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aprile 1, 2022

La politica estera di Craxi.

Di Beppe Sarno

L’Italia in cui oggi viviamo è governata da avventurieri, uomini piccoli piccoli, che vivono la loro avventura come una grazia ricevuta o da uomini servitori del capitale internazionale che non hanno a cuore e gli interessi della gente, dei lavoratori, della classi meno abbienti e men che meno dei giovani. L’Italia è ridotta ad un feudo dell’America di Biden, uomo guerrafondaio che prova a risolvere i problemi della sua assenza di una visone politica globale e delle sue difficoltà elettorali fomentando una guerra che potrebbe essere fermata in ventiquattro ore.

Il servilismo di Draghi nei confronti degli alleati è imbarazzante laddove è stato dimostrato che si può essere alleati di un paese senza diventarne il suo servitorello sciocco. Lo dimostrò Craxi con la crisi di Sigonella, episodio in cui pur senza rinnegare la posizione dell’Italia come paese schierato contro il terrorismo da qualunque parte venisse e amico degli Stati Uniti ribadì con fermezza l’autonomia delle scelte politiche dell’Italia dotata di una sovranità propria che nessuno poteva calpestare.

Fu Craxi che diede all’Italia un ruolo di primo piano nella scacchiere internazionale  perché pur essendo le sue scelte in campo internazionale  storia di vittorie esaltanti e sconfitte dolorose il Leader del PSI capì che la politica estera avrebbe dovuto rappresentare uno spazio prioritario per l’Italia destinato a crescere negli anni della sua presidenza.

Già all’interno nelle organizzazioni universitarie grazie al suo impegno conobbe politici che poi diventarono leader nazionali e internazionali. Craxi era convinto, infatti, che una maggiore considerazione in campo europeo e mondiale avrebbe contribuito alla valorizzazione dell’Italia costituita di un  formidabile sistema produttivo fatto da tante piccole e medie imprese. Se si confronta con la condizione dell’Italia di oggi si può vedere quale abisso ci separa da quella visione. Nella politica estera di Craxi erano presenti  principi e valori a cui si era ispirato nella sua militanza nell’Internazionale Socialista. Il suo forte e coraggioso sostegno alla nascenti democrazie dell’America Latina, dall’Argentina di Alfonsin dall’Uruguay di Sanguinetti al Perù di García, era un segnale di un nuovo corso per la nostra proiezione internazionale e di un  diverso modello di convivenza fra Nazioni sovrane, nonché la difesa del principio di libertà e dell’autodeterminazione dei popoli, un principio che considerava non negoziabile.

Per Craxi l’Europa allora come oggi divisa, doveva diventare punto di riferimento per un sistema basato sulla convivenza pacifica e sullo spegnimenti di tutti i focolai di guerra. Egli capì che l’antagonismo fra la Russia e l’America andava neutralizzato  e che bisognava creare le premesse per spostare il dibattito  da un piano strettamente militare ad un piano economico e politico.

La scelta sull’installazione degli Euromissili, deciso su sollecitazione di Helmut Schmidt che aveva legato lo schieramento delle forze nucleari nel territorio della Germania federale, a un analogo spiegamento almeno in un altro importante paese dell’Europa servì  ad un mutamento di rotta che contribuì ad un decisivo miglioramento del clima tra le due superpotenze militari. Per Craxi la politica verso la regione mediorientale e mediterranea era anche una questione Europea: “ I socialisti europei hanno perciò non soltanto il dovere di dare un giudizio ma anche il compito di contribuire attivamente per raggiungere questi obbiettivi, individuando i problemi, indicando soluzioni, intensificando le relazioni reciproche con le forze politiche affini, influendo sui governi per operare la pace nel Mediterraneo.” (B.Craxi, Discorso alla riunione dell’Internazionale socialista “I Socialisti nel mediterraneo”, Madrid, 8 Maggio 1977).  Ma si può ricordare, della politica estera del governo Craxi, anche la straordinaria apertura alla Cina di Deng Xiaoping. Nell’ormai famoso episodio di Sigonella Craxi dimostrò che l’onore e il rispetto per il Paese venivano prima di tutto.

Circa l’informazione Craxi poneva estrema attenzione nella corretta informazione e nell’analisi internazionale. Non fidandosi delle “veline” che soprattutto i servizi segreti israeliani e inglesi facevano circolare servendosi della sponda americana, teneva contatti frequentissimi, spesso riservati, con personaggi della politica, della finanza e dell’economia per, come lui diceva, vedere meglio “le carte” e giudicare secondo coscienza e conoscenza. Non di rado, ricorreva ai legami che risalivano ai primi anni del suo impegno politico; ricorda Ugo Intini: “Non c’era in Craxi né incoscienza né spirito avventuristico nel suo approccio diplomatico. Al contrario, egli era conscio che ci fosse sempre un prezzo da pagare, ovvero un rischio da assumersi per ogni azione che uscisse dagli schemi di una diplomazia convenzionale, asservita all’ortodossia e alla liturgia dell’atlantismo e dell’Europeismo di maniera.”( U. Intini, I socialisti , Gea, Milano, 1996, (pp. 217).

Negli avvenimenti di oggi invece assistiamo ad un sistema informativo schierato  da una sola parte.  Ci vuole poco per capire che non è più né la guerra, ne la sua evoluzione, ne il problema dei profughi che interessa  ma il gruppo di persone al potere. Il “Quarto potere” è ridotto al livello del buffone di corte che loda il padrone e ne ruffianeggia le trame. Tutto viene dall’alto: Draghi è onnipotente: una minoranza privilegiata fabbrica l’opinione e diventa la coscienza del paese. E’ l’ubriacatura del servilismo; è un cupio dissolvi collettivo. Chi non è con loro è contro di loro, chi prova a ragionare o è un fascista o un comunista. Questa dissoluzione porta gli uomini al potere che da maestri di cinismo quali sono,  ci giocano e ci portano dove vogliono. Un’oligarchia onnipotente che si identifica con lo Stato ne hanno occupato gli organismi e provano calpestando la Costituzione, ad annullare la  sovranità popolare.

Craxi non fu mai un guerrafondaio ma si schierò  sempre a difesa delle  ragioni della pace. Valgano in questo senso le parole che usò in difesa dei diritti del popolo Palestinese “Vedete io contesto all’OLP l’uso della lotta armata non perché ritengo che non ne abbia il diritto, ma perché sono convinto che la lotta armata non porterà a nessuna soluzione. (Camera dei Deputati seduta del 6 novembre 1985. Discussione sulle comunicazioni del governo di Bettino Craxi.. )

Un’altra questione fondamentale per Craxi era la necessità di presentarsi come paese neutrale per potersi garantire il ruolo di interlocutore affidabile nella trattive di pace. Dice Craxi “ Com’è noto, i compagni del Partito Laburista maltese hanno preannunciato un progetto per il riconoscimento dello status di neutralità più o meno garantita dell’isola a partire dal marzo 1979, epoca in cui verrà a scadere l’accordo dell’affitto della base navale stipulato con la Gran Bretagna e, per certi aspetti finanziari, di fatto con la NATO. La neutralità garantita di Malta, ampliando di per se i margini della pace nel Mediterraneo, deve essere vista con il massimo favore. A questo progetto i nostri partiti non possono dunque non dare la loro adesione, anche se esso richiederà certamente uno sforzo finanziario congiunto dei paesi europei per permettere all’isola di operare una riconversione della sua economia, oggi notevolmente dipendente dai proventi dell’affitto delle attrezzature navali militari. Il Partito Laburista maltese ha posto con chiarezza la questione di fronte ai governi europei, in particolare della Francia e dell’Italia. Le risposte che sino ad oggi sono state formulate non possono essere considerate soddisfacenti. Malta ha chiesto ai due paesi Europei sopra citati, e contemporaneamente alla Libia e all’Algeria, una dichiarazione politica che riconosca il valore e l’importanza della futura neutralità. Il governo maltese non è disponibile a divenire base militare di potenze straniere e men che meno delle maggiori che già si contendono l’influenza militare nel mare Mediterraneo. È questa una posizione importante che deve spingere i governi europei e arabi più direttamente interessati a cooperare con Malta per consentirle di affrontare prospettive derivanti dal suo nuovo status, senza contraccolpi gravi per la vita economica e sociale dell’isola.” (CRAXI). NEUTRALITA’. Parola sconosciuta al funzionario delle multinazionali Draghi, capo del nostro governo su mandato delle Banche e della multinazionali.

Rispetto a quello che oggi avviene fra Russia ed Ucraina Craxi capì con decenni di anticipo quello che sarebbe successo in caso di dissoluzione dell’impero sovietico. Il suo viaggio a Mosca avvenuto nel maggio 1985 era il segno che il leader socialista aveva capito che le scelte politiche di Gorbaciov andavano sostenute  perché il segretario del PCUS che sognava di costruire un paese su base socialdemocratica andava nella direzione giusta. Fu la miopia deli leader occidentali che preferirono sedersi al banchetto della dissoluzione dell’URSS appoggiando il colpo di stato di Yeltsin . Putin e la sua nomenclatura sono il frutto di quelle scelte scellerate.

Circa le ragione dell’attuale guerra è ancora attuale il pensiero di Craxi  “Non c’è dubbio che i nostri partiti hanno un interesse fondamentale alle vicende del mediterraneo…Dal manifestarsi della crisi economica in Europa nel 1974 si è continuamento parlato di un dialogo euro-arabo e di un dialogo fra nord e sud senza peraltro che esso sia approdato a un qualche concreto risultato…La verità è che l’approccio è avvenuto nei termini di interessi economici reciproci fra le strutture capitalistiche dell’Europa occidentale legate al capitalismo americano e alle compagnie multinazionali e i Paesi produttori di petrolio e materie prime. Rapporti di tale genere non possono risolvere i problemi di una cooperazione che, per essere concreta e duratura ha bisogno di una visione politica fondata sui principi della parità e dell’uguaglianza

Durante un convegno, Andreotti ebbe modo di ricordare con franchezza che “lavorare con Craxi non era facile, specialmente avendo un carattere completamente opposto” e aggiungeva “io sono sostanzialmente un burocrate, Craxi, se volevi veramente che leggesse un appunto non doveva andare oltre una sola pagina. Però egli aveva la grande virtù e la grande capacità di individuare il centro dei problemi, e di sapere poi trasmettere quelle che erano le sue posizioni.” Perennemente, per tutta la vita, combatté battaglie di minoranza affrontandole sempre con spirito garibaldino e modi e convinzioni di democratico: da segretario di zona del Psi a Sesto San Giovanni fino al suo seggio di Presidente del Consiglio dei Ministri e di interlocutore dei potenti della terra. La sua passione per la politica e la sua anima patriottica lo spinsero a dedicarsi costantemente e con profitto alla politica estera, “la più alta e decisiva delle esperienze umane” come amava sottolineare. Con l’azione del suo governo ottenne rispetto internazionale per l’Italia e a agli italiani, la realizzazione di una politica estera da protagonista, né marginale né subalterna”.

Non so quando finirà la Guerra fra la Russia e l’Ucraina, sono consapevole però che questa guerra come tutte le guerre soddisferà le pretese di qualcuno che resterà soddisfatto della guerra come istituzione e quindi, invece di desiderare la fine di tutte le guerre, avrà la tendenza opposta.  C’è una casta che guarda e sempre guarderà alla guerra come ad una finalità della vita.

Non così Craxi!

giugno 16, 2021

CONTRO IL NEO-ATLANTISMO

di Giuseppe Giudice

Si potrebbe ripetere con Marx che la storia quando si ripete , la prima volta si presenta come tragedia e la seconda come farsa. Mi pare il caso di questo neo-atlantismo ideologico proposto da Biden ad una Europa senza idee. Una sorta di “unione sacra ” delle democrazie contro gli stati autocratici e dittatoriali. Devo fare una premessa necessaria per poter meglio far capire il senso del mio ragionamento. Io non sono affatto un ammiratore (anzi) del capitalismo oligarchico russo (anche se sono stato sempre contro le sanzioni). Così come non ho mai creduto che la Cina fosse un paese socialista e neanche in transizione verso il socialismo. Un paese che ha un numero di miliardari quasi uguali a quelli degli USA, con fortissime disuguaglianze. Che ha utilizzato , nel suo frenetico sviluppo , il lavoro minorile, ritmi di lavoro estenuanti ed anche forme di vera e propria schiavitù. La questione degli Uiguri dura da anni. Ma la condanna che fa Biden è evidentemente strumentale. Perchè, allo stesso modo, dovrebbe condannare il regime autocratico e dispotico di Erdogan, che fa lavorare come schiavi i bambini fuggiti con le famiglie dalla guerra in Siria e per la feroce repressione dei curdi (nonchè la persecuzione dei dissidenti). Ma la Turchia fa parte della Nato (e pur avendo avuto una politica estera ballerina – ha avuto armi anche dalla Russia) e non si tocca. E ci tocca vedere Draghi inchinarsi di fronte al sultano turco. Dicevo del rapporto tra tragedia e farsa. Personalmente sono sempre stato vicino ad una posizione di “neutralismo attivo” così come la espressa LOmbardi per tutta la vita. E come la ha espressa la sinistra laburista inglese (ma anche Olof Palme). Ma il primo atlantismo non era altro che il risultato della divisione del mondo in aree d’influenza tra le potenze vincitrici della II Guerra mondiale USA ed URSS. Si chiamò “guerra fredda” , ma alcuni storici contestano questa affermazione. In realtà era una politica di non ingerenza nelle rispettive aree di influenza che poi avevano la copertura ideologica della teoria dei “campi” il campo proletario e socialista dell’URSS” il Campo del -mondo libero- degli USA ed alleati. …si sono prodotte guerre regionali , ma si è sempre evitato con accuratezza un conflitto globale. Del resto gli USA non sono intervenuti quando ci fu l’invasione dell’Ungheria , prima, e della Cecoslovacchia, dopo. L’URSS non è certo intervenuta per fermare i colpi di stato reazionari organizzati dagli USA , in Cile, Argentina. Brasile, Uruguay o in Guatemala. Detto in estrema sintesi. Naturalmente , anche all’interno della Nato in Europa, ci sono stati tentativi di assumere posizioni più autonome in politica estera. Vedi l’Ost-Politik di Willy Brandt. Che era certo motivata dal far svolgere un ruolo di distensione tra ovest ed est Europa. Ma anche dai forti interessi economici che la Germania aveva nei confronti dell’URSS. A Brandt gli fecero pagare un prezzo salato (contemporaneamente dalla DDR e dagli USA) , ma è anche vero che fitti scambi economici sia con l’Urss che poi con la Russia, la Germania ha continuato a intrattenerli. Come dicevo, oggi siamo alla farsa. Credo che questo neo-atlantismo propugnato da Biden , sia determinato dalla crisi ventennale che gli USA vivono nello scacchiere internazionale. Che è culminata con la guerra in Iraq del 2003. Che non solo è stato un atto sciagurato e criminale, ma ha registrato un colossale fallimento. Che in seguito ha dato fiato al terrorismo islamico di Al Queda e dell’ISIS. Poi c’è stata la grande crisi economica del 2008 partita dagli USA. Biden , come dicevo, sta, cercando di recuperare un ruolo forte a livello internazionale, ed aveva bisogno del sostegno europeo. Ma la questione è molto complessa. Sia perchè la Cina detiene una quota importante del debito pubblico USA (che Biden vuole ridurre) , sia perchè l’Europa ha ormai forti interdipendenze con l’economia cinese. Quindi, al di là dei proclami, bisogna fare i conti con questa realtà. Volendo o nolendo , la Cina ha raggiunto il PIL degli USA (non quello pro-capite, da cui è molto distante) , ha fatto notevoli progressi nel campo dell’Hi Tech (anche se gli USA manterranno, per diverso tempo il primato). E comunque Biden, per raggiungere tali obbiettivi, ha certo bisogno di dare più coesione sociale ad un paese che ha visto ancor più crescere le disuguaglianze, la povertà, il razzismo. Il jobs Act di Biden ha questo obbiettivo : Marta Fana ,una studiosa serissima, che certo non ha alcuna simpatia per gli USA, ha comunque rilevato che il piano di Biden è comunque molto più avanzato del PNRR di Draghi (che in realtà si muove entro schemi “tedeschi”). Fra l’altro il Piano Biden ha subito forti contestazioni dall’establishment clintoniano dei democrats. Ed è sostenuto criticamente da Sanders e dalla Ocasio-Cortez . I quali però hanno preso nettamente le distanze da Biden , in politica estera. Penso al tema della Palestina, ed il continuo ricordo che essi fanno del sostegno USA ai regimi fascisti e criminali dell’America Latina. Cerco di giungere alle conclusioni, anche per stanchezza mentale. Io sono sempre stato contro la teoria dei “campi”. Ad esempio se l’America fa porcherie, non mi va di difendere un regime criminale solo dice di essere antiamericano (pure Mussolini ed Hitler lo erano). Ho sempre condannato l’imperialismo americano. Ma non credo che gli USA siano l'”impero del male ” o il “grande Satana”. E’ oggi un paese complesso in cui stanno emergendo fenomeni nuovi , di cui occorre tener conto. Preferisco la saggezza ebraica che dice “il nemico del mio nemico non è mio amico” a quella maoista. E comunque credo che la sinistra debba recuperare la sua missione che quella della liberazione dell’uomo da ogni sfruttamento ed oppressione di classe, politica ed ideologica

aprile 3, 2021

SERVITORI DI DUE PADRONI!

di ferdinando pastore.

Il cambio di guardia nella guida dell’Esecutivo, operazione apparentemente immotivata se non per i capricci isterici di un nerd toscano, il compattamento dell’intero quadro politico, improvvisamente concorde e poco incline nel partecipare alla litigiosità spettacolarizzata e artefatta dei salotti televisivi, a sostegno del vate dei mercati Mario Draghi, sembrano sempre di più avvenimenti legati a un doppio vincolo di asservimento. Il primo è ovviamente quello nei confronti della tecnocrazia europea filo germanica. In linea di continuità con i presupposti ideologici posti alla base della Seconda Repubblica il Governo aveva il compito di anestetizzare il risultato delle ultime elezioni politiche che videro una chiara risposta contestativa della popolazione all’ordine assolutistico e post-democratico dell’Unione Europea. Essenziale far rientrare nei ranghi la Lega – già pronta a rientrarvi scodinzolando – e sfiancare attraverso la loro partecipazione al Governo i 5Stelle. Quando a causa della crisi pandemica le contraddizioni del sistema imperniato sulla costituzionalizzazione del principio di concorrenza sono apparse manifeste anche ai più ideologici sostenitori del “sogno” europeo e si paventavano timidi ma pericolosi propositi di ri-statualizzazione in qualche filiera produttiva, ecco che l’intervento sovranazionale con la complicità della Presidenza della Repubblica ha rimesso in carreggiata l’indirizzo politico. A questo è servito il tecnocrate della finanza internazionale; contraltare dei vecchi militari golpisti in divisa mimetica che assolvevano al medesimo compito nel momento in cui l’oppressione di classe si perseguiva ingenuamente con le armi e senza ricorrere alla più taciturna libera circolazione dei capitali. Ma il secondo vincolo è quello che in queste ore si fa strada con più chiarezza. Gli Stati Uniti dopo la crisi istituzionale apertasi a seguito delle ultime presidenziali e a causa della spaccatura ormai consolidata tra la cultura dixie e quella yankee, hanno avuto bisogno – al loro interno – di un commissariamento delle istituzioni da parte delle tecno-strutture finanziarie, amministrative e militari e di una chiamata alle armi nei confronti degli alleati in un contesto di nuova guerra fredda che intendono utilizzare per riaffermare la loro essenza imperiale e per ricompattare la popolazione. L’incubo del nemico esterno ha da sempre rappresentato la medicina in grado di occultare le contraddizioni sociali e culturali dell’America. Il Governo Draghi rappresenta la risposta italiana al nuovo patto di fedeltà che gli Usa richiedono. La partecipazione genuflessa alla crociata imperiale contro i paesi che proprio non cedono alle lusinghe del Washington Consensus. Cina, Russia, Iran, Siria, Venezuela e Cuba sono Stati da colpire e sanzionare senza tentennamenti. Come spesso accade però la versione italiana della servitù atlantica si colora di tratti grotteschi. La commedia di questi giorni sulla spia italiana al servizio di Mosca che per ben 5.000 euro ha venduto informazioni “cruciali” per la sicurezza nazionale si inserisce a pieno titolo in questa pantomima russo-fobica. In linea di continuità con le consuete prediche degli intellettuali d’avanspettacolo che riempiono le cattedrali dell’infantilismo europeista. Quelli che descrivono una Russia lontana dalla nostra sensibilità come se Dostoevskij, Tolstoj o Čechov fossero stati dei marziani scesi dall’Iperuranio e la sua civilizzazione debba essere completata da nuovi profeti di indubbia irreprensibilità morale. Di cui per esempio è ricolmo il neofascista Navalny. Lo Sputnik insomma va evitato come la peste. Il tutto in un ambito internazionale dove Usa e Germania comunicano con glaciale ostilità. Si servono due padroni dunque ma senza la scaltrezza del Truffaldino Goldoniano.

gennaio 12, 2021

BRUTTE PAROLE E BRUTTI FATTILA SAI L’ULTIMA?

Alberto Benzoni 

Due nuove versioni della “vittoria rubata”; e, a sostegno del nostro prestigio internazionale, tutte e due puntano il dito contro l’Italia.Nella prima, il colpevole è Renzi, in combutta con Obama e i nostri servizi deviati. Siamo nel 2016, negli ultimi mesi della sua presidenza. E il nostro Matteo si presenta alla Sala ovale con un’offerta allettante: dispone (i servizi deviati? la criminalità organizzata? Soros ?) di un non meglio precisato dispositivo che consente di truccare all’ingrosso qualsiasi risultato elettorale e lo offre su un piatto d’argento al suo interlocutore.Domanda: ma perché non utilizzarlo da subito nella campagna elettorale del 2016? Due risposte: perché, a Obama, Hillary stava sui cosiddetti; oppure perché Obama pensava che Hillary avrebbe vinto comunque. E fin qui ci siamo.Seconda domanda. Perché, se Renzi aveva a disposizione, unico nel mondo, l’arma atomica, perché non l’ha sperimentata in Italia, quando ne aveva urgente bisogno? Una sola risposta; perché Obama lo aveva espressamente richiesto. E qui siamo al limite tra realtà e realtà romanzesca.Terza domanda. Possibile che il nostro paese, che tutti e ciascuno (noi italiani compresi) ritengono un paese di incapaci, sia l’unico al mondo a disporre di un’arma politica, insieme assoluta e invisibile?E qui dobbiamo fermarci: perché questa roba non riesce nemmeno ad essere verosimile. A consolarci, il fatto che a crederci siano in tanti; ma non in tantissimi.E questo vale anche per la nostra seconda versione. Dove il colpevole è Mattarella, al soldo dei servizi segreti inglesi. E con l’aggravante che qui non c’è nemmeno l’invenzione di un mandante.

I FATTI DEL 6 NOVEMBRE NEL VANGELO DELLA DESTRA REPUBBLICANA

Biden, una persona che pesa le sue parole e che vuole riconciliare l’America con se stessa, ha definito i fatti del 6 novembre in termini di attentato, per giunta terroristico alla democrazia favorito da un complotto dei responsabili della sicurezza nazionale. Un giudizio condiviso dalla maggioranza degli americani, oltre che dai governi e dai popoli europei.Ma c’è anche la versione elaborata da Sarah Palin repubblicana dell’Alaska e imposta dalla destra del partito al povero Mc Cain (O Mac? N.d.A) come vice presidente nelle elezioni del 2008. Una versione condivisa, bene saperlo, dalla maggioranza dell’elettorato repubblicana (ma, attenzione, respinta con sdegno dai protagonisti della vicenda).In questa versione, l’invasione del Congresso è stata insieme, un manifestazione popolare con la sua simpatica tonalità folcloristica e un complotto; ordito, quest’ultimo da Biden, multinazionali, Soros e affini e posto in essere dai loro manutengoli (manganellati e uccisi pacifici dimostranti; via libera ai violenti, rappresentati, guarda caso, da quelli di Black Lives Matter e dagli Antifa, noti nemici dell’America).Si potrebbe obbiettare che, tra gli invasori, gruppi neri non si sono proprio visti. “Ma è perchè portavano la maschera”. Si potrebbe osservare che non risultano pacifici campeggiatori assaliti selvaggiamente dalla “polizia del regime” ma piuttosto l’inverso. “Ma è perché non lo dicono i giornali”. Si dovrebbe ricordare che l’attacco al parlamento è venuto dopo l’invito incendiario di Trump e che, all’interno del Congresso, fatti di sangue non si sono verificati perché il Nostro non aveva in mente un colpo di stato quanto una imprecisata lezione ai “traditori” e questi erano stati posti in salvo e in un luogo sicuri. “Ma non ci facciamo ingannare dai tuoi ragionamenti complicati”.Per nostra fortuna a ribellarsi violentemente contro la Palin e i suoi sostenitori americani (e italiani) sono stati gli stessi protagonisti della vicenda. Essere denunciati dai democratici, ci sta. Essere scambiati per i loro nemici mortali è francamente troppo…CHE FARE, ALLORA?Tutti i democratici e oltre il 60% degli americani, sono indignati per ciò che è avvenuto e preoccupati per quello che Trump potrà ancora fare o dire nella settimana che precede l’insediamento di Biden.La loro proposta è dunque quella di neutralizzarlo attraverso l’”impeachment” (rimozione per colpa) o l’utilizzo dell’art.25 (rimozione per incapacità). Ma si tratta di un risultato raggiungibile solo in tempi medi; e che comporterebbe, comunque, nell’immediato, un ricompattamento dei repubblicani intorno al loro eroe. E la loro radicalizzazione. Con il relativo boicottaggio delle proposte del governo.Altrettanto insensata politicamente quanto più negativa eticamente la proposta veicolata dai trumpini nostrani. Una specie di “chi ha avuto ha avuto” in cui The Donald potrà decidere di fare il bravo, ma solo quando cesserà la persecuzione nei suoi confronti. Il tutto, citando a sostegno l’amnistia di Togliatti; dimenticandosi di aggiungere che quella amnistia voleva chiudere una partita in cui c’era stato uno scontro senza quartiere tra fronti opposti con la vittoria totale – ed eticamente come politicamente giusta – di uno dei due.In questa prospettiva il compito del vincitore è, puramente e semplicemente, quello di riunificare gli americani intorno al suo programma. Niente di più e niente di meno. Agli altri la scelta di come comportarsi. A partire dalle esecuzioni capitali previste a partire da domani; e per fare un dispetto al successore. Un consiglio che, per inciso, dovrebbe valere anche per la nostra coalizione di governo. Ammesso e non concesso che ci sia…

gennaio 10, 2021

REMEMBER

di Alberto Benzoni

La democrazia americana si è salvata. Ma per il rotto della cuffia. Perché i rivoltosi, pardon i patrioti, avevano avuto via libera nell’entrare ma non erano in grado di bloccare le uscite. Né di trovare la documentazione necessaria per la proclamazione dell’esito del voto. Così si è evitata la guerra civile; mentre i suoi fautori rimangono sulla scena. Di questi dobbiamo dunque parlare. Per ricordare. E per evitare che, con l’andare del tempo, l’assalto al Parlamento diventi un’innocua scampagnata di vichinghi e uomini mascherati.Di questi; e magari anche dei loro sostenitori nostrani.

TRUMP

L’assalto, promosso e incoraggiato, con annessa indicazione dei traditori da colpire, non è che l’ultima tappa di un disegno oggettivamente eversivo. Si comincia col dire, all’inizio della campagna elettorale, che, se l’avversario vincerà, sarà perché ha inondato le urne di schede false. E senza curarsi di esibire prove o di individuare gli autori materiali del reato; sostituiti, in corso d’opera, dall’anima, nera, di Chavez e di Fidel Castro, più associazioni di pedofili, più il sempiterno Soros. Seguirà il tentativo di bloccare lo scrutinio; di non riconoscerne i risultati; di fabbricare voti inesistenti; di sostituire i grandi elettori democratici con quelli repubblicani; di bloccare la proclamazione dei risultati; e, infine, di impedire l’insediamento di Biden.Proposte che hanno tutte due tratti comuni; l’attentato eversivo a uno dei grandi riti della democrazia; e la ricerca di complici felloni. Per nostra fortuna l’eversione è rimasta; sono semplice mancati i complici felloni.Quanto basta per un’intimazione di sfratto; e, se il “no” diventasse sabotaggio, per vent’anni di galera.I SOSTENITORI DI TRUMP

74 milioni di voti (anche se Biden ne ha presi 81…), intorno alla metà dei quali convinta che l’elezione sia stata “rubata”. Nulla porta a credere che il fatto sia vero. Ma è verosimile. E tanto basta.E qui il richiamo scontato è la Germania di Hitler. Quella in cui Goebbels diceva “basta ripetere più e più volte una menzogna per farla diventare verità”. Quella in cui i Protocolli dei Savi di Sion, il progetto ebraico per la conquista del mondo, poteva essere anche un falso; ma era più che verosimile agli occhi di chi ci credeva.40 milioni. Sono tanti. Quanto basta, all’ingrosso, per seguire le direttive di Trump. Per sostituire, nelle primarie repubblicane, i molli con i duri. O per boicottare in ogni modo il processo di pacificazione o almeno di normale coesistenza tra repubblicani e i democratici. Quanto basta e avanza, al dettaglio, per rendere la vita difficile ai traditori venticinqueluglisti; o per compiere attentati terroristici per sfogare la propria frustrazione.

I REPUBBLICANI Questi si dividono in due categorie. Quelli obbligati dal proprio ruolo istituzionale a rispettare le regole del processo democratico; quasi tutti in rotta con Donald. E quelli liberi di perseguire i propri interessi personali; che, anche dopo l’invasione del Campidoglio, hanno continuato a votare contro il riconoscimento della vittoria di Biden; più della metà dei congressisti repubblicani, concentrati in particolare nella Camera dei Rappresentanti. Per questi ultimi, per lo più in malafede, il futuro è tracciato; gli altri, dovranno lottare per averne uno.

I SERVIZI DI SICUREZZA

Lo ha ricordato, a caldo, Biden. L’anno scorso, al Lincoln memorial, un piccolo esercito, in assetto di guerra, di fronte ad una manifestazione pacifica di Black Lives Matter. Oggi qualche centinaio di poliziotti a difesa del tempio della democrazia e di una seduta simbolo del rito della democrazia, di fronte a diecine di migliaia di dimostranti per larga parte armati. Molti facilmente entrati. Alcuni fatti entrare.Negligenza criminale? Negligenza pianificata. Ci sarà un’inchiesta? E non sarà un bel vedere. Piuttosto una delle tante manifestazioni di una frattura insanabile. Tra Bene e Male.

I TRUMPINI D’ITALIA

Questi avevano tifato per Trump lungo tutto il corso della campagna elettorale; sperando fino all’ultimo che disponesse di armi segrete suscettibili di portarlo alla vittoria. E fino a pubblicare, sdraiati, un’intervista delirante di Bannon. Oggi i suoi due tenori, Salvini e Meloni (Berlusconi si è opportunamente smarcato: ”è la fine peggiore…il voto del popolo va rispettato” ma non l’ha spiegato al Giornale…) sono stati, assieme ad Orban, tra i pochissimi che, nell’ambito dell’estrema destra europea, si sono rifiutati di condannare il fattaccio. Se Salvini si è rifugiato nella classica “condanna della violenza da qualsiasi parte provenga”, la nostra Giorgia ha compiuto un triplo salto mortale “speriamo che le violenze cessino presto come chiesto dal presidente Trump”.In quanto alla stampa, l’asse di fondo è “è stato un grandissimo presidente ma ha sbagliato all’ultimo” (come Benito buonanima..). Varianti specifiche: “così non si fa” (Sallusti) o “è stata una grandissima rivoluzione democratica” perché “ribellarsi è un dovere”(Guzzanti). Per finire con Conte “violata la Costituzione, soppresse le libertà civili”.Dopo di che, molti a sperare nell’ingresso di questa destra in un grande governo di unità nazionale; o a lavorare per elezioni, con una legge, come l’attuale, che regali la vittoria a questa destra.Amen. In attesa che Dio faccia il suo dovere…I