Posts tagged ‘censis’

marzo 22, 2013

L’Italia meridionale come la Grecia.

Secondo un rapporto del Censis il Mezzogiorno italiano sarebbe in una situazione economica già oggi paragonabile a quella greca, anzi peggio. I redditi medi sarebbero più bassi che nel paese ellenico, e nell’ultimo anno si sono persi 300.000 posti di lavoro.

Il Censis ha recentemente offerto un quadro a dir poco preoccupante della situazione economica del Mezzogiorno. Anche nel Nord Italia, beninteso, le cose non vanno bene, ma nel Sud la situazione è per certi versi addirittura peggiore di quella ellenica. Secondo il Censis il Mezzogiorno sarebbe stato letteralmente “abbandonato a se stesso”, con i redditi medi persino più bassi che in Grecia e con una famiglia su quattro in condizioni di reale povertà. Come se non bastasse nel Mezzogiorno dall’inizio della crisi si sarebbero già persi oltre 300.000 posti di lavoro, moltissimi visto e considerato che anche prima della crisi non c’è mai stato molto lavoro. In un contesto già delicato si inserisce poi una spesa per scuola e formazione superiore alla media nazionale ma che non riesce a garantire livelli di apprendimento competitivi.Tra il 2007 e il 2012 nel Sud il Pil si è ridotto del 10% in termini reali a fronte di una flessione del 5,7% registrata nel Centro-Nord.Nella crisi abbiamo perso quindi 113 miliardi di euro, molto più dell’intero Pil dell’Ungheria, un Paese di quasi 9 milioni d’abitanti. Di questi, 72 miliardi di euro si sono persi al Centro-Nord e 41 miliardi (pari al 36%) al Sud. Inoltre l’Italia è il paese europeo con le più rilevanti diseguaglianze territoriali: ben sette regioni hanno meno di 20.000 euro di reddito pro capite. Insomma un Nord Italia che è vicino ai valori europei, Germania e Francia, e il Sud italia che ricorda da vicino i valori di Atene (17.957 euro pro capite contro 18.454 euro). Quello che il Censis non dice però è che la situazione italiana potrebbe essere molto ma molto peggio di quella tratteggiata dal momento che i giovani e gli under 40 senza lavoro stanno aumentando sempre di più anche a Nord. Insomma, a furia di dire “finiremo come la Grecia” non ci siamo accorti che siamo già sulla stessa barca dei cugini ellenici.

luglio 7, 2011

Pensioni: Censis, nel 2050 il 42% dei giovani con meno di mille euro al mese.

 E” arrivato il momento di intervenire sul sistema previdenziale pubblico per evitare il dramma di schiere di pensionati poveri nei prossimi anni. L’allarme, già lanciato dalla CGIL, è stato confermato oggi dal rapporto ‘Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali’ di Censis e Unipol. Dalla lettura dei dati emerge che circa il 42% dei giovani lavoratori dipendenti, che oggi hanno tra i 25 e i 34 anni, andrà in pensione intorno al 2050 con meno di 1.000 euro al mese. Come più volte sottolineato dalla CGIL, si tratta di precari, lavoratori e lavoratrici con carriere intermittenti o deboli che non riescono a costruirsi una pensione pubblica adeguata, e che soffrono sia della mancanza di un sistema efficiente e universale di ammortizzatori sociali e di contribuzione figurativa che di insufficienti retribuzioni.

Il rapporto evidenzia che in Italia‚ uno dei Paesi più vecchi e longevi al mondo, nel 2030 gli anziani over-64 anni saranno più del 26% della popolazione totale: ci saranno 4 milioni di persone non attive in più e 2 milioni di attivi in meno. Quindi, si legge nel rapporto “il sistema pensionistico dovrà confrontarsi con seri problemi di compatibilità ed equità”. 

ottobre 20, 2010

SALUTE: ‘DISABIL-ITALIANI’, IL PAESE IN BILICO TRA SOLIDARIETA’, TIMORI E PREGIUDIZI.

SALUTE: ‘DISABIL-ITALIANI’, IL PAESE IN BILICO TRA SOLIDARIETA’, TIMORI E PREGIUDIZI

Timore e pregiudizio, ma anche sentimenti di solidarietà. Così gli italiani vedono (e vivono) la disabilità. Sono 4,1 milioni I disabili in Italia (il 6,7% della popolazione). Emerge dai dati del Censis presentati questa mattina al Senato raccolti nell’ambito del progetto pluriennale “Centralità della persona e della famiglia nei sistemi sanitari: realtà o obiettivo da raggiungere?” promosso dalla Fondazione Cesare Serono. Secondo le stime del Censis, pari al 6,7% della popolazione. Le persone disabili suscitano in gran parte degli italiani sentimenti positivi, come la solidarietà (per il 91,3%), l’ammirazione per la loro forza di volontà e la determinazione che comunicano (85,9%), il desiderio di rendersi utili (82,7%). La metà (50,8%) afferma di provare tranquillità, di fronte a una situazione ritenuta “normale”. Ma sono diffusi anche sentimenti controversi, imbarazzo e disagio. Il 54,6% degli italiani prova paura, per l’eventualità di potersi trovare un giorno a dover sperimentare la disabilità in prima persona o nella propria famiglia. Poi c’è il timore di poter involontariamente offendere o ferire la persona disabile con parole e comportamenti inopportuni (34,6%). Il 14,2% degli italiani afferma di provare indifferenza, perché il problema della disabilità non li tocca minimamente.

Due terzi degli intervistati (66%) ritengono che soprattutto le persone con disabilità mentale sono accettate solo a parole dalla società, ma nei fatti vengono spesso emarginate. Quasi un quarto del campione (23,3%) ha un’opinione ancora più negativa, ritenendo che non c’è nessuna accettazione sociale, perché la disabilità mentale fa paura e queste persone si ritrovano quasi sempre discriminate e sole. Solo il 10,7% degli intervistati ritiene che invece sono accettate pienamente e che nei loro confronti c’è disponibilità all’aiuto e al sostegno.

Resistono i falsi miti e i luoghi comuni. Tra quanti affermano di conoscere la sindrome di Down, il 55,7% è convinto che nella maggior parte dei casi le persone che ne sono affette muoiano giovani, che non superino i 40 anni di età, mentre in realtà l’aspettativa di vita media per queste persone è oggi superiore ai 60 anni. E appare molto diffuso il luogo comune, ai limiti del razzismo, secondo il quale le persone Down si assomigliano tutte tra loro, sia esteticamente che come carattere, considerato vero da 2 su 3 (il 66%, e il dato raggiunge il 75,6% tra i soggetti meno scolarizzati e rimane comunque maggioritario anche tra i laureati, che lo ritengono vero nel 60,5% dei casi). (ASCA)