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novembre 26, 2009

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novembre 3, 2009

il Rinascimento napoletano:fine di un sogno.

napoliAlla faccia del Rinascimento Napoletano, Il Comune di Napoli, il 26 ottobre, con un provvedimento di giunta, adottato su proposta dell’assessore all’Urbanistica Sabatino Santangelo, ha cambiato il piano per Bagnoli: ora si potranno realizzare circa 700 appartamenti in più rispetto agli oltre 1.300 già previsti nell’area dell’ex stabilimento siderurgico dell’Italsider, con un aumento della cubatura del 30 per cento da destinare a residenze. 
Bagnoli, infatti, è la più grande ex area industriale da riconvertire, in Europa. Progetti meno ambiziosi hanno completamente ritrasformato il volto di altre città europee. A Napoli lo sviluppo, urbano e sociale non è mai arrivato. 
Il perenne stato emergenziale di Napoli e della sua provincia (criminalità, disoccupazione, sisma, bonifiche) ha incessantemente aperto la strada a modifiche, varianti e ad altri strumenti derogatori che hanno, di fatto, precluso alla logica di piano di dispiegare i propri effetti virtuosi.L’urbanistica a Napoli è una metafora nazionale. Celebre fu il sacco laurino, quando la commissione tecnica del “Comandante”, nel 1952, calcolò che i vani da ricostruire a causa della guerra ammontassero a 232.420, contro la prima stima di 22.680 fatta dalla commissione del Piano regolatore (Prg) del 1945. Nel 1958, la magistratura conferma la validità del primo Piano regolatore cittadino, del 1939, di Cenzato e Piccinato. Ma è troppo tardi, il sacco è iniziato. è un caso da manuale, infatti. Nel 1972, il giudice istruttore Genchini parlerà della «falsificazione più clamorosa delle cronache giudiziarie italiane», con la cancellazione della zonizzazione, per costruire di più, fatta con i pennarelli, ai danni del Prg del 39.
 
Dagli scempi edilizi, Napoli si sarebbe dovuta riprendere con la rigenerazione di Bagnoli. Il nuovo piano regolatore generale, la scelta della dismissione della fabbrica, e la creazione di aree verdi e di servizi, risale alla prima amministrazione di Antonio Bassolino. Vezio de Lucia, assessore all’Urbanistica della prima giunta Bassolino, all’indomani del nuovo Prg, dichiarò: «La variante si attesta su 2 milioni e 115mila metri cubi, pari a un indice dello 0,64 su un’area di 330 ettari (…), il progetto della nuova Bagnoli ricorda via Caracciolo (…), diventerà la più bella passeggiata del mondo». Gli indici di De Lucia molto più bassi rispetto alle proposte del Partito socialista e in linea con altre esperienze europee. La nuova Bagnoli avrebbe alimentato quel sogno del “Rinascimento napoletano” che si coagulava attorno al mandato carismatico di Bassolino.
 
Fuori gli speculatori e via libera al verde. Difatti, il tema del verde e della decongestione della metropoli era già fra le priorità del Prg del 1939. Con la crisi di Tangentopoli, quella prospettiva sembrava praticabile. Le nuove costruzioni avrebbero dovuto riguardare le aree verdi e i servizi. Ma da allora, rinvii e stucchevoli variazioni. All’approvazione dell’ultima delibera, il sindaco Rosa Russo Iervolino ha dichiarato: «Una risposta concreta alla fame di case che contraddistingue la nostra città». Proprio il contrario di quello che affermavano De Lucia e Bassolino nel 1995 («La variante di salvaguardia mette fine alla cementificazione, colma il deficit di spazi pubblici e collettivi»).
 
 
Il cambiamento delle destinazioni d’uso ora approvato dalla Iervolino, invece, riduce lo spazio per i servizi. La delibera ci porta 700 alloggi in più, oltre ai 1.300 iniziali, mantenendo 154mila metri cubi di alberghi e strutture ricettive. Con la riduzione delle aree destinate ai servizi da 1 milione e 145mila metri cubi a 920mila. I metri cubi per gli alloggi, oggi, passano da 426mila a 626mila. E il primo progetto De Lucia ne prevedeva da 100mila a massimo 300mila.