Posts tagged ‘biodiversità’

settembre 23, 2013

Fujimoto, ‘Foresta è la chiave di tutto’.

Fujimoto, ‘Foresta è la chiave di tutto’

Fujimoto, 'Foresta è la chiave di tutto'”La foresta è la chiave di tutto. Perché al suo interno comprende la città e l’architettura, il paesaggio e l’arredamento, il dentro e il fuori, la natura”. Ovvero la summa dell’universo di Sou Fujimoto. Al Maxxi di Roma ospita il suo progetto Energy Forest nella collettiva ‘Energy

giugno 2, 2013

Amazzonia: uomo mette in pericolo biodiversità e palme.



Emidio Carlomagno – C’è la mano dell’uomo dietro la scomparsa di molte specie di uccelli nella foresta dell’Amazzonia. Con le coltivazioni spinte dell’uomo gli uccelli si spostano, i semi delle palme diventano più deboli e maggiormente vulnerabili ai cambiamenti climatici. La ricerca è stata condotta dall’Università Statale di San Paolo.

Mag 16, 2013

Bentornata foca monaca.

ROMA – La foca monaca frequenta le acque dell’area marina protetta delle isole Egadi, specie dall’autunno alla primavera. La conferma arriva da uno studio dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, condotto negli ultimi due anni in collaborazione con il gestore del parco marino, di cui oggi sono stati presentati al ministero dell’Ambiente alcuni dettagli e mostrate delle foto un esemplare a cui piace quella porzione di mare.

”Questa giornata – osserva il ministro Andrea Orlando – che saluta il ritorno in Italia della specie marina simbolo del Mediterraneo mette in risalto l’importanza della tutela della biodiversita’ marina. Sono estremamente soddisfatto per i risultati raggiunti e la professionalita’ nel trattare una specie cosi’ pericolosamente a rischio di estinzione”. Inoltre, per Orlando e’ ”un grande risultato per le Egadi, la riserva marina piu’ grande d’Europa. Lavoreremo per consolidare la rete delle aree marine protette italiane”.

ottobre 17, 2012

Oceana, biodiversita’ Mediterraneo a rischio.

Plesionika narval - gambero parapandalo Plesionika narval – gambero parapandalo

ROMA – L’Europa e’ ancora molto indietro nell’assicurare la protezione di una porzione sufficiente del Mediterraneo. Lo afferma l’Ong Oceana a margine del meeting della Convenzione Onu sulla Biodiversita’ in corso a Hyderabad, in India. Durante il congresso sono stati verificati gli ‘obiettivi di Aichi’, decisi nell’edizione 2010 del meeting nella citta’ giapponese, che proponevano la protezione di almeno il 10% delle aree marine e costiere mondiali entro il 2020. Secondo i dati presentati finora solo l’1,6% della superficie e’ sottoposto a vincoli. Le spedizioni della Ong hanno svelato dei veri e propri tesori di biodiversita’ in diverse zone del Mediterraneo, tra cui le isole di Majorca e Minorca in Spagna e le montagne sottomarine di Aceste e Enareta nel mar Tirreno: ”La protezione degli oceani mondiali, in particolare delle gia’ danneggiate aree del Mediterraneo, richiedono progressi urgenti – spiega Pilar Marin, uno degli scienziati dell’organizzazione – per questa ragione stiamo lavorando a MedNet, un network di aree marine protette nel Mediterraneo che segua le direttive dettate dalla Convenzione”.

ottobre 17, 2012

In 10 anni persa meta’ aree umide del mondo.

ROMA – Negli ultimi 100 anni meta’ delle aree umide del pianeta e’ andata perduta. Lo denuncia un rapporto del gruppo di studio europeo Teeb (The Economics of Ecosystems and Biodiversity) presentato al meeting della convenzione Onu sulla biodiversita’ in corso a Hyderabad, in india.

Secondo i dati presentati paludi, delta di fiumi e aree umide costiere, una fonte fondamentale di acqua dolce ma anche di protezione contro inondazioni e tempeste, oltre che una ‘nursery’ per molte specie animali, sono progressivamente rimpiazzati da terreni agricoli e urbani a un tasso medio dell’1,6% l’anno. Le foreste di mangrovie nel mondo, ad esempio, dal 1980 hanno perso 3,6 milioni di ettari, corrispondenti al 20% della superficie.

luglio 25, 2012

La spending review manda tutto a fuoco.

incendio nel bosco

Il patrimonio boschivo italiano è immenso: boschi e foreste fanno da habitat a numerose specie vegetali e animali rare e in via d’estinzione. Dimezzare le misure di protezione equivale a proteggere questa ricchezza solo parzialmente dagli incendi estivi, di natura dolosa e non.

La denuncia, in riferimento ai tagli alle forze antincendio (Corpo Forestale dello Stato e Vigili del Fuoco) operati dalla spending review, arriva dalla LIPU Birdlife Italia che si mostra preoccupata in particolar modo dall’impatto sui giovani uccelli, derivante dalle misure di prevenzione e protezione dagli incendi lacunose:

Gli animali selvatici sono gravemente minacciati dalle fiamme, in particolare in questa fase in cui la nidificazione degli uccelli è ancora in corso e i giovani nati quest’anno non possono ancora difendersi dagli incendi. Sono migliaia gli individui appartenenti a tantissime specie selvatiche che muoiono a causa dei roghi.

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giugno 22, 2012

Guai in vista per gli OGM, i parassiti sviluppano enorme resistenza.

Gli OGM soluzione alla fame nel mondo, alla siccità, ai parassiti? Si racconta da anni questa favoletta ma la fame nel mondo è un tarlo ancora piuttosto esteso e la tutela della biodiversità alimentare resta l’unica strategia a basso impatto realmente efficace per garantire cibo a tutti. Per quanto riguarda i parassiti poi la brutta notizia (brutta per chi sostiene gli OGM) è che i parassiti si stanno adattando fin troppo bene alle colture geneticamente modificate, sviluppando un’enorme resistenza.

Lo rivela un recente studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, a cura del dipartimento di entomologia dello University of Arizona College of Agriculture and Life Sciences. Secondo gli autori i parassiti si stanno adeguando alle colture geneticamente modificate in modi del tutto inaspettati. Prendiamo l’eliotide del cotone. Le colture di cotone ed anche le piante di mais sono state geneticamente modificate per evitare di usare insetticidi ad ampio spettro che avrebbero ucciso anche altri insetti non nocivi.

L’intervento di bioingegneria ha fatto in modo che queste piante producessero delle tossine derivate dal batterio Bacillus thuringiensis o Bt. Le tossine Bt uccidono gli insetti nocivi, ma sono innocue per la maggior parte delle altre creature ed anche per gli esseri umani. Queste tossine ecologiche sono state utilizzate per decenni sotto forma di spray dai coltivatori organici e dal 1996 sono state inserite nella composizione genetica delle colture.

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giugno 8, 2012

salviamo la biodiversità per salvare noi stessi.

Rispettare la natura, tutelare l’ambiente, non inquinare, salvare le specie a rischio estinzione, messaggi ipersemplificati (forse anche troppo) che però spesso non passano, non con la forza con cui dovrebbero almeno, a giudicare dal degrado ambientale in cui viviamo. Sarà che sembra quasi volontariato, c’è chi sceglie di vivere ecofriendly e chi fa altro per sentirsi a posto con la coscienza. Ce la presentano come l’alternativa sostenibile, non come una necessità… salvare l’animaletto, andare in bici, non alimentare mercati che sovrasfruttano gli stock ittici e così via discorrendo.

Ma le cose stanno diversamente: qui si tratta di salvare il nostro di habitat e le nostre di risorse, è questo che stiamo perdendo insieme alla diversità biologica. A qualcuno potrà non interessare della bellezza deturpata del paesaggio incontaminato e dell’ennesima specie che scompare, quelli che il mondo gli va bene tutto di cemento, viaggiano in resort tutti uguali e alla sera si accontentano della solita scatoletta di tonno, infischiandosene della biodiversità ittica.

Chissà, magari si scuoterebbero un po’ dal loro torpore se leggessero il recente rapporto apparso su Nature, Biodiversity loss and its impact on humanity. Porta la firma di Bradley Cardinale dell’Università del Michigan e di altri 16 ecologisti. Un report che passa in rassegna mille diversi studi sulla perdita di biodiversità e di produttività. Negli ultimi due decenni la capacità della natura di fornirci protezione, risorse alimentari, energia, legno, foraggio, terreni fertili è diminuita proporzionalmente alla perdita di biodiversità. Perdere biodiversità vuol dire anche arrivo di specie invasive nei campi e nelle foreste, propagazione di malattie, prima contenute grazie ai predatori delle specie veicolo di virus e batteri e così via discorrendo.

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Mag 20, 2012

“Salvare il mondo con investimenti più economici”, lo dicono eminenti economisti.

Per risolvere molti dei problemi apparentemente insormontabili del mondo, un think-tank (laboratorio di pensiero) danese presieduto da un gruppo di importanti economisti, ha votato come migliore e più conveniente investire in modo più economico,chiedendo un cambiamento sulle priorità globali.

Potrebbe non sembrare sexy, ma risolvere i problemi di diarrea, vermi e malnutrizione farà del bene più ai poveri del mondo che altri interventi più grandiosi”, ha detto in un comunicato Bjoern Lomborg, direttore del Copenhagen Consensus Centre, un gruppo che vede riuniti i più autorevoli economisti del mondo, che tastano e cercano di proporre le migliori soluzioni nell’affrontare il futuro, a cui chiedere periodicamente, come è possibile ottenere risultati migliori e in minor tempo.
Nell’incontro di “pensiero” di ieri sono stati presentati i risultati del suo terzo Copenhagen Consensus, nel quale è stato chiesto a eminenti economisti di lavorare sui 10 più problematici settori più importanti del mondo per proporre migliori investimenti atti a risolvere questi problemi.
Mag 14, 2012

Turbine eoliche offshore aiutano pesci.

 

Le turbine eoliche offshore non solo non disturbano i pesci, ma in qualche caso li aiutano. E’ la conclusione di un rapporto della Technical University di Copenaghen su uno dei piu’ grandi parchi al mondo al largo della Danimarca.

Lo studio, durato circa sette anni, e’ iniziato subito prima dell’installazione delle 80 turbine, piantate sul fondale sabbioso a circa 20 metri di profondita’, e sono stati studiati sia i pesci intorno all’impianto che gli organismi che vivono sul fondo del mare: ”Secondo le nostre osservazioni le turbine non hanno procurato nessun effetto avverso alla fauna – spiega Claus Stenberg, uno degli autori – anzi alcune nuove specie che prima non erano state osservate si sono stabilite proprio sull’impianto”.