Posts tagged ‘confindustria’

luglio 9, 2012

Che brutta gente questi comunisti della Confindustria.

Il neo Presidente di Confindustria Squinzi in perfetta sintonia con la Camusso sulle critiche ai provvedimenti del Governo Monti e sulla necessità di una Patrimoniale.

luglio 4, 2012

Il keynesiano che non ti aspetti.

Le condizioni economiche dell’Area euro si stanno rivelando molto peggiori di quel che era stato previsto pochi mesi fa. Le misure finora adottate dalla BCE e dai governi, alla luce dell’andamento delle variabili reali e della reazione dei mercati finanziari (con una stretta interrelazione in entrambe le direzioni tra le prime e i secondi), si sono dimostrate del tutto inadeguate.

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febbraio 26, 2012

Meglio un mafioso alla porta che un lavoratore in fabbrica.

Emma Marcegaglia Lavoro Articolo 18 Art.18 investimenti criminalità mafia 'ndrangheta Claudio Messora Byoblu Byoblu.com
articolo di Valerio Valentini per Byoblu.com

 Emma Marcegaglia dice che se gli imprenditori stranieri non investono in Italia è perché non possono licenziare i fannulloni e gli assenteisti cronici. E’ vero e io posso dimostrarvelo.

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febbraio 24, 2012

Emma senza freni.

«Noi vorremmo avere un sindacato che lotta, anche fortemente, per tutelare i propri lavoratori, ma vorremmo avere un sindacato che non protegge gli assenteisti cronici, i ladri, quelli che non fanno il proprio mestiere»

  Emma Marcegaglia – Presidente uscente di Confindustria
(21/02/2012)

Figuratevi che diranno quando sarà abolito l’art.18.

gennaio 11, 2012

Emma e la fissazione dell’art. 18.

“L’articolo 18? Una anomalia tutta italiana”. La presidente di Confindustria Emma Marcegaglia torna ad attaccare lo statuto dei lavoratori: “Il reintegro esiste formalmente anche in altri paesi Ue – ha detto la Marcegaglia – ma non viene mai sostanzialemnte usato. Ci sono anomalie sul sistema italiano come è attualmente strutturato”.

Le conquiste dei lavoratori non sono anomalie e poi mi spiegate cosa c’entra l’at. 18 quando i datori di lavoro sono ormai liberi di fare quello che vogliono?

dicembre 27, 2011

Consumi, redditi e investimenti ecco gli effetti della recessione.

Consumi, redditi e investimenti ecco gli effetti della recessione È RECESSIONE: lo ha detto la Confindustria, lo ha predetto l’Abi. Manca solo il “sì” definito dell’Istat che, pur parlando di un Pil in declino, non ha ancora pronunciato “l’orrido” vocabolo per il semplice motivo che – ad essere precisi – per definire una recessione bisogna certificare un arretramento economico per sei mesi di fila.

I primi tre sono già ufficiali: nel periodo luglio-agosto-settembre – segnala l’istituto di statistica – il Pil è diminuito dello 0,2 per cento rispetto al trimestre precedente: non accadeva dalla fine del 2009. Ma tutto lascia pensare che non sia finita qui. Ne è sicura la Confindustria, che stima per il 2012 un prodotto interno lordo in calo dell’1,6 per cento (“ma la caduta potrebbe essere peggiore” ha detto la Marcegaglia).

dicembre 2, 2011

MARCHIONNE, LA FIAT PUO’ LASCIARE L’ITALIA

(AGI) – Roma, 1 dic. – La Fiat puo’ lasciare l’Italia: lo ha affermato l’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne. “Possiamo lasciare l’Italia. Siamo una multinazionale e abbiamo attivita’ in tutto il mondo. Potremmo andare avanti anche senza l’Italia. Chi pensa di poter condizionare la Fiat, si sbaglia alla grande” ha sottolineato Marchionne ai microfoni di Radio 24 al margine di una conferenza organizzata a Washington dal Council for the United States and Italy, intervistato da Mario Platero per America24.
“Abbiamo avuto la maggior parte dei lavoratori che ha appoggiato un’alternativa. Il treno e’ passato ed e’ inutile cercare di insistere che bisogna rinegoziare. Quella decisione e’ stata presa e non possiamo continuare a votare finche’ non vince la Fiom. E’ la tirannia della minoranza verso la maggioranza. La Fiat non puo’ essere la vittima di questa minoranza”. “Il fatto e’ – ha proseguito Marchionne – che un operaio su dieci vuole condizionare l’andamento dell’azienda.

Marchionne è un delinquente che pensa esclusivamente al profitto finanziario della Fiat ed al suo lauto megastipendio. Un tempo simili dichiarazioni portavano all’occupazione delle fabbriche. Ora invece solo la CGIL cerca disperatamente di difendere i livelli occupazionali. Bisogna reagire riportando la democrazia ed il controllo operaio in fabbrica, bisogna togliere alla Fiat gli stabilimenti che lo stato gli ha regalato con in soldi dei contribuenti. Non dobbiamo fidarci di nessuno se non di noi stessi. Anche perchè la cd. sinistra non ha una politica industriale di contrasto al padronato arrogante ed aggressivo, anzi crede che dismettendo il partrimonio pubblico dello Stato possa risolvere la crisi. Così facendo si regala ai ricchi quello che è ditutti. L’unica soluzione è costruire un sistema basato sulle cooperative e sul ritorno alle partecipazioni statali d’intesa con la confindustria e i sindacati, perchè lo stato non ha interesse a delocalizzare.

giugno 7, 2011

…e loro continuano a farsi i cazzi propri.

maggio 13, 2011

Dopo gli applausi la Thyssen se ne va.

I tedeschi pronti ad andarsene da Terni. Ma non dovevano continuare ad investire?

L’associazione degli industriali aveva spiegato ieri che l’applauso orribile con il quale era stato accolto durante l’assise di Confindustria, l’amministratore delegato della ThyssenKrupp Espenhahn era riferito alla sua promessa di continuare ad investire in Italia, nonostante (sic) la sentenza di Torino. Ebbene, oggi si certifica che Marcegaglia & Co. sono dei boccaloni. Da Repubblica, a firma di Roberto Mania:

I tedeschi della ThyssenKrupp potrebbero vendere lo stabilimento degli Acciai speciali di Terni, dove lavorano quasi 3 mila persone, e quindi andarsene dall’Italia. È una delle possibilità previste dal piano di ristrutturazione globale del gruppo approvato il 5 maggio scorso, che prevede lo scorporo dalla conglomerata delle produzioni dell’acciaio Inox (quello che si fa anche nell’impianto umbro) e di quelle legate al settore automotive, per un totale di 10 miliardi di fatturato l’anno. Salteranno 35 mila posti di lavoro nel mondo su un totale di circa 180 mila addetti. Un piano del tutto indipendente rispetto alla sentenza della Corte d’Assise di Torino che ha condannato l’amministratore delegato della divisione italiana, Harald Espenhahn, a sedici anni e mezzo per la strage del 2007 nell’impianto torinese dove morirono bruciati sette operai.

gennaio 10, 2011

Pubblicità nucleare: diteci chi paga.

la pubblicità ambigua o dialogica o dialettica (anche qui, dipende dal punto di vista) sulla scelta del nucleare in un Paese che lo ha comunque rigettato con un referendum popolare, bella o brutta che sia, chi la paga ? Da “Il Fatto” di ier l’altro ecco l’elenco di chi paga: Alstom, Ansaldo Nucleare, Areva, Confindustria, Eon, Edf, Edison, Enel, Federprogetti, Gdf Suez, Sogin, Stratinvest Ru, Techint, Technip, Tecnimont, Terna, Westinghouse. Un budget di 7 milioni fino ad oggi, non si sa di quanto per l’anno appena cominciato.

I dirigenti del Forum sono, oltre a Chicco Testa, Bruno D’Onghia (capo in Italia dell’Edf, gigante elettrico nucleare francese), Karen Daifuku (nota lobbista internazionale del settore), e tre dirigenti Enel: Giancarlo Aquilanti, Paolo Iammatteo e Federico Colosi. Tra i soci del Forum ci sono anche Cisl e Uil di categoria, più alcune Università italiane L’associazione è fondata sul “supporto organizzativo e strategico” della Hill & Knowlton, multinazionale della comunicazione.

Il Presidente del Forum nucleare italiano che è dietro a tutta l’operazione, compresa la pubblicità di cui sto parlando, non è un profano. Citando “Il Fatto” ma anche la mia memoria: “Testa conosce l’argomento. L’Enel l’ha scelto per sanare i danni gravissimi da lui stesso prodotti alla cultura nucleare nazionale negli anni ‘80, quando guidava le manifestazioni per fermare le centrali. E’ lui che il 9 novembre 1987, deputato comunista, così commentava l’esito del referendum nucleare: ‘Il risultato è di grandissimo interesse politico. La battaglia è stata dura per i grossi interessi in campo’.” Insomma, Chicco si è sistemato e da un pezzo. Capita l’antifona?