Posts tagged ‘cesaratto’

dicembre 23, 2013

Oltre l’austerità.

Da oggi è scaricabile gratis sul sito di MicroMega l’ebook “Oltre l’austerità”, a cura di Sergio Cesaratto e Massimo Pivetti. Un contributo indispensabile per approfondire i temi della crisi economica e sociale che ha investito l’Europa e le prospettive per la sua soluzione. Con estremo rigore analitico, ma con un linguaggio accessibile anche per il lettore non specialista, gli autori del volume fanno giustizia di molti luoghi comuni, superficialità ed errori con i quali, anche sulla stampa italiana, è stata raccontata la crisi. 

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di Sergio Cesaratto

giugno 19, 2013

Euro? Raus

 

L’economista Cesaratto invoca le maniere forti con la Germania. Altrimenti addio a Eurolandia

 

“L’Italia decresce a colpi di due punti percentuali all’anno, in poco tempo ci ritroveremo ai livelli degli anni 70, con costi umani e sociali enormi, la situazione si farà rapidamente drammatica. Alla Germania non importa se il sud dell’Europa va a fondo, il governo italiano non ha grandi idee da proporre in Europa e non sbatte i pugni. E insomma, uscire dall’euro è una soluzione estrema, ma se ne può cominciare a parlare”. Dice così Sergio Cesaratto, economista, professore all’Università di Siena, e osserva con preoccupazione il processo che la Corte costituzionale tedesca ha aperto contro il presidente della Banca centrale Mario Draghi, l’uomo che, dice Cesaratto, “finora con i suoi interventi ha salvato l’euro e l’Europa”. E’ notizia di questi giorni che il governo greco, al collasso finanziario, ha chiuso la tivù pubblica, la Rai di Atene, e ha licenziato d’emblée tutti i suoi 2.800 dipendenti.

aprile 12, 2013

SERGIO CESARATTO – Tirare avanti o tirare le cuoia.

Mentre da noi prosegue il teatrino delle noccioline in cui si affida l’illusione di po’ di ripresa a una ventina di miliardi che non si sa né come distribuire né come reperire, la potente e socialdemocratica Fondazione Ebert traccia alcuni scenari per l’Europa che, questi sì, dovrebbero costituire materia di meditazione per la politica.Sulla scorta di una quindicina di seminari tenuti in varie capitali, quattro sono gli scenari descritti. Prima di riassumerli , vale la pena di osservare che nessuno contempla l’idea che l’austerità europea a noi impartita dai pro-consoli della Merkel avrà successo nel restituirci competitività e prosperità. Che rigore e crescita fossero incompatibili e che l’austerità avrebbe devastato il Paese denunciammo con pochi altri sin dai tempi della famigerata lettera della BCE e dell’insediamento di Monti. Continuamente voci si uniscono ora al coro. Tutti gli scenari danno inoltre implicitamente per scontato che le responsabilità di fondo sono nell’esistenza stessa dell’Euro, che mai avrebbe dovuto essere adottato da Paesi così disomogenei in assenza di istituzioni adeguate. E al riguardo l’Economist ha mosso ieri alla BCE la pesante accusa di non far nulla per aiutare l’Europa.

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/04/07/sergio-cesaratto-tirare-avanti-o-tirare-le-cuoia/

marzo 26, 2013

Non è tutto di sinistra quello che luccica.

Le ultime notizie sul fronte del tasso di disoccupazione sono drammatiche. Questo indicatore peraltro sottovaluta la gravità della situazione perché non conteggia gli inoccupati, coloro che un lavoro hanno perfino smesso di cercarlo. E’ chiaro che è sul fronte sociale che il PD si gioca la sua stessa esistenza. Entro pochi mesi deve indurre un’inversione di tendenza. Molti di noi a sinistra guardano con interesse – e sì, qualche speranza – a una qualche “convergenza parallela” con il M5S. La speranza è che il M5S faccia sentire la sua sferza sul PD sui tanti temi su cui la sua azione è stata da sempre ingessata. Abbiamo qualche perplessità che questa sferzata possa arrivare sul terreno decisivo, quello economico-occupazionale, e questo ci preoccupa.
luglio 5, 2012

Sergio Cesaratto: “La rottura dell’euro non è più una ipotesi da scartare”


Non mi sembra plausibile sostenere che la Germania abbia a posto i fondamentali e possa affrontare qualsiasi scenario che a questo punto si prospetta, ovvero una rottura dell’euro o, in alternativa, un sistema che preveda anche l’eurobond. La Germania scommette che in qualche modo i paesi della periferia possono assorbire questo momento di grande difficoltà senza fallire o senza saltare del tutto. Se questo dovesse accadere bisogna ricordare che la Germania ha crediti fondamentali che non rivedrebbe indietro. La Germania teoricamente potrebbe avere un disegno che preveda una Europa di serie B che in qualche modo restituisce i debiti. Ma sinceramente a questo punto della situazione il rischio che i debiti non tornino indietro si fa sempre più alto. La Spagna ha le banche piene di mutui che non verranno onorati. L’Italia con questi livelli di spread rischia di avvitarsi su se stessa. Tanto più che si va avanti a manovre che di fatto abbattono il Pil. Se in Italia gli spread esplodono e non si possono sostenere tassi di interesse troppo alti vuol dire solo l’ uscita dall’euro perché lo Stato italiano dovrà riemettere moneta. Siamo davanti a un passaggio storico. Non è azzardato dire che se ci fosse nei pressi un paese messo meglio di noi potremmo assistere a barconi carichi di italiani alla ricerca di un approdo.

giugno 6, 2012

Per un pugno di euro.


«Sergio Cesaratto che non è nè un comunista del PCUS, né un pericoloso sovversivo, ma soltanto un compagno serio ed un ottimo economista, in un recente articolo apparso sul quotidiano “Il Manifesto”, che i compagni del Network dovrebbero impegnarsi a salvare acquistandolo ogni giorno, chiudeva “Non sto proponendo nessuna uscita dall’euro – eventualmente cadrà da solo – ma la necessità di un pensiero forte adeguato alla drammaticità storica del momento. Questo è il momento in cui i duri devono giocare.” L’articolo, come era naturale che avvenisse ha suscitato un acceso dibattito che ha trovato la sua manifestazione su Facebook. In buona sostanza Cesaratto prende atto che “ L’euro è già morto, se non ve ne siete accorti. La Spagna è cotta, e l’Italia la segue a ruota.”A pochi giorni di distanza gli fa eco Vassilis K. Fouskas (Professore di relazioni internazionali  presso l’università di Richmond) il quale dopo un’attenta disamina della situazione europea affermando “questa area euro, con o senza la Grecia è destinata a disintegrarsi nell’immediato futuro.” E conclude “Qualunque sia il verdetto del popolo greco il 17 giugno, la zona che esiste oggi non ha alcuna possibilità di sopravvivere a questo caos e tutti lo sanno.”

Gli economisti quindi affermano che la zona euro si è già disintegrata e che andare avanti con le politiche di austerità non può far altro che aumentare la ricchezza della Germania a danno dei paesi della periferia, ma senza apportare alcun beneficio agli altri paesi della zona euro, anzi. Come afferma Fouskas “la dialettica è semplice: prestare soldi alla periferia, affinchè quest’ultima acquisti prodotti tedeschi.”Il problema dunque è politico e non economico. e come andranno a finire le cose in Grecia ed in Francia, perché questo mese si vota anche in Francia è di fondamentale importanza per capire che fare dopo il 17 giugno e quali iniziative serie una sinistra europea responsabile dovrebbe fare. Syriza potrebbe vincere le elezioni in Grecia, il partito secondo i sondaggi viene dato al 31,5% dei voti contro un 25,2% di Nea Democratia ed il Pasok il 13,5%. Se queste proiezioni fossero confermate dal voto, per effetto della legge elettorale greca Syriza avrebbe un premio di maggioranza di 50 seggi e potrebbe essere in grado di formare un governo maggioritario con la Sinistra Democratica, altra formazione di sinistra, costola moderata di Syriza.Con i suoi 134 seggi più quelli del Dimar, Nd e il Pasok rispettivamente con 68 e 36 seggi andrebbero bellamente all’opposizione.

Ovviamente i sondaggi sono da prendere con prudenza e circospezione, specialmente in una situazione così delicata, anche perché ci sono sondaggi che non sono così perentori. C’è però la tendenza non contestata da alcuno che Syriza guadagna circa due punti percentuali a settimana.
In questo contesto venerdì scorso il leader di Syriza, Tsipras ha presentato il suo programma politico.
La prima cosa che Tsipras popone è l’annullamento del cosiddetto Memorandum, cioè un governo a guida di sinistra denuncerebbe il protocollo di accordi siglato con la UE, il FMI e la BCE per la riduzione del debito. Ha affermato testualmente Tsipras “la prima decisione del nostro governo sarà l’abrogazione del memorandum e delle leggi che ne derivano.” Altro punto qualificante del programma di Syriza è il controllo della spesa pubblica. Tsipras vuole riportare la spesa pubblica al 43% del Pil al disotto della media europea ma al di sopra del 39 % imposto dal memorandum. Il leader di Syriza intende attuare una riforma di redistribuzione dei redditi.  Per ciò che riguarda il sistema fiscale Syriza si impegnerà in una profonda riforma partendo dalla soppressione delle famose 58 eccezioni che riguardano gli armatori, proseguendo su una riorganizzazione dell’amministrazione finanziaria. Parallelamente l’IVA sui prodotti di grosso consumo dovrà essere ridotta. Per quanto riguarda il settore bancario, Syriza vuole nazionalizzare le banche ricapitalizzate in anticipo dal fondo di salvataggio europeo, l’EFSF, quindi annullare un certo numero di debiti, compresi quelli contratti dai più poveri. Alexis Tsipras intende inoltre portare il salario minimo a 751 euro al mese e ritornare alle misure di liberalizzazione del mercato del lavoro.

Come si vede, non ci troviamo di fronte ad un programma rivoluzionario bensì alle prese con un programma riformista socialdemocratico che vuol far apparire Syriza come una reale alternativa credibile per l’elettorato greco. D’altronde Syriza è una coalizione di molte formazioni differenti: maoisti, ecologisti, comunisti e trotzkisti riformisti. Questo programma è quindi il frutto di un compromesso politico di tutte le forze che sono all’interno di Syriza e serve inoltre a rassicurare un elettorato esasperato che non vuole la rivoluzione d’ottobre ma soltanto uscire da una situazione di ricatto da parte della cosiddetta troika e ritrovare condizioni di vita sopportabili. La Grecia, neanche nelle sue forme radicali vuole uscire dall’euro, ma non vuole rinunciare alla propria sovranità, e come afferma Fouskas “la Grecia e altre società della periferia, forse inconsapevolmente stanno conducendo una lotta anticoloniale”. Se è vero come è vero che comunque vadano le cose in Grecia dopo il 17 giugno le cose sostanzialmente non cambieranno,  il problema è capire perché la troika ha tanto paura di quello che potrebbe succedere in Grecia.

In buona sostanza il programma di Syriza è un programma socialdemocratico che non contesta l’Eu e le sue istituzioni e l’obbiettivo di Syriza non è la trasformazione socialista della società greca, ma soltanto la realizzazione di migliori condizioni di vita e una sacrosanta redistribuzione del reddito.
Forse la risposta più convincente l’ha data Naomi Klein che in un’intervista ha detto “Qanato sta accadendo in Grecia, assomiglia a quello che è successo in Corea del Sud durante la crisi asiatica, nel senso che era ovvio che c’è stata una guerra contro la democrazia. La Corea del Sud era in pieno periodo elettorale, quando il FMI ha richiesto a tutti i candidati presidenziali di firmare l’accordo con lo stesso FMI. In effetti il FMI ha annullato il significato stesso delle elezioni.
E’ poco importa il risultato delle elezioni, importante è che l’accordo rimanga invariato perché temevano chechi negoziava con  con il FMI, non avrebbe avuto molto peso politico per imporre l’accordo  e avrebbe perso le elezioni.
E’ il momento in cui la maschera cade completamente e dove il sistema dei mercati è in guerra con la democrazia. Il progetto del neoliberismo è quello di screditare la democrazia e garantire che le elezioni diventino una corsa verso il candidato più popolare. I mercati vogliono sicurezza. Sicurezza che le elezioni non portino alcun cambiamento allo status quo del business. E ci sono molti meccanismi per garantire questo status quo. La cosiddetta indipendenza della banca centrale è uno di questi meccanismi con il quale dicono: “I politici non possono toccare i nostri  giocattoli”.

In “The Shock Doctrine” Ho raccontato che quello che è successo in Cile durante il periodo di transizione alla democrazia. La fine della dittatura di Pinochet è sopravvenuta come Pinochet l’ha voluta. E ‘stata una transizione controllata. I “Chicago Boys” (gruppo di economisti che hanno lavorato con Pinochet) dicevano apertamente che avrebbero dovuto reinventare il significato, la definizione di democrazia, cioè  una democrazia tecnocratica.
In realtà si tratta di una democrazia dove l’economia è fuori  della portata della politica. Hanno usato meccanismi costituzionali, in modo che le modifiche delle regole del gioco economico diventa impossibile o illegale. I programmi di ristrutturazione sono un modo per raggiungere i loro obiettivi. Gli accordi di libero scambio sono un altro.
Ci sono diversi modi per raccontare la storia del neoliberismo, come la storia di “come legare le mani della democrazia”, in modo che non può indurre il potere di cambiare l’economia.
La Grecia è considerata una nazione popolata da bambini ai quali bisogna togliere dalle mani le chiavi della macchina”
Eccoci. La strategia è in atto in Grecia negli ultimi anni.
Rompere il malcontento. Assicurarsi che “non c’è alternativa” a sinistra per sedersi sulla Costituzione greca. Lasciare la gente nell’ incertezza cambiando le regole ogni settimana. La partita di ieri sembrava finita. A meno che …(Naomi Klein in Okea news).
A meno che parafrasando Cesaratto la sinistra italiana ed europea non prenda atto della situazione, la smetta di farsi venire il torcicollo per  guardare al PD e ai cosiddetti moderati e sia capace di elaborare in maniera unitaria “ un pensiero forte adeguato alla drammaticità storica del momento.”