Posts tagged ‘calorie’

febbraio 22, 2013

Meno calorie a bambini e adolescenti in Usa, e’ la prima volta in 40 anni.

Una creazione in mostra a Genova Una creazione in mostra a Genova

Per la prima volta in oltre 40 anni e’ calata sensibilmente l’assunzione di calorie tra i bambini e gli adolescenti in America. A rivelarlo un’indagine condotta dal ‘National Center for Health Statistics’, un braccio del ‘Centers Control and Prevention’, l’agenzia federale che si occupa della salute pubblica. Secondo i risultati, i bambini e gli adolescenti assumono meno calorie rispetto a dieci anni fa. In particolare per la fascia di eta’ di sesso maschile che va dai 2 ai 19 anni, le calorie sono andate giu’ di 158 punti dal 2000 al 2010, mentre per il sesso femminile le calorie in meno sono 76. In media, i ragazzi dal 2000 al 2010 sono passati da un’assunzione quotidiana di 2258 calorie a 2100, mentre le ragazze sono passate da 1831 a 1755.

giugno 26, 2012

Dalle bucce di mele nuovo strumento per combattere l’obesità.

Secondo uno studio dell’universita’ dell’Iowa effettuato sui topi, le contenute nelle delle sarebbero in grado di amplificare il consumo di . Gli studiosi americani hanno osservato un gruppo di roditori da laboratorio; meta’ degli animali ha ricevuto un supplemento di , contenuto in grandi quantita’ nella buccia di mela, nella loro dieta ad alto contenuto di . Ebbene, i topi la cui dieta includeva l’ mangiavano piu’ cibo rispetto a quelli a cui non era stato somministrato il supplemento, senza alcuna differenza a livello di attivita’ fisica tra i due gruppi. Nonostante cio’, i topi trattati con guadagnavano meno peso e il loro livello di zucchero nel sangue rimaneva quasi normale.

marzo 10, 2012

Obesità: scoperto interruttore molecolare brucia-calorie.

Le normali di possono essere utilizzate per bruciare . Almeno secondo alcuni ricercatori dell’Universita’ della California, secondo i quali una proteina conosciuta come ‘′, che si trova negli uomini cosi’ come nei topi, puo’ attivare uno speciale interruttore nelle che e’ capace di convertire la qualita’ di ‘conservazione’ delle in una di ‘bruciamento’.

 

Una scoperta che potrebbe rappresentare la fine delle pillole e dei trattamenti contro l’obesita’ visto che non e’ piu’ necessario bloccare l’assorbimento di grassi o far diminuire l’appetito, ma semplicemente assumere una quantita’ di proteina che possa far cambiare modo di agire alle . L’analisi e’ stata pubblicata sulla rivista Cell Metabolism e gli scienziati ritengono che e’ possibile utilizzare il tessuto adiposo bruno, maggiore durante la vita neonatale dell’uomo, per la riduzione di peso utilizzando alcuni farmaci pe r aumentarne il volume.

In questo modo il tessuto adiposo bianco, che rappresenta il di riserva, può essere convertito in bruno, da utilizzare per la produzione di calore. Il team guidato da Shingo Kajimura ha mostrato come il PPAR-gamma, presenti nei farmaci per combattere il diabete, possa interagire con la proteina rendendola piu’ propensa ad accumulare le ’. Lo studi o sull’uomo e’ pero’ ancora all’inizio; nei topi il processo e’ abbastanza chiaro e la conversione genetica di tessuti adiposi bianchi in bruni possibile, resta da capire se gli effetti sull’uomo possano essere ugualmente stabili e funzionali.

dicembre 25, 2011

pandoro quante calorie?

Il pandoro, come del resto il panettone, è un dolce natalizio molto calorico e poco saziante, da consumare con parsimonia e possibilmente lontano dai pasti; se ne siete ghiotti, quindi, limitatevi ad assaggiarne una fettina alla fine del pranzo di Natale e consumatene una porzione un po’ più grande a colazione immerso nel caffelatte, ovviamente nei giorni successivi a quelli delle grandi abbuffate.

Il pandoro contiene circa 400 calorie ogni 100 grammi, che aumentano nel caso di pandori farciti alla crema o al cioccolato; il pandoro è costituito per lo più da burro e uova in quantità anche maggiore rispetto al panettone, ma per la scelta tra i due dolci non vi basate sul calcolo delle calorie perché le differenze a sono veramente minime.

vediamo nel dettaglio:

Calorie: 390 Kcal
Acqua: 26,90 g.
Carboidrati: 45,20 g.
Proteine: 8,40 g.
Grassi: 19,70 g.

Pandoro al cioccolato

Calorie: 405 Kcal
Carboidrati: 50,6 g.
Proteine: 6,5 g.
Grassi: 19,3 g.

Pandoro farcito alla gianduia

Calorie: 413 Kcal
Carboidrati: 48,4 g.
Proteine: 6,9 g.
Grassi: 20,9 g.

dicembre 6, 2011

‘Sindrome da frigo vuoto’: Un milione di anziani si nutre poco e male.

Basta aprire il frigorifero di un anziano per capire se la sua salute è a rischio: secondo dati presentati durante il Congresso Nazionale della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, appena concluso a Firenze, tra gli anziani circa un milione ha carenze nutrizionali gravi per colpa di un’alimentazione insufficiente.

In media, agli anziani mancano circa 400 calorie al giorno, in gran parte derivanti da proteine nobili contenute in pesce o carne, che non entrano nel carrello della spesa degli over 65 perché non ci sono i soldi per pagarli. Due anziani su tre dichiarano infatti di non riuscire ad arrivare alla fine del mese e per far quadrare i conti tirano la cinghia lasciando sugli scaffali gli alimenti più costosi. Purtroppo però la malnutrizione aumenta del 25 per cento il rischio di un ricovero in ospedale, oltre a far salire la mortalità.
luglio 27, 2011

Evviva l’anguria.

L’anguria o il cocomero, come dir si voglia, è uno dei frutti più apprezzati dell’estate, per il suo sapore fresco o zuccherino e per il profumo che riempie l’aria.

Il periodi in cui l’anguria arriva a maturazione, infatti, va da giugno a settembre. Si tratta di un frutto composto sopratutto da acqua (94% circa), ma contiene anche proteine, glucidi e fibre alimentari in modeste quantità. Più ricca, invece, di sali minerali quali sodio, potassio, ferro fosforo, calcio, e di vitamine A, PP, B2, B1. Inoltre, l’anguria è una miniera di licopene, un carotenoide dalle spiccate proprietà antiossidanti che da all’anguria (così come al pomodoro) quel particolare colore rosso.

luglio 11, 2011

La verdura come primo piatto riduce le calorie e la glicemia.

 

Esiste un pasto ideale? È ovvio che sì. È davvero molto importante che la dieta quotidiana sia ben bilanciata. Dai ricercatori dell’Università di Osaka (Giappone) arriva il consiglio di usare un trucchetto: mangiare una buona dose di verdura prima di cominciare: invece, del solito primo o dell’antipasto, una bella insalatona. In tanti ristoranti già si fa.

Questa strategia serve per saziare, diminuire di conseguenza le calorie che verranno poi ingerite durante il pasto e controllare la glicemia nei casi di diabete di tipo 2. Non è poi un sacrificio così grande. Molte persone consumano l’insalata o le verdure come contorno o alla fine del pasto, basta solo spostare l’ordine delle portate. Si è giunti a questa tesi dopo aver monitorato un gruppo di pazienti diabetici.

I medici si sono accorti che queste persone avevano livelli di glicemia più bassi quando la verdura veniva mangiata all’inizio del pranzo o della cena. Così si è deciso di fare uno studio un po’ più approfondito. I medici hanno raccolto due gruppi di volontari diabetici: al primo è stato fatto seguire il metodo «verdura prima, carboidrati poi», al secondo invece la tecnica più complicata chiamata «razioni di scambio». Quali sono stati i risultati? Dopo un anno bisogna dire che entrambe le diete hanno abbastanza funzionato. Sicuramente quella che ha portato livelli di benefici maggiori è stata la prima che ha mostrato una riduzione dell’emoglobina glicata, ma anche della pressione e dei livelli dei lipidi plasmatici.

novembre 24, 2010

I segreti del gene dell’invecchiamento: svelati i poteri del Sirt3

Perché e come riducendo le calorie si rallenta il declino delle cellule? Uno studio dell’Università del Wisconsin ha risposto a queste domande, aprendo prospettive inattese per lo sviluppo di farmaci in grado di assicurare una vita più lunga o una vecchiaia più in salute.

E’ possibile fermare l’invecchiamento? Dietro le licenze letterarie di Peter Pan e Dorian Gray, la ricerca continua a camminare sulla strada verso uno dei più ambiziosi sogni della scienza. Il nuovo passo avanti lo ha fatto un team della University of Wisconsin-Madison, che ha individuato un enzima chiave nel processo di declino delle cellule. La scoperta, secondo gli scienziati, potrà aiutare a comprendere non solo i vari fattori legati all’invecchiamento, ma potrebbe essere il punto di partenza per la ricerca di farmaci in grado di ritardarlo o di assicurare una vecchiaia più in salute.Lo studio, presentato sull’edizione online di Cell, è stato coordinato dal genetista Tomas A. Prolla ed è partito dalla vecchia questione – ampiamente documentata in studi su specie diverse, dai ragni alle scimmie – di come e perché a una dieta a più basso contenuto calorico corrisponda un rallentamento dei processi di invecchiamento: “Siamo molto più vicini alla comprensione di quel legame – afferma ora Prolla sulle pagine di Cell – e questo studio è la prima prova diretta del meccanismo che sta alla base degli effetti anti-invecchiamento legati alla riduzione calorica”.

settembre 18, 2010

Dieta povera di carboidrati e rischi cardiovascolari

Rinunciare a pasta e pane per poter vantare una linea invidiabile può mettere a rischio la salute delle arterie e, alla fine, anche del cuore. Secondo un nuovo studio condotto dai ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center (Usa), infatti, questi regimi alimentari sono efficaci nell’aiutare a perdere rapidamente peso, ma a lungo andare possono avere un effetto negativo per la salute vascolare. Aumentando il pericolo di aterosclerosi, prima causa di ictus e infarto. Non solo. La dieta povera di calorie altera la capacità di formare nuovi vasi sanguigni nei tessuti colpiti da un limitato afflusso di sangue, fenomeno che può verificarsi nel caso di un infarto. Complicando in questo modo il recupero.

Lo studio, condotto sui topolini e pubblicato dal team di Anthony Rosenzweig su ‘Pnas’, ha anche scoperto che – nonostante chiare evidenze di una patologia vascolare – i classici marker che rivelano il pericolo cardiovascolare (come il colesterolo) non risultavano alterati negli animali messi a dieta. Come dire: il pericolo c’è, ma non è semplice scoprirlo. “Il nostro studio suggerisce che, almeno negli animali – spiega lo studioso – questo tipo di dieta potrebbe avere effetti avversi dal punto di vista cardiovascolare, che non si riflettono in semplici esami dei valori del sangue”.

agosto 4, 2010

La tendenza ad ingrassare, complici anche i neuroni.

Uno studio condotto da ricercatori della Yale School of Medicine (Usa) pubblicato Pnas fornisce una spiegazione sulla tendenza che hanno alcuni soggetti rispetto ad altri ad ingrassare a parità di quantità di calorie assunte.
Il team guidato da Tamas Horvath ha analizzato alcuni specifici gruppi di ratti allevati in modo che la loro vulnerabilita’ all’obesita’ indotta dalla dieta fosse nota, prima ancora di essere sottoposti a una dieta ipercalorica.

Ebbene, gli animali che sono diventati obesi presentavano gia’ differenze significative rispetto agli altri, localizzate dagli autori proprio nell’area del cervello che regola l’alimentazione. In pratica, i neuroni che dovrebbero segnalare quando le calorie sono sufficienti, e quando iniziare a bruciarle, in questi animali sono molto piu’ ‘pigri’, perche’ inibiti da altre cellule.
Nei ratti ‘magri’, nonostante le alte quantità di calorie ingerite, i neuroni che segnalano la sazieta’ sono molto piu’ attivi e pronti a segnalare che e’ stato assunto molto. “Sembra che questo cablaggio di base del cervello – spiega il ricercatore – sia un elemento determinante per la vulnerabilita’ a sviluppare l’obesita’ “. Insomma, secondo gli autori lo studio mostra che a fare la differenza tra grassi e magri non sia tanto la volonta’ personale, quanto piuttosto “i collegamenti che emergono nel nostro cervello durante lo sviluppo”. Connessioni che, secondo gli scienziati, potrebbero rendere anche piu’ difficile, per qualcuno, riuscire a liberarsi dei chili di troppo, una volta accumulati.