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agosto 17, 2010

Trenta anni fa l’estate di Danzica.

Era la vigilia di ferragosto del 1980 quando a Danzica un volantino chiedeva agli operai dei cantieri navali un gesto di solidarietà per Anna Walentynowicz, addetta al reparto saldature, licenziata in tronco a pochi mesi dalla pensione. Il foglio era firmato da tre sconosciuti operai: Joanna Duda-Gwuazda, Andrzej Gwiazda, Bogdan Borusewicz (quest’ultimo oggi è presidente del Senato): cominciarono così i fatti dell’estate di Danzica destinata a cambiare il volto della Polonia e a imprimere una decisa svolta al volto del comunismo europeo. La Walentynowicz, operaia modello, coperta di onorificenze, aveva pagato cara la richiesta di un sindacato libero.

Quel volantino per Anna accese la miccia degli scioperi e i 17 mila operai dei cantieri navali si bloccarono. Le rivendicazioni presto crebbero ancora di numero e divennero ‘le 21 richieste’, mettendo in crisi il regime, tanto più che il Papa polacco Giovanni Paolo II non mancò di far arrivare pubblicamente il suo sostegno agli operai in sciopero. Si capì subito che era una rivoluzione diversa. Non c’era notizia di atti violenti o fatti esagerati. La richiesta di libertà e giustizia sociale si accompagnava ad un grande senso di responsabilità. Le prime trattative furono surreali. L’elettricista Lech Walesa salì su uno sgabello, arringando gli operai. Il capo aziendale Gniech invitò a riprendere il lavoro, la ricreazione é finita, disse. Walesa vinse, Gniech aveva dovuto indietreggiare di fronte a richieste fatte in pubblico, richieste che non erano più solo sindacali ma di buon senso, di dignità.

Domenica 17 agosto Walesa si presentò in fabbrica con una grande croce in legno e la piantò davanti all’ingresso, altri portarono l’immagine della Madonna nera di Jasna Gora e una foto di Giovanni Paolo II. Il giorno dopo nacque l’alleanza fra gli operai dei cantieri navali e quelli del nord: il pane portato agli occupanti dei cantieri navali fu diviso con gli operai dei cantieri del nord, che se la passavano peggio. Durante l’occupazione delle fabbriche si cominciò a pregare, i sacerdoti furono invitati a dire la Messa.

Quelle migliaia di tute blu inginocchiate durante le celebrazioni dentro ai cantieri furono un’immagine sconvolgente di fede popolare che rimbalzò su tv e giornali di tutto il mondo. Quella di Danzica è stata soprattutto la prima rivoluzione operaia non violenta, all’insegna dello slogan ‘non c’é libertà senza solidarietà”.  In ogni caso, come disse Bronislaw Geremek, protagonista di quella lontana estate polacca, poi ministro degli esteri e eurodeputato, a Danzica nel 1980 prese corpo quella che “é stata soprattutto la prima rivoluzione operaia non violenta”.