Posts tagged ‘connessioni’

aprile 14, 2011

Arrivare alle misteriose profondita’ del cervello.

Alcuni ricercatori finanziati dall’UE hanno sviluppato una nuova tecnica innovativa in grado, per la prima volta, di mappare le e le delle nel , gli scienziati hanno così fatto un passo avanti verso lo sviluppo di un modello computerizzato del .

 

Lo studio, pubblicato su Nature, è stato condotto da un gruppo di neuroscienziati dell’University College di Londra (UCL) ed è stato in parte finanziato da un contributo iniziale del Consiglio europeo della ricerca nell’ambito del Settimo programma quadro (7° PQ).

Secondo le stime ci sarebbero 100 milioni di (“”) nel , ognuna connessa a migliaia di altre – il che significa un totale di circa 150 miliardi di miliardi di (o “”).

Sul modello della genomica, che mappa la nostra struttura genetica, questo nuovo tipo di ricerca è stato chiamato “connettomica” visto che mira a mappare le del . Una volta che gli scienziati avranno compreso tali , potranno vedere come le informazioni passano attraverso i circuiti del e potranno cominciare a capire come le nostre percezioni, sensazioni e pensieri sono generati.

febbraio 22, 2011

Alzheimer: attivita’ bilingue allontana la demenza

Parlare due lingue mette il ‘turbo’ al cervello, e allontana anche il rischio di Alzheimer. Lo afferma uno studio presentato al meeting della American Association for the Advancement of Science in corso a Washington.

 

I ricercatori dell’Universita’ di Toronto hanno studiato 211 pazienti affetti da Alzheimer, meta’ dei quali erano bilingui, mentre il resto parlava una lingua sola. Nel primo gruppo la malattia era stata diagnosticata in media 4,3 anni piu’ tardi, e i sintomi si sono manifestati 5,1 anni dopo gli altri. ”L’effetto – hanno spiegato gli esperti – e’ maggiore se la seconda lingua viene imparata da piccoli, ma una certa protezione si ha anche se la si impara intorno ai 40-50 anni”.

agosto 29, 2010

Progetto ‘Blue Brain’: il 2030 sara’ l’anno del cervello su computer.

Riprodurre su un gigantesco computer il cervello umano per simularne il funzionamento. Nel 2030 sara’ possibile, la ricerca e’ gia’ cominciata. “Se riusciremo a simulare l’attivita’ del cervello, potremo simulare anche quello che accade quando si ammala. Cosi’ – spiega il responsabile del progetto ‘Blue Brain’, Idan Segev, dell’Universita’ Ebraica di Gerusalemme – ‘curando’ il computer saremo in grado di curare anche l’uomo”. Se ne e’ discusso questa mattina nel corso del convegno sulle nuove frontiere della ricerca sul cervello, ‘The Brain Revolution’, promosso dalla Camera di Commercio di Roma per celebrare i 101 anni del Nobel Rita Levi Montalcini che, salutando l’incontro in collegamento video, ha dichiarato che “gli argomenti trattati rappresentano una vera e propria rivoluzione nella nostra conoscenza del cervello”.Per replicare il cervello sia nella sua parte anatomica che fisiologica, spiega Segev, coordinatore del progetto, “dobbiamo pensare tre fasi di lavoro: studiare ogni singolo nervo mediante un modello matematico, le connessioni nervose ed infine l’attivita’ elettrica del cervello”. Il ‘supercomputer’, sviluppato da Ibm, e’ lo stesso con cui e’ stata ottenuta la mappa del Dna umano ed il primo passo, continua Segev, “e’ stato organizzare la corteccia cerebrale in colonne: piccoli frammenti che comprendono 10.000 cellule collegate fra loro da miliardi di connessioni chiamate sinapsi, all’interno delle quali si nasconde il segreto della creativita’ e della capacita’ di adattarsi”. “Tra cinque anni contiamo di ottenere il primo modello completo del cervello di topo, poi si passera’ a cervelli sempre piu’ complessi – continua a margine dell’incontro il coordinatore del Blue Brain – come quello del gatto, della scimmia e, nel 2030, finalmente, dell’uomo”.(liquidarea)

agosto 29, 2010

Epigenetica e longevita’: sequenziato genoma di due specie di formiche.

La mappa genomica di questi insetti potrebbe consentire di chiarire l’effetto dell’epigenetica sulla longevità, dal momento che pur possedendo lo stesso genoma delle formiche operaie, la regina vive 10 volte più a lungo

È stato coronato da successo un nuovo progetto di ricerca per il sequenziamento del genoma di due specie di formiche: Harpegnathos saltatorCamponotus floridanus.

Il risultato, riportato sulla rivista Science, è frutto della collaborazione tra i ricercatori del Langone Medical Center della New York University e di quelli dell’Howard Hughes Medical Institute guidati da Danny Reinberg ed è ritenuto importante per la comprensione del complesso comportamento sociale di questi insetti.

“Le formiche sono creature estremamente sociali e la loro capacità di sopravvivenza dipende dalla loro comunità in modo assai simile a ciò che avviene per l’essere umano”, ha spiegato Reinberg.

Reinberg studia da anni l’epigenetica, il complesso sistema che determina quali geni debbano essere attivati e quali spenti, con un interesse particolare per le l’influenza che essa ha sulla longevità. Nel caso delle formiche, per esempio, le variazioni individuali sono estreme: in alcune colonie le regine vivono fino a 10 volte più a lungo delle operaie.

“Nello studiare i genomi di queste due formiche siamo rimasti affascinati dai differenti comportamenti e dai diversi ruoli che le api operaie sono in grado di sviluppare”, ha continuato Reinberg. “Poiché ogni formica della colonia condivide la stessa informazione genetica, le differenti connessioni neuronali che specificano il comportamento appropriato per ciascun rango sociale devono essere controllate da meccanismi epigenetici. Ciò potrebbe aprire la strada a una migliore comprensione dell’effetto dei meccanismi epigenetici anche nel cervello degli esseri umani”.

Dallo studio è emerso che circa il 20 per cento dei geni sono specifici delle formiche, ma che un’altra quota consistente, circa il 33 per cento, è condiviso dall’essere umano.

Il genoma di Harpegnathos saltator è formato da 240 milioni di coppie di basi e 17.064 geni, mentre nel caso della Camponotus floridanus i numeri salgono a 330 milioni di coppie e 18.564 geni. Per confronto, il genoma umano possiede un numero di coppie di basi 10 volte maggiore e circa 23.000 geni.(liquidarea)

agosto 4, 2010

La tendenza ad ingrassare, complici anche i neuroni.

Uno studio condotto da ricercatori della Yale School of Medicine (Usa) pubblicato Pnas fornisce una spiegazione sulla tendenza che hanno alcuni soggetti rispetto ad altri ad ingrassare a parità di quantità di calorie assunte.
Il team guidato da Tamas Horvath ha analizzato alcuni specifici gruppi di ratti allevati in modo che la loro vulnerabilita’ all’obesita’ indotta dalla dieta fosse nota, prima ancora di essere sottoposti a una dieta ipercalorica.

Ebbene, gli animali che sono diventati obesi presentavano gia’ differenze significative rispetto agli altri, localizzate dagli autori proprio nell’area del cervello che regola l’alimentazione. In pratica, i neuroni che dovrebbero segnalare quando le calorie sono sufficienti, e quando iniziare a bruciarle, in questi animali sono molto piu’ ‘pigri’, perche’ inibiti da altre cellule.
Nei ratti ‘magri’, nonostante le alte quantità di calorie ingerite, i neuroni che segnalano la sazieta’ sono molto piu’ attivi e pronti a segnalare che e’ stato assunto molto. “Sembra che questo cablaggio di base del cervello – spiega il ricercatore – sia un elemento determinante per la vulnerabilita’ a sviluppare l’obesita’ “. Insomma, secondo gli autori lo studio mostra che a fare la differenza tra grassi e magri non sia tanto la volonta’ personale, quanto piuttosto “i collegamenti che emergono nel nostro cervello durante lo sviluppo”. Connessioni che, secondo gli scienziati, potrebbero rendere anche piu’ difficile, per qualcuno, riuscire a liberarsi dei chili di troppo, una volta accumulati.

aprile 24, 2010

Progetto ‘Blue Brain’: il 2030 sara’ l’anno del cervello su computer

Riprodurre su un gigantesco computer il cervello umano per simularne il funzionamento. Nel 2030 sara’ possibile, la ricerca e’ gia’ cominciata. “Se riusciremo a simulare l’attivita’ del cervello, potremo simulare anche quello che accade quando si ammala. Cosi’ – spiega il responsabile del progetto ‘Blue Brain’, Idan Segev, dell’Universita’ Ebraica di Gerusalemme – ‘curando’ il computer saremo in grado di curare anche l’uomo”. Se ne e’ discusso questa mattina nel corso del convegno sulle nuove frontiere della ricerca sul cervello, ‘The Brain Revolution’, promosso dalla Camera di Commercio di Roma per celebrare i 101 anni del Nobel Rita Levi Montalcini che, salutando l’incontro in collegamento video, ha dichiarato che “gli argomenti trattati rappresentano una vera e propria rivoluzione nella nostra conoscenza del cervello