Posts tagged ‘cellulare’

maggio 18, 2013

Per stare al cellulare c’e’ un orecchio preferito.

Per stare al cellulare c'e' un orecchio preferito Per stare al cellulare c’e’ un orecchio preferito

ROMA – Per il cellulare abbiamo un orecchio preferito che di solito fa il paio con la mano con cui scriviamo. E’ quanto dimostra uno studio di esperti del Henry Ford Hospital di Detroit pubblicato sulla rivista JAMA Otolaryngology-Head & Neck Surgery.

La scelta è illogica, perché se dobbiamo prendere appunti mentre siamo al telefono ci converrebbe tenere libera la mano con cui scriviamo, che invece è impegnata a tenere il telefono. Significa che per qualche motivo non chiaro, forse dovuto alla posizione dei centri del linguaggio, tendiamo a tenere il telefono sull’orecchio del lato opposto a quello dell’emisfero cerebrale dominante.

ottobre 8, 2012

Batteri che resistono all’arsenico, i loro segreti.

agosto 31, 2012

Il cellulare è fonte di virus e batteri

Il cellulare è fonte di virus e batteri

Non riusciamo più a vivere senza il telefonino, ma, studi recenti, raccontano che il cellulare è fonte di virus e batteri e, anche se il raffronto non è proprio dei più eleganti, gli esperti sostengono che sia un covo di germi che potrebbe suscitare l’invidia di una tavoletta del water. L’igiene è la prima precauzione da adottare per evitare le infezioni di qualsiasi tipo, a maggior ragion per un oggettino prezioso che mettiamo ovunque ci capiti.Continua a leggere

marzo 27, 2012

Patologie cardiache: saranno trattate con staminali del midollo osseo.

L’uso su malati di cellule provenienti dal loro medesimo ha dato risultati incoraggianti per riparare i tessuti danneggiati del loro cuore.

 

Cosi’ uno studio presentato alla 66ma conferenza annuale dell’American College of Cardiology (ACC) riunita questo week-end a Chicago (Illinois).
Si tratta dello studio piu’ esteso mai fatto per esaminare la su pazienti che soffrono di insufficienza cardiaca cronica, cioe’ l’incapacita’ del cuore a pompare sangue.
I partecipanti allo studio clinico, con un’eta’ media

marzo 8, 2012

Suicidio o altruismo, la lezione inizia dai batteri.

I hanno due differenti meccanismi di , uno dei quali è stato osservato solo ora ed è molto simile a quello degli organismi superiori. Questa scoperta può chiarire i primi passi dell’evoluzione dell’altruismo , in cui gruppi di cellule  si sacrificano per la funzionalità di un organismo.

Per la prima volta è stato descritto nei un nuovo cammino di programmata simile all’ che si verifica negli organismi superiori e quindi denominata apoptotic-like death (). Questo nuovo cammino inoltre interagisce – venendone inibito – con un cammino già noto di programmata detto PCD, diverso da quello apoptotico, mediato dal cosiddetto sistema tossina-antitossina .

Questo sistema è costituito da una coppia di geni che codificano per due componenti: una tossina stabile e una antitossina instabile che interferisce con l’azione letale della tossina. Quando il batterio subisce un danno al patrimonio genetico o interferenze in qualche passaggio che porta all’espressione dell’antitossina o alla sua produzione, l’antitossina si degrada più velocemente di quanto venga prodotta, e la tossina è libera di agire in modo letale.

gennaio 20, 2012

Dipendenze: un nuovo modello neurologico per studiarne i meccanismi.

Grazie a un test su topi di laboratorio geneticamente modificati è stato possibile chiarire un meccanismo chiave per il quale due tipi di neuroni si attiverebbero in risposta a una “ricompensa” inattesa, rafforzando il comportamento che porta al premio.


Quali sono i attraverso i quali viene rafforzatoun comportamento, dall’abuso di droghe fino all’apprendimento?

Una risposta, seppure parziale, viene ora da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Harvard, guidato da Naoshige Uchida, professore associato di e dello stesso ateneo.

La ricerca si è focalizzata in particolare su un processo noto come errore di previsione della ricompensa, ritenuto una componente chiave dell’apprendimento. Tale processo è stato ritenuto finora un prodotto dei neuroni dopaminergici, che si attiverebbero in risposta a una “ricompensa” inattesa, rinforzando il comportamento che porta alla ricompensa.

But Uchida e colleghi dell’Harvard and Beth Israel Deaconess Medical Center riferiscono nel loro articolo di resoconto sulla rivista “Nature” che la previsione dell’errore è in realtà il prodotto di complessi interscambi tra due tipologie di neuroni, quelli dopaminergici e quelli GABAergici (neuroni con funzione inibitoria che si basano sul neurotrasmettitore acido ).

luglio 2, 2011

L’Utilizzo dei telefoni cellulari in eta’ adolescenziale quintuplica incidenza casi astrocitoma.

Iniziare a utilizzare il gia’ in adolescenza quintuplica il rischio di , la forma piu’ comune di , un tumore al cervello.

 

E lo stesso vale per i telefoni cordless e per chi, indipendentemente dall’eta’ in cui si e’ iniziato ad utilizzare questi apparecchi telefonici, ne fa uso per piu’ di dieci anni. Lo dimostra uno studio pubblicato sull’International Journal of Oncology, condotto da un gruppo di ricercatori dell’University Hospital di Orebro e dell’Universita’ di Umea (Svezia).

maggio 21, 2011

Obesità e diabete: meno rischio di tumori con ‘lavoro’ di prevenzione.

Prevenire e per ridurre il rischio di tumori. Tra i diversi rischi di complicanze legati al mellito di tipo 2, malattia in costante insieme all’, ci sono infatti anche le patologie oncologiche, come è stato dimostrato di recente.

Da qui la necessità di contrastare l’avanzata della malattia, come spiegano gli esperti riuniti per il 35esimo Congresso nazionale della Società italiana di endocrinologia (Sie), in corso fino a domani a Montesilvano (Pescara). “Nonostante si sappia da tempo – illustra Antonino Belfiore, endocrinologo all’università di Catanzaro – che il si associa a importanti complicanze croniche, quali quelle cardiovascolari, renali e oculari, solo recentemente è stato dimostrato quanto queste due patologie si associano a un aumentato rischio di sviluppare tumori maligni. Inoltre nel paziente neoplastico, e si associano spesso a una prognosi peggiore”.

aprile 7, 2011

Primo occhio in provetta da cellule staminali: e’ a mandorla

E’ ‘a ’ il primo ‘ in provetta’ ottenuto in un laboratorio. Realizzata dal centro ricerche Riken di Kobe, in Giappone, con uno studio che ha avuto la copertina della rivista Nature, la struttura apre la strada alla realizzazione di retine artificiali per i trapianti in caso di malattie degenerative dell’.

 

I ricercatori giapponesi hanno utilizzato embrionali di topo, che sono state poste in una cultura appositamente studiata e lasciate libere di svilupparsi. Dopo dieci giorni le si sono riorganizzate in ‘calici ottici’, le strutture che nell’ fanno da precursore all’ e che sono formate da due diversi tipi di strutturate in maniera tridimensionale per formare una specie di ‘tasca’ che poi si sviluppa formando i due lati della retina. “Questa riorganizzazione autonoma ci ha stupito – scrivono gli autori – perche’ la struttura parte come un aggregato omogeneo di a cui non abbiamo dato alcun segnale specifico.

marzo 26, 2011

Ecco come i geni imitano Facebook.

I interferiscono gli uni con gli altri allo stesso modo in cui il social network suggerisce amici, è quanto afferma una ricerca pubblicata sulla versione online di Nature Methods. Lo studio è stato in parte finanziato dal progetto (“Developmental molecular pathways in Drosophila as a model for human cancer”), che è sostenuto con 3 milioni di euro nell’ambito del tema “Salute” del Settimo programma quadro (7° PQ) dell’UE. riunisce esperti provenienti da Germania, Spagna, Ungheria, Austria e Regno Unito.

Gli scienziati del Laboratorio europeo di biologia molecolare (EMBL) e del Centro tedesco per la ricerca sul (DKFZ) a Heidelberg, in Germania, hanno sviluppato un metodo per scoprire gli effetti combinati dei . Il metodo dovrebbe aiutare gli scienziati a capire come diversi possono amplificare, annullare o mascherare gli effetti gli uni degli altri.

Se due persone hanno molti amici in comune su , ci sono possibilità che queste due persone si conoscano tra di loro – anche se non sono amici su , hanno commentato gli scienziati a capo del progetto Wolfgang Huber dell’EMBL e Michael Boutros del DKFZ. Allo stesso modo – hanno spiegato – i che hanno profili simili di interazione genetica hanno probabilità di influenzare gli effetti l’uno dell’altro. Secondo il dott. Huber e il prof. Boutros, usando il loro nuovo metodo gli scienziati possono adesso suggerire tali “amici”, cioè i che hanno probabilità di influenzare gli stessi processi cellulari. A lungo termine questo potrebbe aiutare a prevedere i risultati ottenuti nei pazienti e adattare le cure per malattie come il , spiegano i ricercatori del team.