squadristi di Mussolini.

Ora è Bruno Vespa ha riproporre una vecchia e menzognera tesi secondo la quale il Duce, dopo l’assassinio del martire socialista, avrebbe aiutato la famiglia di Matteotti con elargizione di soldi.

Una tesi antistorica – ma da Vespa non si poteva pretendere altro – e che tenta ignominiosamente di trasformare Javert, il truce poliziotto de I Miserabili di Victor Hugo, da persecutore di Jean Valijean in una sorta di Madonna delle Grazie.

Su questo aspetto su cui la canea fascista tenta a più riprese di speculare, ha già risposto qualche tempo addietro lo storico Stefano Caretti, già docente di Storia Contemporanea all’Università di Siena, Presidente dell’Associazione Pertini e vicepresidente della Fondazione Turati (che conserva l’Archivio Matteotti), è curatore dell’opera omnia matteottiana, con una decina di volumi già pubblicati da Nistri-Lischi. In una intervista rilasciata qualche anno fa al Corriere della Sera, a firma di Marzio Breda, il prof. Caretti fa chiarezza sull’argomento, smentendo con prove inconfutabili la tesi secondo la quale Velia, consorte del Martire, chiede denaro “macchiato dal sangue del marito” a Mussolini. “Bisogna riandare agli anni dopo il delitto – precisa Caretti nell’intervista. Al momento della morte, i beni di Matteotti furono stimati in 1.203.000 lire: un grosso patrimonio, insomma. Che fu presto danneggiato da incendi, devastazioni, avvelenamento di bestiame compiuti da una famiglia di fittavoli fascisti. La crisi precipitò alla morte di Isabella, la madre di Giacomo che reggeva le sorti della proprietà; Velia dovette chiedere all’Istituto Sanpaolo di Torino un mutuo che era ampiamente garantito dalla tenuta di 2.700 pertiche e da numerose proprietà edilizie. All’inizio il prestito non fu concesso, fino a quando tutto si sbloccò grazie a una campagna internazionale sensibilizzata da Oda Olberg e da Sylvia Pankhurst”. Insomma: Mussolini era intervenuto o no, a favore dei Matteotti? – interroga il giornalista: “Suggerirlo fu una mossa propagandistica, e infatti il Duce fece pubblicare la notizia su un giornale parigino, per sopire quella campagna di stampa e condizionare la vedova. Poco dopo, comunque, Velia si affidò a un nuovo amministratore al posto di quello che le era stato messo in casa come spia del regime, e vendette le proprietà per 3.240.000 lire. Il mutuo fu estinto insieme ad altre pendenze e, con il ricavato, la vedova acquistò nel 1936 una tenuta di 300 ettari in Friuli, lasciando ai figli una liquidità di 1.621.000 lire. C’è un rapporto del prefetto di Rovigo, a confermare questi dettagli e a fare giustizia di qualsiasi sospetto di “regali” del dittatore alla famiglia della sua vittima”.

maggio 30, 2013

“OTTUAGENARIO MIRACOLATO DALLA RETE”

2013-05-30-Rodot.jpgGrillo con la sua folle isteria dimostra di essere quello che è un miserabile in cerca di gloria, che nulla ha a che vedere con la sinistra e  con la democrazia. In pochi giorni ha scaricato la Gabbanelli ed ora anche Stefano Rodotà. Fra un pagliaccio e un comico scelgo la democrazia.

maggio 29, 2013

Forza Roma, Forza Lazio.

 

“E Alemanno dà la colpa al derby”. Leggiamo dal Corriere della Sera di oggi:

ROMA — Alle nove di sera, col computer aperto sul sito del Viminale, i dati che scorrono e la sconfitta, al primo turno, che diventa sempre più netta, Gianni Alemanno — occhi stanchi, maniche di camicia, niente cravatta — ammette: «Ho sottovalutato il derby…». Non Ignazio Marino. O il giudizio dei romani. La finale di Coppa Italia è il «colpevole», secondo il sindaco uscente: «È stato — dice — un trauma impressionante per la città, e non abbiamo ben valutato il tifo calcistico, che ha bloccato 200 mila persone». Ma perché il derby avrebbe danneggiato il centrodestra? Forse perché le curve, romanista e laziale, è lì che votano? «Non è questo. Ma per la tipologia delle candidature: quella di Marino è più lontana dallo stadio».

maggio 26, 2013

Però parla bene.

 

Il senatore Giulio Tremonti, dopo due mesi e mezzo di legislatura, ha già maturato un bel 94% di assenze, stando ai dati ufficiali del Senato. Fece lo stesso durante l’anno di Mario Monti, e ora continua a saltare voti e sedute. Ma allora ci si chiede, dove sarà mai finito il nostro ex ministro dell’Economia? Al Corriere della Sera ha dichiarato:

“Che fine ho fatto? Sono spesso all’estero, a cercare materiale per il libro che scriverò”.

Ah ecco.

marzo 22, 2013

Stiamo uccidendo il pianeta.

Una balenottera di 17m per 2,5 tonnellate è stata ritrovata a Rosignano, vicino Cecina, lungo litorale livornese, spiaggiatasi a due passi da uno stabilimento balneare: il cetaceo, avvistato da giorni, è arrivato a terra il 19 marzo scorso, già morto.

Balena spiaggiata in Toscana: una morte annunciata dai delfini

Questo è solo l’ennesimo episodio di un cetaceo, dopo che oltre 80 stenelle striate (un tipo di delfino dei nostri mari), morte lungo le nostre coste tirreniche; le cifre del 2013 hanno sballato completamente ogni statistica precedente: non si era mai vista una morìa simile.

Si avvicinava alla spiaggia con un movimento irreale, sospinta da onde e correnti: era già morta poveretta

è la triste testimonianza di alcuni pescatori toscani al Corriere della Sera. La balenottera era morta da giorni, ben prima di spiaggiarsi a Rosignano; per morire ha scelto un tratto di mare e di spiaggia del cosiddetto Santuario dei cetacei; niente di così strano, per carità, ma la morìa di delfini che ha preceduto il decesso di questo grande cetaceo ha fatto saltare la mosca al naso, ormai da settimane, al Ministero dell’Ambiente ed alla Rete nazionale spiaggiamenti marittimi.

Esperti dell’Arpat e alcuni veterinari e biologi marini dell’Università di Padova hanno effettuato prelievi di tessuto dalla balena e già domani si dicono possibilisti di ottenere qualche notizia in più in merito a questo ennesimo misterioso decesso: il sospetto che si tratti della stessa forma di morbillo (dolphin morbillivirus) che ha colpito le stenelle è fortissimo: il fatto che si tratti in entrambe le fattispecie (stenelle e balenottera) di cetacei da, senza ulteriori elementi, quasi una conferma di questa infezione.

Inizialmente era stato ipotizzata la responsabilità del photobacterium damselae ma, per esser chiari e onesti, gli studiosi non sono ancora riusciti completamente a raccapezzarsi sulla questione.

Una morte decisamente annunciata, visti i trascorsi degli ultimi 3 mesi e mezzo, ma che viene assorbita come una specie di cataclisma naturale, nella totale incapacità di dare risposte concrete sulle cause e le soluzioni. Anche Greenpeace parla di una morte annunciata, provocata dall’inquinamento.

marzo 7, 2013

La stupidità degli italiani fa crescere Grillo.

  Beppe Grillo   Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo mette la freccia e sorpassa la coalizione di centrodestra. È quanto risulta dal sondaggio Ispo di Renato Mannheimer presentato oggi sul Corriere della sera. Oltre al M5S, l’unico partito a fare registrare una crescita è il Pd, con circa 2 punti in più rispetto alle elezioni appena concluse.

marzo 7, 2013

Fuori di testa.

Dice il guru del Movimento 5 Stelle – riporto dal Fatto Quotidiano:

“Nel 2018 il mondo sarà diviso in due blocchi: a ovest con Internet e a Est con una dittatura orwelliana. Nel 2020 ci sarà la Terza Guerra Mondiale (durerà vent’anni). Nel 2040 trionferà la rete democratica (Internet) (…) Nel 2050 un brain trust collettivo risolverà ogni problema mentre nel 2054 ci saranno le prime elezioni mondiali in Rete. Spariranno religioni, partiti e governi nazionali”.

marzo 7, 2013

Come negli anni venti.

 

Nuovo numero di Internazionale: a pagina 17 la traduzione di un articolo di El Pais, “la tercera Repùblica italiana“, orgogliosamente riportata da Beppe Grillo sul suo blog. Peccato per quella piccola “dimenticanza”. Sia l’autorevole settimanale, sia il leader del Movimento 5 Stelle, si scordano di riportare un passaggio abbastanza significativo, come mi segnala Davide Casati. El Pais scrive questo:
Como pasó en los años veinte del siglo pasado con el surgimiento del fascismo, el inagotable laboratorio político italiano ha parido una novedad absoluta en plena crisis de las democracias europeas: los indignados —jóvenes pero no solo— han tomado el Parlamento desde las urnas.
E cioè:

Come è avvenuto negli anni venti del secolo scorso, con l’ascesa del fascismo, il laboratorio politico italiano ha partorito una novità assoluta in piena crisi delle democrazie europee: gli indignati, giovani ma non solo, hanno preso il parlamento attraverso le urne.

Sul blog di Grillo arriva questo:

Il laboratorio politico italiano ha partorito una novità assoluta in piena crisi delle democrazie europee: gli indignati, giovani ma non solo, hanno preso il parlamento attraverso le urne.
Manca l’attacco del paragrafo, la parte in grassetto, e cioè “Come è avvenuto negli anni venti del secolo scorso, con l’ascesa del fascismo“: curiosa dimenticanza, pesante dimenticanza, che altera significativamente la traduzione del pezzo di El Pais, ed in un attimo la preoccupazione di una grande testata europea si trasforma in entusiasmo.
febbraio 26, 2013

Tutta colpa di Crozza.

Gianfranco Mascia, candidato di Rivoluzione Civile alle regionali in Lazio, spiega così il disastroso risultato elettorale del suo partito, guidato dall’ex pm Antonio Ingroia. Dal Corriere della Sera.