Posts tagged ‘class action’

aprile 7, 2013

Benzina: rincari illeciti dei carburanti. Come aderire alla class action del Codacons.

benzina prezzo

Benzina, i rincari ‘anomali’ dei prezzi dei carburanti segnalati dal Codacons un anno fa, erano il frutto di una vera e propria truffa e delle speculazioni sui prezzi alla pompa. La Guarda di Finanza e la Procura di Varese hanno rilevato un rialzo fraudolento dei prezzi, che ha coinvolto sette compagnie.

L’indagine partita lo scorso anno a seguito di un esposto del Codacons, ha preso in esame le variazioni sia in rialzo che in ribasso del prezzo dei carburanti nel periodo che va da gennaio 2011 a marzo 2012.

Come spiega il Codacons, ora il Tribunale di Varese, decidendo sull’istanza di sequestro di tutta una serie di documenti relativi ai listini di benzina e gasolio (contratti di acquisto e vendita di carburanti delle compagnie petrolifere sia sul fronte nazionale che su quello internazione) ha individuato gravi indizi di reato per la prima volta nella storia del nostro paese: si tratta di truffa aggravata e aggiotaggio, che riguardano proprio la formazione dei prezzi dei carburanti in Italia.

E parte su internet la class action del Codacons, alla quale potranno aderire oltre 34 milioni di automobilisti italiani: tutti coloro che negli ultimi 5 anni hanno fatto rifornimento di carburante presso i distributori delle compagnie petrolifere coinvolte nell’inchiesta, possono costituirsi parte offesa nel procedimento e chiedere il risarcimento in quanto soggetti danneggiati. “Questo perché le manovre speculative hanno determinato un ingiustificato rialzo dei listini alla pompa, e un maggior esborso economico a danno degli automobilisti“.

Per aderire all’azione occorre compilare questo form.

giugno 11, 2011

Denunciamo tutti Berlusconi per vilipendio della magistratura.

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è stato iscritto nel registro degli indagati dal pm della procura di Modena Enrico Stefani, che ha inviato il fascicolo al Tribunale di Monza, cui spetta la competenza territoriale visto il luogo di residenza del premier. L’accusa è di vilipendio contro la magistratura, “cancro da estirpare”: le indagini – riportano alcuni quotidiani locali on line – sono nate dalla denuncia di un privato cittadino di Modena che ha raccolto le dichiarazione pronunciate dal premier contro la magistratura italiana presentando poi un esposto all’autorità giudiziaria.

sarebbe il caso di fare una denuncia collettiva.

Maggio 4, 2011

Smog, class-action contro Moratti e Formigoni.

milano anti-smog

Seimila euro a testa di danni per lo smog: è quanto chiedono al sindaco di Milano Letizia Moratti e al presidente della Lombardia Roberto Formigoni i 175 milanesi che, per la prima volta in Italia, hanno lanciato una class-action anti inquinamento contro le istituzioni locali.

L’iniziativa, patrocinata dall’avvocato Claudio Linzola, ha subito raccolto il sostegno dei Verdi tanto che il loro presidente, Angelo Bonelli, ha già annunciato che il caso di Milano non sarà isolato.

«L’inquinamento in molte città italiane – ha affermato – ha raggiunto i livelli di emergenza sanitaria: questa operazione-pilota lanciata a Milano, sarà presto replicata a Roma e a Napoli». Nell’atto di citazione, già depositato al Tribunale di Milano, i ricorrenti lamentano problemi alle vie respiratorie e al sistema cardiocircolatorio per «il gravissimo, perdurante inquinamento atmosferico che non accenna a diminuire».

Tutta l’attenzione è rivolta al famigerato Pm10, le polveri sottili contro le quali l’Unione Europea ha imposto ai Paesi membri dei rigidi vincoli. Proprio il mancato rispetto dell’obbligo comunitario, che concede ogni anno solo 35 giorni con concentrazioni di particolato oltre la soglia dei 50 microgrammi al metrocubo, è alla base della class-action milanese.

dicembre 5, 2010

Class action dei verdi contro l’Ilva di Taranto

Class action dei verdi contro l'Ilva di TarantoAncora guai per l’Ilva di Taranto: dopo le decine di denunce civili da parte dei residenti del quartiere Tamburi, che lamentano una caduta del valore delle proprie abitazioni a causa dell’inquinamento, ora arriva la class action sponsorizzata dai Verdi.

Il partito ecologista mette a disposizione il pool legale per la causa, sperando che ciò permetta anche agli assai poco facoltosi abitanti del quartiere che ospita l’acciaieria Ilva di aderire all’azione giudiziaria. Azione che, se dovesse andare in porto, potrebbe fruttare tre miliardi di euro di risarcimento. Per partecipare alla class action i cittadini devono compilare un modulo:

Compilando questo modulo, manifesto la mia intenzione a costituirmi parte civile nell’eventuale processo penale che si aprirà a carico degli indagati, al fine di esercitare in quella sede un’azione di risarcimento per tutti i danni da me subiti a cagione delle condotte contestate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto

L’ultima azione clamorosa contro l’Ilva di Taranto era stato il blitz di fine novembre degli attivisti di Legambiente che esposero l’eloquente striscione “Ci siamo rotti i Polmoni”. A quello striscione Fabio Riva, titolare dello stabilimento, rispose che si trattava di una menzogna pronunciata da “avvoltoi” e che l’Ilva era un gioiello di tecnologia.

gennaio 3, 2010

Class action:ecco cosa sapere

Via libera ai ricorsi collettivi contro i danni causati ai consumatori. Dopo due anni di attesa, dal 1° gennaio entrano infatti in vigore le norme che introducono la class action, ossia l’azione collettiva che prevede il risarcimento del danno quando sono violati i diritti dei consumatori e gli obblighi di legge in materia di tutela del contraente più debole.
In quali casi si può fare ricorso – Le norme, introdotte nel Codice del consumo con un articolo ad hoc,, il 140-bis, prevedono che sia possibile avviare una class action a favore di gruppi di consumatori e utenti che si trovano nei confronti di una stessa impresa in una situazione identica, ossia quando sono lesi dei “diritti individuali omogenei”. Questo può accadere sia in caso di di danni derivanti dalla violazione delle disposizioni dei contratti compresi quelli derivanti da contratti per adesione, ossia dai quelli relativi all’offerta di servizi uguali per tutti e con clausole che non possono essere oggetto di trattativa tra le parti (dai contratti telefonici, all’energia elettrica, dall’acqua al riscaldamento ai servizi bancari ecc.) sia in caso di danni per il mancato rispetto di diritti riconosciuti al consumatore finale a prescindere da un rapporto contrattuale, come, ad esempio, il diritto a non avere a che fare con prodotti difettosi o nocivi per la salute a lungo andare. Possibile avviare l’azione anche nel caso di riscontro di comportamenti anticoncorrenziali o altre pratiche commerciali scorrette, comprese quelle relative alla pubblicizzazione di risultati che in realtà non è possibile ottenere con quel determinato prodotto. In tutte queste situazioni si potrà, quindi, andare dal giudice e chiedere un risarcimento per i danni destinato a tutti coloro che avranno aderito alla class action. La particolarità del sistema, infatti, è proprio quella di assicurare una tutela collettiva e non semplicemente occuparsi degli interessi del singolo.

Come si avvia la procedura – Per questo ad avviare l’azione giudiziaria per chiedere il risarcimento dei danni può essere anche un singolo cittadino, ma a patto di poter dimostrare che con la sua azione tutela gli interessi di un insieme di persone. Si può agire sia direttamente sia dando mandato ad un’associazione dei consumatori o ad un comitato di tutela, anche creato appositamente per la situazione, ed è probabilmente questa la via che verrà scelta. Quanto agli aspetti procedurali, la competenza è del tribunale ordinario che ha sede nel capoluogo della regione in cui risiede l’impresa contro la quale si avvia la procedura. Una volta presentato il ricorso il giudice dovrà valutare la sua ammissibilità, ossia che ci siano effettivamente dei diritti individuali da tutelare, che chi presenta la class action (singolo o comitato) sia in grado di curare adeguatamente l’interesse collettivo, e non agisca a sua volta in conflitto di interessi. Se la class action è accolta verrà data la massima pubblicità all’azione affinché tutti gli interessati possano dare la propria adesione entro un termine prestabilito. Dopo la scadenza prefissata non saranno più proponibili altre azioni collettive contro la stessa impresa per gli stessi fatti. Inoltre chi si associa rinuncia a fare altre cause o richieste di risarcimento per lo stesso motivo.

In caso di condanna – Contro l’ordinanza che decide sull’ammissibilità è possibile presentare ricorso in Corte d’appello entro 30 giorni, e la Corte deve decidere entro i successivi 40 giorni. Se il giudice accoglie la domanda, la procedura si conclude con la condanna e la liquidazione delle somme definitive dovute a coloro che hanno aderito all’azione. Nel caso in cui la class action sia avviata nei confronti di gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità, il tribunale deve tener conto anche di quanto previsto nelle eventuali carte dei servizi. La sentenza diviene esecutiva decorsi 180 giorni dalla pubblicazione.

Class action anche contro gli uffici pubblici ma senza risarcimento –  E sempre dal 1° gennaio parte anche il nuovo sistema di tutela dei cittadini dai disservizi pubblici studiato dal ministro Brunetta. Anche in questo caso è possibile una sorta di azione collettiva, ma non è previsto alcun risarcimento per gli eventuali danni subiti. L’azione di tutela che può essere avviata di fronte al giudice si può concludere, infatti, solo con l’ordine di porre rimedio al disservizio al fine di garantire l’erogazione del servizio richiesto. E’ però prevista la pubblicità dei ricorsi intentati contro le amministrazioni pubbliche, con l’intento di disincentivare i comportamenti poco virtuosi. Il nuovo sistema, inoltre, parte a tappe. Per le amministrazioni e gli enti pubblici nazionali, i ricorsi si potranno presentare per fatti verificati dal 1° gennaio; per amministrazioni e enti regionali e locali le nuove disposizioni si applicheranno ai fatti verificatisi a partire dal 1° aprile, mentre per i concessionari di servizi pubblici potranno essere presi in considerazione solo i disservizi registrati dal 1° luglio in poi. Infine per i servizi in materia di tutela della salute o in materia di rapporti tributari, le nuove disposizioni si applicheranno ai fatti verificati a partire dal 1° ottobre prossimo.

la repubblica: Antonella Donati