Posts tagged ‘bernardo provenzano’

novembre 24, 2011

Trattativa Stato-mafia, Marcello Dell’Utri indagato a Palermo

Il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri è indagato dalla Procura di Palermo nell’inchiesta sulla cosiddetta trattativa tra Stato e mafia. Condannato in appello a 7 anni per concorso in associazione mafiosa, Dell’Utri sarebbe accusato in questa indagine di violenza o minaccia a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario. La sua iscrizione risale a circa un anno fa: l’indiscrezione circolava da mesi, ma non era mai stata confermata in ambienti giudiziari.

L’inchiesta, condotta dai pm Nino Di Matteo, Paolo Guido e Lia Sava, ipotizza l’esistenza di una trattativa tra Stato e mafia che negli anni avrebbe visto alternarsi diversi protagonisti istituzionali, politici e mafiosi. Nell’indagine sono coinvolti, oltre ai boss Totò Riina, Bernardo Provenzano e Antonino Cinà, il generale dei carabinieri Mario Mori, il suo ex braccio destro al Ros, Giuseppe De DonnoAngelo Angeli (un ufficiale dei carabinieri che, pur avendo messo le mani sul ‘papello’ durante la perquisizione della cassaforte nella casa di Massimo Ciancimino non l’avrebbe sequestrato), alcuni esponenti dei Servizi e lo stesso Ciancimino jr.

…e se viene fuori il nome di berlusconi? che succede?

agosto 31, 2011

Libero Grassi, il ventennale della morte: 29 agosto 1991.

I  genitori gli diedero il nome di Libero in ricordo del sacrificio di Giacomo Matteotti. La famiglia è antifascista e il ragazzo matura anch’egli una posizione avversa al regime di Benito Mussolini. Nel 1942 si trasferisce a Roma, dove studia in Scienze Politiche durante la seconda guerra mondiale. Per non andare in guerra, entra in seminario, da cui però esce dopo la liberazione, tornando a studiare. Passa però a Giurisprudenza, all’Università di Palermo.

Malgrado voglia fare il diplomatico, prosegue l’attività del padre come commerciante. Negli anni cinquanta si trasferisce a Gallarate, dove entra nel meccanismo dell’imprenditoria. Torna a Palermo per aprire uno stabilimento tessile. Nel 1961 inizia a scrivere articoli politici per vari giornali e successivamente si dà anche alla politica attiva con il Partito Repubblicano Italiano, che lo mette a capo dell’azienda municipale del gas.

La condanna a morte di Grassi arriva con la pubblicazione sul Giornale di Sicilia di una lettera [1] sul suo rifiuto a cedere ai ricatti della mafia. La sua lotta prosegue in televisione, intervistato da Michele Santoro a Samarcanda su Rai 3, e anche dalla giornalista tedesca Katharina Burgi della svizzera Neue Zürcher Zeitung (NZZ Folio)[2] colpita dal suo comportamento positivo volto a denunciare i mafiosi. Libero Grassi fu lasciato solo nella sua lotta contro la mafia, senza alcun appoggio da parte dei suoi colleghi imprenditori. Per questo fu assassinato il 29 agosto 1991. Il 26 settembre 1991, Michele Santoro e Maurizio Costanzo dedicano una serata televisiva a reti unificate (Rai 3 e Canale 5) alla figura di Libero Grassi.

Per il suo omicidio sono stati condannati nel 2004 vari boss, tra cui Totò Riina, Bernardo Provenzano e Pietro Aglieri.

Questa la mortivazione con cui gli è stata conferita la medaglia d’oro al valor civile:” Imprenditore siciliano, consapevole del grave rischio cui si esponeva, sfidava la mafia denunciando pubblicamente richieste di estorsioni e collaborando con le competenti Autorità nell’individuazione dei malviventi. Per tale non comune coraggio e per il costante impegno nell’opporsi al criminale ricatto rimaneva vittima di un vile attentato. Splendido esempio di integrità morale e di elette virtù civiche, spinte sino all’estremo sacrificio. Palermo, 29 agosto 1991.”

novembre 21, 2010

Berlusconi, Dell’Utri e Cianciminio. Qual’è la verità?

La caccia ai riscontri è apertissima: conti correnti bancari, libretti al portatore, depositi. E persino la ricerca di un ristorante e del personale che vi lavorava in cui si sarebbe svolto tra il ’73 e il ’75 il faccia a faccia tra Vito Ciancimino, allora fresco ex sindaco di Palermo, e l’imprenditore Silvio Berlusconi. La procura antimafia di Palermo ha ricevuto dagli investigatori della Dia i primi esiti dell’indagine nata dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino e della madre Epifania Scardino, la quale ha ricostruito pochi giorni fa due viaggi a Milano fatti col marito per un affare che doveva concludere con Berlusconi. E che, ha raccontato Ciancimino junior, ha dato i suoi frutti economici. Massimo Ciancimino lo ha dichiarato ai pm antimafia di Palermo: il padre Vito, ex sindaco Dc, arrestato nell’84 per i legami con i boss Totò Riina e Bernardo Provenzano, investì nel 1972 un miliardo e mezzo di lire a Milano 2, il centro residenziale costruito alle porte di Segrate dalla società Edilnord del Gruppo Fininvest di Berlusconi. Anni dopo, quando Massimo cominciò a raccogliere i racconti del padre, apprese che quell’operazione c’era stata e che era anche andata a buon fine: Ciancimino senior incassò non solo i soldi versati ma anche i proventi di quell’investimento.

settembre 5, 2010

I nostri santi laici: Carlo Alberto Della Chiesa.

Alle ore 21.15 del 3 settembre del 1982, la A112 bianca sulla quale viaggiava il prefetto, guidata dalla moglie Emanuela Setti Carraro, fu affiancata, in via Isidoro Carini, a Palermo, da una BMW dalla quale partirono alcune raffiche di Kalashnikov AK-47 che uccisero il prefetto e la giovane moglie [1].

Nello stesso momento l’auto con a bordo l’autista e agente di scorta, Domenico Russo, che seguiva la vettura del prefetto, veniva affiancata da una motocicletta dalla quale partì un’altra raffica che uccise Russo.

Per l’omicidio di Dalla Chiesa, della Setti Carraro e di Domenico Russo sono stati condannati all’ergastolo come mandanti i vertici Cosa Nostra, nelle persone di Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci [19].

Nel 2002, sono stati condannati in primo grado quali esecutori materiali dell’attentato, Vincenzo Galatolo e Antonino Madonia entrambi all’ergastolo, Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci a 14 anni di reclusione ciascuno.

Carlo Alberto Dalla Chiesa un uomo che ti fa credere che è ancora possibile salvare questa nostra Repubblica, cosi umiliata da chi la governa.

giugno 30, 2010

Politicae mafia: una lunga storia di processi.

La condanna del  senatore Marcello Dell’Utri  non è l’unica emessa nei confronti di personaggi politici rimasti impigliati nelle reti della giustizia e processati per mafia. Alcuni sono stati condannati, altri assolti. Sempre fra le polemiche. Ecco le vicende piu’ note degli ultimi anni:

17 maggio 1999 – La corte d’appello di Catania conferma l’assoluzione di Natalino Amodeo, deputato Psi, per non avere commesso il fatto, dall’accusa di concorso esterno all’ associazione mafiosa. Amodeo, per le dichiarazioni di un pentito, trascorse 13 mesi in carcere.

2 dicembre 2003Vito Ciancimino fu il primo politico condannato per mafia: i 10 anni in primo grado, ridotti in appello a otto, vengono confermati dalla Cassazione. Si chiuse cosi’ un caso giudiziario che il giudice Giovanni Falcone aveva aperto dopo le rivelazioni di Tommaso Buscetta. 5 marzo 2004 – I giudici della corte d’appello assolvono dall’ accusa di concorso in associazione mafiosa, l’ex senatore di An Filiberto Scalone che, secondo gli inquirenti, era indicato come vicino alla famiglia mafiosa di Brancaccio.

25 maggio 2004 – Quattro anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, per Giancarlo Cito, ex sindaco di Taranto ed ex deputato per la lista AT6.

27 ottobre 2004 – Accogliendo la richiesta della Procura di Palermo, il gip Gioacchino Scaduto archivia l’inchiesta a carico del deputato di FI e avvocato penalista Nino Mormino, che era stato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.

28 dicembre 2004 – La Cassazione conferma definitivamente la sentenza di assoluzione di Giulio Andreotti nel processo per mafia. Prescrizione per il delitto di associazione a delinquere fino alla primavera del 1980 e l’assoluzione per il reato di associazione mafiosa dal 1980 in poi.

16 marzo 2006 – L’ ex deputato calabrese di FI Amedeo Matacena e’ assolto dalla Corte d’assise di Reggio Calabria, per non avere commesso il fatto, dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

6 dicembre 2006 – Le intercettazioni effettuate nel salotto del capomafia di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro, portano alla condanna a 8 anni di carcere dell’ex assessore comunale Domenico Miceli Udc), per concorso esterno in associazione mafiosa.

29 febbraio 2008 – In Sicilia, l’ex assessore regionale Udc Vincenzo Lo Giudice, e’ condannato a 16 anni ed 8 mesi per associazione mafiosa. La sua campagna elettorale del 1991 fu scandita dalla colonna sonora del film Il Padrino, cosa che fece scalpore e diede a Lo Giudice, allora sconosciuto sindaco di Canicatti’, notorieta’ nazionale.

 28 luglio 2009 – Per il gip che nel 2006 ne ordino’ l’arresto, sarebbe stato tanto vicino al capomafia Bernardo Provenzano da far parte di ‘una Cosa sua’, piu’ che di Cosa Nostra. Un’espressione che da’ l’idea dello stretto legame che univa il padrino di Corleone a Giovanni Mercadante, il medico, deputato regionale di FI, condannato per mafia a 10 anni e 8 mesi.

14 gennaio 2010 – l’ex ministro e politico Dc siciliano Calogero Mannino, una carriera lunga 41 anni, viene assolto in Cassazione dall’accusa di mafia dopo indagini e processi durati 19 anni, e dopo aver trascorso 23 mesi in carcere.

23 gennaio 2010 – Alla fine del processo denominato ‘Talpe alla dda’ Salvatore Cuffaro, e’ condannato in appello a 7 anni per favoreggiamento aggravato alla mafia, due in piu’ rispetto al primo grado.

gennaio 16, 2010

Massimo Cincimino pronto a testimoniare nel processo Dell’Utri.

 

 

Si e’ concluso dopo quasi quattro ore l’interrogatorio di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo Vito, che si e’ svolto negli uffici della Procura. Il teste e’ stato nuovamente interrogato dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia che conducono l’inchiesta sulla cosidetta trattativa tra lo Stato e Cosa
Nostra: il procuratore aggiunto Antonio Ingroia e i Pm Nino Di Matteo e Antonio Guido.

Poco prima di entrare negli uffici della Procura il figlio di Don Vito, conversando con i giornalisti ha detto di essere disponibile a testimioniare nel processo d’appello al senatore Marcello Dell’Utri, giunto ormai alle battute finali.

La Procura di Palermo sta infatti valutando la possibilita’ di trasmettere alla Procura generale i verbali di interrogatorio resi da Ciancimino Jr. su presunti rapporti tra Marcello dell’Utri e il boss Bernardo Provenzano e sul ruolo che – sempre secondo il figlio dell’ex sindaco – il parlamentare del Pdl avrebbe avuto nella trattativa tra mafia e Stato. Alcune di queste dichiarazioni sono gia’ state depositate nel processo al generale dei carabinieri Mario Mori. Ma alla Procura generale potrebbero essere inviati anche altri verbali di interrogatorio, oltre ai pizzini in cui Bernardo Provenzano e Ciancimino fanno cenno a un “senatore” che, secondo gli inquirenti sarebbe Dell’Utri.