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Mag 18, 2012

Evo Morales: “A Bolívia não quer patrões, e sim sócios” . Avercelo noi uno così!

 

O presidente boliviano, Evo Morales, assegurou, nesta quinta-feira (17) na inauguração do 2º Congresso Internacional YPFB Gás e Petróleo, que as empresas estrangeiras querem permanecer no país. O evento ocorre até esta sexta-feira (18), em Santa Cruz, na Bolívia.

 

O mandatário, que inaugurou a reunião, na qual se escreveram cerca de 800 delegados, insistiu que “da Bolívia ninguém quer sair”, embora alertou que “ não permitiremos a presença de entidades que conspirem para acabar com nossa democracia”.

Para Evo Morales, o país do altiplano se converteu, nos últimos anos, no centro do tema energético e o gás para a América do Sul, e falou sobre a necessidade de seguir as experiências de países como o Brasil e Venezuela para buscar valor agregado às produções.

Direito humano

Para ele o tema energia pode se converter em um direito humano, razão pela qual é obrigação dos Estados atenderem todas as demandas relacionadas a isso. Falou da importância de que o povo tenha o controle sobre recursos naturais e insistiu que a “Bolívia não quer patrões, mas necessita de sócios e operadores”.

Ratificou a posição de que quem investir na Bolívia terá sempre o direito de recuperar os investimentos. Recordou também que antes de sua gestão sempre se dizia que “se fossem nacionalizadas algumas empresas, as outras sairiam do país, mas a realidade tem sido outra e hoje ninguém quer sair”.

“Graças à nacionalização, a economia na Bolívia mudou”, assegurou o Presidente, que admitiu que durante a campanha eleitoral de 2005, não pensava que o país fosse viver mudanças tão profundas.

O  Congresso tem como tema central a exploração, busca e desenvolvimento de novas reservas de hidrocarbonetos.

luglio 11, 2010

Gli abitanti di un villaggio boliviano vogliono un risarcimento per i ghiacciai che si sciolgono.

 

Per gli Incas e la maggior parte delle civiltà andine, le montagne innevate erano divinità da essere onorate, in quanto fornivano l’acqua. Ma ora sembra che questi dèi stanno perdendo i loro poteri. 

I ricercatori dicono che i ghiacciai si stanno ritirando in maniera drammatica attraverso le Ande a causa delle temperature in aumento.

Nel piccolo villaggio di Khapi, sotto gli splendidi – e ancora coperti di neve – Monti Illimani, il senso di ansia è profondo.

L’idea, appoggiata dal presidente della Bolivia Evo Morales, è nata nel piccolo villaggio. Perché coloro che sono la causa dello scioglimento della neve e del rallentamento delle acque debbono essere giudicati da una corte internazionale di giustizia ambientale.

“Siamo molto preoccupati perché noi non abbiamo l’acqua”, dice Max, un anziano Aymara Indian che mastica foglie di coca e parla con un forte accento spagnolo. “Metà della popolazione di questa comunità se ne è già andata e coloro che sono rimasti sono alle prese con la mancanza di acqua”.

Per la popolazione indigena di Khapi ogni cosa dipende dai ruscelli che scorrono attraverso la loro terra. L’acqua, che considerano sacra, ha tenuto vivi i loro animali e ha consentito alle loro colture di prosperare. Ma negli ultimi 10 o 15 anni, le mutevoli condizioni meteorologiche hanno condotto a flussi di acqua irregolari – i corsi d’acqua diventano torrenti o si trasformano in piccoli rivoli.

“Il tempo è drasticamente cambiato e adesso è due o tre volte più caldo di quanto lo fosse prima. Non possiamo utilizzare l’acqua per le nostre colture e il sole e il caldo sono molto forti. Oggi le nostre coltivazioni sono a secco e i nostri animali stanno morendo, e ci resta solo da piangere”, ha aggiunto Max,  prima di chiedere aiuto alla loro dea andina, Pachamama (immagine a lato).

In questa situazione, le 40 famiglie che compongono la comunità di Khapi hanno deciso di combattere le loro tesi dinanzi a diverse sedi internazionali.

Tra coloro che conducono questa campagna c’è Alivio Aruquipa, uno dei leader della comunità, che per far valere questo suo diritto in difesa delle comunità andine è andato anche alla Conferenza sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite tenutasi a Copenaghen lo scorso dicembre, dove ha incontrato un sacco di gente proveniente da ogni parte del mondo con problemi simili e dove si è deciso, appunto, di creare una Corte internazionale di giustizia ambientale.