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aprile 24, 2020

Corea del Nord trema: Kim Jong-un malato o addirittura morto?

 Violetta Silvestri

Corea del Nord trema: Kim Jong-un malato o addirittura morto?

La Corea del Nord sempre più coinvolta in un nuovo mistero, quasi un giallo: le condizioni di salute – o addirittura la morte – di Kim Jong-un, presidente e immagine stessa dello Stato asiatico.

L’emittente statunitense CNN ha riportato la notizia sulla salute del leader nordcoreano, che sarebbero peggiorate a seguito di un intervento chirurgico.

La secca smentita da parte di Pyongyang non si è fatta attendere: non c’è nessuna preoccupazione sullo stato di salute del presidente.

Cosa sta davvero accadendo in Corea del Nord? L’intelligence USA sta indagando per scoprire la verità sulle condizioni di salute di Kim Jong-un. Ma Trump ha dato risposte vaghe a tal proposito e alcune fonti stanno diffondendo la notizia della morte del presidente nordcoreano.

Miistero Kim Jong-un: in gravi condizioni o già morto?

La notizia è stata lanciata dalla CNN qualche giorno fa e subito ha fatto il giro del mondo, arrivando anche ai diretti interessati: Kim Jong-un sarebbe in gravi condizioni di salute a causa di un intervento chirurgico risalente al 12 aprile.

La Corea del Nord si è affrettata a smentire l’informazione, facendo sapere tramite la stampa nazionale e citando fonti governative che: “Il leader nordcoreano non è malato né in gravi condizioni”.

Ma il mistero resta intorno alla figura del controverso leader dello Stato asiatico. Donald Trump ha voluto smorzare l’ipotesi di condizioni gravi per il presidente nordcoreano, affermando che il report della CNN è incorretto e bollandolo come fake news.

Intanto, il sito italiano Dagospia ha lanciato la notizia della presunta morte di Kim Jong-un, sulla base di fonti cinesi e russe. Un arresto cardiaco sarebbe stato letale per l’alta carica nordcoreana.

Cosa c’è di vero? Al momento, non ci sono conferme. E il silenzio intorno alla figura della nazione asiatica rende il mistero ancora fitto.

Soprattutto perché non è la prima volta che il presidente sparisce per un periodo dalla vita pubblica, nascondendo problemi di salute alla nazione.

Nello specifico, il mistero su Kim Jong-un si è creato da quando il dittatore ha mancato di presenziare la cerimonia del 15 aprile al Palazzo del Sole di Kumsusan, mausoleo dedicato al nonno Kim Il-Sung, fondatore della Repubblica Popolare Democratica di Corea. Le celebrazioni per omaggiare la sua nascita sono considerate di grande importanza e mai Kim Jong-un ha osato perdere l’appuntamento.

Da allora anche alcuni media asiatici hanno iniziato a domandarsi il motivo di tale assenza, riportando la notizia di un intervento chirurgico cardiovascolare al quale il presidente si sarebbe sottoposto a seguito di problemi dovuti a obesità, eccessivo fumo e affaticamento per il lavor

marzo 8, 2020

Marie Colvin.

cominciò la sua carriera a New York, come reporter per United Press International (UPI), dopo essersi laureata a Yale, per poi diventare capo del bureau di Parigi dell’UPI nel 1984, e trasferirsi al Sunday Times nel 1985. Dal 1986 fu la corrispondente del giornale in Medio Oriente, e dal 1995 la corrispondente per gli Affari Esteri. Nel 1986 fu la prima giornalista a intervistare Muʿammar Gheddafi dopo l’inizio dei bombardamenti degli Stati Uniti in Libia.

Specializzata nella zona del Medio Oriente, fu corrispondente nei conflitti in CeceniaKosovoSierra LeoneZimbabweSri Lanka e Timor Est. Nel 1999, a Timor Est, le fu attribuito il merito di aver salvato le vite di 1500 donne e bambini da una zona assediata da forze armate sostenute dall’Indonesia. Rifiutandosi di abbandonarle, rimase con un contingente militare delle Nazioni Unite, riportando il tutto su giornali e televisioni[1]. Sono stati evacuati dopo quattro giorni. Ha vinto il premio International Women’s Media Foundation per il coraggio dimostrato nella copertura dei conflitti in Kosovo e Cecenia[2]. Ha scritto e prodotto diversi documentari, tra cui Arafat: Behind the Myth per la BBC e Bearing Witness.

La Colvin perse la vista nell’occhio sinistro durante un servizio sulla guerra civile dello Sri Lanka. Fu colpita da un’esplosione da una granata dell’esercito dello Sri Lanka il 16 aprile 2001, mentre si spostava da un’area controllata dalle Tigri Tamil a un’area controllata dal Governo. Da allora indossò una benda sull’occhio[3], inoltre iniziò a soffrire di disordine post traumatico da stress.

Fu anche testimone ed intermediaria durante gli ultimi giorni della guerra in Sri Lanka e riportò di crimini di guerra contro i tamil che furono commessi durante questo periodo[4]. Diversi giorni dopo il suo ferimento, il governo dello Sri Lanka permise l’ingresso ai giornalisti stranieri nelle zone tenute dai ribelli. Ariya Rubasinghe ha dichiarato: “I giornalisti possono andare, non glielo impediamo, ma devono essere pienamente consapevoli e accettare il rischio per le proprie vite”[5].

Nel 2011, mentre riportava notizie sulla primavera araba in TunisiaEgitto e Libia, le fu offerta l’opportunità di intervistare Gheddafi insieme ad altri due giornalisti che poteva nominare. Scelse Christiane Amanpour, della ABC, e Jeremy Bowen, della BBC.

Marie Colvin sottolineò l’importanza di accendere la luce sulla “umanità in condizioni estreme, spinte verso l’insopportabile”, affermando: “il mio lavoro è testimoniare. Non sono mai stata interessata a sapere quali modelli di aerei avesse appena bombardato un villaggio o se l’artiglieria che aprì il fuoco su di esso fu 120mm o 155mm”.

Nel febbraio del 2012, ignorando i tentativi del governo siriano di non permettere ai giornalisti stranieri di riportare notizie sulla guerra civile, la Colvin riuscì ad entrare in Siria senza permessi, stazionandosi nel distretto occidentale Baba Amr della città di Homs. Da qui, la sera del 21 febbraio, per l’ultima volta fece i suoi ultimi interventi in programmi televisivi della BBC, Channel 4CNN e ITN News tramite un telefono satellitare. Descrisse “senza pietà” i bombardamenti e gli attacchi da cecchino contro edifici civili e persone per le strade di Homs da parte delle forze governative. Parlando con Anderson Cooper, Colvin descrisse il bombardamento di Homs come il peggior conflitto che avesse mai vissuto.

Marie Colvin è morta il 22 febbraio 2012 in Siria, all’età di 56 anni, insieme al fotoreporter francese Rémi Ochlik, uccisi mentre lasciavano una sede media non-ufficiale durante l’offensiva di Homs.[6][7]

L’autopsia condotta a Damasco dal governo siriano ha concluso che Marie Colvin è stata uccisa da una “improvvisa esplosione di un dispositivo pieno di chiodi”. Il governo afferma che il dispositivo esplosivo è stato piantato dai terroristi. Questo resoconto è stato respinto dal fotografo Paul Conroy, che era con Colvin e Ochlik e sopravvisse all’attacco. Conroy ha ricordato che Colvin e Ochlik stavano facendo le valigie quando il fuoco dell’artiglieria siriana ha colpito il loro mediacentre. Il giornalista Jean-Pierre Perrin e altre fonti hanno riferito che l’edificio era stato preso di mira dall’esercito siriano, identificato mediante segnali telefonici via satellite. La loro squadra aveva pianificato una strategia di uscita poche ore prima.

(Fonte Wikipedia)

maggio 18, 2012

Expo di Yeosu, il più grande evento internazionale della storia dedicato agli oceani.

 

Nella baia di Yeosu, una splendida città da 300mila abitanti nel Sud della penisola coreana, si è aperta l’Expo 2012 Yeosu Korea, una esposizione mondiale riconosciuta dal Bureau of International Expositions (BIE) denominata “The Living Ocean and Coast: Diversity of Resources and Sustainable Activities” e avrà come tema la gestione sostenibile degli oceani e delle coste oceaniche. L’expo di Yeosu fa da ponte fra quella di Shanghai, con i suoi mille record e quella di Milano del 2015.

L’Expo di Yeosu resterà aperta dal 12 maggio al 12 agosto di quest’anno.

L’esposizione, il più grande evento internazionale della storia dedicato agli oceani, dovrebbe attirare circa 11 milioni di visitatori durante la sua durata di tre mesi. I media stranieri hanno mostrato un enorme interesse per l’evento. E ‘stato riconosciuto dalla CNN come “uno dei luoghi migliori da visitare nel 2012. “Lonely Planet ” l’importante guida internazionale consiglia inoltre di visitare l’Expo 2012 di Yeosu come “una delle prime 10 cose da fare nel 2012”.

ottobre 17, 2010

Corte marziale per il soldato accusato di uccidere per divertimento.

Per l’accusa era il braccio destro del sergente Gibbs, che ordinava gli omicidi e conservava parti dei cadaveri. È uno dei più gravi casi di violenze ingiustificate accaduti in nove anni di guerra in Afghanistan

Sarà processato sotto corte marziale uno dei soldati americani accusati di avere ucciso tre civili afghani per divertimento e averne in qualche caso tenuto le dita e altre parti del corpo come trofeo. Jeremy N. Morlock, 22 anni, è uno dei soldati coinvolti in uno dei più gravi casi di violenze ingiustificate accaduti in nove anni di guerra in Afghanistan.

Il nove settembre l’esercito americano aveva diffuso un documento di 45 pagine in cui venivano riassunte le accuse a dodici soldati: cinque sono accusati di omicidio, sette sono accusati di aver coperto il crimine dei primi cinque. Tutti e dodici facevano parte di una divisione dell’esercito operante nel sud dell’Afghanistan, vicino Kandahar, tra il 2009 e il 2010. A fine settembre ABC e CNN avevano diffuso stralci delle riprese degli interrogatori ai miliatri. In uno dei video Morlock raccontava come una delle vittime fosse disarmata e non costituisse una minaccia quando fu uccisa da lui e i suoi colleghi. L’ordine sarebbe stato dato dal sergente dell’unità, Calvin Gibbs, l’uomo accusato di aver tenuto le dita di almeno uno dei civili uccisi.

«Così abbiamo identificato il corpo e Gibbs ha detto una cosa come…  “Allora, volete o no ammazzare questo tizio?” […] Ha tirato fuori una delle sue granate, una granata americana, poi mi ha detto dove andare a sparargli. Uccidilo, uccidilo.»