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gennaio 17, 2021

Il matto del barbiere!

Di Beppe Sarno

Nel gioco degli scacchi esiste una strategia definita “il matto del barbiere” e consiste in un particolare scacco matto che avviene dopo tre mosse, in cui spesso incappano i principianti.

Ovviamente un giocatore esperto difficilmente cade in questa trappola e quindi sventato il colpo la partita viene giocata secondo altre strategie.

Oggi la lotta politica è sempre più ridotta a strategia e tattica, offensiva e difensiva, guerra di usura e guerra di movimento. Una specie di  vocabolario militare importato nella lotta per il potere. Non più progetti politici non più schieramenti ideologici, ma lotta dura per accumulare potere economico, politico, simbolico e culturale, accumulato e trasmesso di generazione in generazione dalle élite dominanti.

E’ quello che abbiamo visto in questi ultimi giorni dove da una parte il presidente del Consiglio Conte cercava di resistere e dall’altra Matteo Renzi ha provato a farlo ruzzolare dal ponte di comando del governo.

In gioco ci sono i 209 miliardi del recovery fund i soldi del MES e molto altro ancora.

Non si può comprendere esattamente quello che sta succedendo se prima non cerchiamo di capire chi sono i giocatori e che invece le pedine di questa drammatica partita a scacchi. Renzi ha provato d attuare la strategia del matto del barbiere, ma Conte ha sventato la manovra ed ora la partita si gioca secondo diverse strategie.

Per capire quello che sta succedendo bisogna ricostruire le mosse giocate fino ad oggi dai vari soggetti spostatisi all’interno della scacchiera in un succedersi senza apparente logica. Partiamo da lontano: il 14 ottobre 2019 Conte è presente ad Avellino ospite della Fondazione intitolata a Fiorentino Sullo per le celebrazioni previste nel 2021 per ricordare uno dei padri fondatori della Democrazia Cristiana. Dopo il convegno Conte è stato accompagnato in giro per l’Irpinia dagli esponenti storici della Democrazia Cristiana irpina quali: Gerardo Bianco, Nicola Mancino, Giuseppe Gargani, Ortensio Zecchino, Enzo De Luca, Mario Sena definiti dalla stampa locale “ciascuno con sensibilità e accenti diversi sostenitori della centralità dell’assemblea elettiva e della democrazia della rappresentanza.”

Contemporaneamente Gianfranco Rotondi si fa promotore della  Fondazione Democrazia Cristiana intitolata a Fiorentino Sullo destinata “raccogliere e tenere vive le idee della Democrazia Cristiana, rilanciarne la lezione e la prospettiva, diffondendone i princìpi e i valori democratici nella cultura politica della società italiana (ed europea) di oggi” In  questo progetto Rotondi e Buttiglione arruolano anche Silvio Berlusconi, considerato da Rotondi il leader politico che oggi in Italia ha la responsabilità di tutelare la storia democristiana, in quanto rappresentante in Italia  del Partito Popolare Europeo. In questo contesto riferendosi a Berlusconi Rotondi afferma “In questo contesto e con tale responsabilità il Cavaliere deve allontanarsi da una alleanza con la Lega assolutamente non compatibile con la tradizione democratico cristiana.”

Possiamo dire quindi con un buon margine di sicurezza che il 14 ottobre del 2019 è nato il progetto di una nuova alleanza del mondo cattolico sostenuto fortemente da quella parte della Curia Romana che fa riferimento a Papa Francesco.  Molteplici sono stati i messaggi del Pontefice a sostegno di Conte: è stato ricevuto dal Pontefice il 30 marzo dello scorso anno in un incontro definito “a sorpresa” e nel quale Francesco ha sottolineato la  vicinanza particolare della Santa Sede alla “cara Nazione Italiana”. Il Pontefice ha poi ha rimproverato la Cei in occasione della polemica della Cei contro il governo  affermando in un twitt “In questo tempo, nel quale si incomincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena, preghiamo il Signore perché dia a tutti noi la grazia della prudenza e della obbedienza alle disposizioni, perché la pandemia non torni.” Inoltre non a caso  in questi giorni di crisi a sostegno di Conte segretario generale della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti: “Trovo un forte stimolo nelle parole pronunciate dal Presidente Mattarella nel messaggio di fine anno: ‘Non viviamo in una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori’. Aggiungo: questo è anche tempo di speranza. Ci attendono mesi difficili in cui ricostruire le nostre comunità”.

Quello che ai più poteva sembrare il tentativo di un gruppo di nostalgici invece un progetto politico forte teso a creare un partito di centro che il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Gualtiero Bassetti, ha battezzato con queste parole “La Chiesa …… può chiamare a raccolta tutte le coscienze, a cominciare da quelle dei credenti, invitando tutti a una nuova stagione di responsabilità personale attorno a valori fondamentalie lo stesso Basseti in  questi giorni afferma : “Trovo un forte stimolo nelle parole pronunciate dal Presidente Mattarella nel messaggio di fine anno: ‘Non viviamo in una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori’. Aggiungo: questo è anche tempo di speranza. Ci attendono mesi difficili in cui ricostruire le nostre comunità”.

Comunque si chiamerà il partito di Bergoglio, che avrà come riferimento Conte  questo partito già esiste e continua la sua lunga marcia attraverso le istituzioni. Da chi sarà composto? Oltre ai promotori Rotondi e Buttiglione una parte di transfughi del PD, qualche anima dispersa dei 5 stelle e sicuramente sarà della partita Berlusconi soprattutto se gli si darà un ruolo nella coalizione che voterà il prossimo presidente della Repubblica. Che, visto l’andazzo, difficilmente sarà formata da Salvini e Meloni. Difficilmente vedremo Berlusconi fare il servitore sciocco della Meloni e di Salvini. Si vota fra due anni e non è detto che sarà la destra come la conosciamo (Berlusconi, Salvini e Meloni) a vincere le elezioni. Insomma un partito con boni numeri percentuali.

Ma che c’è dietro Matteo Renzi? Sicuramente il Pontefice ha capito  che Matteo Renzi a Matteo Salvini vogliono far cadere Conte per sostituirlo con un governo a lui ostile fatto di  sovranisti, populisti e persone e istituzioni sovranazionali  lontane dal progetto politico del pontefice.

I cattolici ultraconservatori concentrati soprattutto negli Stati Uniti, non hanno mai accettano l’impostazione della Chiesa di Bergoglio e hanno sempre reagito inorriditi e con estrema violenza ai richiami del pontefice alla solidarietà, alla cura di chi soffre, all’accoglienza del diverso, all’abbandono dell’egoismo.

John-Henry Westen, fondatore del sito cattolico Lifesitenews, non usa mezzi termini nella sua campagna anti-Bergoglio. Inoltre le figure più tradizionaliste del cattolicesimo statunitense si radunano attorno al cardinale in pensione Raymond Burke. . Altro nemico del Pontefice è Steve Bannon che ha definito il pontefice come un pericoloso leader politico. . Non può mancare a questo elenco  l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che continua ad avere una grande risonanza proprio negli USA. Tutta l’estrema destra americana è impegnata nella battaglia religiosa contro il Papa appoggiata dall’ex presidente USA Donald Trump.  Tra di esse, spiccano Alliance Defending Freedom (ADF) e American Center for Law and Justice, in prima linea nel diffondere i temi più conservatori del cattolicesimo.  Tutti gruppi che lavorano, anche con finanziamenti verso altre associazioni e reti europee di lobby di estrema destra, per un cattolicesimo fortemente conservatore, contrario all’idea di Chiesa di Papa Francesco. Nessuno può dimenticare l’endorsement di Donald Trump nei confronti di Renzi  da lui elogiato come presidente del Consiglio mentre si manteneva freddo con  Angela Merkel e François Hollande. Inoltre Renzi fin dal suo insediamento a capo del governo aveva accettato un accordo con grandi gruppi industriali tedeschi, la finanza speculativa anglosassone e le corporation statunitensi.

Sempre guardando al passato non possiamo dimenticare che il 30 maggio 2019 si è svolta la 67ma riunione del gruppo Bilderberg a Montreux, in Svizzera. In quella sede si è trattato di politica, economia, industria, finanza e media: tra i circa 130 partecipanti, nella “delegazione” italiana c’erano non a caso  Matteo Renzi, Stefano Feltri e Lilli Gruber.  Come ha ricordato il suo fondatore David Rockefeller , ‘la sovranità sovranazionale di un’élite intellettuale e di banchieri mondiali, sicuramente preferibile alle autodeterminazioni nazionali dei secoli scorsi’. Renzi è interprete se non fiduciario della  Bilderberg (come la Trilaterale e la Chatham House inglese, il American Center for Law and Justice, la stessa Bce).

Ecco quindi la  corrente di pensiero si nasconde dietro Matteo Renzi e la crisi di questi giorni ha questi padri.

Siamo messi male, perché se da una parte si affaccia il nascente partito dei cattolici, dall’altra ci sono i poteri finanziari che vogliono decidere attraverso le loro pedine  le politiche dello Stato a prescindere dalle elezioni, che servono solo a certificare le scelte prese altrove.

Non a caso Renzi chiede  l’approvazione del MES per poter meglio ricattare lo Stato con un debito pubblico solo di nome ma di fatto privatizzato perché detenuto da banche e organismi finanziari internazionali.

Come chiede Rockfeller lo Stato deve svolgere solo una funzione di ordinaria amministrazione con l’obbligo di tagliare la spesa pubblica, fino a ridurre a zero il welfare con il pareggio di bilancio. Una linea politica risultata disastrosamente evidente in Italia con l’avvento di Monti nel 2011, fedele esecutore dell’austerity imposta da Bruxelles.

In sintesi, a saper leggere viene evidente l’esistenza di due gruppi che lottano l’uno contro l’altro per il controllo politico delle ingenti risorse finanziarie messe in campo dal recovery fund e dal MES e non solo.

E la sinistra? i disoccupati, i lavoratori, i migranti?

I politici nostrani rispondono come il Marchese del Grillo “io so io e voi non siete uncazzo

gennaio 15, 2021

Le ragioni di una crisi

Di Beppe Sarno

La crisi innescata da Matteo Renzi deve farci riflettere al di la dei pettegolezzi da bar che i mezzi di comunicazione ci propinano insieme agli innumerevoli bollettini sanitari sull’avanzamento del Covid e sui colori in cui è divisa l’Italia.

La riflessione deve ovviamente partire dai motivi di fondo che hanno determinato la crisi del governo Conte e della uscita di Renzi e dei suoi scherani dalla compagine governativa.

Renzi rappresenta interessi di quella parte della società che incurante dello stridente contrasto fra la “opulenza privata” e lo “Squallore pubblico” di cui parla John Galbraith nel suo “Società opulenta” tende ad accaparrarsi sempre più ingenti fette di ricchezza   aumentando a dismisura l’ineguale distribuzione della ricchezza nazionale  a favore di pochi e a danno di molti.

Quelli che sostengono Renzi hanno interesse a controllare i molti finanziamenti che arriveranno dal recovery fund e vorrebbero aggiungere i soldi del cd. Mes perpetuando nel tempo lo sfruttamento nei confronti del lavoratori basato sul controllo privato non solo dei mezzi di produzione con l’acquiescente complicità di una classe politica smarrita, ma anche del potere decisionale e della intera macchina statale.

Questo ha determinato e determinerà con sempre maggiore incidenza una usurpazione della sovranità popolare che la nostra Carta Costituzionale conferisce al popolo senza distinzione di classi.

Si tratta di un tentativo della finanza internazionale di cui Renzi si è fatto interprete che determina una perversione del processo politico generale in quanto i cd. “poteri forti”: banche, fondi di investimento,  finanziarie, con il potere che hanno conquistato in trenta anni di economia liberistica condizionano i governi, orientano l’opinione pubblica con il controllo dei mass media: televisioni, Facebook, Twitter, tic-tok e chi più ne ha più ne metta, sovvenziona i partiti gli uomini politici, intriga a livello internazionale per rafforzare ed estendere il controllo sulla vita di ognuno di noi.

Falso quindi pendere parte per questo o quello anche se cedere il governo della nazione alla destra sarebbe drammatico, ma il dovere di ogni democratico è quello di combattere per difendere l’esistente senza arretrare sui diritti costituzionalmente garantiti e nel contempo definire e proporre una organizzazione sociale alternativa.

Il limite di noi socialisti è di avere quel complesso di colpa per cui  ci si comporta come reduci di una guerra e le nostre discussioni  diventano pateticamente racconti di battaglie combattute e perdute.  

Ci sentiamo migliori, come un’aristocrazia politica lontana dalla realtà, fedeli custodi di un passato che si vorrebbe far rivivere. In questa illusione ci stiamo estinguendo. I giovani che non conoscono e che ormai confondono i socialisti con un periodo dannato della nostra storia preda facile di ogni populismo ci confondono nel migliore dei casi come eredi di un comunismo sconfitto e seppellito dalla storia.

Per i giovani, con i quali difficilmente tentiamo un dialogo, non esiste altra realtà che quella in cui vivono che è la realtà di un sistema capitalistico portato alle estreme conseguenze. Per la maggior parte dei giovani la bontà del sistema in cui vivono si misura sulla base della ricchezza che esso produce senza prendere in considerazione i costi umani e le diseguaglianze sociali. Per loro tutto questo fa parte del gioco. Il sogno americano a livello planetario.

In questo contesto i lavoratori subendo il ricatto di eventuali delocalizzazioni il sistema ha affidato il controllo della produzione a    managers che hanno un potere assoluto e omnipervasivo. I lavoratori hanno perso ogni potere, ogni tutela, ogni strumento di partecipazione politica, le elezioni gestite con leggi anticostituzionali non sono più libere, ma meri strumenti di certificazione di decisione assunte altrove, il diritto di sciopero di fatto non esiste più.

Quale risposta dare a tutto ciò? I socialisti non hanno  bisogno di quella che è stata definita “ coesistenza competitiva con il capitalismo” né debbono coltivare un utopismo messianico. Il  nostro dovere sia quello di continuare ad essere socialisti e a parlare ai giovani da socialisti. Questi giovani che hanno vissuto la crisi economica sulle loro spalle fin dal 2008 e continuano a viverla in maniera sempre più drammatica hanno voglia di politica, hanno voglia di contare, di cambiare le cose. Fino ad oggi la loro voglia, la loro rabbia si è indirizzata verso populismi malsani. E’ dovere dei socialisti dismettere i panni dei reduci e parlare della necessità di una progressiva modificazione delle strutture sociali per adeguarle al paradigma democratico e nella creazione di contropoteri che permettano ai lavoratori, al ceto medio impoverito, alla massa di disoccupati, ai migranti di intervenire attivamente ed efficacemente nel processo decisionale politico in Italia come in Europa. La Carta Costituzionale può essere il nostro vangelo laico.

aprile 16, 2020

Il Nuovo dilemma di Antigone.

A proposito di “proporzionalità” delle misure di contenimento, di cui ho parlato negli ultimi giorni.

Non è un’ossessione garantista, ma piuttosto la base dello Stato di diritto costituzionale. Ed è, anche sul piano fattuale, il presupposto imprescindibile dell’effettività delle norme giuridiche. Cosa che un presidente del consiglio, che è nel contempo ordinario di diritto privato, dovrebbe sapere molto bene. E che anche i presidenti di regione, seppur meno qualificati culturalmente, dovrebbero anch’essi sapere. Mentre invece addirittura sul piano delle fonti del diritto lo spregio della Costituzione e l’ignoranza dilagano sovrane; e sono molto più semplici e deresponsabilizzanti misure draconiane, semplicistiche e stupidamente generalizzate, ma populisticamente – per il momento – efficaci ed accettate, e quindi per ciò solo ritenute legittime, senza troppo sottilizzare.

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marzo 10, 2020

IL CORONAVIRUS, UNA PROVA DECISIVA

 

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Che tipo di mondo, che tipo di società avremo, quando il coronavirus (scusate la battuta; nei momenti difficili e dolorosi il cazzeggio può servire) “avrà esaurito la sua spinta propulsiva”? Una nuova, e terribile, era dei torbidi, come quella che seguì la prima guerra mondiale? Oppure un nuovo e più avanzato ordine mondiale; quello costruito e durato per decenni all’indomani della seconda?

Proviamo un po’ tutti a rifletterci sopra. Un esercizio che consiglio anche a chi, come me, è un anziano a rischio e quindi confinato in casa e con tutto il tempo possibile a sua disposizione.

Cominciamo a dire che non ci sarà nessun ritorno al vecchio ordine. Il famoso “ordoliberismo” è morto. E non risorgerà. Hanno cominciato a ucciderlo la crisi economica, quella dei migranti, Trump e il relativo grande disordine internazionale, l’ossessione sicuritaria unita alla tentazione militarista. Lo colpirà definitivamente, e al cuore, la pandemia. Mentre le classi dirigenti preposte alla sua difesa, leggi essenzialmente quelle europee, stanno annaspando in una specie di terra di nessuno incapaci sia di difendere il vecchio che di vedere il nuovo.

Chi abbiamo, a questo punto, al suo capezzale? Medici riuniti a consulto? Direi proprio di no. Piuttosto, come nei romanzi dell’ottocento, eredi che si guardano in cagnesco, ognun contro l’altro armati.

Politicamente parlando tra di loro non c’è partita. Almeno qui e ora. A dominare la scena la destra populista; quella che ha costruito tutte le sue fortune sulla filosofia della quarantena e sulla costruzione del nemico esterno. E che oggi constata (per non dire auspica…) che il coronavirus giochi definitivamente a favore della sua visione del mondo: non foss’altro perché ha colpito, divina sorpresa, tre paesi considerati, per diversi motivi, pericolosi per sé e per gli altri: Cina, Iran e Italia.

Sul campo per ora, c’è solo lei. Almeno in Europa. Classi dirigenti impotenti e in stato confusionale. Una sinistra socialista che non ha ancora finito di vergognarsi di esserlo.

All’interno delle nostre società la partita è, invece, tutta aperta. E ci può portare nelle più diverse direzioni. Varianti dell’era dei torbidi che seguì la prima guerra mondiale, come abbiamo ricordato all’inizio; oppure, in riferimento agli esiti della seconda, nuove e più avanzate forme di organizzazione della vita collettiva, e a ogni livello.

A favore della prima ipotesi il fatto che il flagello, così come accadde nel 1914, ci abbia colto completamente di sorpresa, ponendoci di fronte a problemi che pensavamo di aver risolto una volta per tutte. E, forse ancora di più, il fatto che la cultura dominante – individualismo, privatismo, competizione, conflitti a somma zero, totale asservimento ( caso tipico di servitù volontaria…) al pensiero unico, pigrizia intellettuale – ci rende del tutto incapaci di gestire la crisi.

Però, la nostra situazione non è quella del 1914. E, se è per questo, nemmeno a quella del 1945. Le classi dirigenti della cosiddetta “belle èpoque” non riuscivano neanche a concepire un mondo in cui il capitalismo potesse, anzi dovesse venire a patti con la democrazia e in cui le classi subalterne potessero essere protagoniste della vita politica e non più chiuse nell’alternativa perdente tra subalternità e rivolta. Così come non erano nemmeno sfiorate dall’idea che lo stato e il pubblico diventassero centrali per lo sviluppo dell’economia e della società.

Per altro verso, per i partigiani sulle nostre montagne come per la classe dirigente rooseveltiana (i protagonisti estremi di una lunga gamma di figure), il futuro faceva già parte del presente; insomma delle ragioni e delle speranze in nome delle quali la guerra al fascismo era stata combattuta e vinta. Al punto di aprire la strada alla costruzione di quel mondo che appena trent’anni prima non si riusciva nemmeno a immaginare.

Noi viviamo una situazione intermedia. Perché quel mondo fa parte del passato; di più di un passato che, con una sorta di criminale stupidità, abbiamo pensato di cancellare e senza pagare dazio. In un processo distruttivo che sembrava non avere mai fine: portando gli autoproclamati vincitori della storia in una sorta di cieco autocompiacimento; e confinando gli sconfitti in un ghetto di disfattismo paralizzante.

Ma, con l’arrivo del cavaliere dell’Apocalisse, questo passato torna d’attualità; e non per merito di qualcuno ma per forza propria. E con esso, un futuro diverso dall’attuale: il pubblico, il ruolo dello stato e la sua autorità, la solidarietà, la società, la spesa pubblica e le sue priorità, la cooperazione tra i popoli e le nazioni, il dialogo, l’immagine di un comune destino.

Tutti squarci di luce. A identificare una via d’uscita. E una prospettiva di reazione individuale e collettiva, politica e civile alla barbarie che rischia di travolgerci.

La partita è aperta. In tutti i sensi. E in una corsa drammatica tra diffusione del morbo (accompagnata dalla distruzione della società) e la capacità di quest’ultima di combatterlo e di rinnovarsi.

Per vincerla occorrerà reinventare tutto: schieramenti, alleanze, politiche, idee forza strumenti. E non sarà affatto facile.

Ma questa è l’unica partita che meriti di essere condotta. Tutto il resto è noia.

ALBERTO BENZONI

agosto 24, 2012

Conte e la squalifica.

“vicenda torbida… CHISSA’ FORSE LEGGENDO IL FONDO DELLA TAZZINA…”.
maggio 29, 2012

Dubbi amletici.

maggio 28, 2012

Che schifo!

Dalle prime luci dell’alba, gli uomini della Polizia di Stato di Cremona, Brescia, Alessandria, Bologna e del Servizio Centrale Operativo (Sco) stanno eseguendo 19 provvedimenti restrittivi e numerose perquisizioni in Italia e all’estero nei confronti di appartenenti ad una organizzazione transnazionale dedita alla combine di partite di calcio (match fixing), operante in Italia e in diversi Stati esteri», dice una nota della polizia di Cremona. «Tra gli arrestati Mauri Stefano, calciatore, capitano della S.S. Lazio e Milanetto Omar, già calciatore del Genoa, attualmente in forza al Padova calcio», prosegue la nota, precisando che i destinatari dei provvedimenti devono rispondere «di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva». I due sono già in carcere a Cremona. L’operazione «Last Bet» costituisce una nuova tranche dell’inchiesta conclusasi lo scorso 17 dicembre con l’arresto di 17 persone. In una prima fase, nel giugno 2011, erano state tratte in arresto altre 16 persone, tra cui Beppe Signori.
Sono intanto in corso 30 perquisizioni domiciliari nei confronti di altrettanti indagati: calciatori di serie A e B, tecnici e dirigenti di società professionistiche coinvolti nelle indagini, precisa la nota. Una delle perquisizioni, riferisce la polizia di Cremona, ha riguardato anche il ritiro della Nazionale a Coverciano. Nel mirino il difensore della Nazionale Domenico Criscito (attualmente in forza allo Zenit di San Pietroburgo) che risulterebbe tra gli indagati. L’avviso di garanzia gli sarebbe stato consegnato questa mattina intorno alle 6.30 al ritiro degli azzurri a Coverciano (Firenze) dalla polizia, che avrebbe anche effettuato nei suoi confronti una perquisizione.

novembre 5, 2011

G E N O V A ……