Posts tagged ‘carlo rosselli’

aprile 24, 2020

Il 25 aprile ha avuto inizio molto tempo prima.

https://www.repstatic.it/content/nazionale/img/2017/06/09/020955803-9df74208-fa16-4200-b71c-08938486eb34.jpg

dal bollettino Antifascista “Italia” dell’4 agosto 1929, diretto da Filippo Turati e pubblicato in francese per la “Concentrazione antifascista italiana” leggiamo “La notizia dell’audace fuga dell’On.le Emilio Lussu del Prof. Carlo Rosselli e del sig. Francesco Nitti  che erano deportati nell’isola di Lipari da cinque anni, circola negli  ambienti romani [……….] Le ricerche attivamente perseguite, ordinate direttamente da Mussolini, non hanno ancora dato risultati; nè si può determinare come l’evasione sia avvenuta, nè dove gli evasi si siano rifugiati. Le autorità fasciste si sforzano di tenere la notizia segreta.

Il giorno seguente  5 agosto sullo stesso bollettino leggiamo “Apprendiamo che i tre evasi sono arrivati a Parigi. Agli amici che li hanno interrogati hanno dichiarato che la loro evasione  è stata possibile per la minuziosa e paziente preparazione e la coraggiosa partecipazione personale di un gruppo di esiliati italiani.[……] I tre cittadini sono sbarcati sul continente dopo un lungo raid marittimo molto avventuroso.

Appena arrivati a Parigi i tre evasi  si sono recati presso la sede della “concentrazione Italiana Antifascista” e del giornale “La Libertà” al n. 103 di Fauburg Saint Denis  dove furono accolti in maniera entusiastica: Alcuni giornalisti francesi avrebbero voluto interrogarli, ma i tre risposero  che avevano bisogno di riposo.

I rifugiati italiani non  dissimulano la grande gioia per le grande forza intellettuale che i tre evasi rappresentano. Essi sono i tipici rappresentanti della nuova generazione italiana che hanno come unico scopo quello di restituire alla loro patria la libertà e la dignità politica. Molti pensano che la loro fuga dia nuovo vigore alla causa antifascista sia all’estero che in Italia. Il contagio del coraggio, specie se coronato dl successo, può trasformarsi in epidemia come è successo per il contagio del terrore e trovare imitatori grazie alla forza dell’esempio .

Si noti che la stampa italiana conserva il più stretto riserbo sull’evasione malgrado  sembri che sia avvenuta fra la notte del 27/28 luglio.

 

aprile 17, 2020

Un libro e la sfida continua.

di Gaetano Colantuono
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“Lo scritto [di Rosselli] dedicato alla memoria di Turati è un commosso atto d’amore per il vecchio maestro, è il riconoscimento argomentato e documentato di quanto egli ha dato, fino all’ultimo suo giorno di vita, alla causa della libertà, del socialismo, della nazione; è anche storicizzazione di una esperienza irripetibile perché irreversibile è il mutamento avvenuto nei moduli della lotta sociale, politica, ideologica. I motivi polemici che egli verrà via via sviluppando fondono le riflessioni sul passato, l’analisi del presente, le intuizioni su quel che sarà l’imminente e incombente futuro; è stato merito del socialismo democratico, per Rosselli, avere indirizzato il movimento operaio sulla via della legalità, ma il legalitarismo condanna alla sconfitta qualora sia elevato a dogma: lo dimostra il caso dell’Aventino, quando si erano affidate le sorti della battaglia a una forza esterna e tendenzialmente avversa, la monarchia.” (Gaetano Arfè, socialista, giornalista e storico, parlamentare, direttore de “L’Avanti!”)

aprile 12, 2020

Quando muore un compagno…..

Morto Luciano Pellicani, fu il teorico del socialismo riformista di CraxiLuciano Pellicani (1939-2020)

Era un socialista, vicino a Bettino Craxi, ma aveva dedicato grande impegno allo studio del capitalismo, nel quale vedeva molti aspetti positivi. Era un riformista convinto e battagliero, ma sin da giovane aveva rivolto un’attenzione assidua, molto critica, alle ideologie rivoluzionarie e ai loro fautori. Luciano Pellicani, scomparso all’età di 81 anni, era mosso soprattutto da una enorme curiosità per l’esperienza umana nel suo complesso.

Docente alla Luiss Guido Carli di Roma, sociologo come qualifica accademica, si destreggiava tuttavia in molti campi del sapere, dalla filosofia all’antropologia. Era un conversatore vivace e instancabile, gran conoscitore di vicende storiche poco note. E in lui ardeva la fiamma di una intensa passione politica, che lo aveva portato ad essere uno dei sostenitori più attivi, sul piano intellettuale, della linea di Craxi alla guida del Psi.

A Pellicani si doveva in gran parte la stesura del Vangelo socialista, un intervento firmato da Craxi e pubblicato nell’estate del 1978 sull’«Espresso» (riedito nel 2018 da Aragno), che venne poi ricordato impropriamente come «il saggio su Proudhon». In realtà si trattava di un’analisi spietata del pensiero di Lenin e della sua profonda vocazione totalitaria: il francese Pierre-Joseph Proudhon, a suo tempo rivale di Karl Marx, veniva citato come esempio di un socialismo libertario estraneo alla visione dogmatica del comunismo. Il senso politico dell’articolo consisteva nell’indicare ai progressisti la via maestra del riformismo, incalzando un Pci che, con Enrico Berlinguer, ancora rendeva omaggio a Lenin e vagheggiava la fuoriuscita dal capitalismo.

Fu insomma un segnale del duello a sinistra al quale si apprestava un Psi ben deciso a dismettere qualsiasi complesso d’inferiorità nei riguardi dei comunisti. E che Pellicani fosse in prima linea nella sfida non stupisce affatto. Nato a Ruvo di Puglia il 10 aprile 1939, proveniva da una famiglia antifascista. Suo padre Michele era stato un esponente del Pci, ma poi lo aveva abbandonato nel 1956, dopo il soffocamento della rivoluzione ungherese, per approdare su posizioni socialdemocratiche. E anche Luciano, in gioventù comunista, aveva seguito un tragitto analogo sulla scorta dei suoi studi.

Una pietra miliare di quel percorso era stato il volumeI rivoluzionari di professione(Vallecchi, 1975), nel quale Pellicani aveva messo a fuoco la natura intollerante delle teorie imperniate sulla pretesa di conoscere il senso della storia e il destino della società, dalla quale discendeva il progetto di radere al suolo il sistema vigente e costruirne nuovo, rimodellando gli esseri umani fino a mutarne la natura strutturalmente imperfetta. Parlava a tal proposito di «moderna gnosi» e ne sottolineava gli effetti catastrofici, verificati del resto ampiamente nell’esperienza sovietica.

Tutto ciò aveva portato Pellicani in una condizione di quasi isolamento nella sinistra, egemonizzata all’epoca dai comunisti, ma in sintonia con altri studiosi critici verso il marxismo, come Domenico Settembrini, e soprattutto con Craxi, in nome della riscoperta di autori come Eduard Bernstein, Filippo Turati, Carlo Rosselli. Non si trattava di abbattere il capitalismo e lo Stato borghese, motori del progresso economico e di quello civile, ma di sfruttarne le potenzialità piegandole alle ragioni della giustizia sociale.

Su questa linea Pellicani si era mosso con coerenza, dirigendo a due riprese la rivista ideologica socialista, «MondOperaio», ma senza mai rinunciare alla sua autonomia di giudizio. Non aveva condiviso nel 1987 la scelta antinucleare del Psi e lo aveva scritto a chiare lettere. Più tardi aveva messo in guardia il partito dalle commistioni tra politica e affari che poi avrebbero portato al suo affossamento nella stagione tumultuosa di Mani pulite.

Sul piano più strettamente teorico, Pellicani si era distinto per le sue tesi circa le origini del capitalismo. Riteneva inadeguata la spiegazione economicista formulata da Marx, basata sul concetto di «accumulazione primaria», ma scartava anche quella di taglio culturale e religioso elaborata da Max Weber, incentrata sulla spinta dell’etica protestante.

Nel saggio La genesi del capitalismo(Sugarco, 1988) aveva sostenuto che occorre guardare piuttosto a fattori di natura istituzionale: la mancanza di un potere centralistico e dispotico nell’Europa medievale e moderna, con il fiorire dei liberi comuni, delle città marinare, delle stesse strutture feudali, aveva posto le condizioni, insussistenti nei grandi imperi asiatici, per lo sviluppo della libera iniziativa economica e del mercato, con il consolidarsi dei diritti di proprietà e della contrattazione privata.

Non bisogna pensare tuttavia che la visione di Pellicani fosse eurocentrica: al contrario, era sinceramente interessato alla civiltà indiana, così come a quella musulmana. E riconosceva che la modernizzazione era comunque un trauma, suscettibile di provocare reazioni violente come quella del fondamentalismo islamico. Credeva nel progresso, attaccava aspramente i nostalgici di un passato idilliaco mai esistito, ma era conscio del vuoto creato dal disincanto del mondo nell’anima degli uomini.

Anticomunista fermissimo, si era sempre tenuto alla larga dal centrodestra e aveva sostenuto l’Ulivo, pur deprecando diversi aspetti, per esempio il giustizialismo, della cultura prevalente a sinistra. Rigorosamente laico, Pellicani respingeva le pretese della Chiesa cattolica di dettare i suoi valori alla società civile. Ammiratore della cultura classica pagana, della quale l’illuminismo gli appariva erede, aveva però ben chiari i lati problematici della secolarizzazione.

Sapeva che la libertà umana poggia su fondamenta fragili e che le sirene autoritarie restano sempre in agguato. Anche per questo Pellicani non aveva mai smesso di scrivere, polemizzare, affinare la sua critica agli antagonisti della democrazia occidentale. Forse con qualche eccesso, come l’equiparazione di Lenin a Hitler su cui aveva scritto un volume per Rubbettino. Ma con una fame di conoscenza e una limpidezza d’intenti che gli vanno doverosamente riconosciute.

giugno 2, 2013

Carlo Rosselli: socialismo liberale, molto più di un’utopia.

indexCarlo Rosselli (Roma, 16 novembre 1899 – Bagnoles de l’Orne, Francia, 10 giugno 1937) assunse molto giovane una posizione di opposizione al fascismo. Fu mandato al confino a Lipari dove scrisse l’opera più famosa, Il socialismo liberale , pubblicato poi nel 1930 a Parigi. Fu assassinato assieme al fratello Nello da sicari francesi per ordine di Mussolini il 10 giugno 1937 a Bagnoles de l’Orne in Francia.  Pubblichiamo qui alcuni brani da Il socialismo liberale, estratti dal VI volume delle Opere scelte di Carlo Rosselli , Torino 1973.

http://www.syloslabini.info/online/carlo-rosselli-socialismo-liberale-molto-piu-di-unutopia/