Posts tagged ‘capo dello stato’

aprile 18, 2013

Al primo scrutinio Marini non ce la fa e Rodotà prende più voti dei Grillini.

Franco Marini non ha raggiunto il quorum per l’elezione del presidente della Repubblica. A scrutinio ancora in corso i voti che non sono andati a Marini hanno superato quota 335. A questo punto Marini non può più raggiungere la maggioranza dei due terzi, pari a 672 su 1007 grandi elettori.

Alla notizia del mancato raggiungimento del quorum per l’elezione di Franco Marini al Quirinale, durante il primo scrutinio, i manifestanti che a piazza Montecitorio sostengono la candidatura di Stefano Rodotà sono scoppiati in un applauso e hanno ripreso a scandire in coro il nome del costituzionalista appoggiato dai Cinquestelle. In piazza, oltre ai grillini, ci sono esponenti del popolo viola e militanti del pd in dissenso con la scelta di Bersani.

A RODOTA’ PIU’ VOTI DI QUELLI GRILLINI – Stefano Rodotà prende più voti di quelli dei 163 grandi elettori grillini che lo hanno candidato. Rodotà ha avuto 241 voti.

aprile 18, 2013

Quirinale 2013: primo giorno di votazioni per l’elezione del Presidente della Repubblica.

   Quando lo spoglio è arrivato a circa 300 schede, Franco Marini ha ottenuto circa il cinquanta per cento dei voti. Per essere eletto al Quirinale avrebbe bisogno di una maggioranza di due terzi. Ovviamente il dato non può essere considerato stabile perchè mancano ancora circa settecento di schede da scrutinare.

marzo 31, 2013

Secondo voi è un saggio?

Secondo me è una merda.

marzo 31, 2013

N’Uovo di Pasqua.

N'uovo. 54

 

marzo 31, 2013

Ho visto un re.

corazzieri-giunta-il-manifesto

 

maggio 7, 2011

Berlusconi furioso contro il capo dello Stato

«Si attacca a tutto pur di mettersi di traverso alla vigilia delle amministrative. È un comunista, so bene da che parte sta. Altro che stabilità, vuole destabilizzare il governo». Silvio Berlusconi è una furia. 
Perché il comunicato del Quirinale è arrivato «a freddo», senza che fosse preceduto da comunicazioni informali, come se fosse un atto di guerra. E perché a una prima lettura i fedelissimi del premier forniscono l’interpretazione meno conciliante delle parole del capo dello Stato: «Vuole un voto di fiducia, è una cosa senza precedenti. È un modo per tentare, per l’ennesima volta, un ribaltone».

dicembre 27, 2010

Gli studenti ricevuti dal Presidente Napolitano.

Gli universitari scrivono una lettera chiedendo di non firmare la riforma. Alla loro età credono ancora a Napolitano, un pò cme credere a Babbo Natale.

dicembre 6, 2010

..e lui se ne frega.

Il coordinatore Pdl Verdini: “Le prerogative del capo dello Stato?

Ce ne freghiamo”. Il Fascisti Maiestatis.

novembre 10, 2010

Di Lello: perchè Bondi se ne deve andare.

“Tra i primi i socialisti hanno chiesto le dimissioni del Ministro Bondi dopo il crollo della Domus dei Gladiatori: molto più’ autorevolmente il Capo dello Stato ha chiesto conto dell’accaduto considerandola una vergogna per l’Italia ed in queste ore numerose forze politiche, anche della maggioranza, si sono unite nella richiesta.” Lo ha dichiarato Marco Di Lello, Coordinatore Nazionale del Partito Socialista ed ex assessore campano ai beni culturali. “Al Ministro – continua Di Lello- che finge di non capire spieghiamo tre buoni motivi per dimettersi: a) perche’ il suo governo taglia sistematicamente le risorse destinate alla Cultura e nel 2005 scippo’ dalle casse di Pompei 50milioni di fondi propri distraendoli in mille rivoli. b) perche’ non si occupa del sito, con il Colosseo, più’ noto e visitato al mondo, omettendo di nominare un Soprintendente di ruolo da oltre 2 anni.

c) a Pompei negli anni scorsi ha provveduto la Regione Campania, affidando alla Soprintendenza di Pompei oltre 60 mln di euro tra fondi europei ed ordinari per far fronte a tutti i tagli del Governo dal 2001: ora il sito patrimonio dell’umanita’ e’ abbandonato al suo destino. Un sussulto di dignita’ imporrebbe anche per questo a Bondi di dimettersi – conclude Di Lello.

Ogni tanto anche Di Lello ne fa una buona.

ottobre 22, 2010

l Lodo Alfano contrasta la Costituzione. Lo dice Napolitano.

Sulla questione del cosiddetto «Lodo Alfano», lo «scudo» per le più alte cariche dello Stato in versione costituzionale (una precedente legge ordinaria infatti è stata bocciata dalla Consulta) interviene il capo dello Stato, alla luce del testo che è emerso in commissione al Senato. «Il Lodo Alfano contrasta la Costituzione» ha scritto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

In una lettera indirizzata al senatore Carlo Vizzini, presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, e inviata per conoscenza anche al presidente del Senato e al presidente della Camera, il presidente della Repubblica esprime «profonde perplessità» sulla norma che prevede «la sospensione dei processi penali anche per il presidente della Repubblica». Una norma, sottolinea, «che non era del resto contenuta nella legge Alfano da me promulgata il 23 luglio 2008». Questo il testo integrale della lettera del presidente della Repubblica: «Visto l’esito della discussione svoltasi sulla proposta di legge costituzionale 2180/S e nell’imminenza della conclusione dell’esame referente, ritengo di dover esprimere profonde perplessità sulla conferma da parte della commissione della scelta d’innovare la normativa vigente prevedendo che la sospensione dei processi penali riguardi anche il presidente della Repubblica. Questa previsione non era del resto contenuta nella legge Alfano da me promulgata il 23 luglio 2008. Come già ribadito più volte, è mia intenzione rimanere estraneo nel corso dell’esame al merito di decisioni delle Camere, specialmente allorché – come in questo caso – riguardino proposte d’iniziativa parlamentare e di natura costituzionale. Non posso peraltro fare a meno di rilevare che la decisione assunta dalla commissione da lei presieduta incide, al di là della mia persona, sullo status complessivo del presidente della Repubblica riducendone l’indipendenza nell’esercizio delle sue funzioni. Infatti tale decisione, che contrasta con la normativa vigente risultante dall’articolo 90 della Costituzione e da una costante prassi costituzionale, appare viziata da palese irragionevolezza nella parte in cui consente al Parlamento in seduta comune di far valere asserite responsabilità penali del presidente della Repubblica a maggioranza semplice anche per atti diversi dalle fattispecie previste dal citato articolo 90».