Posts tagged ‘cerebrali’

luglio 30, 2013

Onde cerebrali simulate da un supercomputer.

La potenza di calcolo di un ha prodotto per la prima volta una simulazione efficace delle , riproducendo la trasmissione di segnali elettrici in una rete di 12.000 neuroni. Il risultato, otttenuto al Politecnico di Losanna, fa parte della prima fase del progetto europeo Blue Brain, il cui obiettivo è modellizzare un umano.brain stress 300x170 Onde cerebrali simulate da un supercomputer

L’elettroencefalogramma (ECG) è uno dei metodi più utilizzati e accurati per studiare l’attività del ma ancora non è chiaro in che modo miliardi di neuroni possano attivarsi in modo da produrre le rilevate dall’apparecchio. Un enorme passo in avanti per riuscire a comprenderlo è descritto in un articolo sulla rivista “Neuron” firmato da Michael W. Reinmann e colleghi dell’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) che, usando potenti in collaborazione con l’Allen Institute for Brain Science statunitense, hanno simulato l’attività di una rete di 12.000 neuroni di topo in grado di produrre molto simili a quelle che si rilevano nei roditori viventi.Il risultato è frutto della prima fase dell’ambizioso Blue Brain Project, finanziato dalla Commissione Europea con un miliardo di euro, e destinato a realizzare un modello completo del umano. In questa prima fase del progetto vengono studiati i di topo per definire nel modo più dettagliato possibile la tipologia, le dimensioni e le caratteristiche elettriche dei neuroni.

Realizzare un modello del è un processo estremamente complesso poiché bisogna integrare un numero enorme di segnali, ciascuno dei quali è frutto di un meccanismo basilare di “scarica”. I neuroni possono infatti essere immaginati come minuscole batterie, in cui si alternano continuamente un processo di carica (ripolarizzazione) e uno di scarica (depolarizzazione), grazie allo scambio di ioni attraverso appositi canali – i canali ionici – che si trovano sulla membrana cellulare.

dicembre 6, 2012

SLA: continua la sperimenazione delle cellule staminali, nessun risultato avverso.

luglio 10, 2012

Un farmaco per curare il diabete risulta essere efficace per la crescita delle cellule cerebrali

Un usato solitamente per combattere il ha mostrato di essere efficace per far crescere le . La ricerca e’ opera della University of Toronto ed e’ stata pubblicata sulla rivista ”Cell Press”. Il , , e’ essenziale per attivare un meccanismo, chiamato CBP, che nel fegato serve a dire alle staminali di differenziarsi in epatiche adulte. Poiche’ nel cervello si trova lo stesso meccanismo, chiamato , i ricercatori hanno pensato che il potesse avere lo stesso effetto anche sulle regioni .

luglio 9, 2012

Area cerebrale del “bluff”, direttamente dalla mente del pokerista »

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 Quando dobbiamo affrontare un avversario, nel cervello si attiva in modo specifico una piccola area, la giunzione temporo-parietale, per decidere se dobbiamo ingannarlo o meno. La scoperta è…

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ottobre 12, 2011

Debiti di sonno nell’adolescenza danneggiano connessioni sinaptiche.

I risultati mostrano che il tempo trascorso svegli può influenzare il numero di che si formano o che vengono rimosse nel dell’adolescente

 

La deprivazione di sonno durante l’ potrebbe avere conseguenze ben più serie della semplice sonnolenza diurna o della scarsa capacità di attenzione. Secondo un nuovo studio condotto sui topi, verrebbe alterato l’equilibrio di tra formazione e l’eliminazione delle . “Una possibile implicazione è che la deprivazione di sonno, specialmente quando è cronica, può produrre conseguenze a lungo termine in termini di formazione dei ”, ha spiegato Chiara Cirelli, professore associato del dipartimento di Psichiatria della School of Medicine and Public Health dell’Università del Wisconsin-Madison.

ottobre 2, 2011

I neuroni prediligono i volti ‘perfetti’.

Data l’importanza del riconoscimento del viso per le interazioni sociali, il è molto sensibile a qualsiasi cosa che possa essere ‘sbagliata’, come una parte mancante.

 

Per la prima volta sono stati descritti che rispondono fortemente quando la persona vede un volto completo, ma che rispondono molto meno quando dall’immagine di quella faccia à cancellata una piccolissima regione, e la risposta è tanto più debole quanto minore è l’area cancellata.

“La scoperta ci ha veramente sorpreso: sembra proprio controintuitiva”, ha affermato Ueli Rutishauser, primo autore dell’articolo pubblicato sulla rivistaCurrent Biology in cui viene descritto lo studio, che è stato condotto da neuroscienziati del California Institute of Technology (Caltech) con la collaborazione dell’Huntington Memorial Hospital a Pasadena e del Cedars-Sinai Medical Center a Los Angeles.

luglio 30, 2011

Una forma di Alzheimer rilevabile fino a 20 anni prima grazie ad un biomarcatore.

Esiste una forma di ereditaria molto rara che colpisce generalmente in eta’ precoce rispetto alla media. Nasce da una mutazione genetica che garantisce che una persona sviluppera’ la , anche se solo un genitore la trasmette.

 

Nella stragrande maggioranza dei casi di , tuttavia, la insorge attraverso una complessa interazione di fattori genetici e ambientali che rimane ancora poco chiara. Su questi pazienti si e’ concentrato lo studio di Randall Bateman, docente della Washington University School of Medicine al fine di trovare dei biomarcatori in grado di rilevare con anticipo l’esordio della . I risultati dello studio, appena presentati alla Association International Conference di Parigi sembrano promettenti. Secondo quanto scrive l’Osservatorio Malattie Rare sembrerebbe infatti che misurando alcuni specifici cambiamenti chimici nel cervello si possano cogliere i segnali della addirittura 20 anni prima della comparsa dei primi sintomi. Per ora i risultati dello studio possono essere applicati solo a una piccola frazione – meno dell’1 per cento – dei malati di , quelli appunto affetti dalla variante rara.

febbraio 22, 2011

Alzheimer: attivita’ bilingue allontana la demenza

Parlare due lingue mette il ‘turbo’ al cervello, e allontana anche il rischio di Alzheimer. Lo afferma uno studio presentato al meeting della American Association for the Advancement of Science in corso a Washington.

 

I ricercatori dell’Universita’ di Toronto hanno studiato 211 pazienti affetti da Alzheimer, meta’ dei quali erano bilingui, mentre il resto parlava una lingua sola. Nel primo gruppo la malattia era stata diagnosticata in media 4,3 anni piu’ tardi, e i sintomi si sono manifestati 5,1 anni dopo gli altri. ”L’effetto – hanno spiegato gli esperti – e’ maggiore se la seconda lingua viene imparata da piccoli, ma una certa protezione si ha anche se la si impara intorno ai 40-50 anni”.

novembre 7, 2010

GABA, la molecola che ritarda la ripresa dagli ictus

Un team di studiosi dell’Università della California ha dimostrato che bloccando l’attività di Gaba si facilitano i processi di ripresa avviati dalle cellule cerebrali più vicine all’area danneggiata. La tecnica sperimentata con successo sui topi
Una molecola ostacola lo sforzo delle cellule cerebrali che si attivano per favorire un recupero dopo l’ictus: bloccare il funzionamento di questa molecola può dunque facilitare la ripresa dei pazienti.

La tesi è lo sbocco di una ricerca, pubblicata su Nature, portata avanti da un gruppo di studio della University of California di Los Angeles e potrebbe rappresentare il segreto per un farmaco che porti a un recupero post-ictus più rapido ed efficace.

Dopo un ictus le cellule della zona colpita iniziano a morire, mentre quelle immediatamente circostanti l’area danneggiata svolgono un ruolo cruciale nella capacità del cervello di recuperare e compensare i danni. L’accumulo di una molecola chiamata “Gaba” sembra però interrompere le attività di queste ultime cellule, impedendo loro di effettuare nuove connessioni.

Sperimentata sui topi, sui quali è riuscita a contrastare gli effetti dell’ictus, la tecnica messa a punto dai ricercatori californiani si basa proprio sull’inibizione del funzionamento di Gaba, lasciando così alle cellule circostanti la zona danneggiata dall’ictus la possibilità di lavorare indisturbate per ripristinare le funzionalità cerebrali.

settembre 25, 2010

Al Regina Elena si tratta l’epilessia tumorale.

L’epilessia e’ il sintomo piu’ comune nei pazienti con tumori cerebrali e l’approccio alla persona con questo disturbo e’ estremamente complesso. Si va dalla gestione delle diverse terapie farmacologiche all’impegno per offrire una buona qualita’ di vita. In ambito multidisciplinare e’ oramai fondamentale l’integrazione e il confronto di competenze specialistiche differenti. In linea con questi obiettivi l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena ha organizzato in occasione del Corso ”Epilessia e Tumori Cerebrali – Dall’epilettogenesi sperimentale ai nuovi approcci terapeutici” del 24 settembre prossimo, un incontro tra neuro-oncologi italiani e il Prof. Herbert Newton, Direttore della Divisione di Neuro-oncologia dell’Ohio State University Hospitals and School of Medicine di Columbus. Il prof. Newton, autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche, si occupa da anni in America di epilessia secondaria a tumore cerebrale, portera’ in questa occasione di incontro l’esperienza del trattamento di pazienti trattati presso l’OSU Medical Center di Columbus.(ASCA)