Posts tagged ‘cardiopatie’

luglio 22, 2012

Morti improvvise tra gli sportivi: cardiopatie silenti.

cardiopatie_silenti

 Viste le recenti morti che hanno coinvolto numerosi atleti sportivi come quelle del calciatore Piermario Morosini, del pallavolista Vigor Bovolenta e del nuotatore norvegese Dale Oen, e’ essenziale…

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gennaio 19, 2012

L’insonnia è fattore di rischio per ansia, cardiopatie e diabete.

Notti in bianco? Se non si tratta di episodi sporadici, meglio approfondire perché chi soffre di insonnia e non cura il disturbo rischia di sviluppare anche altre malattie. La notizia arriva dalla revisione di vari studi scientifici pubblicata oggi sulla versione online della rivista  1The Lancet. I ricercatori sono partiti dalla considerazione che l’insonnia è il disturbo del sonno più diffuso, ma nonostante i progressi nella diagnosi e nelle terapie spesso non viene ben identificata e neppure curata.

La revisione scientifica ribadisce proprio la necessità di diagnosticare e trattare il prima possibile questo disturbo per evitare il rischio di ammalarsi in futuro. Quando non è curata, infatti, l’insonnia può favorire l’insorgenza di depressione, diabete, ipertensione e può addirittura causare la morte.

dicembre 12, 2010

CUORE KILLER TEMIBILE, OLTRE 200MILA DECESSI L’ANNO.

Il cuore: e’ sempre lui il killer piu’ temibile per gli italiani. Nel 2007 (ultimo dato disponibile) le malattie del sistema circolatorio hanno causato in Italia 223.162 decessi dei quali 74.608 hanno riguardato cardiopatie ischemiche. I due grandi gruppi di cause che da soli spiegano quasi tre morti su quattro (70%), sia tra gli uomini che tra le donne, si confermano – come ormai da molti anni – le malattie del sistema circolatorio ed i tumori; e tra gli uomini il contributo delle due cause e’ analogo (tumori 35,1%, malattie circolatorie 34,9%) mentre tra le donne le malattie circolatorie sono causa preminente (43,8%) distanziando i tumori (25,6%).

Negli uomini la mortalita’ e’ trascurabile fino all’eta’ dei 40 anni, emerge fra i 40 e i 50 anni e poi cresce in modo esponenziale con l’eta’. Nelle donne il fenomeno si manifesta a partire dai 50-60 anni e cresce rapidamente. Negli ultimi 40 anni la mortalita’ totale si e’ ridotta e il contributo delle malattie del sistema circolatorio e’ stato quello che piu’ ha influito sul trend in discesa della mortalita’.

Inoltre, si sono ridotte le differenze di mortalita’ tra Nord e Centro-Sud. Circa il 40% di questa diminuzione e’ dovuta ai trattamenti specifici, principalmente trattamenti per lo scompenso cardiaco (14%) e terapie in prevenzione secondaria dopo un infarto del miocardio o una rivascolarizzazione (6%).

Circa il 55% e’ invece dovuto ai cambiamenti nei maggiori fattori di rischio cardiovascolare, principalmente la riduzione della pressione arteriosa (25%) e della colesterolemia totale (23%).

dicembre 12, 2010

SITUS INVERSUS E’ COLPA DI UN GENE, COSI’ GLI ORGANI CRESCONO DALLA PARTE SBAGLIATA .

Scienziati di Princeton hanno individuato un gene che può causare difetti cardiaci congeniti. Studiando i piccoli pesci zebrafish e i topi, i ricercatori hanno scoperto che CCDC40 controlla lo sviluppo embrionale dei tessuti, elemento chiave per il modo in cui funzioneranno gli organi. Lo studio su Nature Genetics evidenzia che gli animali con uno sviluppo da destra a sinistra degli organi interni sono meno esposti al rischio di difetti cardiaci, mentre gli animali provvisti delle mutazioni di CCDC40 potevano andare incontro ad una crescita da sinistra a destra, nota come situs inversus, più suscettibile ai rischi di malfunzionamento del cuore.

Si stima che una persona su 10mila nasca con un situs inversus. Nella maggior parte dei casi, non ci sono conseguenze negative per questa condizione, ma i problemi sorgono quando le perturbazioni nei segnali di configurazione producono inversioni anche negli organi, comprese le strutture del cuore, come l’aorta e l’arteria polmonare. Ma non solo. Gli scienziati hanno scoperto anche grazie a un super-microscopio che il difetto si può riversare su micro-strutture cellulari, come le ciglia, che in alcuni soggetti provocano un disturbo noto come discinesia ciliare primaria – detta anche Sindrome di Kartaganer – che ostacola l’espulsione dei muchi nelle prime vie respiratorie, incrementando il rischio di bronchite e polmonite. (ASCA)

agosto 4, 2010

Farmaci pericolosi contro il diabete.

Una commissione consultiva di 33 fra scienziati, clinici e statistici, dopo un voto a maggioranza, ha consigliato lo scorso 14 luglio alla Food and Drug Administration (FD&A), l’agenzia federale che regola l’uso dei farmaci negli Stati Uniti, si togliere dal mercato o almeno sottoporre a restrizione la vendita di un farmaco – l’Avandia, principio attivo il rosiglitazone – utilizzato nella cura del diabete di tipo 2 (quello di origine alimentare), a causa dei suoi effetti collaterali: aumenta la probabilità di cardiopatie. Il farmaco era, per così dire, già stato ammonito dalla F&DA nel 2007. Ora si attende una decisione da parte della F&DA.
L’Avandia, prodotto dalla GlaxoSmithKline, una delle Big Pharma, delle più grande aziende farmaceutiche del mondo, non è un farmaco qualsiasi: è un blockbuster, uno di quei farmaci che fanno fatturati superiori a un miliardo di dollari. E infatti nei soli Stati Uniti nel 2009 ha fatturato 3 miliardi di dollari, avendo sbaragliato farmaci concorrenti. I medici più avvertiti consigliano che la vendita sia consentita solo a nuovi farmaci che provano di avere un’efficacia terapeutica e/o minori effetti collaterali rispetto ai precedenti. Nel caso dei farmaci usati per la cura del diabete di tipo 2 questo non si è verificato.
In realtà esiste una terapia molto efficace senza farmaci per la cura del diabete di tipo 2, basata su una corretta alimentazione e sull’esercizio fisico. Questa terapia non ha effetti collaterali (o, almeno, ne ha di certo inferiori a quelli associati all’uso di farmaci). Ma ha un difetto, per chi considera quello della cura un mercato: non induce al consumo.(Unità)

luglio 25, 2010

Colesterolo sotto controllo con prodotti a base di fitosteroli.

L’ipercolesterolemia e’ un fattore di rischio per le cardiopatie coronariche e i prodotti arricchiti di fitosteroli riducono i livelli di colesterolo nel sangue.
Cosi’ si esprimeva la Commissione europea, che gia’ nel 2009 aveva fatto propri due differenti pareri dell’Efsa, fornendo anche le indicazioni per la corretta informazione del consumatore sull’effetto dei prodotti con fitosteroli, che “si ottiene con l’assunzione quotidiana di almeno 2 grammi di steroli vegetali”.Dopo un anno e mezzo di nuove indagini e nuove verifiche sugli effetti di questi preziosi alleati della salute, Efsa e Commissione sono ora tornate sul tema ribadendo la propria convinzione sull’utilita’ dei fitosteroli nell’abbassamento dei livelli di colesterolo nel sangue. Lo riferisce in una nota Assolatte sottolineando che “addirittura, secondo i nuovi studi, questi effetti si raggiungono con livelli di assunzione quotidiana inferiori a quelli precedentemente individuati”. L’autorita’ ha concluso che con una assunzione giornaliera di 1,5-2,4 g di steroli/stanoli vegetali si puo’ prevedere in media una riduzione compresa tra il 7 e il 10,5%. Ma solo i prodotti lattiero caseari (che, con le bottigliette di latti fermentati, rappresentano il 90% dei prodotti contenenti fitosteroli) le margarine spalmabili, la maionese e i condimenti per le insalate, potranno vantare in etichetta anche l’entita’ della riduzione di colesterolo, quantificata da EFSA tra il 7 e il 10%, un tasso di riduzione che ha importanza biologica.(liquidarea)

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aprile 1, 2010

Un nuovo farmaco a doppia azione per l’ipertensione.

Una nuova ricerca internazionale ha mostrato che i pazienti ipertesi possono controllare e anche ridurre in modo significativo la loro pressione sanguigna se trattati con il nuovo farmaco a doppia azione LCZ696. Lo studio – pubblicato nella rivista The Lancet – ha paragonato questo nuovo farmaco al valsartan, un antagonista del recettore dell’angiotensina (ARB). La scoperta che LCZ696 potrebbe superare gli standard degli ARB, potrebbe portare ad un migliore trattamento dei pazienti ipertesi e cardiopatici.

Gli scienziati con sede in Canada, Germania, Slovacchia, Spagna e Stati Uniti dicono che la molecola singola LCZ696 è un recettore dell’angiotensina II e inibitore della neprilisina (ARNI), che funziona in due modi. LCZ696 non solo blocca l’azione dell’angiotensina II – una proteina che provoca la costrizione dei vasi sanguigni e innalza la pressione sanguigna – per facilitare il flusso del sangue, ma neutralizza efficacemente la neprisilina, causando così la dilatazione dei vasi sanguigni, che a sua volta provoca un calo della pressione sanguigna.(liquidarea)