Posts tagged ‘brune’

marzo 10, 2012

Obesità: scoperto interruttore molecolare brucia-calorie.

Le normali di possono essere utilizzate per bruciare . Almeno secondo alcuni ricercatori dell’Universita’ della California, secondo i quali una proteina conosciuta come ‘′, che si trova negli uomini cosi’ come nei topi, puo’ attivare uno speciale interruttore nelle che e’ capace di convertire la qualita’ di ‘conservazione’ delle in una di ‘bruciamento’.

 

Una scoperta che potrebbe rappresentare la fine delle pillole e dei trattamenti contro l’obesita’ visto che non e’ piu’ necessario bloccare l’assorbimento di grassi o far diminuire l’appetito, ma semplicemente assumere una quantita’ di proteina che possa far cambiare modo di agire alle . L’analisi e’ stata pubblicata sulla rivista Cell Metabolism e gli scienziati ritengono che e’ possibile utilizzare il tessuto adiposo bruno, maggiore durante la vita neonatale dell’uomo, per la riduzione di peso utilizzando alcuni farmaci pe r aumentarne il volume.

In questo modo il tessuto adiposo bianco, che rappresenta il di riserva, può essere convertito in bruno, da utilizzare per la produzione di calore. Il team guidato da Shingo Kajimura ha mostrato come il PPAR-gamma, presenti nei farmaci per combattere il diabete, possa interagire con la proteina rendendola piu’ propensa ad accumulare le ’. Lo studi o sull’uomo e’ pero’ ancora all’inizio; nei topi il processo e’ abbastanza chiaro e la conversione genetica di tessuti adiposi bianchi in bruni possibile, resta da capire se gli effetti sull’uomo possano essere ugualmente stabili e funzionali.

giugno 9, 2010

Sequenziando il genoma delle alghe si ricompone il puzzle evolutivo.

Alcuni scienziati finanziati dall’Unione europea hanno sequenziato e analizzato il genoma di una particolare specie di alga bruna, chiamata Ectocarpus siliculosus. I risultati, pubblicati nella rivista Nature, gettano nuova luce sull’evoluzione degli organismi pluricellulari e rivelano come le alghe si siano adattate a vivere nelle difficili condizioni che caratterizzano l’ambiente caratterizzato dalle variazioni delle maree.

 L’Unione europea ha finanziato lo studio attraverso il progetto MARINE GENOMICS (“Implementation of high-throughput genomic approaches to investigate the functioning of marine ecosystems and the biology of marine organisms”) che aveva, a sua volta, ricevuto fondi per 10 milioni di euro in riferimento all’area tematica “Sviluppo sostenibile, cambiamento globale ed ecosistemi” del Sesto programma quadro (6° PQ).(http://www.liquidarea.com/)