Posts tagged ‘Banca Mondiale’

aprile 24, 2022

Uscire dalla crisi verso un orizzonte socialista

di Alberto Angeli

L’invasione dell’Ucraina sta mettendo a repentaglio l’assetto economico e finanziario internazionale.  E’ quanto ha affermato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel suo intervento a “Economia e Società, Disuguaglianze e democrazia, quale futuro per un capitalismo democratico?” E’ l’eco di quanto affermano altri istituti monetari e finanziari internazionali, i quali insistono anch’essi sul fatto che l’economia mondiale è entrata in un periodo di intensa incertezza poiché la guerra russa si combina con una inarrestabile pandemia, concorrendo così ad alimentare una rapida inflazione e a rendere più incerta una già fragile ripresa globale. Si tratta di una combinazione difficile che induce molti analisti a considerarla  una sfida , impegnandosi  intanto a ridurre l’inflazione senza però rallentare la crescita, non però così tanto da far scivolare l’economia in una recessione. Che ci sia incertezza lo dicono le previsioni delle organizzazioni internazionali e dei cosiddetti gruppi di analisti, i quali mettono in conto una riduzione della crescita e del commercio e, a causa della guerra, interruzioni alle forniture globali di energia, materie prime e forniture di cereali, e i blocchi sulle banchine della Cina di migliaia di container allo scopo di contenere le ondate di pandemia di coronavirus.

Una informativa allarmante proviene dal Fondo monetario internazionale, durante la sessione di martedì scorso nello svolgimento del suo World Economic Outlook sulla previsione della crisi, che rileva la possibilità che la produzione globale potrebbe rallentare quest’anno al 3,6%, dal 6,1% nel 2021. Sicuramente, un declassamento rispetto alle previsioni di gennaio del 4,4 per cento di crescita per quest’anno, un aggravamento delle prospettive economiche globali in parte dovute all’aggressione russa dell’Ucraina, riporta il documento finale, e in parte dalla lentezza della ripresa dell’economia globale spossata dalla pandemia del Covid 19. Nulla fa presagire che le cose possano migliorare nel breve periodo, soprattutto se non si giungerà presto ad un accordo di tregua a cui piegare Putin e quindi offrire una motivazione alle potenze occidentali a frenare le pressioni sulla Russia con le sanzioni. Questo perché è proprio a causa delle sanzioni che gli shock dei prezzi e dell’offerta si stanno già materializzando, aumentando le pressioni inflazionistiche globali, creando rischi per gli equilibri esterni e minando la ripresa, con gravi ripercussioni sulla parte più povera del mondo e sull’aumento delle disuguaglianze.

E’ sempre lo sesso FMI a ricordarci come l’aumento dei prezzi in tutto il mondo non mostra segni di diminuzione, e anche se i problemi della catena di approvvigionamento dovessero  attenuarsi le previsioni mettono in conto che l’inflazione rimarrà elevata per tutto l’anno, proiettandola al 5,7% nelle economie avanzate e all’8,7% nei mercati emergenti. Già ora l’inflazione ha raggiunto l’8,5% negli Stati Uniti,  mentre in Italia è al 6,2%, il ritmo più veloce in 12 mesi dal 1981. Mentre la Banca Mondiale ha avvertito come a causa della persistente pandemia, i lockdwon di Covid-19 in Cina e l’aumento dell’inflazione potrebbero amplificare la disuguaglianza di reddito e i tassi di povertà, rivedendo al ribasso la sua previsione di crescita per il 2022 al 3,2% dal 4,1%. A queste previsioni si associa la Banca dei regolamenti internazionali, secondo cui più della metà delle economie emergenti ha tassi di inflazione superiori al 7%. E il 60 per cento delle “economie avanzate”, compresi gli Stati Uniti e l’area dell’euro, manifesta un’inflazione superiore al 5%. Una situazione resa ancora più cupa dal fatto che si aggiungono i problemi del mercato azionario, con previsioni di crisi e chiusure di banche, mentre il conflitto ha già causato picchi vertiginosi nei prezzi dell’energia  e sta inducendo l’Europa ad aumentare le sue spese militari sacrificando la parte sociale più esposta alla catena della crisi inflazionistica, che colpisce redditi, risparmi e spinge verso la povertà milioni di famiglie e sottrae risorse alla formazione e all’assistenza già fortemente stressata dalla pandemia virale che non accenna a ritirarsi.

Le restrizioni stanno nuovamente interrompendo le catene di approvvigionamento globali di elettronica, parti di automobili e di altri beni , riducendo le importazioni cinesi di petrolio, cibo e beni di consumo. Ancora, nonostante che la Cina sia il più grande importatore di petrolio al mondo, eppure, secondo IL FMI, si registra un forte raffreddamento della domanda, che ha indotto la scorsa settimana l’Agenzia internazionale per l’energia a ridurre le sue previsioni di crescita della domanda di petrolio per quest’anno a 1,9 milioni di barili al giorno, dai 5,6 milioni di barili/giorno dello scorso anno. Gli stessi dati mostrano che la crescita economica Cinese e le vendite al dettaglio segnala un rallentamento, poiché il governo impone ampi lockdown per debellare il coronavirus e le restrizioni stanno nuovamente interrompendo le catene di approvvigionamento globali di elettronica, parti di automobili e altri beni, riducendo le importazioni cinesi.

E, come prevedibile, le sanzioni imposte per punire Mosca minacciano anche di far precipitare le economie europee in recessione. La scorsa settimana, studi dei principali istituti economici tedeschi hanno previsto che un divieto europeo totale sulle importazioni di energia russe causerebbe una contrazione della produzione Tedesca del 2,2% l’anno prossimo e spingerebbe l’inflazione al 7,3%; un danno di oltre 400 mld di euro, un record per la Germania del dopoguerra. Ma risultati negativi su economia e inflazione sono parte delle previsioni per tutti i paesi dell’Europa, per cui dobbiamo aspettarci dalla crisi economica un incremento della povertà, un taglio ai redditi e alle pensioni e un aumento delle disuguaglianze, se non saranno adottati tempestivi e opportuni provvedimenti di sostegno alla parte più esposta della popolazione, seguendo la strada di far pagare a quanti ingrassano le loro fortune speculando sulla crisi.

Questa dovrebbe essere l’occasione, ammesso che il mondo non scivoli verso una guerra senza vincitori, per ripensare il modello economico capitalistico cercando di interpretare il dispaccio che ci proviene da un mondo in fiamme e alle prese con una guerra che, una volta terminata, ne cambierà l’ordine geopolitico e economico, ma non modificherà in nulla la matrice del potere finanziario, economico e  politico.  E dovrebbe essere un ripensamento da svolgere dentro un pensiero di un nuovo socialismo, che si carichi delle aspettative di quella parte di mondo che questa combinazione di crisi pandoeconomica ha impoverito e annichilito nel suo desiderio di pace e libertà.

aprile 4, 2020

Anche i ricchi piangono!

Cina, verso la crescita più bassa di 44 anni: le previsioni

Malgrado alcuni timidi segnali di ripresa dalla devastazione causata dalla pandemia di coronavirus, la strada da percorrere resta estremamente incerta e la crescita potrebbe essere quasi completamente azzerata secondo molti, mettendo a rischio milioni di posti di lavoro.

Il Prodotto Interno Lordo della seconda maggiore economia al mondo potrebbe crescere di una percentuale che va dall’1% al 2%, vale a dire con un calo intorno al 6,1% rispetto 2019, secondo quanto indicato dagli stessi economisti interni al governo di Pechino.

Nel peggiore dei casi – ha avvertito la Banca Mondiale all’inizio di questa settimana – la crescita potrebbe essere a zero.

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Cina, verso la crescita più bassa di 44 anni: le previsioni

Stando alla maggior parte delle stime, saremmo di fronte alla performance finanziaria più debole in 44 anni, ancora peggiore dei periodi di recessione globale del 2008 e del 1990, quando l’Occidente impose dure sanzioni alla Cina dopo il massacro di Piazza Tiananmen.

Gli analisti di UBS e Goldman Sachs hanno recentemente rivisto al ribasso le loro previsioni di crescita, ora rispettivamente all’1,5% e al 3%, mentre i funzionari cinesi al momento evitano di spendersi in qualunque previsione.

Uno dei principali responsabili delle politiche presso la Banca popolare cinese, Ma Jun, ha dichiarato che il governo non dovrebbe fissare nessun obiettivo per il 2020:

“È difficile persino ipotizzare una crescita compresa tra il 4% e il 5%. Molti hanno previsto l’1% o il 2%, ma queste circostanze di fatto ora sono tutte possibili”.

Considerate le enormi incertezze circa le prospettive, il Paese sta trovando difficoltà a determinare lo stimolo fiscale e a selezionare gli investimenti.
Eppure, un sondaggio di questa settimana ha mostrato una, seppur debole, ripresa dell’industria manifatturiera lo scorso mese, a seguito del crollo dell’attività di febbraio.

A inizio settimana l’esecutivo di Pechino ha annunciato oltre 3.000 miliardi di yuan di sostegno finanziario extra per le piccole imprese, mentre la banca centrale metterà a disposizione altri 1.000 miliardi di yuan per le piccole e medie banche, riducendo gli obblighi di riserve.

In precedenza, la banca centrale aveva garantito liquidità e assegnato prestiti aggiuntivi per un valore di oltre 1.600 miliardi di yuan, mentre il governo ha stanziato almeno 116,9 miliardi di yuan in aiuti finanziari e contributi a fronte dell’emergenza coronavirus:

“Siamo convinti che garantire agevolazioni finanziarie alle imprese, in particolare le PMI, e le famiglie colpite dalla pandemia può essere la politica migliore del momento sul fronte economico e sociale”,

ha dichiarato Ting Lu, capo economista cinese di Nomura.

marzo 3, 2013

Portogallo: un milione in piazza.

Portogallo: marea umana contro l'austerity

Una marea umana ha invaso le piazze delle principali città portoghesi per protestare contro la politica di austerità e per chiedere le dimissioni del governo di centro destra del premier Pedro Passos Coelho. Secondo gli organizzatori della protesta sono stati complessivamente un milione e mezzo i portoghesi che sono scesi in piazza in 34 città. A Lisbona, secondo le varie fonti, dai 200 ai 500 mila dimostranti si sono affollati nella centrale Praca do comerco ed hanno intonato lo slogan “E’ ora che il governo se ne vada”.

E la canzone che molti hanno cantato è Grandola vila morena, divenuta l’inno della rivoluzione dei garofani del 1974 che pose fine alla dittatura di Antonio Salazar. A chiamare la gente a raccolta è stata un movimento (‘Che la troika si fottà) che si organizza in rete, indipendente dai partiti e dai sindacati, nato spontaneamente a metà del 2012. Il movimento è riuscito a mobilitare persone di tutte le età e orientamenti politici con il comun denominatore delle critiche alle dure misure di austerità prese dal governo ed imposte dalla troika di creditori internazionali (Ue, Banca Mondiale e Fondo monetario internazionale).

Maggio 31, 2012

Usa, per l’IEA più regole per non inquinare con il gas scisto.

le estrazioni di gas scisto

E due! Dopo che la Banca Mondiale che aveva posto un allarme sulle emissioni di CO2 generate dalle estrazioni di gas scisto a causa del flaring ecco che secondo allarme provenire dall’IEA-International Energy Agency che avverte la necessità di stabilire regole sicure per il rispetto ambientale. Perché estrarre gas non convenzionale inquina.

L’idea degli Usa, lo abbiamo detto già altre volte è raggiungere l’autonomia energetica e vedono nel gas non convenzionale questa possibilità. Il progetto è arrivare a triplicare l’attuale produzione. L’IEA avverte che potrà avvenire a patto che sia rispettato l’ambiente. L’estrazione annuale di risorse non convenzionali potrebbe salire a 1,6 miliardi di metri cubi nel 2035 pari al 32% di tutta la produzione di gas, rispetto al 14 % di quest’anno.

Ha detto Maria van der Hoeven Direttore Esecutivo IEA a proposito della presentazione di Golden Rules for a Golden Age of Gas:

Abbiamo la tecnologia e il know-how per produrre gas non convenzionale in modo ecologicamente accettabile. Se non si affrontano gli impatti sociali e ambientali correttamente vi è la concreta possibilità che si manifesti opposizione pubblica alle perforazioni per estrarre gas shale e ciò fermerà la rivoluzione. L’industria deve ottenere la fiducia della gente, dimostrando prestazioni esemplari, i governi devono assicurare che le politiche sono appropriate e le norme sono a posto.

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marzo 5, 2012

Acqua: Forum mondiale 12-17 marzo, risposte a sete Pianeta.

Acqua: Forum mondiale 12-17 marzo, risposte a sete Pianeta Acqua: Forum mondiale 12-17 marzo, risposte a sete Pianeta

In un Pianeta sempre piu’ a corto di oro blu e sempre piu’ affollato, ‘e’ tempo di soluzioni’. E’ questo l’onnipresente slogan del prossimo Forum mondiale dell’acqua, che si tiene a Marsiglia dal 12 al 17 marzo prossimo, un evento che promette di riunire migliaia di persone per discutere un piano d’azione globale per preservare l’oro blu. Nella settimana di lavoro non saranno presenti solo premier e ministri, parlamentari e rappresentanti di enti locali, ma anche organizzazioni internazionali come Fao, Unesco e Banca mondiale, istituti tecnici e di ricerca, insieme ad imprese private, associazioni e organizzazioni non governative di tutte le bandiere, dagli ambientalisti alle associazioni di consumatori.

febbraio 26, 2012

Banca Mondiale lancia alleanza salva-oceani.

Una potente coalizione di governi, organizzazioni internazionali, Ong, e aree della societaa’ civile si uniscono per un partenariato globale per salvare gli oceani. A lanciare l’alleanza salva-oceani (al cui interno ci sono, tra gli altri, Iucn, Wwf, Noaa, Fao, Unep, Unesco) parlando da Singapore, il presidente della Banca Mondiale Robert B. Zoellick, che in questo modo punta ad unire scienza, tutela ambientale, istituzioni e settore privato.

I problemi maggiori da affrontare riguardano la pesca eccessiva, l’inquinamento e il degrado, i cambiamenti climatici e la perdita di habitat. Gli oceani sono di fondamentale importanza per le economie in Via di sviluppo: ”Abbiamo bisogno di un’azione globale coordinata per ripristinare la salute dei nostri oceani”, ha detto Zoellick. E’ necessario proteggere gli oceani anche perche’, spiega la Banca mondiale, forniscono il 15% delle proteine animali consumate nel mondo, milioni di posti di lavoro, e alcuni essenziali servizi ecosistemici come la regolazione del clima e lo stoccaggio del carbonio.

novembre 3, 2011

Far rivivere il lago d’Aral, il sogno del Kazakistan continua.

Lago d'Aral

Far rivivere il lago d’Aral. È il sogno del Kazakistan, ne avevamo parlato su Ecoblog all’epoca della richiesta di finanziamenti per il progetto avanzata dal Paese alla Banca Mondiale.Il Kazakistan vuole portare il livello delle acque da 42 a 50 m per consentire la navigazione. Il lago d’Aral ha perso l’88% della superficie ed il 90% del volume a causa dell’agricoltura intensiva di riso e cotone operata dai sovietici, una crescita troppo brusca che ha letteralmente devastato il bacino.

Con l’aiuto della Banca Mondiale è stata costruita una diga lunga 17 km ed alta 6 metri sul fiume Syr Darya, che bagna il lago d’Aral. Un’opera che dovrebbe permettere alle acque del Syr Darya di ristagnare nella parte settentrionale del lago.

Una misura che ha già dato i suoi primi frutti: la ricomparsa di sette specie di pesci; la riduzione fino a cinque volte della salinità ed un incremento del pescato fino a 12 volte. Ora il Kazakistan vuole costruire una seconda diga ancora più a Nord, un progetto che dovrebbe essere ultimato non prima dei prossimi quindici anni. Il sogno kazako continua.

ottobre 30, 2011

Pmi: 60 mln dollari per energia intelligente.

Ambiente: 60 milioni dollari a Pmi per energia intelligente 
ottobre 26, 2011

60 milioni dollari a Pmi per energia intelligente.

Ambiente: 60 milioni dollari a Pmi per energia intelligente Sessanta milioni di dollari per sostenere le piccole e medie imprese attive nel settore energetico ”intelligente” nei paesi emergenti sono stati stanziati dall’International Finance Corporation (Ifc), un organismo della Banca Mondiale.

Passa il collaudo cosi’ un nuovo strumento finanziario che vede l’alleanza tra fondi privati e pubblici: l’intento e’ quello di promuovere l’innovazione nei paesi in via di sviluppo, incoraggiando il trasferimento di tecnologie sostenibili dai paesi ricchi. Il fondo chiamato Cleantech Innovation Facility avra’ come destinatari soggetti motivati a applicare processi innovativi e che vogliano offrire prodotti o servizi in grado di ridurre le emissioni di carbonio.

Il fondo offrira’ finanziamenti a tassi agevolati dal Global Environment Facility e fornira’ servizi di assistenza tecnica e consulenza alle aziende in materia di governance, sviluppo e consolidamento della loro presenza sul mercato.

gennaio 24, 2011

“Il nucleare è una tecnologia incerta e in Italia c’è poco fotovoltaico”

claudia kemfert

Secondo Claudia Kemfert, economista tedesca, in Italia c’è poco fotovoltaico; il nucleare è una tecnologia incerta; dovremmo valutare le nostre scelte di approvvigionamento energetico sulla base del PIL energetico; in futuro ci approvvigioneremo con un mix di rinnovabili.

Lo scenario è stato delineato a Padova durante la conferenza “Energie future: quale sostenibilità per una giusta crescita”, voluta da Segnavie la cui cronaca è stata riportata da Il Giornale di Vicenza. La relatrice, Claudia Kemfert è docente di economia alla Humboldt-Universität di Berlino, autrice nel 2008 del libro Die andere Klima-Zukunft Innovation statt Depression che tradotto sarebbe: “Oltre il futuro del clima, innovazione e non depressione”, nonché consulente di Banca Mondiale, Onu e membro del Gruppo consultivo della Ue su Energia e cambiamenti climatici.