Posts tagged ‘borsa’

luglio 31, 2013

Il martire.

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Mediaset, balzo in borsa. In attesa della Cassazione. la vignetta oggi su il manifesto. Lo sacanalo non è lui. Innfondo difende se stesso ed i propri interessi, Lo sandalo à la gente che dopo due gradi di giudizio crede ancora che sia innoncente e crede ancora che sia uno statista e non un volgare delinquente.

dicembre 18, 2012

Smontiamo i luoghi comuni (1): la finanziarizzazione dell’economia rende obsoleto il keynesismo?

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Questo articolo è il primo di una breve serie in cui analizzeremo le risposte alle affermazioni più comuni contro la possibilità di implementare politiche keynesiane nel contesto politico-economico attuale.

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giugno 22, 2012

Le sale da gioco della finanza: perché i mercati finanziari non ci indicano la salute dell’economia.-

Gli speculatori possono essere innocui se sono delle bolle sopra un flusso regolare di intraprese economiche; ma la situazione è seria se le imprese diventano una bolla sospesa sopra un vortice di speculazioni. Quando l’accumulazione di capitale di un paese diventa il sottoprodotto delle attività di un Casinò, è probabile che le cose vadano male. Se alla Borsa si guarda come a una istituzione la cui funzione sociale appropriata è orientare i nuovi investimenti verso i canali più profittevoli in termini di rendimenti futuri, il successo conquistato da Wall Street non può proprio essere vantato tra gli straordinari trionfi di un capitalismo del laissez faire. Il che non dovrebbe meravigliare, se ho ragione quando sostengo che i migliori cervelli di Wall Street sono in verità orientati a tutt’altri obiettivi.

– John Maynard Keynes, Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, 1936

Per reagire alla speculazione, serve una garanzia integrale di ultima istanza per le banche e per i debiti statali nell’eurozona, insieme a un bilancio federale, anche in deficit.

di Sergio Bruno, da Sbilanciamoci.info

Ci sono alcune cose esasperanti quando radio, tv e giornali danno informazioni sui problemi economici e politici europei o, ancor di più, tentano di commentarle. La peggiore è il tentativo di “dare un senso” ai comportamenti dei mercati finanziari. Esempio: perché i mercati, dopo un primo apprezzamento per le garanzie europee alle banche spagnole, hanno fatto ribassare le borse e aumentare gli spread speculando contro Italia e Spagna. Chi parla dei dati sulla recessione, chi attribuisce un ruolo alla disoccupazione dei due paesi, chi si preoccupa dei possibili aggravamenti dei deficit contabili degli Stati, chi vi aggiunge le apprensioni per gli equilibri politici, e così via. Il punto è che le “ragioni” dei comportamenti dei mercati e delle ondate di vendite e acquisti non riflettono, di solito, particolari congetture razionali.

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maggio 13, 2012

Vola la borsa, vola.

Quante promesse dopo la bolla immobiliare del 2008, e la devastante crisi economico-finanziaria che ne conseguì. Regole più stringenti, un cambio epocale, mai più si diceva. Il gigantesco mercato dei derivati verrà regolamentato, tranquilli, “evviva l’economia reale”. Sono passati 4 anni, e l’utilizzo di questi strumenti finanziari in realtà non è mai diminuito, e la regolamentazione mai presa sul serio: una gigantesca giungla buona per la caccia grossa, che probabilmente deve rimanere tale. L’uso è tutt’ora spregiudicato, altroché gestione del rischio. JP Morgan ha appena perso 2 miliardi di dollari, sono bastate poche settimane. Oggi il mercato dei derivati è grande 14 volte il valore delle borse di tutto il mondo, ascesa continua, sono 647 mila miliardi di dollari in valore nominale, 9 volte la ricchezza dell’intero pianeta terra, cifre da tenere bene a mente la prossima volta che sentiamo parlare di “economia reale”.

 

gennaio 11, 2012

Tanzania, provincia di Bergamo.


“Lega Nord, altro che xenofobia: si arricchisce anche in Africa“.

novembre 1, 2011

Tracollo Piazza Affari: -7%. Spread a 450.

Non si arresta la corsa dello spread Btp-Bund, che oggi raggiunge cifre record, sfiorando in alcuni momenti i 460 (cronaca ora per ora). “Siamo perfettamente in grado di sostenere i tassi che paghiamo”, ha detto il ministro Paolo Romani, ma i mercati non sembrano essere d’accordo. Con l’interesse sui Btp al 6,2%, l’Italia è molto vicina a quella soglia del 7% che ha costretto paesi come Grecia, Irlanda e Portogallo a chiedere aiuto all’Europa . Ieri Piazza Affari, peggiore d’Europa, aveva chiuso a -3,82%. E oggi fa ancora peggio, trascinata giù dal crollo dei bancari, che fanno scivolare tutte le principali piazze europee. All’origine della giornata nera l’annuncio di George Papandreu, premier greco, che ha lanciato l’ipotesi di un referendum sulle misure Ue della scorsa settimana. Secondo l’agenzia di rating Fitch un’eventuale bocciatura del piano di aiuti “aumenterà il rischio di un default forzato e disordinato” (leggi l’articolo)

agosto 30, 2011

Una grande manovra economica ci salverà!

giugno 24, 2011

Ecco l’lelenco delle banche sotto osservazione.

Sono una trentina, divise in due liste. Le banche italiane il cui rating è stato messo sotto osservazione da Moody’s cominciano a tremare, e oggi, a mercati aperti, sapremo se sarà un collasso o l’ennesimo allarme andato a vuoto. Dei motivi parla Francesco De’ Dominicis su Libero:

Da ieri il rating di 16 banche italiane è «sotto osservazione», vale a dire che nel giro di poche settimane il giudizio sullo stato di salute potrebbe cambiare in negativo. Si tratta di un primo gruppo e vi rientrano Intesa, Mps, Cassa depositi e prestiti, Banco Popolare, Bnl, Cariparma e Friuladria, Carige, Banca Sella, Cassa di risparmio di Bolzano, Cr Cesena, Banca padovana credito cooperativo, Cassa centrale banca, Cassa centrale Raiffeisen e l’Istituto servizi mercato agroalimentare. Tecnicamente si parla di «revisione per un possibile downgrade ». Per altri 13 istituti – il secondo gruppo colpito dall’agenzia americana – è arrivato invece una sorta di avvertimento: l’outlook – vale a dire le prospettive – potrebbe peggiorare. Fari puntati, in questo caso, su Ubibanca, Credem, Creval, Bancaperta, Banca Marche, Italease Banca Agrileasing, Pop. Alto Adige, BancApulia, Popolare di Cividale, Banca Tercas, Cr provincia di Chieti e Pop. Spoleto. Un richiamo meno pesante, ma comunque di un certo peso. Nella doppia lista nera diffusa ieri non figurano solo Unicredit e la Popolare di Milano. Non si tratta, però, di un merito, visto che sia a piazza Cordusio sia a piazza Meda nelle scorse settimane è stato recapitato il taglio del giudizio.