Posts tagged ‘austerità’

settembre 3, 2013

I debiti della Germania e l’austerità della Merkel



«Perfino gli economisti del Fmi, […] sono arrivati a scrivere che l’austerità nella Ue ha prodotto risultati negativi.»
Luciano Gallino – L’intervista concessa giorni fa dalla Cancelliera Merkel alla Frankfurter Allgemeine, apparsa anche su Repubblica, si presenta con due facce. La prima è quella di un manifesto elettorale, in vista della tornVisualizza altro

agosto 12, 2013

L’austerità aumenta il debito pubblico.

https://i0.wp.com/www.signoraggio.it/wp-content/uploads/2013/07/48b1934c732bf504aff4c0e04253cdc6_L.jpg  Un vero miracolo dell’imbecillità economica dei reazionari che guidano l’Unione europea. Dopo oltre tre anni di austerità imposta a pugni e calci a tutti gli stati dell’eurozona, Eurostat rivela che quasi tutti i paesi hanno visto aumentare il debito pubblico, alla faccia dei tagli alla spesa pubblica che tutti hanno compiuto.

Quelli che stavano male vanno sempre peggio, a cominciare dall’Italia che – tra un taglio lineare e una spending review – ha fatto segnare un nuovo record nel primo trimestre del 2013. Secondo Eurostat, il rapporto debito/Pil ha raggiunto quota 130,3%, contro il 127% dell’ultimo trimestre del 2012 e il 123,8% del primo trimestre dello scorso anno. In cifre assolute, il debito pubblico italiano nei primi tre mesi del 2013 è stato di 2.034.763 miliardi. La Grecia guida la classifica: 160,5%.

Ma la stessa cosa avviene in tutti i paesi, anche in quelli considerati “virtuosi”, Secondo Eurostat alla fine del primo trimestre dell’anno il rapporto tra debito e Pil é salito in media al 92,2%, dal 90,6% della fine del 2012, per i 17 Paesi dell’eurozona. Nella Ue a 27, invece, il debito/Pil alla fine di marzo ammontava all’85,9% in crescita rispetto a fine dicembre (85,2%). Rispetto al primo trimestre dello scorso anno il rapporto debito/Pil é cresciuto sia nell’Eurozona (88,2%) che nella Ue (83,3%). Dunquel le politiche messe in atto finora permettono risultati opposti a quelli dichiarati.

Fonte: http://www.contropiano.org

giugno 29, 2013

tagli alla spesa.

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Capita, anche nei commenti di questo blog e persino nel dibattito pubblico, che si affaccino affermazioni del tutto prive di fondamento. Tra queste, la più perniciosa è quella secondo la quale l’Italia non avrebbe tagliato la spesa pubblica negli ultimi anni e che quindi tutto questo parlare di austerità sarebbe solo propaganda. I tagli sarebbero solo prospettici e non attuali. I politici continuano a far crescere la spesa per motivi elettorali e per accontentare gruppi di interesse di ogni genere (sindacati, imprese sussidiate, ecc.)

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giugno 25, 2013

Salari, austerità e squilibri commerciali.

 

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di Gennaro Zezza da gennaro.zezza.it

Uno dei meccanismi di riequilibrio della zona euro, nelle intenzioni della Troika (FMI, Commissione Europea, BCE) consiste nel ripristino della competitività esterna tramite la riduzione del costo unitario del lavoro nei Paesi periferici. Il costo del lavoro per unità prodotta si riduce tagliando i salari o aumentando la produttività, ma se un Paese non è in grado di fare investimenti o ricerca, la seconda strada – l’aumento della produttività – è difficilmente raggiungibile. Rimane quindi il taglio dei salari nominali. Che è efficace sulla competitività se le imprese fanno calare i prezzi in modo corrispondente, cosa che non segue necessariamente, come risulta alla Commissione europea per la Grecia nel suo recente rapporto.
E se i prezzi non scendono, il taglio dei salari, come dicono gli economisti, “riduce la domanda interna”, ossia i lavoratori non arrivano a fine mese (e le vendite calano, e le imprese chiudono, e i disoccupati aumentano…)

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giugno 19, 2013

Le “riforme strutturali” non sono la soluzione.

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Nonostante l’enfasi con cui molti commentatori hanno celebrato la fine dell’era dell’austerity non c’è molto di nuovo nelle strategie anticrisi della Commissione europea. Le “riforme strutturali” sulla quali si continua a puntare non sono un rimedio al problema legato alla crescita a breve termine dei Paesi della periferia dell’Ue. La soluzione va trovata in politiche keynesiane di rilancio della domanda.

di Dani Rodrik, da Il Sole 24 Ore, 16 giugno 2013
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giugno 15, 2013

Ecco perché annullare l’avanzo primario.

 

di Riccardo Realfonzo Il Sole 24 Ore, 13 giugno 2013

Le prospettive economiche per l’Italia restano gravissime, al punto che secondo le ultime previsioni il 2013 si chiuderà con una ulteriore contrazione di circa due punti del Pil (qui e in seguito dati Ocse). Il ministro Saccomanni afferma che la crisi è “peggiore di quella del ‘29” ma continua a ripetere che il governo deve rispettare il vincolo del deficit pubblico al 3% del Pil. Ne segue che per quest’anno sono ormai possibili solo manovre a saldo zero e anche nel 2014 ci saranno ben pochi margini di intervento, limitati alla differenza tra il deficit tendenziale e il vincolo del 3%: circa mezzo punto di Pil, non più di 8 miliardi. Risorse che non sarebbero più nemmeno disponibili se dovessimo dare corso al Documento di Economia e Finanza che – in linea con Six Pack e Fiscal Compact – si pone l’obiettivo di azzerare il deficit (in termini strutturali) mediante nuovi progressivi innalzamenti dell’avanzo primario sino a un valore record di fine legislatura del 5,7% del Pil (90 miliardi di euro).
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giugno 11, 2013

Il pensiero debole di Enrico Letta.

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Enrico Letta ha messo il lavoro e la lotta alla disoccupazione al centro delle sua agenda di governo. Si tratta di (buoni) propositi che però mal si conciliano con la zelante accettazione dei vincoli europei (le famigerate politiche di austerity) più volte ribadita dallo stesso premier. Molte riserve suscita anche il “modello di crescita” sul quale si impernia la politica del nuovo governo: trasformare l’Italia nella “piattaforma logistica d’Europa” è davvero una buona soluzione per uscire dalla crisi?

di Stefano Lucarelli da Micromega online

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maggio 30, 2013

L’austerità? Condannata.


Matteo Mascia – I magistrati della Corte dei Conti hanno condannato l’austerità e la politica dei tagli lineari alle spesa pubblica.
Le scelte politiche degli ultimi cinque anni sono state responsabili di difficoltà che avrebbero potuto essere evitate con una strategia differente. I giudici hanno accusato Governi e Parlamento numeri alla mano, così come si dovrebbe fare neVisualizza altro

maggio 30, 2013

Deficit pubblico eccessivo? No, è troppo basso.

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Normalmente, a causa dei riequilibratori automatici, deficit e disoccupazione presentano un andamento molto simile. Ma dalla seconda metà del 2010 in Europa è successo qualcosa di totalmente differente. 

di Andrea Terzi* per Keynes blog
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maggio 18, 2013

LA TEORIA DELL’AUSTERITA’ DI SMITH/KLEIN/KALECKI.

 

PAUL KRUGMAN (krugman.blogs.nytimes.com) – Noah Smith ha recentemente espresso un interessante punto di vista (1) sui reali motivi per cui le élite sostengono così tanto l’austerità, anche se in pratica non funzionano. Le elites, egli sostiene, vedono le difficoltà economiche come un’opportunità per costringere a delle “riforme” – cioè in sostaVisualizza altro