Posts tagged ‘cellulari’

ottobre 15, 2011

I cellulari sono pieni di merda.

Succede in Gran Bretagna secondo uno studio dell’universita’ di Londra

LONDRA – Un cellulare su sei in Gran Bretagna e’ contaminato di materie fecali secondo un nuovo studio dell’universita’ di Londra.

La ragione e’ ovvia, hanno spiegato gli esperti della London School of Hygiene and Tropical Medicine: la gente evita di lavarsi le mani dopo essere andata in bagno.

Lo studio rivela anche che i britannici hanno una tendenza a mentire quando si parla di igiene personale. Anche se il 95 per cento delle persone giura di essersi lavato le mani col sapone ove possibile, sul 92 per cento dei telefonini e l’82 per cento delle mani sono state trovate tracce di batteri

Mag 14, 2011

I Cellulari disorientano e uccidono le Api.

Le Api messe in pericolo dai telefoni cellulari
A cosa è dovuto il calo della popolazione delle api, certificato dall’ONU, secondo rapporti che provengono da diverse parti del mondo? L’inquinamento da pesticidi? I cambiamenti climatici? Non soltanto. Una nuova spiegazione sembra poterla fornire l’Istituto Federale Svizzero della Tecnologia che ha condotto una ricerca sull’interazione fra i segnali dei nostri cellulari e gli insetti che si occupano dell’impollinazione di una miriade di specie vegetali.

Daniel Favre e il suo team hanno condotto 83 esperimenti che dimostrerebbero come le api vengano disorientate dal segnale dei cellulari, fanno fatica a svolgere il compito che la natura le ha assegnato e a riprodursi. I ricercatori hanno registrato le reazioni delle api quando sono in prossimità di telefoni cellulari nelle tre modalità: spenti, in standby o durante una chiamata.

I risultati? Quando sono vicine ad un cellulare in funzione le api emetto un “rumore” 10 volte maggiore. Questo aumento viene normalmente utilizzato dagli insetti per comunicare con fra loro la necessità di lasciare l’alveare. Non è chiaro se le api percepiscano come una minaccia le radiazioni emesse dai telefoni cellulari, ma appare evidente che abbandonando l’alveare e perdendo l’orientamento rischiano una morte prematura giustificando, insieme ai fattori legati ai cambiamenti climatici, lo spopolamento.

marzo 20, 2011

Virus HIV: scoperta dinamica gemmazione virus.

Da tempo è stato provato che il dell’immunodeficienza umana () invade le immunitarie umane inducendole a produrre nuove copie del , che a loro volta vanno ad infettare nuove .

Ma l’ordine degli eventi, la cinetica e le azioni dei singoli componenti alla gemmazione dell’ rimangono ancora poco chiari. Tuttavia, un team internazionale di ricercatori si è proposto di studiare il ruolo dell’enzima , rivelando che esso svolge un ruolo più attivo in tutto il processo di quanto si pensasse finora.

era già noto per la sua azione dopo il completamento della gemmazione del , ma grazie a una tecnica di microscopia avanzata, i ricercatori sono riusciti a dimostrare che i complessi contenenti circa una dozzina di molecole formano i punti nella membrana dove in seguito appaiono i nuovi virioni.

Il professor Lamb, uno dei principali ricercatori della Ludwig-Maximilians-Universität (LMU) di Monaco di Baviera, in Germania, ha detto: “Siamo ora in grado di dimostrare in dettaglio, per la prima volta, come le ospite interagiscono con i componenti dell’ per consentire loro di nascere dalle infette. Con i metodi a nostra disposizione possiamo anche studiare gli effetti farmacologici sulle infette, il che può consentirci di migliorare la loro efficacia o addirittura condurre allo sviluppo di nuove classi di composti attivi.”

I alterano il corso delle a seconda del proprio scopo; una volta che il materiale genetico di un è entrato in una cellula ospite, la cellula ospite viene riprogrammata e produce nuove particelle virali. Per rilasciare questi nuovi , l’ sfrutta le coinvolte nel caricamento, la cernita e l’esordio delle vescicole cellulare conosciute come . Durante l’esordio, l’ usa le per tagliare l’ultima connessione fra il rivestimento virionale e la superficie cellulare, permettendogli di lasciare la cellula. L’enzima fa parte del meccanismo ed è necessario per lo scioglimento del complesso dopo l’uso, permettendo il riciclaggio dei suoi componenti.

dicembre 6, 2010

Telethon verso la terapia contro la mucopolissacaridosi di tipo 6.

La terapia si avvicina: ancora una volta sono i virus alleati a dare una speranza per curare malattie genetiche rare. Una ricerca condotta da Alberto Auricchio, ricercatore dell’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Napoli, pubblicata su ”Molecular Therapy”, ha dimostrato nel modello animale l’efficacia e la stabilita’ nel tempo della terapia genica per la mucopolisaccaridosi di tipo 6, malattia metabolica di origine genetica. Si accorciano dunque i tempi per trasferire la terapia sull’uomo. Detta anche malattia di Maroteaux-Lamy, la mucopolisaccaridosi di tipo 6 e’ una malattia genetica dovuta a un difetto nel gene che contiene le informazioni per un enzima responsabile dello smaltimento di grosse molecole, i mucopolisaccaridi, che si accumulano cosi’ nelle cellule. E’ molto rara – in Italia sono noti soltanto 11 casi – ed esordisce in genere durante l’infanzia: con il tempo l’accumulo delle sostanze non smaltite porta a deformita’ scheletriche, problemi di vista e scompenso cardiaco, a causa dell’inspessimento delle valvole del cuore. A differenza di altre mucopolisaccaridosi, questa forma non colpisce il sistema nervoso centrale, per cui le persone affette non hanno ritardo mentale.

dicembre 4, 2010

Telethon verso la terapia contro la mucopolissacaridosi di tipo 6.

La terapia si avvicina: ancora una volta sono i virus alleati a dare una speranza per curare malattie genetiche rare. Una ricerca condotta da Alberto Auricchio, ricercatore dell’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Napoli, pubblicata su ”Molecular Therapy”, ha dimostrato nel modello animale l’efficacia e la stabilita’ nel tempo della terapia genica per la mucopolisaccaridosi di tipo 6, malattia metabolica di origine genetica. Si accorciano dunque i tempi per trasferire la terapia sull’uomo. Detta anche malattia di Maroteaux-Lamy, la mucopolisaccaridosi di tipo 6 e’ una malattia genetica dovuta a un difetto nel gene che contiene le informazioni per un enzima responsabile dello smaltimento di grosse molecole, i mucopolisaccaridi, che si accumulano cosi’ nelle cellule. E’ molto rara – in Italia sono noti soltanto 11 casi – ed esordisce in genere durante l’infanzia: con il tempo l’accumulo delle sostanze non smaltite porta a deformita’ scheletriche, problemi di vista e scompenso cardiaco, a causa dell’inspessimento delle valvole del cuore. A differenza di altre mucopolisaccaridosi, questa forma non colpisce il sistema nervoso centrale, per cui le persone affette non hanno ritardo mentale.


novembre 24, 2010

Una bella iniziativa delle Poste Italiane.

E’ un cellulare semplice, senza grandi pretese il PM 1005. Però ha due caratteristiche: è al 75% ottenuto da materiale riciclato, incluso il packaging sobrio e manuale in carta riciclata e in più ha celle solari per la ricarica. Lo si può acquistare qui a 59,90 euro.

Dunque ecco le caratteristiche tecniche del ZTE Ricarica Solare PM1005 ECO:

GSM 900/1800 MHz
• Display: 1.5’’ pollici e 65.000 colori
• Batteria: Li-ion 580mA
• Conversazione massimo 330 minuti;
Stand-by massimo 180 ore
• Ricarica solare massima: 45mA
• Suonerie polifoniche/Vivavoce/Calendario/Calcolatrice
• Rubrica: fi no a 300 numeri/SMS: fi no a 100
• Radio FM
• Dimensioni: 107×45,6×18,6 mm
• Peso: 85 g
• Garanzia Ufficiale Italia 2 anni

Infine Poste Mobile devolverà parte del ricavato al progetto oasi del WWF.

Speriamo che non ci sia un inganno nascosto.

ottobre 14, 2010

Cellulare “Nokia E CU” – che si ricarica col calore – per dire addio al caricabatterie

Il designer inglese Patrick Hyland, grazie al sostegno della Nokia, ha messo a punto il prototipo di un nuovo cellulare dal design accattivante e, per le modalità di ricarica, assolutamente eco friendly: il nuovo telefonino, infatti, si ricaricarebbe utilizzando il semplice calore del corpo. Niente più caricabatterie e prese di corrente, quindi! E maggiore economicità anche per il consumatore finale.

Il monito ambientalista, in qualche modo sostenuto da Patrick Hyland, inoltre, va ad essere ulteriormente ribadito anche dalla veste esterna del cellulare E CU (acronomi per: Environment e CU, il simbolo chimico del rame), realizzata come fosse un terreno spaccato dall’aridità. Desertificazione e riduzione dei rifiuti elettronici, quindi, ma anche impegno individuale per contrastare il riscaldamento climatico, sono l’idea alla base del nuovo concept targato Nokia che per ricacaricarsi col semplice calore, corporeo e non, sarebbe dotato di un apposito termogeneratore integrato in grado di convertire l’energia termica, assorbita dalla scocca in rame, in elettrica.

Il calcolo annuo sulla riduzione dei rifiuti RAEE, nel caso in cui il progetto venisse diffuso a livello commerciale e il risparmio in termini di C02 sarebbero enormi e dell’ordine delle 51 mila tonnellate…

settembre 15, 2010

Le pile del futuro si ottengono dai virus.

Le batterie del futuro potrebbero essere costituite da minuscoli virus ‘spruzzati’ sul dispositivo che devono alimentare, dai vestiti ai cellulari. Lo affermano due ricerche presentate in questi giorni, una del Mit e una dell’università del Maryland, in cui microrganismi non pericolosi sono stati usati per costruire le parti fondamentali di una pila.

Per il loro studio, presentato al meeting dell’American Chemical Society, i ricercatori del Mit hanno usato un virus chiamato M13, che infetta soltanto i batteri. Con alcune modifiche genetiche, il microrganismo incorpora i metalli necessari a diventare un perfetto catodo, il polo positivo della pila, che può quindi essere utilizzato per formare una batteria leggera e che funziona a temperatura ambiente.

In futuro film sottili creati con questi virus potrebbero essere incorporati nei tessuti o nei dispositivi, fornendo energia. Dall’altro lato di una futura pila a virus ci potrebbe essere l’anodo realizzato dall’università del Maryland: in questo caso è stato utilizzato il virus del mosaico del tabacco, che come testimonia l’articolo su Acs nano è stato modificato per creare un elettrodo di silicio: “Per ora il procedimento avviene solo in laboratorio – spiega James Culver, uno degli autori – ma in futuro pensiamo di far crescere i virus modificati direttamente nei campi, in modo da rendere il processo più economico”.(ANSA)