Posts tagged ‘Bettino Craxi’

aprile 29, 2021

La cultura dell’odio.

Di Beppe Sarno

La “Dottrina Mitterrand” consisteva nella convinzione  del Presidente Francese di poter accettare sul suolo francese gli ex terroristi italiani e non solo a condizione che rinunciassero esplicitamente all’uso della violenza e che non si fossero macchiati di delitti di sangue.

In un discorso pronunciato a Rennes il 1 ° febbraio 1985 il presidente francese dichiarò: “Ho deciso di estradare, senza il minimo rimorso, alcuni uomini accusati di aver commesso crimini. Non ne sto facendo una politica. Il diritto d’asilo, trattandosi di un contratto tra chi ne beneficia e la Francia che lo accoglie, sarà sempre ed è sempre stato rispettato. (…) Dico ad alta voce: la Francia è e sarà solidale con i suoi partner europei, nel rispetto dei suoi principi e dei suoi diritti: sarà solidale, rifiuterà ogni protezione diretta o indiretta al terrorismo attivo, reale, sanguinoso. ” Alla fine dello stesso mese, alla presenza di Bettino Craxi, Presidente del Consiglio italiano, François Mitterrand  precisò ulteriormente  l’atteggiamento della Francia : “Abbiamo circa trecento italiani che si sono rifugiati in Francia, dal 1976 e che da quando sono venuti nel nostro Paese si sono “pentiti” e a cui la nostra polizia non ha nulla da rimproverare.

I socialisti pur condannando il terrorismo perché come dichiarò Craxi «Il terrorismo è il frutto velenoso di una confusa predicazione pseudo-rivoluzionaria, di una sottocultura di sinistra, che per anni ha scorrazzato quasi indisturbata […].” Condivisero la posizione di Mitterand perchè partiva dalla volontà di chiudere la  stagione terribile del terrorismo  aprendo un canale di dialogo nel tentativo instancabile di ravvicinare gli individui ed i sistemi. Creando un ponte fra quella confusa massa di giovani che in una maniera e nell’altra si rapportavano al terrorismo si sarebbe potuto aprire un dialogo ispirato alla logica dello stato di diritto con la consapevolezza  che quell’emergenza sociale determinata dal terrorismo  era finita e che un trattamento non basato su sistemi polizieschi e di repressione poteva essere riservato a chi si impegnava rispettare la Costituzione e le leggi dello stato che li ospitava.

Il clima di sospetto veniva sostituito da una situazione diversa in cui il terrorista non era più un crociato che cercava  di trasformare tutti in combattenti.

All’epoca chi  aderiva alla sinistra extraparlamentare non era necessariamente un violento  scriteriato, affetto da permissivismo catastrofico e terrorista potenziale.

 Grazie a Mitterand e a Craxi che incontrò il presidente francese il 22 febbraio 1985 si aprì una stagione nuova che in parte contribuì a chiudere, per quanto possibile, la stagione del terrorismo.

Oggi il partito della fermezza, quello che per intenderci decise la fine di Aldo Moro, che contribuì in modo determinante alla fine del partito Socialista ed alla morte di Craxi in esilio, si ripresenta con gli stessi slogan, le stesse parole d’ordine. Sergio Segio ha affermato che gli arrestati sono uno sparuto gruppetto di persone anziane, e da decenni pur faticosamente integrate. Il loro arresto risponde alla logica che ‘non la facciano franca’ “. Essi sono stati protagonisti di “un periodo cupo e insanguinato per il quale le ferite personali di chi è stato direttamente o indirettamente colpito esigono rispetto e considerazione, ma che non devono e non possono trasformarsi in vendetta, come sta avvenendo”.  Ed è ciò che sta accadendo!

Ciò  che con tanta enfasi raccontano i telegiornali, la stampa i mass media è la vendetta di un capitalismo malato che ha paura non dei dieci ex terroristi arrestati, ma ha paura di quello che potrebbe avvenire in seguito ad un momento così difficile per l’intera collettività ed il cui prezzo maggiore lo stanno pagando i lavoratori e le categorie produttive. Macron e Draghi stanno mandando un messaggio  di paura e di preoccupazione perché se qualcuno o qualche forza politica dovesse organizzarsi per contestare le scelte di politica economica che si stanno facendo e che saranno fatte a medio e lungo termine, non ci sarà spazio per il dialogo,  ma solo repressione. Non si considera però che la radicalizzazione dei sentimenti politici porterà a fare il gioco di questa violenza  e di chi dovesse sceglierla. Non è difficile che quelle decine e centinaia di operai che vengono cacciati dal sistema produttivo, vagamente ostile, ma che fino ad ora si erano tenuti lontano dalla protesta, aizzati da chi vi ha interesse, non avendo idee precise sul che fare si possano trasformare in nemico dichiarato del sistema. La disperazione è un carburante potente.

Il terrorista in quanto tale rinuncia all’ideologia preferendo affidarsi a slogan perchè non ha gli strumenti per spiegare le ragioni della propria lotta.  Chi non capisce e chi non aderisce non può essere spettatore, ma si trasforma in nemico. Ne abbiamo un esempio pratico nelle pratiche di Salvini che ogni giorno soffia sul fuoco  contro gli islamici. Quanta gente è diventata un fanatico razzista antiarabo grazie alle performances del capo leghista?. E che dire di quei criminali che  spaccano le lapidi nei cimiteri ebraici diventando  feroci antisemiti? Il messaggio che Draghi, Macron stanno lanciando è un messaggio che serve solo ad attivare odio. Ogni  estraneo diventa nemico mortale e quindi la lotta politica tende a radicalizzarsi e diventare lotta di sterminio. Se il mio nemico è un nazista – ed io avvelenando le sorgenti l’ho reso tale, la tolleranza è un lusso che nessuno potrà più permettersi. Trasformando la società in una società non più tollerante  e quindi rendendo la frattura fra potere e società civile insanabile, il potenziale terrorista abbandona ogni scrupolo morale: la sopravvivenza non è più conciliabile con la coesistenza sociale e la legge del più forte prenderà il sopravvento sullo stato di diritto. Le abbiamo già vissute queste esperienze e ne avremmo fatto volentieri a meno.

 
aprile 15, 2021

Intitolare una via a Bettino Craxi!

di Beppe Sarno

Questa mattina ho depositato al protocollo del Comune di Avellino la richiesta di intitolare una via a Bettino Craxi sono sicuro che il sindaco della mia città avrà la sensibilità di accogliere la mia motivata richiesta.

Ill.mo sig. Sindaco del Comune di Avellino

Il sottoscritto Avv. Giuseppe Sarno, nato ad Avellino l 25 giugno 1947 ed ivi residente alla c/da Serroni 4/B in qualità di coordinatore regionale del Partito Risorgimento Socialista  

Chiede

All’amministrazione di cui lei è il rappresentate affinché si avvii, nel più breve tempo possibile la procedura necessaria e nei confronti degli organi amministrativi preposti, per l’intitolazione di una piazza o di una via della nostra città a Bettino Craxi.

Da 21 anni Bettino Craxi riposa nel cimitero cristiano di Hammamet e a distanza di tanti anni sono poche  le Amministrazioni che  hanno intitolato un luogo pubblico a Benedetto (Bettino) Craxi. Abbiamo strade dedicate a Lenin,  a Che Guevara,  a Ho Chi Min,  a Mao Tse Tung.

 La nostra strada principale il corso di Avellino  è intitolato ad un re, laddove la monarchia non esiste più e l’intera casa Savoia oltre ad aver affamato e distrutto il popolo meridionale dovette vergognosamente fuggire lasciando un’Italia piena di macerie, abbandonando il popolo che diceva di amare e rappresentare. Abbiamo una piazza intitolata a Giuseppe Garibaldi, conquistatore e predatore dell’intero meridione, che conquistò  il Regno delle Due Sicilie corrompendo i generali borbonici con l’aiuto determinante della mafia in Sicilia e della camorra a Napoli e con il sostegno della massoneria, depredando  i depositi e i risparmi del Banco di Sicilia e di Napoli.

L’ Italia ha il  dovere di ricordare uno statista  che è stato il rappresentante coraggioso  del socialismo democratico e riformista in Europa e nel mondo.

Con Craxi, grazie alla collaborazione virtuosa di un grande partito democratico quale fu la Democrazia Cristiana divenne fra i primi paesi  d’Europa  ad avere un tasso di sviluppo  di circa il 3% annuo e ottenne per la prima (ed unica) volta il massimo di affidabilità da parte delle maggiori agenzie di “rating” internazionale che attribuirono all’Italia la valutazione massima, la cosiddetta  tripla A, facendo entrare il nostro Paese nel gruppo dei Sette grandi paesi industrializzati del mondo.

Non va dimenticato che Craxi gettò le basi per l’ Europa dei Popoli e che, pur convinto filo-americano, non si fece  umiliare dal presidente americano  Reagan  per rivendicare la sovranità territoriale italiana.

Craxi arrivò alla guida del Paese in un momento di gravissima crisi strutturale e seppe proporre  gli incentivi alla ripresa industriale per far uscire il Paese dalla recessione e dalla stagnazione.

Craxi fu uno dei pochi che assieme al grande Pontefice Paolo VI° tentò disperatamente di salvare la vita ad un altro grande statista: Aldo Moro.  

Il 19 gennaio 2000 Bettino Craxi è morto ad Hammamet suscitando il cordoglio di tutto il mondo democratico ed  il governo dell’epoca – presieduto dall’on. D’Alema –  propose di tributare a Bettino Craxi i funerali di Stato in Italia che la Legge prevede solamente per le più alte cariche istituzionali e per quelle personalità “che abbiano reso particolari servizi alla Patria, nonché per quei cittadini che abbiano illustrato la nazione italiana”. Non furono celebrati perché la famiglia Craxi si oppose!

La Corte di Giustizia Europea dei diritti umani ha condannato lo Stato italiano per violazione dell’articolo 6 della Convenzione di Strasburgo sull’equo processo. Il Procuratore Capo del Tribunale di Milano Gerardo D’Ambrosio (poi Senatore della Repubblica eletto nelle liste del PD e prima con i DS) che condusse le indagini che portarono alla condanna del Presidente Craxi  fu il primo a riconoscere che l’ex segretario del PSI non aveva mai intascato soldi a titolo personale e in un’intervista al “Foglio” del 22 febbraio 1996 affermava: “…La molla di Bettino non era il suo arricchimento ma la politica”.  

La difesa della libertà dei popoli oppressi è stata per Bettino Craxi una ragione di vita. Non ebbe paura di accusare le multinazionali per l’aiuto dato al golpe cileno di Pinochet, così come aiutò i socialisti portoghesi a combattere  la dittatura di Salazar. Craxi ha servito le ragioni della libertà, oltre ogni convenienza ed opportunità tanto che il suo epitaffio dice:

‘La mia libertà equivale alla mia vita’.

Con la stima di sempre

Suo affezionatissimo

Giuseppe Sarno

marzo 7, 2020

Bentornato ” Avanti!”

Nessuna descrizione della foto disponibile.

dicembre 31, 2014

Meditate gente! Meditate!

…”Ciò che si profila è ormai un’Europa in preda alla disoccupazione e alla conflittualità sociale, mentre le riserve, le preoccupazioni, le prese d’atto realistiche si stanno levando in diversi paesi che si apprestano a prendere le distanze da un progetto congeniato in modo non più corrispondente alla concreta realtà delle economie e agli squilibri sociali che non possono essere facilmente calpe Altro…

agosto 20, 2013

Ripartire dal Midas?

DEDICATO A TUTTI QUELLI CHE SONO ALLO SBANDO, RIPARTIRE  DAL MIDAS.
giugno 16, 2013

Vecchi arnesi del craxismo.

maggio 22, 2013

150 anni dell’SPD, dall’Internazionale democratica del Psi di Craxi all’Alleanza progressista dei socialisti tedeschi

” Di che si tratti ancora non si sa. Sembra che sia il progetto di un’associazione promossa da partiti socialisti che oltrepassi i rigidi confini dell’Internazionale, ma che per ora vi si affianchi e non ne costituisca un’alternativa. Naturalmente la proposta tende comunque a superare la vecchia organizzazone che ha perso negli utlimi vent’anni sia un chiaro profilo politico sia la sua influenza, priva di temi e campagne internazionaliste coordinate, priva di peso nell’Onu.
E’ una proposta che, al momento, ci pare indirizzarsi verso una analoga idea avanzata dal PSI di Craxi e Martelli alla vigilia del crollo dell’Unione sovietica e alla vigilia della ormai fortemente voluta dal cancelliere Kohl, prima degli altri, della riunificazione tedesca: l’Internazionale Democratica.
Oggi la Germania – in cui la SPD di allora si oppose con forza alla proposta del Partito socialista italiano, viceversa condivisa dal socialismo latino, sia spagnolo, portoghese che di Mitterrand – è una sola e nelle prossime elezioni di settembre potrebbe scalzare (è l’auspicio) Angela Merkel: una Alleanza progressista a guida sociademocratica tedesca avrebbe una grande influenza sulla politica europea, dimostrerebbe che la SPD è capace di influenza internazionale competitiva a quella dell’attuale Cancelliere conservatore.

http://stecarluccio.com/2013/05/22/150-anni-dellspd-dallinternazionale-democratica-del-psi-di-craxi-allalleanza-progressista-dei-socialisti-tedeschi/

aprile 30, 2013

Qualcuno parla bene di noi.

Nel momento in cui, almeno in controluce, si prefigura la riorganizzazione del partito cattolico, in Italia, è bene non dimenticare il passato. La caccia contro i socialisti è stato uno sport antico. Non cominciò con Bettino Craxi: il leader che, secondo la definizione di Enrico Berlinguer, aveva subito, come un OGM, una mutazione genetica. Bisogna, invece, risalire nel tempo, quando Lenin chiamava ‘rinnegato’ Kautsky il capo della Seconda Internazionale. E gli uomini di Stalin condannavano o uccidevano uomini come Bernestein o Bukarin: tutti colpevoli di essere eccentrici rispetto al nuovo verbo della “rivoluzione in un solo Paese”.

Una lunga persecuzione, quindi, che in Italia ha assunto una dimensione inusitata. Ancora oggi, si può continuare ad essere socialisti, ma solo nel privato. Si può partecipare alla vita politica, ma solo sotto le bandiere altrui. Si può anche assumere una posizione di leadership, come in tanti casi che non è necessario elencare, ma nel rispetto di quell’antica convenzione.

Eppure i socialisti, nella storia d’Italia sono stati, quasi sempre, la punta del cambiamento. Quando i giovani comunisti – e noi tra questi – studiavano il tedesco per comprendere meglio gli scritti di Marx, uomini come Giolitti, Ruffolo, Brodolini rendevano più giusto e moderno questo Paese. E solo pochi anni dopo, era Gianni De Michelis, con il Trattato di Maastricht, a porre la prima pietra della futura costruzione europea, nelle vesti che oggi conosciamo.

E’ giunto il momento d’uscire da quell’antica maledizione, ricordando le lezioni della storia. Il torto non era di chi cercava di coniugare il principio di uguaglianza con quello di libertà. Ma di chi negava in radice il nocciolo problematico di quella relazione. Naturalmente i socialisti italiani non sono stati dei santi. Ma chi in Italia ed in Europa può lanciare la prima pietra? Il PCI di Greganti? Kohl, in Germania? Giscard in Francia?

La corruzione, che va combattuta con un impegno ancora maggiore, é la mala pianta di tutte le democrazie. La gramigna da estirpare, ma senza condannare un’intera cultura. Tanto più che in essa si sono riconosciuti milioni di uomini, per i quali il socialismo é stato, per decenni, la luce in fondo ad un tunnel pieno di disperazione.

Naturalmente i socialisti devono fare ammenda degli errori passati. L’unico modo per salvare l’onore della loro grande tradizione. Dovranno cedere il testimone ad una generazione più giovane che ha avuto la fortuna di non essere partecipe di quello scontro politico impietoso. Ma questo non basta.
Già da oggi, non devono più nascondersi, quasi per far dimenticare quello che sono stati.

Ritrovare l’orgoglio di chi era nel giusto e poi sconfitto da una congiuntura avversa che non può essere confusa con la storia. Perché questa si é già pronunciata, sgretolando le fondamenta di quell’antica fortezza costruita sulla “ragion di stato” di un Paese straniero e sulla condanna dei tanti “rinnegati”, che hanno saputo tenere alta la bandiera della libertà.

ottobre 14, 2012

Sigonella, un anniversario taciuto.

Non è un caso che quest’anno l’anniversario del “braccio di ferro” di Sigonella tra l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi ed il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan stia passando così sot…Visualizza altro

gennaio 2, 2012

Ricordando Pietro Nenni.

« Sarebbe stato uno splendido presidente delle Repubblica, e ci avrebbe fatto bene averlo al Quirinale. Ma non glielo permisero, non ce lo permisero. I suoi amici prima ancora dei suoi nemici. »(oriana fallaci) Pietro Nenni morì, il giorno di capodanno del 1980, quando il PSI era da tempo guidato da Bettino Craxi, suo delfino politico, che era divenuto segretario del partito nel congresso del 1976, con il suo decisivo appoggio.