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novembre 9, 2009

Non arrendersi mai!

fontaneIl consenso e i riscontri ottenuti negli ultimi mesi sulla battaglia per difendere la natura dell’acqua come bene pubblico non mercificabile, che insieme a tanta parte della sinistra stiamo facendo ci deve convincere a non mollare a combattere su tutti i fronti possibili per evitare questo scandalo nazionale e per noi irpini questa tragedia annunciata.
Il mito che il privato sia meglio del pubblico è una sonora bugia dimostrabile con cento esempi. Nel caso specifico peraltro è difficile sostenere che un’azienda privata possa fare meglio di un’azienda pubblica con tanta storia e professionalità alle spalle. L’azienda alto calore servizi opera anche in presenza di scarse risorse finanziarie e con il dichiarato e dimostrato boicottaggio da parte della Regione Campania. Al di la di questo, che è comunque fondamentale, bisogna difendere il principio che l’acqua è un bene indisponibile per sua natura patrimonio universale che non potrà mai essere una merce.
Nel centro-sinistra è paradossale che una parte dello schieramento, compreso il Presidente della Regione Campania Bassolino, si adegui a questo approccio, dopo avere, nella scorsa legislatura, tenuto una linea contraria alla privatizzazione dell’acqua. E però bisogna ricordare -mettendole a confronto con la decisione del Senato sull’acqua- le “sparate” di Tremonti di questi ultimi mesi contro il mercatismo e le privatizzazioni: pura ipocrisia e demagogia. Il mercato applicato alla gestione dei servizi legati all’acqua nasconde interessi economici che si cerca di nascondere con il mito dell’ “efficienza del mercato”. Non si può accettare che l’acqua diventi il viatico per la mercificazione di tutti i beni primari della società.
Bene hanno fatto Vendola e la Regione Puglia a dichiarare la volontà di ripubblicizzare l’acquedotto pugliese e la stessa cosa dovrebbe fare Bassolino. Chi vuole privatizzare l’acqua non è perché si interessi a far funzionare bene un servizio, ma vuole trarne il maggior profitto possibile, anche a costo di diminuirne i costi con minori spese per il personale e meno manutenzione. In una situazione come quella irpina dove si perde già il 40% dell’acqua per la mancata manutenzione degli impianti significa aggiungere inefficienza, alla mancanza di fondi ed investimenti che nessun privato farà mai. Ecco perché bisogna sostenere e sviluppare ancora di più il movimento per l’acqua come bene comune, rilanciare le mobilitazioni e chiedere alla forze politiche di mettere al centro dell’iniziativa di questi mesi il tema dell’accesso universale e libero all’acqua, sottraendola alla dimensione del mercato. Prima che sia troppo tardi mobilitiamoci, con tutte le forme di lotta consentite, perché questa sfida se dovesse essere perduta, non sarà più riproponibile.