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marzo 21, 2020

LA FINE DEL LIBERISMO E DEL GRANDE INGANNO DELLA STABILITA' DELLA MONETA EUROPEA

Franco Bartolomei

La Grande crisi recessiva innescata a livello globale dalla crisi epidemica in atto nel mondo , che poggia le sue radici strutturali sul quadro di stagnazione tendenziale dello sviluppo delle economie sviluppate ,causato da tempo dall’esaurimento della leva finanziaria come fattore dello sviluppo, potra’ essere affrontata solo attraverso una massiccia politica di intervento pubblico di sostegno ed incentivazione .

Nel nostro paese , in particolare , L’operazione finanziaria pubblica necessaria per affrontare e superare la crisi gravissima che lo sta investendo e per rimetterlo in piedi dal punto di vista civile sociale ed economico e’ talmente rilevante ( dell’ordine di almeno 150 miliardi ) che puo’ essere sostenuta solo con un intervento fuori dai parametri di deficit europei .

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I finanziamenti ,enormi ,necessari per rialzarsi , devono venire quindi necessariamente da uno stanziamento pubblico di natura straordinaria assunto dallo Stato Italiano , per iniziativa delle sue strutture di governo economico e finanziario ( Bankitalia , MEF e Cassa Depositi e Prestiti ) del tutto fuori dai limiti di bilancio posti dal fiscal compact , e fuori soprattutto da ogni forma di possibile successivo commissariamento del paese , secondo il sistema del nuovo MES che noi contrastiamo radicalmente .

Pare che stasera Bruxelles abbia aperto la strada ad un tipo di intervento del genere , accantonando per motivi di emergenza il patto di stabilita’ , alla cui attuazione e’ stata sacrificata’ la nostra costituzione materiale.

La presidente della commissione europea avrebbe rilasciato una dichiarazione esplicita in tal senso .

Se questo accadra ‘ per Il RISORGIMENTO SOCIALISTA sarebbe una grande vittoria , che andrebbe a confermare la validita’ di tutta la linea politica antimaastricht che sosteniamo da anni .

Ma soprattutto sarebbe il riconoscimento da parte di settori importanti delle classi dirigenti del fallimento del sistema liberista e della pericolosita’ dei processi di globalizzazione finanziaria rispetto alla tenuta della economia reale dei paesi sviluppati , e la riaffermazione del ruolo decisivo degli stati sovrani nella risoluzione dei processi di crisi strutturali delle economie ,e nella gestione delle gravi emergenze sociali .

La nostra lotta a questo punto dovra’ essere concentrata tutta sulla qualita’ e la quantita’ economica delle scelte da fare nei confronti ed in favore del mondo del lavoro e di tutte le categorie sociali piu’ deboli .

E piu’ in generale sulla natura del nuovo modello sociale che scaturira’ da un intervento di ristrutturazione e di rifinanziamento pubblico di queste dimensioni .

E’ evidente che la riattivazione di una nuova spirale produttiva attraverso un grande intervento pubblico dovra’ implicare una riaffermazione del ruolo pubblico di direzione generale delle scelte dello sviluppo , la riassunzione nella mano pubblica di un sistema di poteri di intervento diretto a garanzia della economia nazionale di fronte agli attacchi finanziari e monetari di natura speculativa ,un nuovo sistema di relazioni sociali che rimetta al centro dei processi decisionali collettivi il mondo del lavoro , che sta’ letteralmente tenendo in piedi il paese in questa emergenza nazionale , e conseguentemente uno stravolgimento complessivo del modello liberista che ha portato tutto il nostro sistema Saniitario ,di Welfare , e di Protezione civile ,al livello di debolezza che stiamo drammaticamente scontando in questi giorni drammatici .

giugno 24, 2011

Ecco l’lelenco delle banche sotto osservazione.

Sono una trentina, divise in due liste. Le banche italiane il cui rating è stato messo sotto osservazione da Moody’s cominciano a tremare, e oggi, a mercati aperti, sapremo se sarà un collasso o l’ennesimo allarme andato a vuoto. Dei motivi parla Francesco De’ Dominicis su Libero:

Da ieri il rating di 16 banche italiane è «sotto osservazione», vale a dire che nel giro di poche settimane il giudizio sullo stato di salute potrebbe cambiare in negativo. Si tratta di un primo gruppo e vi rientrano Intesa, Mps, Cassa depositi e prestiti, Banco Popolare, Bnl, Cariparma e Friuladria, Carige, Banca Sella, Cassa di risparmio di Bolzano, Cr Cesena, Banca padovana credito cooperativo, Cassa centrale banca, Cassa centrale Raiffeisen e l’Istituto servizi mercato agroalimentare. Tecnicamente si parla di «revisione per un possibile downgrade ». Per altri 13 istituti – il secondo gruppo colpito dall’agenzia americana – è arrivato invece una sorta di avvertimento: l’outlook – vale a dire le prospettive – potrebbe peggiorare. Fari puntati, in questo caso, su Ubibanca, Credem, Creval, Bancaperta, Banca Marche, Italease Banca Agrileasing, Pop. Alto Adige, BancApulia, Popolare di Cividale, Banca Tercas, Cr provincia di Chieti e Pop. Spoleto. Un richiamo meno pesante, ma comunque di un certo peso. Nella doppia lista nera diffusa ieri non figurano solo Unicredit e la Popolare di Milano. Non si tratta, però, di un merito, visto che sia a piazza Cordusio sia a piazza Meda nelle scorse settimane è stato recapitato il taglio del giudizio.