Posts tagged ‘Bancor’

marzo 4, 2014

Come superare l’euro senza farsi male.

 

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Tra l’attuale, insostenibile, moneta unica, e l’idea ingenua e propagandistica che si debba uscire dall’euro un venerdì sera e poi “vedere di nascosto l’effetto che fa”, una terza plausibile via è trasformare l’euro da “moneta unica” a “moneta comune”, in un nuovo sistema di cambi tra monete nazionali

D.Palma, G.Iodice – da “Euro Tunnel”, allegato a il Manifesto del 28 febbraio 2014

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settembre 2, 2013

Keynes, il Bancor e l’Euro: una risposta/proposta a Sergio Cesaratto.

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Nei giorni scorsi siamo tornati sull’idea di cessare l’euro come moneta unica e trasformarlo in una valuta comune dell’Unione Europea, sul modello del Bancor proposto da Keynes in vista della conferenza di Bretton Woods [link]. 

Sergio Cesaratto, nel suo ultimo lavoro sulla crisi della zona euro, torna a rilevare la somiglianza tra il sistema Target 2 della Banca Centrale Europea e la proposta dell’International Clearing Union di Keynes. Pur riconoscendo che Keynes associava ad essa dei meccanismi di riequilibrio, ci sembra che Cesaratto non riponga alcuna fiducia in un sistema improntato al Bancor, giudicandolo sostanzialmente identico al già esistente Target 2.

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maggio 16, 2013

Luci e ombre del “modello Islanda”.

Iceland holds referendum on repayment

Alla fine del 2008 l’Islanda è stata travolta dalla crisi finanziaria internazionale e la sua economia ha perso più del 6,5 per cento del pil. Un paio di anni dopo però era già tornata a crescere e a creare posti di lavoro. In mezzo due decisioni che hanno attirato l’attenzione di tutto il mondo: la scelta di non pagare (in parte) i debiti delle proprie banche verso l’estero e l’approvazione di una nuova Costituzione redatta in forma partecipativa. Un modello esportabile?

Daniela Palma e Guido Iodice da Micromega 4/2013
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gennaio 20, 2013

Smontiamo i luoghi comuni: il keynesismo non è più attuale a causa della globalizzazione?

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La globalizzazione è un fenomeno tutt’altro che recente. In effetti, come abbiamo visto, il capitalismo nasce con le borse in cui si trattavano gli scambi commerciali internazionali.

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luglio 8, 2012

Disoccupazione e squilibri commerciali nella zona euro.

Lo si ricorda spesso. Ma forse non abbastanza: le tensioni nella zona euro sono alimentate da importanti squilibri strutturali attinenti al potenziale di crescita delle economie ed uno degli aspetti salienti della questione è rappresentato dai deficit nei conti con l’estero. Ma c’è di più: non solo le economie gravate dal deficit estero sono destinate a registrare minori tassi di crescita, esibendo per questo dei più alti rapporti tra debito e Pil, ma vanificano ben presto gli sforzi (anche ingenti) che debbono essere fatti per la ricapitalizzazione finanziaria.

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maggio 16, 2012

Per la Grecia (e l’Europa) la soluzione potrebbe venire da Keynes (con l’aiuto di Hollande?)

La possibile (probabile) uscita della Grecia dall’Euro è in questi giorni al centro della discussione. Nessuno sembra avere le idee chiarissime. Chi, come Nouriel Roubini, ritiene l’abbandono della moneta unica inevitabile, sottolinea che la Grecia potrebbe risollevarsi proprio grazie al ritorno alla dracma. L’esempio più ricorrente è quello dell’Argentina che aveva una situazione non dissimile: alto indebitamento con l’estero e la moneta locale, il peso, agganciato al dollaro con un rapporto 1:1. Il default e lo sganciamento del peso nel 2002 – sia pure pagando un’inflazione che schizzò al 40% – aiutò il paese nelle esportazioni, permettendo di uscire dalla crisi, ma richiese un lungo e penoso travaglio.

I contrari all’uscita della Grecia tuttavia sottolineano che essa non è un’economia votata alle esportazioni e quindi le sarebbe difficile recuperare come ha fatto l’Argentina. La risposta a questa obiezione è che il settore turistico potrebbe essere per i greci l’equivalente delle esportazioni argentine. Inoltre i contrari sottolineano come l’uscita della Grecia potrebbe essere solo l’inizio di un processo che porterebbe l’intero Sud Europa ad abbandonare la moneta unica e – per evitare la colonizzazione economica, anche il mercato unico -, con conseguenze per l’intera credibilità del progetto europeo. Sparirebbe in pochi mesi o qualche anno l’intero lavoro di mezzo secolo di integrazione.

Ma tra rimanere nell’Euro ed uscire c’è forse una terza via, ispirata a Keynes. Continua a leggere »