Posts tagged ‘cie’

agosto 14, 2013

Gradisca d’Isonzo, un migrante in coma dopo la rivolta contro i pestaggi al CIE

Mentre scriviamo lotta fra la vita e la morte. Era rinchiuso fino a circa dodici ore fa nel Cie di Gradisca D’Isonzo ma la prefetto Maria Augusta Marrosu, ha firmato per la sua liberazione. Non sappiamo se potrà vedere quel foglio che lo affranca come un moderno schiavo. Cittadino marocchino, nato nel 1978 era rinchiuVisualizza altro

giugno 16, 2013

Nyt critica i Cie: sono come le carceri.



In un reportage il New York Times racconta la drammatica condizione di chi vive nei Cie, come quello romano di Ponte Galeria: non sono delle prigioni, ma si vive come in carcere.

I centri di identificazione ed espulsione (Cie) degli immigrati clandestini, come quello romano di Ponte Galeria, sono in realtà delle carceri. Lo ha scritto oggi con ampio rilievVisualizza altro

dicembre 14, 2010

Immigrati sbarcano da un barcone. Un morto e nove feriti in Puglia.

Le persone che erano su un gommone, sono stati fatti scendere in acqua dagli scafisti, in una zona a ridosso della costa, nel basso Salento. Le altre persone che erano a bordo sono in buone condizioni 

E’ di un morto e nove feriti lievi il bilancio dello sbarco di 29 immigrati clandestini avvenuto questa mattina a Gagliano del Capo, nel basso Salento. Gli altri 19  stranieri sono in buone condizioni di salute. 

Gli immigrati, che erano su un gommone, sono stati fatti scendere in acqua dagli scafisti, in una zona a ridosso della costa, in una località che si chiama ‘Ciolo’. Hanno dovuto quindi raggiungere la scogliera, nonostante le pessime condizioni del mare e la temperatura rigida. Mentre nuotava un immigrato è stato scagliato contro gli scogli dalle onde ed è morto. Altri nove suoi compagni di viaggio hanno invece subito lievi ferite e sono stati condotti in ambulanza nell’ospedale di Tricase.

 Dello sbarco si sono accorte pattuglie di polizia e carabinieri dopo aver visto per strada, bagnati ed infreddoliti, gli immigrati, 19 dei quali sono stati portati nel centro di prima accoglienza di Otranto.

dicembre 6, 2010

Serraino Vulpitta. Noi non dimentichiamo.

Nella notte tra il 28 ed il 29 dicembre del 1999, a Trapani, all`interno del centro di permanenza temporanea per extracomunitari “Serraino Vulpitta”, dopo un tentativo di fuga duramente sedato dalle forze dell`ordine, dodici immigrati vennero rinchiusi in una cella, bloccata dall`esterno con una sbarra di ferro. Un appello per ricordare, e chiudere i CIE.

Il cancello del CIE di Trapani

 Uno di loro diede fuoco ai materassi nel tentativo di farsi aprire la porta. Fu l`inferno. Nel rogo morirono subito, bruciati vivi, tre immigrati tunisini; altri tre moriranno nei mesi successivi in ospedale a causa delle gravissime ustioni riportate. Il processo iniziato nel 2001, a carico dell`ex Prefetto di Trapani Leonardo Cerenzia, imputato di omicidio colposo plurimo, si è poi concluso con l`assoluzione, confermata nel 2005 da una sentenza della Corte di Appello di Palermo.

Malgrado il processo avesse consentito l`individuazione di ritardi e omissioni gravi che avevano determinato il tragico bilancio di morti, questa strage è rimasta impunita. Una successiva sentenza del Tribunale civile di Palermo ha riconosciuto la responsabilità dello stato per i danni morali e patrimoniali subiti da due immigrati sopravvissuti al rogo. La decisione del giudice civile, però, non ha condotto all`accertamento di alcuna responsabilità personale. Lo Stato ha pagato i danni subiti dai sopravvissuti, ma per la morte di RABAH, NASHREDDINE, JAMAL, RAMSI, LOFTI e NASIM non c`è nessun colpevole.

A distanza di undici anni dal rogo è ormai prossima l`apertura di un nuovo centro di detenzione, denominato oggi Centro di identificazione ed espulsione (CIE), in contrada Milo alla periferia di Trapani, con la capienza di oltre duecento posti. All`interno di esso vi dovrebbe essere una sezione femminile e anche un centro di accoglienza per richiedenti asilo. Una struttura inutile e violenta, situata alla periferia di Trapani, caratterizzata da una serie di “blocchi` di cemento, che ha già divorato ingenti risorse economiche per la sua realizzazione, e che ancora ne divorerà per la sua gestione.(terre libere)