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aprile 28, 2020

 Sul tema riapertura-chiusura dei luoghi di culto

di gaetano Colantuono

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il tema non può essere derubricato a falso problema né a un vessillo delle destre (sia sociali, Renzi finanche quella canaglia di Giacchetti, ex radicale della Bonino, senza senso del ridicolo) (sia politiche, gli sciacalli lega-neofasci).

No, è una richiesta legittima (per quanto criticabile) – anche dal punto di vista di un socialista agnostico – di parte diffusa della popolazione italiana, soprattutto centro-meridionale (dove i tassi di mortalità sono inferiori), che la CEI ha raccolto. Riaprire i luoghi di culto, salvaguardando criteri di sicurezza e distanziamento. In un recente intervento anche un laico (attento al sacro) come Franco Arminio si era espresso così: poter andare al cimitero, al santuario, partecipare ad una messa, ovviamente rispettando le misure di sicurezza.
Tenete conto che qui al Sud, in area rurale e provinciale, la dimensione religiosa non ha valore solo di spiritualità individuale ma una marcata valenza sociale, comunitaria, forse l’unica rimasta.
Il successivo intervento del vescovo di Roma di rispetto delle norme pubbliche non va letto in chiave direttamente politica nazionale (benché l’antagonismo delle destre al timido percorso bergogliano di riforme ecclesiali sia arcinoto) ma in chiave internazionale: una figura religiosa e capo di stato che si prende cura dell’emergenza in atto e delle possibili conseguenze di una seconda ondata di contagi (e lutti e intasamento di sanità pubbliche destrutturate da decenni di tagli maledetti, ndr).

La CEI si è comportata da organo dei vescovi italiani che tiene conto delle richieste popolari (che non c’entrano nulla con lega e neofasci, soprattutto al sud, salvo qualche sacerdote fuori di senno).
Il vescovo di Roma si è comportato da leader responsabile internazionale.
Chi veda un conflitto patente fra i due organi ignora che la chiesa cattolica è un contenitore articolato e complesso che non coincide col Vaticano. L’abc della storia del cattolicesimo contemporaneo, che solo gli scriteriati del laicismo ateo o i devoti acritici ignorano.

PS: con ciò, critico personalmente la richiesta di riapertura generale dei luoghi di culto che temo sia foriera di nuovi focolai che non possiamo permetterci qui al Sud. Ma critico – da agnostico – chi non ritiene la libertà di culto (o di non culto, come per me) un diritto inalienabile.
Abbiamo luoghi di consumismo e di produzione (anche non essenziale, nb) aperti, mentre restano chiusi musei, chiese, moschee, parchi, biblioteche. I luoghi dello spirito e della socialità non commerciale sono chiusi. Possiamo fare la spesa, gli operai hanno quasi tutti continuato a lavorare in fabbriche del bergamasco o bresciano, ma non possiamo fare manifestazioni di piazza per protestare contro ciò e contro la gestione criminale delle regioni Lombardia e Piemonte o contro la Confindustria e i suoi referenti politici o contro questa UE.
Questo crea un precedente pericoloso.
Distopico.

Rispetto delle norme di sicurezza non vuol dire compressione dei diritti in modo indefinito.

marzo 29, 2020

Laicità, questione cattolica e religiosa in Italia, intercultura.

L’approccio laico che la tradizione socialista ci affida deve essere riaffermato e al contempo aggiornato rispetto alle sfide del nostro complesso presente.
La fase ottocentesca, basata sull’opzione liberale di “libera Chiesa in libero Stato” e quella post-unitaria di contrapposizione fra masse cattoliche e istituzioni del nuovo stato, fu poi superata dagli eventi del Novecento (la nazionalizzazione passiva delle stesse masse popolari) e dal Concordato del 1929 fra due stati, la Città del Vaticano e lo stato fascista, salvaguardato – nonostante la contrarietà del mondo socialista – dall’articolo 7 della Costituzione e da una modificazione bilaterale avvenuta nel 1984. Tale situazione rende lo Stato italiano uno dei pochi stati concordatari al mondo rimasti nel nuovo secolo, un’evidente anomalia che va risolta mediante mediazione.
La fine del partito cattolico interclassista di centro (la Democrazia cristiana), principale detentore del potere politico nei primi 40 anni della Repubblica – uno dei motivi cha hanno consentito il formarsi della cosiddetta “seconda repubblica” –, anziché costituire un fattore per una definitiva laicizzazione delle istituzioni pubbliche italiane, si è rovesciata in una quasi totale resa delle stesse istituzioni ai dettami ideologici vaticani e alle relative richieste economiche (finanziamenti e sgravi fiscali), soprattutto nel periodo finale del pontificato di Giovanni Paolo II e lungo quello successivo di Benedetto XVI: un’autentica riclericalizzazione dello spazio pubblico e politico italiano perseguito in particolare durante la presidenza di Camillo Ruini nella CEI. I principali raggruppamenti politici, quello liberista di sinistra (Ulivo, DS, PD) e liberista di destra (Forza Italia e polo berlusconiano), hanno svelato anche sul piano dell’assenza di laicità e di subalternità verso alcune organizzazioni cattoliche – così come nei confronti del neoliberismo e dell’atlantismo – una reale contiguità, ben al di là delle presunte incompatibilità fra loro. La battaglia per una completa laicità dello Stato rappresenta per noi socialisti una delle facce del nostro impegno contro il neoliberismo e la sudditanza politico-militare agli Stati Uniti: un elemento dell’indipendenza e della sovranità reale dello Stato, secondo il dettato costituzionale.
Attualmente, al tempo del pontificato non più eurocentrico di Francesco I, del ruolo diplomatico positivo che il segretario di Stato vaticano, mons. Parolin, sta ricoprendo in molte questioni internazionali e della presidenza nella CEI di mons. Bassetti, non priva di critiche alle storture del sistema socio-economico vigente e alle derive neorazziste di forze politiche italiane, è possibile pensare alla ripresa di un dialogo necessario con i gruppi cattolici in Italia per obiettivi comuni: nella difesa e attuazione della Costituzione, nel ripensare un nuovo modello di sviluppo, nella salvaguardia del sistema ecologico, nella gestione dell’enorme disagio sociale (non solo accoglienza e integrazione di immigrati, ma anche critica della diffusa emigrazione giovanile meridionale e assistenza a gruppi sociali fragili). Pertanto, pur mantenendo gli argini del Tevere a debita distanza, si pone l’esigenza di canali di dialogo e di iniziativa comuni con quella parte del mondo cattolico critico verso gli effetti della globalizzazione neoliberista e verso la catastrofe ecologica. Alcuni temi comuni sono già adesso la resistenza ad ogni forma di mercificazione dell’umano (corpo e patrimonio genetico) e di privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni, che riteniamo fasi estreme della grande trasformazione neocapitalistica.
D’altra parte, non siamo osservatori neutrali del conflitto interno al mondo vaticano e cattolico, come mostrano i reiterati tentativi di oppositori alle pur caute riforme e nomine volute dal nuovo corso bergogliano di ripristinare una religione come stampella di una caduca ideologia al servizio del potere euroatlantico, complice di politiche conservatrici se non apertamente reazionarie, sempre neocolonialiste. Consapevoli di questo, noi avversiamo l’opposizione di destra, anteconciliare e elitistica a papa Bergoglio e sosteniamo le critiche con cui gruppi riformatori stanno stimolando il percorso bergogliano. Né siamo disinteressati rispetto alle molteplici attestazioni di dialogo, a livello vaticano e di chiese locali, fra il mondo cattolico e i movimenti popolari, come testimoniano le esperienze dei social forum mondiali e delle annuali giornate di incontri mondiali dei movimenti popolari in Vaticano. Inoltre, riteniamo il confronto con la sinistra cristiana e col mondo delle comunità cristiane non cattoliche, a cominciare dalla chiesa valdese, un’esigenza che si rinnova, dal momento che da lì sono giunti compagni e compagne rilevanti nella secolare storia del movimento socialista.
Il dialogo presuppone da parte nostra una chiarezza rispetto ad alcune questioni. Ribadiamo l’esigenza inderogabile di riaffermare il principio di libertà delle confessioni religiose e di eguaglianza fra loro davanti allo Stato (articolo 8 Cost.). In tal senso, occorre ripensare all’insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali e alla sostanziale discriminazione verso gli studenti che non se ne avvalgono (in assenza o in presenza di attività alternative previste dai singoli istituti): sosteniamo la posizione della recente legge di iniziativa popolare “Per la scuola della Costituzione” che (art. 8 della proposta) aveva previsto che le attività di chi faccia richiesta dell’IRC siano svolte in orario extracurricolare e che «cerimonie religiose e atti di culto non hanno luogo nei locali scolastici, né in orario scolastico». Quanto alle scuole non statali ribadiamo l’assenza di oneri statali diretti per il loro funzionamento o per le loro iscrizioni (art. 33, c. 3 Cost.), in chiara contrapposizione ai cospicui finanziamenti per le scuole non statali, per lo più gestite da enti cattolici, erogati da tutti i governi precedenti, compreso quello attuale.
I fenomeni migratori che stanno interessando l’Italia, come luogo di approdo, transito o anche domicilio pongono a loro volta sfide inedite anche sul piano culturale e religioso per una sempre maggiore presenza di gruppi provenienti da altre culture e da altri continenti, in particolare da Africa, Asia e America latina. Nel rigettare e contrastare qualunque posizione razzista, neocolonialista, eurocentrica e discriminatoria e nel riaffermare i principi di pluralità e di libertà etico-religiose, riteniamo la risposta multiculturale debole, compatibile con il sistema neoliberista e capace di fomentare quelle discriminazioni che vorrebbe superare, compartimentando la società su base etnico-culturale; sosteniamo invece una posizione interculturale critica, basata sul riconoscimento e promozione delle diversità di qualsiasi tipo, che ha il vantaggio di garantire i principi di pluralità e di libertà di scelte senza però scendere in una sorta di relativismo etico-religioso.
La nostra concezione di laicità delle istituzioni pubbliche – coniugata a scelte di varia natura (confessionali, religiose, spirituali, agnostiche o atee) e/o alla affermazione di un coerente materialismo storico – si declina in chiave interculturale. Non possiamo trascurare la componente religiosa delle masse popolari, cattolica ancora per gran parte della popolazione italiana, cristiana non cattolica o islamica per molti lavoratori immigrati e le ricadute pubbliche che i loro culti assumono.
Non possiamo sostenere le posizioni di privilegio che su base giuridica e soprattutto di fatto ancora assume la chiesa cattolica. La nostra laicità non è pertanto ostilità al mondo religioso in quanto tale (nelle varianti del laicismo oltranzista borghese o ateismo di stato sovietico) né ad un positivismo scientista ma, fedele ai principi costituzionali, si oppone a tutte le ingerenze e rendite di posizione dominante. L’abolizione del Concordato è un obiettivo di medio periodo, da conseguire – secondo lo stesso dettato dell’art. 7 Cost. – in modo non unilaterale.
Non ci appartiene – come oltre un secolo fa Engels rispondeva chiaramente alla Kuliscioff – la Kulturkampf (la politica anticlericale e laicista imposta da Bismarck nella Germania di fine Ottocento) non riguardava le forze socialiste, essendo uno scontro interno alla cultura delle classi dominanti.
febbraio 16, 2013

Sarà Ravasi il nuovo Papa?

Gianfranco Ravasi

Il cardinale Gianfranco Ravasi

Succede di rado che un prelato non ancora Vescovo venga posto al vertice di un dicastero e nel giro di un anno diventi cardinale, a meno che non abbia l’alone del primo della classe.

Benedetto XVI, nel novero delle porpore che un Papa riserva direttamente a se stesso, senza tenere conto di precedenze curiali e prelazioni geografiche, ha ragionato da professore, dando il massimo dei voti e promuovendo il Prefetto della Biblioteca Ambrosiana, Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura.

E oggi, con una chiara indicazione elettorale, lo mette addirittura in pole position, chiamandolo a predicare da domenica pomeriggio 17 febbraio gli esercizi alla Curia, con gesto analogo a quello di Giovanni Paolo II, che nel 2005 affidò a Ratzinger le meditazioni dell’ultima Via Crucis.

dicembre 21, 2012

Chiesa ingrata.

ottobre 2, 2012

Bagnasco è preoccupato.

maggio 14, 2012

Ma Bertone perchè non si fa i cazzi suoi?

 

Il vertice segreto per la "Cosa bianca" Il cardinale Tarcisio Bertone

Via Marsala 42 a Roma. Parrocchia salesiana del Sacro Cuore di Gesù. Una delle basiliche minori più vistose di Roma. Dalla vicina stazione Termini entrano alla spicciolata una quarantina di persone. Sono i partecipanti ad un incontro “riservato” sul dopo Berlusconi promosso dal Vaticano per capire cosa fare. Un vertice “segretissimo” cui prendono parte rappresentanti dell’associazionismo ma anche politici cattolici di maggioranza e opposizione: come Pisanu (Pdl) e Fioroni (Pd). Un summit voluto, però, dalla Segreteria di Stato.

La riunione si è tenuta nei locali affidati alla Società Salesiana di San Giovanni Bosco la scorsa settimana su iniziativa del Segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, mons. Mario Toso, salesiano. Come salesiano è il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, assente ma ben informato sull’organizzazione dell’incontro. Presenti  molte associazioni del laicato cattolico, come le Acli, il Movimento Cristiano Lavoratori, la Cisl, il mondo delle Cooperative, il Movimento dei Focolari, Rinnovamento dello Spirito, gli Scouts dell’Agesci, la Compagnia delle Opere, rappresentanti del Forum del Terzo Settore (che più volte ha manifestato davanti a Montecitorio contro la finanziaria denunciando lo smantellamento dello “stato sociale” in Italia). Rappresentanti di quel laicato cattolico già critico sul governo Berlusconi come emerso nel documento finale delle Settimane Sociali della Cei dell’ottobre scorso a Reggio Calabria.

dicembre 10, 2011

Bagnasco è impazzito: vuole pagare l’ICI.

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ottobre 1, 2011

Le toghe rosse contro Berlusconi.

giugno 4, 2011

Dove va la Chiesa?

  Lo tsunami elezioni ha travolto anche la Chiesa. La Cei in realtà aveva le antenne sociali per captare il malessere del Paese. E nella sua relazione all’assemblea dei vescovi, apertasi il 23 maggio, il cardinale Bagnasco ha fatto emergere un quadro opposto al paese di cuccagna “dove i ristoranti sono tutti pieni” (Silvio Berlusconi). Bagnasco ha parlato di crisi non facile, famiglie in sofferenza, disoccupazione, “senso di spaesamento”, precariato giovanile, contestazione studentesca. Ha evocato una “generazione inascoltata”, senza futuro. Forse non aveva previsto che tantissimi cattolici del quotidiano avrebbero trasformato tutto ciò in voto secco contro il governo e che molti moderati avrebbero respinto nelle urne l’ottimismo berlusconiano, che non tiene conto dei bilanci delle famiglie. 

gennaio 19, 2011

Anche la Chiesa contro Berlusconi.

 «Bisogna che si faccia chiarezza in termini stringenti, che la questione sollevata dalla procura di Milano abbia delle celeri risposte, così da non tenere sul filo la politica, le istituzioni, più ampiamente la governabilità». È quanto si legge in una nota del Sir, l’agenzia di stampa promossa dalla Cei, dal titolo: «Accuse e problemi» e firmata dal direttore Paolo Bustaffa.

L’Avvenire,poi, sottolinea la gravita’ delle accuse contro Silvio Berlusconi nel caso Ruby; per il quotidiano della Cei, l’idea che un uomo al vertice delle istituzioni possa essere coinvolto in casi di prostituzione minorile e’ qualcosa che ‘ferisce e sconvolge’. Il direttore, Marco Tarquinio, chiede che si faccia chiarezza al piu’ presto, ricordando come il presidente dei vescovi, cardinale Angelo Bagnasco, avesse fatto in settembre un richiamo alla sobrieta’ per chi ha incarichi pubblici.