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dicembre 13, 2020

SE CI SARO’…SE CI SAREMO…


diLuca Massimo Climati

Il premier Conte, ricattato dal “nulla” dell’Innominabile”, probabilmente mosso dai fili di ben più consistenti interessi anti-nazionali, ieri ha pronunziato non a caso tale riferimento: “se ci sarò”.
Il dito…del debito e la Luna delle re-internalizzazioni nazionali.

In epoca di covid, con maggiore probabilità per chi non abbia meno di 40anni, magari con patologie assai diffuse, bisogna  più largamente usufruire, per prudenza di tale affermazione.

Con la differenza che mentre un governo possa anche in maniera irresponsabile decadere, il preservare la nostra vita di soggetti maggiormente esposti alle conseguenze del covid, sia assai immediatamente impegnante. Resta un empatico e metaforico sentimento  parallelo: da una parte la sopravvivenza di un governo non completamente allineato al liberismo dominante da anni e la preservazione della propria esistenza di “resistenti non arresi “.

Ma come mai tutto questo accanimento nei confronti del premier attuale?

Nell’epoca della DITTATURA DELLA NARRAZIONE,  che da anni impera, almeno dalla affermazione culturale del berlusconismo grazie al vettore della Seconda Repubblica e della Bolognina e di altre propedeutiche operazioni di attacco alla applicazione minima Costituzionale ed alla sua revisione, la realtà è oscurata dalla sua arbitraria narrazione. Il fu Gianni Agnelli ebbe la grande intuizione di comprendere che i tempi del Valletta fossero terminati e che fosse necessario narcotizzare la sinistra, assecondandone le posizioni, ma distruggendo le conquiste di sostanza Costituzionali del trentennio 1946-1978, coronate nell’ultimo decennio, dallo Statuto del Lavoratori in poi. In realtà, la marcia dei 40000 è durata almeno lungo una ventina di anni buoni; forse si è interrotta solo con la brutalità della pandemia, che ha scoperchiato le malefatte e gli altarini di un trentennio di tagli e privatizzazioni.

Nulla ha spaventato la classe dirigente nostrale “compradora”, subalterna alla UE  ed ai poteri stranieri che hanno sempre avuto interessi contrapposti a quelli generali e nazionali, come il successo del 5 stelle del 2018, successo scomposto ma destabilizzante il bipolarismo bipartisan esistente liberista.  I governi Conte uno e due hanno avuto in comune una debolezza di partenza, anzi tante debolezze, ma soprattutto il peccato capitale per lorsignori padroni, con i loro apparati mediatici e burocratici stratificati e tutto il radicamento corrotto locale, consistente nel non completo affidamento.

Il sistema non si fida del tutto del premier e dei 5 stelle, anche al netto dei loro errori ed incongruenze. Ma intanto qualcosa si sta muovendo in controtendenza ed ha radici da siffatta mutazione iniziata dal vittorioso referendum del 4 dicembre 2016 ed ancora parzialmente vivo, anche se ridimensionato oggi.  

Quanti nemici ha il premier Conte, insieme alla parte 5 stelle che lo appoggia e probabilmente all’indirizzo attuale dello stato Vaticano, nella valorizzazione di politiche keynesiane o “post-peroniste”, usando un esempio ardito ma chiaro? Ha nemici a destra…e manca, da Bonomi fino ai gruppetti finto-sovranisti che non vogliono vedere e leggere adeguatamente i provvedimenti delle re-internalizzazioni in corso, ultima quella dell’acciaio italiano, che verrà prodotto con nuove normative e provvedimenti a minore impatto ambientale e della salute. Non esiste un solo Innominato-Innominabile, ma tanti ed in diversi campi. Se ci sarà? Se ci saremo a comprendere e difendere la strada appena timidamente iniziata, forse il corso cambierà.

Dobbiamo rompere il blocco delle idee e delle potenzialità nazionali e Costituzionali da destra e sinistra e centro: un’unica palude di zozzoni, corrotti, cretini, furbetti , presupponenti.

Facciamo breccia; facciamoci largo…ma noi ci saremo?

– 12/12/2020