Posts tagged ‘CgIL’

maggio 2, 2020

Primo maggio!

Il Primo Maggio mi ha stimolato.
Ho deciso di scrivere qualcosa in merito al tema che più mi sta cuore: il lavoro nelle campagne e lo sfruttamento che, dal caporalato al lavoro sommerso, riempe le tasche dei padroni e lascia i lavoratori come fantasmi a subire ogni tipo di vessazzione.
Sono oltre venti anni che lavoro nel Mondo della suinicoltura. Ho lavorato anche in Romania. Guardo tutti i telegiornali e mi angoscia quando sento parlare di misure sul lavoro, regole, disposizioni eccetera. Per carità, non sono contrario a queste misure ma sarei felice che ne beneficiassero tutti i lavoratori, delle officine ma pure dei campi. Per fortuna o per sfortuna, il mio stato di disoccupato mi ha permesso di capire che lo sfruttamento, l’umiliazione, la riduzione a schiavitù e ricatto dei lavoratori più deboli, stranieri ma anche italiani in difficoltà non è solo problema del sud. Già davanti a una platea importante, in un convegno organizzato dalla Flai Cgil di Reggio Emilia al quale erano presenti tutte le autorità cittadine, chiamato dal Segretario Flai a essere tra i relatori sul tema del sommerso, denunciai una situazione in agricoltura, non ovunque ma diffusa, da anni 40 50. Già allora denunciai che c’erano funzionari dell’ispettorato infedeli che avvisavano gli interessati da visita uno o due giorni prima. Era il 2007. Siamo nel 2020.
Oggi non è cambiato nulla.
Se a un operaio della F. C. A. veniva detto che il capo turno, arbitrariamente, aveva deciso per lui altre tre o quattro ore in più senza preavviso sarebbe intervenuto il sindacato e avrebbe difeso il povero operaio. Nel mio campo, se chiedi l’orario di lavoro, capita che ti dicono che si comincia alle 07.00. Ovvio che viene spontaneo chiedere quando si finisce? Per esperienza personale più di una volta la risposta è stata QUANDO FINISCE IL LAVORO. Peccato che quando finisce non è che guadagni di più. Lo devi fare e basta. Il contratto questo sconosciuto. In alcune aziende di 4 o 5 operai uno è a contratto e gli altri, spesso extracomunitari, in nero o par time. Ho conosciuto operai alloggiati dove non avresti il coraggio di mettere un maiale per poche centinaia di euro al mese. Li ho visti lavorare 6-7 ore al mattino e altrettante il pomeriggio. Nella maggior parte delle aziende del settore non hanno iscritti al sindacato o al massimo iscritti alla Cisl…..addirittura ci sono figli dei padroni (di fatto capi) pure loro iscritti alla Cisl!
Questa estate, ma non solo, ho scoperto dopo settimane che ero in nero dopo promessa di assunzione a tempo determinato. In una occasione ho dovuto dire al padrone che se non mi metteva in regola sarei andato a chiedere la disoccupazione e alla domanda: LA LETTERA DI LICENZIAMENTO? avrei risposto che non l’avevo perché ero in nero. Il padrone ha capito che sarebbe stato un guaio se avessi detto che eravamo quasi tutti in nero. Dopo 25 giorni in nero è arrivata l’assunzione a tempo determinato. In una delle mie esperienze, più di una volta, la richiesta di vestiario adeguato, scarpe antinfortunistica e guanti è stata seguita da grassa risata. Alla seconda richiesta penso che avrebbe sofferto meno, sempre il padrone, se gli avessi chiesto la moglie.
I colleghi.
Sono quasi sempre stato l’unico iscritto al Sindacato e Rappresentante Sindacale Aziendale per la Flai Cgil e sempre visto con diffidenza. In molte occasioni mi sentivo ripetere la stessa cosa che avevano imparato dal padrone. Cgil? Rossi maledetti rovina del paese. Sindacati m….
Anche i padronenon gradiva.
Da uno di questi “prenditori” ho subito, dopo mobbing prolungato da parte di un suo sgherro, il licenziamento. Ero un problema. Costruirono una serie di accuse false e mi confezionarono un brutto licenziamento. Dopo aver provato a farmi dare le dimissioni “volontariamente” hanno scelto di fare loro. Peccato che, grazie al mio Sindacato mi hanno dovuto chiedere scusa e rimborsare i danni morali con denaro. Il problema nel settore agrozootecnico è che io sono una mosca rossa. La maggior parte dei miei Compagne e Compagni di tutta Italia non conoscono nemmeno un centesimo dei loro diritti. Non hanno fiducia nelle istituzioni e non li biasimo. I loro compagni che si sono ribellati sono dovuti tornare nel loro paese o a casa senza che nessuno li difendesse. Immaginate l’angoscia di sapere che i tuoi compagni sono indifesi, soggetti a ogni umiliazione per paura di finire in strada in pasto alla Bossi Fini o senza nemmeno il salario da fame che prende per lavorare tutto il giorno. Un operaio non italiano, piangendo, mi disse che ero fortunato. Aveva ragione. Io potevo mandare aff.. Il porco padrone e andare altrove. Lui in un attimo non avrebbe potuto mandare a moglie e figlio nel suo paese l’equivalente di uno stipendio pari a ciò che invece una coppia spende in una sera in un buon Ristorante. Ricordo un giovane che lavorava con me. Passava l’intera mattina a mettermi all’erta dal padrone. Attentoche ci può vedere! Alla mia reazione normale ossia chissenefrega… lui stupito mi ripeteva che si sarebbe arrabbiato molto (il padrone sempre). Operai più adulti, padri di famiglia trattati in malo modo e umiliati davanti a tutti a capo chino. Non è un racconto di Zola ma il ricco nord ovest. Ho detto prima che non è ovunque così ma ribadisco che sono tanti, troppi i banditi razzisti al bar e magari noti dirigenti di Lega o Fratelli di Ignazio ma con l’azienda piena di schiavi pronti, a fine lavoro magari in doccia, a ritornare in mezzo alla m…con un solo sguardo del padrone o del crumiro che ne fa le veci. Oggi, Primo Maggio, tanti di questi compagni manco lo sanno che è festa, la loro festa. Il padrone non teme la reazione dei miei colleghi figli di altri paesi. Altri loro fratelli sono in fila pronti a sostituirli nei tuguri, si avete capito bene tuguri e nel duro lavoro sette giorni su sette per 7-800 euro. Nelle ultime aziende in cui ho lavorato e dalle quali sono scappato cose come docce e spogliatoi caldi sollevavano le amare risate dei colleghi come se parlassi di idromassaggio o piscina. Ebbene, da Socialista e Cigiellino da sempre ho deciso di fare la mia parte per combattere il sistema, tutt’altro che in crisi, che da oltre 20 anni frequento. Una proposta della Flai Cgil di noi a Novara è stata quella di organizzare una sezione mobile per andare la dove non abbiamo iscritti e non possiamo entrare. In tante aziende non hanno mai visto un ispettore del lavoro. Tanti miei colleghi hanno sempre rifiutato la iscrizione al Sindacato pur non disdegnando la mia funzione di ponte tra le loro domande e la Flai. Ci siamo sempre vantati di aver conquistato i nostri diritti con la lotta: come possiamo pretendere che il nuovo proletariato si ribelli senza che nessuno gli protegge le spalle? Come possiamo pretendere che lo sfruttato capisca di essere tale se non conosce i suoi diritti? Come facciamo a sperare che si accenda il fuoco che cresce dentro che spinge alla rivolta se non consapevoli dell’ingiustizia che li incatena? Se non sanno che hanno diritto a un contratto regolare, alle ferie, al riposo, alla cassa malattia, all’infortunio pagato, ai permessi, a una casa dignitosa? Come ribellarsi se non sanno che il padrone che insulta, umilia o peggio commette un reato? Come facciamo a pretendere che dicano basta se per loro è normale? Spesso, senza farmelo dire, andavo io a chiedere strumenti di lavoro come stivali, guanti di tutti i tipi conoscendo la reazione scomposta del padrone. Dove ho lavorato io in Romania gli operai avevano spazio, armadietti, docce per tutti, sala refettorio.
In Italia questa situazione l’ho trovata in una azienda su 5. La sicurezza.
Quasi tutte le aziende che ho visto in questi 20 anni non hanno nemmeno, mediamente intendo, il 35 40% dei requisiti richiesti per assicurare la sicurezza dei lavoratori. Sarei pronto a scommettere qualsiasi cosa che se mettessimo una mappa delle aziende di un territorio, a occhi chiusi, mettessi un dito su una azienda sempre a caso, che andando senza avvisare, troveremmo tante di quelle infrazioni da usare un blocco intero per le ammende. Voglio dire che una provincia come Novara o Reggio Emilia ha ispettorati assolutamente inadeguati e per questo quasi inutili. Probabilmente nessuno ha stimato quanto è il nero e il sommerso nel settore agricolo e zootecnico. Facendo calcoli per difetto sommando le ore in più fatte da me e colleghi nell’arco di un mese si sarebbe potuto assumere un operaio in più lavorando ognuno le sue ore da Contratto. Anche da questo esempio si evince che oltre a un recupero fiscale ci sarebbe l’affiorare di tanti posti di lavoro.
Le cose che ho detto le ho viste e vissute. Se i ministeri competenti agissero di concerto per combattere il cinico sfruttamento a danno dei più deboli e ricattabili con determinazione incentivando i lavoratori a denunciare ogni tipo di ingiustizia, con la certezza di essere protetti, già l’annuncio porterebbe molti padroni a mettere in regola aziende e lavoratori. Una idea potrebbe essere la non chiusura dell’azienda ma il passaggio a un funzionario del rifondato ispettorato fino a che il padrone ha pagato fino all’ultimo centesimo il maltolto con gli interessi. Il padrone non crede, confortato dal passato, che lo stato farà sul serio un controllo a tappeto. Forse ha ragione ma se non a tappeto se si cominciasse a prendere in mano l’elenco delle aziende registrate e si decidesse di cominciare con un 10% del settore alla volta sarebbe già un segnale che lo stato ha a cuore anche i lavoratori delle stalle e dei campi e spingerebbe tante Compagne e Compagni a fare come me ossia a sindacalizzarsi. Malgrado oltre 150 di lotta il Movimento Operaio non ha esaurito la Lotta di Classe. Avanti.

maggio 2, 2020

IL COMPAGNO GIUSEPPE DI VITTORIO.

di Giuseppe Giudice

Il comunista che più ho amato. L’uomo del riscatto sociale delle masse dei braccianti del sud contro l’aristocrazia fondiaria. Ma anche il padre, con Fernando Santi e Vittorio Foa del sindacalismo confederale, del rifiuto del carattere corporativo di esso. Uno dei più grandi sindacalisti mai esistito. Un comunista anomalo ed eretico. Ho rivisto , ieri sera lo sceneggiato “pane e libertà”, già mandato in onda nel 2009 in due puntate. Quella di ieri ne è stata un sintesi. Di radice anarco-sindacalista , ma amico fraterno di Peppino Di Vagno grande compagno socialista, ucciso alle spalle dai criminali fascisti di Caradonna. Ammirato dai socialisti Giacomo Matteotti e Bruno Buozzi operaio metallurgico e capo della Fiom che fu tra coloro che diresse l’occupazione delle fabbriche al nord. Con Buozzi manterrà sempre un grande sentimento di fraterna amicizia, fino alla esecuzione di Buozzi da parte dei nazisti nel 1944, anche dopo il passaggio di Di Vittorio al PCd’I. Un comunista anomalo contrario alla teoria staliniana del “socialfascismo” e mal visto da Stalin (è un suo grande titolo di merito-di Di Vittorio). Si scontrò spesso con Togliatti, c’erano antropologie politiche e formazioni diverse. Con SAnti e Foa diede vita al “piano del Lavoro” che incontrò la freddezza di Togliatti che di Nenni. L’unico politico della sinistra italiana ad esserne entusiasta fu Riccardo Lombardi (anche perché era uno dei più ferrati in economia , ed aveva letto bene Keynes oltre che Marx. ). La anomalia di Di Vittorio si manifestò con la terribile repressione sovietica della rivoluzione socialista , operaia e libertaria contro il regime stalinista. La CGIL condannò (a differenza del PCI) l’invasione, e Di Vittorio fece scrivere il testo della condanna a Giacomo Brodolini (il futuro autore dello Statuto dei Lavoratori) , allora vice segretario socialista della CGIL (subito dopo Santi). E secondo Antonio Giolitti (che poi passò dal PCI al PSI) ci fu uno scontro durissimo tra Di Vittorio e Togliatti. Di Vittorio disse: “i sovietici non sono compagni, sono solo dei delinquenti”. E mi fermo qui. Morì l’anno dopo forse anche con l’amarezza di non essere compreso dal partito. Comunque un grande compagno, un uomo del popolo , che ha vissuto sulla sua pelle lo sfruttamento più feroce. Ti ricorderò sempre compagno caro Di Vittorio. Come ricordo un altro comunista anomalo della CGIL, Bruno Trentin…ha commesso errori , ma ha dato un contributo di cultura politica straordinario , sulla storia del socialismo e del movimento operaio in Europa. Anche grazie alla sua cultura enciclopedica ed alla raffinatezza delle sue analisi. E comunque con Carniti e Benvenuto fu l’ideatore dei “sindacato dei consigli”

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aprile 24, 2020

Coronavirus: Ok Protocollo sicurezza lavoro integrato

Intesa parti sociali con governo. Stop per chi non applica le regole

Ok all’aggiornamento del Protocollo condiviso sulle misure per il contrasto al Covid-19 negli ambienti di lavoro, sottoscritto il 14 marzo, che viene così “integrato” in vista della fase due. Dopo un confronto andato avanti tutta la notte, le parti sociali hanno raggiunto l’intesa, alla presenza della ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo.

Implementate le misure per il rientro, dai dispositivi di protezione alle sanificazioni, dallo smart working alle postazioni distanziate. Prevista anche la sospensione temporanea per le imprese che non applicano le regole.

La certificazione medica di “avvenuta negativizzazione” per il rientro dei lavoratori già risultati positivi al Covid-19; l’utilizzo delle mascherine chirurgiche per tutti i lavoratori che condividono spazi comuni; la sanificazione straordinaria degli ambienti alla riapertura nelle situazioni più a rischio; la rimodulazione degli spazi di lavoro e delle postazioni, distanziate, oltre alla previsione di orari differenziati. Sono i punti principali, si apprende, inseriti nel “Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” sottoscritto il 14 marzo 2020 e oggi integrato. E, ancora, il ricorso allo smart working da “favorire” anche nella fase di riattivazione del lavoro con il supporto del datore di lavoro (assistenza nell’uso delle apparecchiature, modulazione dei tempi di lavoro e delle pause).

Il “lungo confronto” con le parti sociali “si è concluso in modo proficuo e positivo. Un confronto dal quale, in vista dell’avvio della fase 2, la tutela della salute di tutti i lavoratori, la bussola che ci ha sempre guidati, esce ulteriormente rafforzata”, ha detto la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo. E’ “un ulteriore passo avanti per garantire alle nostre imprese di ripartire”, afferma.

È stato “un confronto lungo, andato avanti per tutta la notte, che si è concluso in modo proficuo e positivo. Un confronto dal quale, in vista dell’avvio della fase 2, la tutela della salute di tutti i lavoratori, la bussola che ci ha sempre guidati, esce ulteriormente rafforzata. Questo era il nostro obiettivo iniziale e lo abbiamo nuovamente centrato”, sottolinea la ministra. “Ancora una volta, Governo e parti sociali si sono dimostrati attenti alla sicurezza dei lavoratori e, più in generale, dei cittadini. Un ulteriore passo avanti – conclude – per garantire alle nostre imprese di ripartire”.

 

Il Protocollo potrebbe essere allegato al prossimo Dpcm, secondo quanto riferiscono alcune fonti delle stesse parti sociali che hanno partecipato al lungo incontro che ha portato all’ok con la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo.

“Un accordo positivo, utile, che mantiene la salute e la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini la prima condizione per la ripresa dell’attività produttiva. Abbiamo fatto passi in avanti e ora dobbiamo dare gambe alla sicurezza dei lavoratori e alla ripresa produttiva”, ha detto il leader della Cgil, Maurizio Landini. “L’intesa – prosegue – verrà recepita in un dispositivo normativo. Questo ci consentirà di avere certezza ed esigibilità delle regole concordate”.

gennaio 9, 2015

Renzi alla Granarolo:i lavoratori incrociano le braccia per protesta

Domani il primo ministro Matteo Renzi va ad inaugurare la nuova sede della Granarolo a Bologna. I dipendenti del colosso cooperativo hanno quindi deciso di incrociare le braccia per due ore, dalle 9 alle 11, dando vita ad un presidio davanti allo stabilimento. Si tratta, spiega una nota della Flai-Cgil, di un’iniziativa “ Altro…
luglio 3, 2013

Nello scontro con Fiat, la Consulta dà ragione alla Fiom.


Con una sentenza destinata a entrare nella storia, la Corte Costituzionale dichiara incostituzionale l’art.19 dello Statuto dei lavoratori nella parte che consente la rappresentanza sindacale ai soli sindacati firmatari del…
ROMA (WSI) – La Consulta dà ragione alla Fiom. Con una sentenza “storica”, la Corte costituzionale ha dichiarato ogVisualizza altro

giugno 10, 2013

Ripresa nel 2076.

maggio 30, 2013

Le ipocrisie di Confindustria.

squinzi-Confindustria

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi lancia l’allarme sul “baratro” economico e chiede una grande alleanza pro-impresa. Per continuare le stesse politiche che hanno portato al disastro

di Mario Pianta, da Sbilanciamoci.info

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maggio 1, 2013

I padroni non hanno più bisogno di ammazzare.

aprile 10, 2013

Grande Maurizio.

gennaio 28, 2013

Ricerca e innovazione per un nuovo modello di sviluppo del Paese.

cgil_sedeIntervento di Daniela Palma alla Conferenza programmatica della CGIL

La Ricerca in Italia – nonostante l’enfasi con cui è trattata dai grandi mezzi di comunicazione – vive da tempo una stagione di tagli, confermati anche ultimamente dalle disposizioni della “Spending Review”, con un taglio a regime al fondo ordinario degli Enti di Ricerca di 88 milioni di euro dal 2013. Nei confronti internazionali le cifre parlano chiaro e ci dicono che ancora nel 2011 l’Italia investe in Ricerca poco più dell’1% del Pil, un dato pari a circa la metà di quello della media europea (UE27) e meno della metà della media OCSE, mentre la spesa attribuita alle imprese è di poco superiore allo 0,5% del Pil, con ciò segnando una distanza ancora più forte (quattro volte circa) sia dalla media UE che da quella OCSE (3 volte circa). Ma basse spese in ricerca, diminuzione del numero dei ricercatori, “fuga dei cervelli” italiani ma soprattutto mancata attrazione di ricercatori dal resto del mondo, sono solo i sintomi più espliciti, ancorché importanti, di un fenomeno che attanaglia la realtà italiana da ormai troppo e lungo tempo e che potremmo così definire: il mancato riconoscimento che la crescita della conoscenza ha per lo sviluppo del Paese, ed il ruolo sempre più significativo che la conoscenza ha nel condizionare il paradigma della produzione economica.

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