Posts tagged ‘bob Dylan’

maggio 24, 2011

Auguri Bob Dylan! – Buonanotte compagni.

Bob Dylan compie 70 anni. Cazzo ne è passato di tempo!

Vic Chesnutt (in memoriam)

Vorremmo che potesse esserci anche lui: non aveva mai fatto mistero del suo amore per le canzoni di Dylan. E ce ne ha lasciate alcune interpretazioni indimenticabili. Ascoltare ancora una volta la sua voce tormentata è il modo migliore per ricordarlo.

 Vic Chesnutt – Buckets Of Rain

       da VV. AA. – “Crossing Jordan. Music from the NBC television series” (Sony,
       2001)

Il nostro augurio a Bob Dylan per il suo settantesimo compleanno vogliamo rivolgerlo proprio con i versi mormorati da Vic Chesnutt nella sua versione di “Buckets Of Rain”:

“All you can do is do what you must

You do what you must do and you do it well”

maggio 5, 2011

I walk the Line – Johnny Cash – Buonanotte compagni.

“Era diversa da ogni altra cosa avessi ascoltato in vita mia”Disse Bob Dylan commentando questa canzone: “Era come ascoltare una voce che arrivava direttamente dalla terra”.

aprile 12, 2011

Bob Dylan – Highway 61 revisited – Buonanotte Compagni.

Bob Dylan  non sapeva che la sua partecipazione al festival di Newport del 25 luglio 1965 avrebbe cambiato la storia della musica. Ma quando un mese dopo uscì “highway 61”  tutti capirono che le regole della musica pop erano cambiate. Sebbene siia stato discusso e criticato come nessun altro album pop prima Highway funziona per quello che è al di fuori delle discussioni senza senso. Non serve un manuale di letteratura, nè l’analisi di un sociologo per godersi “Tombstone blues” e “from a Buick 6”.

aprile 11, 2011

The Birds – Mr Tambourine man – Buonanotte compagni

L’esordio dei Byrds ha tanta importanza storica e formale quanta pochezza artistica e sostanziale. L’importanza sta nel segnare il passaggio, tramite la chitarra elettrica (tramite McGuinn) dall’epoca classica della canzone america (folk, country) all’epoca del rock. L’operazione riesce tramite un “post-rock n’ roll” smorzato dai vocal group. In realtà, l’esordio dei Byrds va considerato un singolo e non un album. Basta “Mr. Tambourine Man” (Dylan) [2:29] N. 1 Pop Singles, perché i Byrds dicano tutto ciò che avevano da dire. Il fatto che “Mr. Tambourine Man” sia di Dylan, che sia stata scritta proprio nel 1965, non ha alcuna importanza. Poteva essere qualsiasi altro brano folk. Del resto, la versione dei Byrds è, di fatto, un’altra canzone. Ed è il brano proto-rock americano più importante di sempre. La grazia, il magone, l’onirismo del brano sono paragonabili solo a “Sunday Morning” dei Velvet Underground. Per volere della casa discografica, nel singolo “Mr. Tambourine Man” il solo Byrds a suonare è il leader McGuinn e la sua Rickenbacker 12 corde; gli altri strumenti sono suonati da session men stagionati. Il brano segna anche il trionfo dei cosidetti jingle-jangle chitarristici, che saranno destinati a rimanere il marchio di fabbrica del gruppo.

aprile 2, 2011

Bob Dylan – Bringing it all back home – buonanotte compagni.

Bringing It All Back Home è un disco fatto di contrasti. Il contrasto delle forme musicali, anzitutto, sospeso tra il primo lato elettrico ed il secondo acustico. E, più in profondità, il contrasto esistenziale tra l’io ed il mondo che cerca di soffocarlo.
Il vorticoso manifesto di “Subterranean Homesick Blues” è subito una scarica di adrenalina. Dylan snocciola versi come frecce incendiarie, trasportando il riff di “Too Much Monkey Business” di Chuck Berry in un luogo sconosciuto. È proprio sulle sue note che il regista Don A. Pennebaker girerà il primo videoclip della storia del rock, in cui un Dylan accigliato mostra una serie di cartelli con le parole del testo, sullo sfondo di un vicolo dove il poeta Allen Ginsberg è impegnato in una discussione senza fine.
Tutto congiura a rinchiudere la vita in uno schema: il segreto sta nel riuscire a sfuggire prima di rimanere intrappolati, come suggerisce Dylan al ritmo del rock-blues graffiante di “Maggie’s Farm”: “Io cerco di fare del mio meglio per essere quello che sono / Ma tutti vogliono che tu sia come loro”. La libertà è una conquista riservata a chi riesce ad evadere dalla prigione: è quella l’intensità che affascina Dylan, dalla sicurezza della “collezionista di ipnotizzatori” di “She Belongs To Me”, che non si volta mai indietro e non può essere toccata nemmeno dalla legge, allo sguardo della protagonista di “Love Minus Zero / No Limit”, che si è ormai lasciata alle spalle discussioni e sentenze e sa perfettamente che non c’è più grande successo del fallimento.

marzo 23, 2011

The Freewheelin’Bob Dylan – Buonanotte compagni.

“La risposta, amico mio, soffia nel vento”.
Spesso è il più semplice dei versi ad avere la potenza evocativa dell’inno. Riesce a cogliere lo spirito dei tempi trasfigurandolo in valore universale.
Non è facile astrarsi dagli abusi di retorica che ne sono seguiti, ma l’originaria versione di “Blowin’ In The Wind”, che apre emblematicamente The Freewheelin’ Bob Dylan, è una marcia dalla sobria solennità, capace di evitare la trappola dell’enfasi. Dylan l’ha scritta di getto, senza immaginare certo che avrebbe finito per diventare l’immagine del suo stesso stereotipo. Modellata sul gospel “No More Auction Block” e presentata sulle pagine della rivista “Broadside” già un anno prima dell’uscita di The Freewheelin’ Bob Dylan, condensa nelle sue incalzanti domande tutto l’anelito ad un radicale cambiamento di prospettiva che in quei giorni sembra davvero aleggiare nell’aria.
Rispetto al disco d’esordio, la crescita della scrittura di Dylan è sorprendente: anche nei nuovi brani in cui indossa le vesti del cantante di protesta, l’espressività poetica di Dylan riesce a superare le costrizioni del genere. “Masters Of War” è un’invettiva tesa e spietata contro tutti coloro che alimentano le fiamme della guerra, resa ancor più livida da un arpeggio circolare che non lascia tregua. “Talkin’ World War III Blues” è un ironico viaggio nel dopo-bomba, “Oxford Town” ricorda i disordini seguiti all’ammissione del primo studente di colore alla University of Mississippi. Ma è soprattutto l’ipnotica “A Hard Rain’s A-Gonna Fall” a travalicare le angosce del momento storico per assurgere ad allegoria di una più profonda apocalisse. Non è il fall-out radioattivo, non è la crisi dei missili di Cuba, che proprio in quei giorni aveva condotto Stati Uniti e Unione Sovietica sull’orlo della guerra mondiale: è piuttosto una sorta di nuovo diluvio universale, quello descritto da Dylan con la sua “dura pioggia”. La struttura di filastrocca, ispirata alla ballata “Lord Randal”, si presta alle immaginifiche visioni di un incubo collettivo fatto di autostrade di diamante e di alberi dai rami sanguinanti.

febbraio 18, 2011

Tombstone Blues-Bob Dylan- Buonanotte compagni.

febbraio 8, 2011

Ballad of a thin man – Bob dylan – Buonanotte compagni.

Ballad of a Thin Man è una canzone scritta e registrata da Bob Dylan, pubblicata sul suo album Highway 61 Revisited del 1965.

Canzone oscura e minacciosa, Ballad of a Thin Man parla di un fantomatico “Mr. Jones”, che entra in una stanza piena zeppa di tipi strani e alternativi e “non capisce cosa stia succedendo” (don’t know what’s happening). È smarrito come sarebbe potuto essere Nick Charles, il personaggio principale del celebre film del 1934 The Thin Man, se avesse incontrato Allen Ginsberg e Peter Orlovsky.[1]

L'”identità” di Mr. Jones è stata a lungo oggetto di supposizioni e discussioni varie nel mondo del rock. Interrogato sulla questione in una intervista del 1965, Dylan rispose:

« È un damerino. Indossa anche le bretelle. È una persona reale. Lo conoscete, ma non con quel nome… Lo vidi entrare in una stanza una sera e sembrava un cammello. Chiesi ad un tale lì vicino chi fosse e lui mi rispose, “Quello è Mr. Jones”. È tutto qui, è una storia vera.[2] »

La prima strofa della canzone, «You walk into the room, with your pencil in your hand» (Entri nella stanza, con la tua penna in mano), sembra confermare la supposizione che il “Mr. Jones” della canzone possa essere un giornalista. In una intervista di metà anni ottanta alla rivista Q magazine, Dylan sembrò identificare Mr. Jones in Max Jones, un ex critico musicale del Melody Maker, avvalorando la tesi che “Mr. Jones” era semplicemente uno di quei critici a cui non piacevano o che non capivano le canzoni del Dylan “criptico” e psichedelico di metà anni sessanta. Un’altra ipotesi è che il Jones in questione fosse Jeffrey Owen Jones (in seguito docente di cinematografia al Rochester Institute of Technology). Come giornalista collaboratore del Time Magazine, Jones aveva intervistato Dylan il giorno prima della leggendaria esibizione del cantante al Newport Folk Festival del 1965.[3]

Nel surreale film del 2007 su Dylan diretto da Todd Haynes, I’m Not There, l’attore Bruce Greenwood interpreta “Keenan Jones”, un giornalista che non riesce a comprendere il significato delle composizioni di Dylan. Nel film, Jones passa attraverso un’allucinante sequenza da incubo mentre la cover di Stephen Malkmus di Ballad of a Thin Man suona in sottofondo.

 

novembre 9, 2010

Patty Smith – Buonanotte compagni.

ottobre 27, 2010

Vietnam Rock.- Joe Mcdonald – buonanotte compagni.

Il problema è molto semplice. Continuare una lineare storia del rock o parlare di tutte le novità che ci arrivano giorno per giorno? Il rock è vita: quindi è storia ma  anche attualità. Allora continuerò alla rinfusa un pò storia , un pò novità così alla fine, ma quand0?,saranno presenti momenti di novità e momenti di storia.

Joe Mcdonald ha raccolto in un cofanetto di 14 cd tutte le canzoni, note e meno note ispirate al conflitto in Vietnam, da Run Through The Jungle dei Creedence a Orange Crush dei R.E.M.Il titolo del cofanetto è Next stop Vietnam e comprende anche un bell’album di 400 pagine con fotografie. Sono canti di speranza, orgoglio disperazione, ma sono soprattutto la testimonianza di come il rock sia una musica viva, che entra nell’animo e nelle coscienze della gente interpretando i  sentimenti le sue emozioni di una generazione e testimoniando un pezzo della nostra storia ed è parte integrante della nostra vita.

 Buon ascolto!