Posts tagged ‘carabinieri’

Mag 18, 2013

Auguri Giuseppe.

A confermarlo è stato il direttore sanitario Roberto Pederzini

Sono soddisfacenti le condizioni del brigadiere dei Carabinieri Giuseppe Giangrande, ricoverato una decina di giorni fa nell’Istituto per la riabilitazione di Montecatone, nei pressi di Imola. A confermarlo è stato il direttore sanitario Roberto Pederzini fornendo, in accordo con il paziente stesso e con i famigliari , gli “elementi sostanziali di evoluzione clinica” del paziente che il 28 aprile venne colpito da alcuni colpi di pistola mentre prestava servizio davanti a Palazzo Chigi .

Giangrande, ha spiegato il dott.Pederzini, “ha gradualmente riacquistato la completa capacità di respirazione autonoma senza necessità di ausili tecnologici, pur mantenendo al momento la cannula tracheostomica; è in grado di parlare ed è alimentato per via naturale”. In questa fase “il trattamento riabilitativo in terapia intensiva è’ stato focalizzato alla funzione respiratoria, alla mobilita’ passiva ed alla prevenzione di complicanze”. Nel corso della prossima settimana Giangrande verra’ trasferito nell’unita’ sub intensiva con “previsione di intensificare l’attivita’ riabilitativa”. La prognosi riabilitativa rimane riservata. .

Mag 7, 2013

Valeria Marini. Mica micio, micio bau, bau!

L’evento, d’importanza nazionale. Tant’è che la Rai lo ha seguito con grande attenzione. Per dire. Ecco il dispiegamento di forze dell’ordine al matrimonio di Valeria Marini: stanno proteggendo l’esclusiva del vestito.

 

aprile 28, 2013

Perchè?

Sono un carabiniere, guadagnò 1300 al mese e non vengo tutelato da nessuno (a parte che dalla mia famiglia), so di poter morire di domenica mattina a Roma o di Sabato sera a Maddaloni fuori ad una banca ma nonostante ciò non giro mai la faccia , proteggo i politici che voi avete votato nello stesso modo in cui proteggo il mio vicino di casa od un pentito di mafia nonostante ciò sono criticato ma la mia grandezza sta nel mio senso del dovere nei confronti di tutti…questa si chiama uguaglianza, questa si chiama giustizia, non mi sento un eroe è nemmeno un martire sono semplicemente un uomo che senza mezzi e senza legge e chiamato a fare quotidianamente il supereroe!!!

Grazie super eroe. Prego per te.

aprile 28, 2013

Onore all’arma dei Carabinieri.

Onore e solidarietà ai due carabinieri ed alla passante ferita da uno squilibrato questa mattina a Roma.

Vergogna ad una classe politica che faceva festa mentre due carabinieri e un disperato mettevano in gioco la propria vita.

luglio 12, 2012

Il manuale per carabinieri che definisce gli omosessuali dei «degenerati».

Un buon maresciallo aiutante dei carabinieri deve saper compilare in modo impeccabile il cartellino biografico «Mod OP/46» dei «soggetti di interesse operativo», vale a dire delinquenti abituali o professionali, chi è agli arresti domiciliari o è sottoposto a misure di prevenzione, eversori, persone appartenenti alla criminalità organizzata o socialmente pericolose. Tra le cose da annotare nel «cartellino» – notizie sulla identità e sulla personalità, abitudini, carattere, malattie fisiche e mentali, condotta durante il servizio militare – ci sono le «degenerazioni sessuali», perché «l’istinto sessuale prende parte molto attiva nella formazione del carattere e nello sviluppo delle attività individuali». E, per essere precisi, le principali degenerazioni sessuali sono «l’omosessualità, l’esibizionismo, il feticismo, il sadismo, il masochismo, l’incestuosità, la necrofilia, la bestialità (o zoofilia)» (GUARDA IL TESTO).

Così è scritto nella dispensa di 585 pagine della Scuola marescialli e brigadieri dei carabinieri intitolato «Sinossi per la preparazione al concorso per l’avanzamento a scelta per esami al grado di maresciallo aiutante s. Ups». Datato dicembre 2011 e approvato dal comandante colonnello Pasquale Santoro, il manuale è stato scaricato dall’Intranet dell’Arma dai candidati al concorso nazionale che si è svolto il 25 giugno a Padova nei padiglioni della Fiera di via Tommaseo.

giugno 28, 2012

qualcosa s’era capito guardando lo schifo dei programmi.

 

Uno dei 22 arrestati (Fotogramma)

MILANO – L’albanese si presenta con mezzo chilo di cocaina e un kalashnikov modificato sul sedile della macchina, una Golf. Dice: «Sai, oggi è un po’ movimentata la zona». Succede in pieno giorno, periferia di Milano. L’acquirente è un grosso trafficante, arrestato nella notte tra mercoledì e giovedì su ordine della Procura di Milano (pm Antonio Sangermano, ordinanza del Gip Fabrizio D’Arcangelo). Marco Damiolini, 35 anni: era lui che riforniva di droga tre dipendenti di Mediaset che si facevano consegnare la cocaina e in parte la spacciavano all’interno degli uffici di Cologno Monzese, bloccati insieme ad altre nove persone lo scorso novembre, nella prima tranche dell’inchiesta. Con i nuovi arresti (22), giovedì i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano sono risaliti al livello superiore dei trafficanti, gruppi in grado di importare a Milano quintali di droga.

dicembre 19, 2011

I carabinieri: una caduta di stile.

cc

Un calendario dovrebbe esprimere il meglio dell’attività dell’Arma e non il peggio.

marzo 14, 2011

Mafia, affari e politica in Lombardia: 35 arresti. Le telefonate tra Lele Mora e i boss

Campagne elettorali organizzate e seguite dai boss. Il controllo dei locali notturni, di cui uno noto acquistato attraverso intermediari, della distribuzione della Tnt (ex Traco) e soprattutto continue telefonate tra Paolo Martino, il capobastone inviato dalle ‘ndrine in Lombardia per gestire i business più importanti, e Lele Mora (non indagato), il manager accusato di sfruttamento della prostituzione per aver portato decine di ragazze ad Arcore. Sono alcuni degli aspetti evidenziati dalla nuova inchiesta su mafia politica e affari al nord che questa mattina mattina ha fatto scattare le manette ai polsi di 35 persone. Tutti uomini che avevano avevano come punti di riferimento i tre boss Pepé Flachi, Paolo Martino e Giuseppe Romeo. L’operazione  è stata condotta dal nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano, dei Carabinieri del Ros, in collaborazione con la Polizia locale. E sono stati sequestrati anche beni per due milioni di euro.

ottobre 18, 2010

Ndrangheta, uccisa e sciolta nell’acido collaboratrice di giustizia scomparsa.

Lea Garofalo era sparita nel febbraio 2010. Ordinanza di custodia cautelare in carcere per sei persone. Il gip: una vera “esecuzione”. La donna, 35 anni, aveva fatto dichiarazioni sulle cosche di Crotone ma non era sotto protezione. Sequestrata mentre si trovava in visita ai parenti a Milano. Il mandante è l’ex convinvente e padre di sua figlia.

Lea Garofalo, la collaboratrice di giustizia scomparsa a Milano circa un anno fa 1, è stata uccisa e sciolta nell’acido in un terreno a San Fruttuoso, vicino a Monza. E’ quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip milanese Giuseppe Gennari e notificata in queste ore dai carabinieri del nucleo investigativo di Milano a sei persone. Nel provvedimento del giudice si ritiene che l’omicidio della donna sia stato una vera e propria “esecuzione”.

Le ordinanze di custodia cautelare sono state chieste dal procuratore aggiunto di Milano Alberto Nobili e dai pm Marcello Tatangelo (dda) e Letizia Mannella. Gli arresti sono stati eseguiti tra Lombardia, Calabria e Molise e sono in corso perquisizioni. In base agli accertamenti e alle dichiarazioni di un paio di pentiti, Lea Garofalo, 35 anni, alla quale nel febbraio del 2006 era stato revocato il programma di protezione, tra il 24 e il 25 novembre scorsi, prima di essere assassinata e sciolta nell’acido in un terreno nell’hinterland milanese, sarebbe stata anche interrogata dai suoi assassini.

La distruzione del cadavere, per inquirenti e investigatori, ha avuto lo scopo di “simulare la scomparsa volontaria” della collaboratrice e assicurare l’impunità degli autori materiali dell’esecuzione.Autori che inquirenti e investigatori hanno identificato in Vito e Giuseppe Cosco, ai quali Lea Garofalo è stata consegnata dagli altri due complici destinatari dell’ordinanza e indicati come i rapitori. L’accusa di omicidio è stata ipotizzata con le aggravanti della premeditazione. A dare l’allarme per prima per la sparizione della donna era stata proprio la figlia della Garofalo e di Cosco.

 

settembre 5, 2010

I nostri santi laici: Carlo Alberto Della Chiesa.

Alle ore 21.15 del 3 settembre del 1982, la A112 bianca sulla quale viaggiava il prefetto, guidata dalla moglie Emanuela Setti Carraro, fu affiancata, in via Isidoro Carini, a Palermo, da una BMW dalla quale partirono alcune raffiche di Kalashnikov AK-47 che uccisero il prefetto e la giovane moglie [1].

Nello stesso momento l’auto con a bordo l’autista e agente di scorta, Domenico Russo, che seguiva la vettura del prefetto, veniva affiancata da una motocicletta dalla quale partì un’altra raffica che uccise Russo.

Per l’omicidio di Dalla Chiesa, della Setti Carraro e di Domenico Russo sono stati condannati all’ergastolo come mandanti i vertici Cosa Nostra, nelle persone di Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci [19].

Nel 2002, sono stati condannati in primo grado quali esecutori materiali dell’attentato, Vincenzo Galatolo e Antonino Madonia entrambi all’ergastolo, Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci a 14 anni di reclusione ciascuno.

Carlo Alberto Dalla Chiesa un uomo che ti fa credere che è ancora possibile salvare questa nostra Repubblica, cosi umiliata da chi la governa.